ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.533 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 48.910.437 volte e commentati 55.652 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato venerdì 25 maggio 2018
ultima lettura sabato 21 luglio 2018

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La Casa dei Fawkes - Capitolo 4

di LauraCross. Letto 324 volte. Dallo scaffale Horror

Terza Quarta - Quando sei un blogger e giornalista con l'interesse per il sovrannaturale, non puoi trattenerti dal visitare le case più infestate degli Stati Uniti: la vecchia casa dei Fawkes sembra proprio il posto ideale per Michael...

Il cellulare era carico al 100%, pronto per la diretta della notte, così come la sua telecamera fissa in camera da letto per ulteriori punti di vista per quando avrebbe montato il video successivamente per caricarlo su internet. Dopo aver scongelato un paio crocchette di patate ed averle trangugiate in tutta fretta, si mise al computer per rispondere ad un paio di e-mail dal suo lavoro vero, se così lo si voleva chiamare. Stava lavorando su un paio di articoli incentrati sulla situazione economica del Kentucky e un suo collega gli aveva chiesto a che punto si trovasse; svogliato gli rispose di non preoccuparsi perché avrebbe finito il pezzo al più presto. Peccato che da quando si era trasferito a Milton si era concentrato solo sulla sua ricerca paranormale, ma non poteva davvero farci niente. Se solo avesse potuto guadagnarci di più con il suo blog, si sarebbe dedicato esclusivamente a fare il Ghostbuster, come qualche suo fan gli aveva consigliato su internet.

Le entrate dalla pubblicità del blog non ti facevano pagare le bollette o la spesa dopotutto. Si scosse da quei pensieri, tornando a concentrarsi sul da farsi: non si mise il pigiama quella sera, rimanendo in tuta e scarpe da ginnastica per stare più comodo. Dopo le nove di sera, si ritirò nella sua stanza portandosi dietro l’attrezzatura. Salì sul letto con il computer ed il cellulare e si sedette a gambe incrociate sul materasso senza togliersi le scarpe; gli venne da ridere a pensare a come sua madre o Tilda l’avrebbero linciato se solo l’avessero visto fare una cosa del genere.

Tirò fuori dalla tasca il suo fidato dispositivo che segnava una luce rossa sconfortante, poggiandoselo accanto e poi attese con fiducia che arrivassero le undici di sera, orario in cui avrebbe iniziato la diretta. Magari avrebbe anche risposto a qualche domanda, scherzato con i suoi fan… Non era stata una cattiva idea, anzi, era piacevole condividere una passione così stramba con altri come te.

Sbadigliò senza ritegno, la stanchezza che sembrava voler prendere il sopravvento su di lui, ma no, non era il momento, non poteva permetterselo. La diretta! Doveva fare la diretta, mica poteva addormentarsi che figura ci avrebbe fatto con i suoi followers? Non osò immaginare i commenti della mattina seguente.

La diretta! Devo fare la diretta!

Michael tossì più volte, aprendo gli occhi da un sonno profondo; era steso sul suo letto e per prima cosa notò come il suo computer ed il suo cellulare erano spariti. Ricordava di averli lasciati accanto a sé, ma sul letto c’era solo lui vestito con la tuta. Non aveva nemmeno le scarpe addosso, ma quando se le era tolte? Confuso e schifato dall’odore che lo stava soffocando, si rigirò e scese dal letto. Gemette dal dolore quando i suoi piedi toccarono il pavimento che era inaspettatamente caldo: gli sembrò di essere appena entrato in un forno a misura d’uomo, ma poteva ancora sopportare. Avanzò di fretta verso la porta chiusa e cercò a tentoni la maniglia ma era sparita: quella che era stata una porta adesso era solo un grande pannello di legno inutile che lo separava dalla libertà.

Si voltò per andare verso la finestra, ma anche quella non ne voleva sapere proprio nulla di aprirsi: batté con i pugni chiusi sul vetro come per romperlo. Una voce lo fermò di colpo.

“Lascia perdere, non si apriranno mai.”

Michael non era più solo.

Guardò verso il letto che adesso era occupato dal corpo di un ragazzo, steso e rilassato sul materasso; emetteva un colore rossastro che illuminava la stanza ma la sua forma era sfocata, come se Michael la stesse osservando attraverso un vetro opaco. Sembrava uscito da una vecchia fotografia con una giacca e pantalone elegante, ma i capelli erano lunghi e spettinati, rovinando l’insieme e l’estremità erano infuocate, ricordando dei tizzoni incandescenti. Il suo viso sfocato aveva dei lineamenti duri e pronunciati che lo rendevano una maschera quasi grottesca; gli occhi scuri erano segnati da pesanti occhiaie ed in quel momento non erano concentrati su Michael, ma su ciò che teneva fra le mani. “Comunque, stavi cercando questa qui?” Gli mostrò l’oggetto, alzandolo in aria: era la maniglia della porta.

Michael sbiancò. Il ragazzo scoppiò a ridere di gusto a quella reazione, “mmm, lo prenderò per un sì,” disse fra le risate che divennero sempre più forti e disumane. Michael si mise le mani sulle orecchie e cadde sulle ginocchia, angosciato, sentendosi in trappola e con un solo pensiero in testa: devo uscire di qui.

“Spiacente,” disse il ragazzo, smettendo di ridere, facendo sparire la maniglia in una fiammata alta fino al soffitto; si sfregò le mani e si passò due dita sotto gli occhi come per asciugarsi delle lacrime, soddisfatto. “Mi sa tanto che hai un problema, Mickey.”

Michael lo fissò con occhi sgranati da dove si era inginocchiato, incapace di muoversi: tutto quello stava andando ben oltre le sue capacità investigative. L’essere si portò una mano alla testa, come se si fosse dimenticato di qualcosa, “ma che maleducato che sono!” Esclamò, “nemmeno mi sono presentato, sono Jedediah Fawkes, ma credo che tu ci sia già arrivato, furbo come sei… Puoi chiamarmi Jed, siamo amici, no?” La bocca si allargò in un sorriso distorto, sbagliato, con troppi denti aguzzi, uno squalo. “Ti confesso una cosa,” Jed balzò giù dal letto, mettendosi le mani in tasca, “mi sei simpatico, davvero. Non ti sei fatto spaventare facilmente, nemmeno dopo l’altra notte,” sospirò, “ormai in questi anni date tutta colpa allo stress, lo stress, nemmeno esisteva quella parola negli anni miei. Se ti sentivi un po’ giù o eri diverso, tuo padre ti prendeva a cinghiate per farti rigare dritto,” ridacchiò alle sue parole, “come il mio caro paparino, che mi dava del buono a nulla.”

Michael deglutì; il suo cuore batteva all’impazzata, così forte che risuonava nelle orecchie, un tamburo di morte come sottofondo alle parole di un fantasma. Stava tremando come una foglia e non riusciva a smettere, il suo corpo non gli apparteneva più, era in preda al panico.

“Ma veniamo a noi, Mickey,” Jed si avvicinò senza far rumore. I suoi passi non risuonavano sul pavimento, proprio come se fosse fatto d’aria. O era reale? Si chinò davanti a lui, portando entrambe le mani dalle dita lunghe attorno al suo collo. Michael ebbe un terribile deja-vu: quelle mani che l’avevano stretto forte, forte fino a fargli mancare il fiato, e poi la voce che cantava…

“London Bridge is falling down, falling down, falling down…” Le labbra di Fawkes non si mossero, inclinate in un sogghigno crudele, eppure la sua voce risuonava nella stanza che stava divenendo sempre più incandescente. C’era un incendio? Chi l’aveva appiccato?

“London Bridge is falling down…”

Michael cercò di aggrapparsi alle mani che lo stavano strozzando, ma ci passò attraverso, andando a stringere il suo stesso collo; emise un rantolo strozzato, l’adrenalina che scorreva nel suo corpo e lo intimava di combattere, di resistere fino alla fine imminente, ma non poteva fare nulla se non annaspare, sperare in un aiuto divino che sapeva non sarebbe mai avvenuto.

“My fair lady.”

Mentre sentiva la vita abbandonarlo, guardò gli occhi di Jedediah Fawkes per un’ultima volta: erano pozzi neri come la pece che diventavano sempre più grandi, inghiottendo tutto intorno a sé. Nelle orecchie, rimbombava la sua risata delirante, un eco di morte e crudeltà…

***

Trovate l'immagine relativa alla storia qui: https://paneesarcasmo.wordpress.com/2018/05/25/la-casa-dei-fawkes-capitolo-4/



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: