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lavoro pubblicato giovedì 24 maggio 2018
ultima lettura sabato 23 marzo 2019

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Ottobre 69 d.c. La luna su Cremona - parte 7

di compagniadelcandelabro. Letto 495 volte. Dallo scaffale Storia

Arriva la sera. Alla luce delle torce troviamo due taverne vicine tra loro. Gli uomini dopo aver sottratto dai magazzini cibo in quantità tra cui carne, formaggio, olio, pane, garum e anfore di vino, si siedono dove trovano spazio per nutrirsi, ...

Arriva la sera. Alla luce delle torce troviamo due taverne vicine tra loro. Gli uomini dopo aver sottratto dai magazzini cibo in quantità tra cui carne, formaggio, olio, pane, garum e anfore di vino, si siedono dove trovano spazio per nutrirsi, visionare il bottino di questo primo giorno di saccheggio e riposare. Sono seduto su una grande pietra liscia e finalmente mi lascio andare appoggiando la schiena al muro dietro di me. Addento del pane su cui ho messo un po' di salsa di garum e del formaggio e bevo del vino annacquato. Il braccio destro ferito fa male e faccio fatica a stringere la coppa appoggiata vicino per terra Tutto intorno al taglio è gonfio e bluastro "dovresti fare vedere quella ferita a un medico Signore prima che faccia infezione. Se mi permetti te la lavo con del vino e te la fascio con bende pulite. Abbiamo trovato delle lenzuola nella casa qui accanto e le abbiamo prese perché adatte a farne delle strisce per fasciare le ferite e per avvolgerle intorno alle braccia e alle gambe per ripararci dal freddo" mi dice il mio attendente. Mi limito ad annuire e lo lascio prendersi cura del mio braccio, reprimendo in gola un grido di dolore.
La notte ha ormai steso la sua scura coperta puntinata di stelle da quasi due vigilie. I bagliori degli incendi fendono l'aria piena di fumo. Fortunatamente, non avendo dato ordini di incendiare gli edifici che abbiamo controllato, riusciamo a respirare aria relativamente pulita. Vicino e lontano si sentono gli echi di grida di dolore o di gioia e il latrare di qualche cane.
Metto delle sentinelle tutto intorno allo spazio che ci siamo ritagliato, la prudenza non è mai troppa e un attacco può venire sia da gruppi di vitelliani sbandati che non intendono arrendersi, sia dagli stessi flaviani di altri reparti che come avvoltoi potrebbero fiondarsi su quanto da noi razziato. Vinto dalla stanchezza e dalla sofferenza che mi provoca il braccio appoggio la testa al muro e chiudo gli occhi. Sento qualcosa di caldo: un gattino rosso si e raggomitolato sopra il mio ventre. Mi riscalda e io riscaldo lui. Lo lascio fare e lui sembra non chiedere altro. Mi addormento e dormo fin quasi l'alba. Al risveglio sono tutto un dolore e il gatto è ancora dove l' ho lasciato. Mi guarda con i suoi occhi grandi e miagola appena. Gli dovrò trovare un nome anche se non posso certo portarmelo dietro. "È stato tutta la notte fermo a vegliarti centurio e nessuno lo ha toccato. Dicono che i gatti rossi siano particolari e portino fortuna." Sento a malapena le parole del mio Optio, sono ancora frastornato e il braccio non mi da tregua. "Non so dirti Caius. So solo che sono dei buoni cacciatori di topi, ma questo mi sembra alle prime armi, visto quanto è piccolo. Trovagli un nome e dammi qualcosa da mangiare pure per lui" rispondo mentre faticosamente mi alzo.

Riprendiamo ad avanzare lungo le strade senza lasciarci dietro niente e nessuno. Gli uomini continuano a riempire sacchi e tutto ciò che riescono ad adattare per contenere. Riusciamo a trovare pure dei cavalli, degli asini e un paio di carri nelle stalle di una ricca domus. Comincio a far caricare gli animali con il bottino finora recuperato e lo faccio trasportare opportunamente scortato al campo e alle nostre tende lasciando degli uomini li di guardia. Per tutto il giorno è un andirivieni per portare via il risultato di tanto combattere e soffrire. Faccio mettere da parte una piccola cassa con gioielli e denari che ho personalmente trovato e che voglio dare a Publius e altri contenitori per i nostri feriti "hanno diritto pure loro alla loro parte. Non sono qui con noi ma per il loro sacrificio è giusto che abbiano sollievo da quanto porteremo loro. Inoltre pensiamo anche ai nostri morti e alle loro famiglie" dico, ricevendo l'approvazione degli uomini.
Quando ormai il sole è alto e sta declinando verso ponente mangiamo ciò che abbiamo trovato in diverse locande. In una di esse al piano superiore mi imbatto nel cadavere di un civile *strano, qui non dovrebbe essere passato nessuno soldato prima di noi. Qualcuno avrà approfittato nel disordine per regolare qualche faccenda privata* penso. All'improvviso sento un rumore, come un pianto provenire da dietro una parete di legno. Mi avvicino e con il braccio sinistro strappo con la forza alcuni assi. Dietro appare una donna spaventata che tiene in abbraccio un neonato. Cerco di tranquillizzarla e quando finalmente ci riesco esce lentamente dal suo nascondiglio. Non si fa toccare ed è comprensibile "sai qualcosa di questo morto?" Le chiedo con voce calma. Lei si avvicina al corpo "ero la sua donna, l'ho ucciso perché mi maltrattava e perché ha cercato di uccidere mio figlio, suo figlio. Non potevo permetterlo, ho preso quella sbarra di ferro che vedi per terra e l'ho colpito da dietro mentre cercava di scappare con tutto il denaro ed i miei gioielli, lasciandomi qua. Non ho neanche invocato che mi portasse via, preferivo rimanere qui nella remota possibilità di sopravvivere per mio figlio" mi risponde senza tradire alcuna emozione verso quell'uomo che doveva essere stato il marito. La guardo meglio: capelli lunghi e neri, occhi azzurri come il mare, pelle chiara, piuttosto magra e sui venti anni. "Non puoi rimanere qua, tra poco diamo fuoco a tutto, tuttavia se ti lascio andare, saresti preda delle voglie di un bel po' di soldati che non esiteranno ad uccidere te e il bambino. Seguimi, ti farò uscire dalla città. Ti metto su un carro diretto al nostro campo e tu dovrai farmi il favore di andare all'ospedale da campo e cercare il mio tesserarius, si chiama Publius Minicius Statius. Digli che ti mando io e che ti prenderai cura di lui. Tranquilla non ti farà del male anche se ti anticipo che tu rispondi ai suoi canoni di bellezza femminile. Ora come ora è l'unica idea che mi viene in mente per salvarti da questo incubo. Accetti?" le dico mettendole le braccia sulle sue spalle. La giovane fa per ritrarsi ma poi si ferma e capendo la bontà delle mie parole acconsente a che la porti via. "Mi chiamo Lucilla e lui...lui aveva un nome imposto con la forza da mio marito, ma non voglio continuare a chiamarlo con quel nome. Come ti chiami centurione?" e udito il mio nome "ti ringrazio, il suo nome da questo momento in poi sarà Lucius e finché avrò vita gli racconterò di chi lo ha sottratto alle barbarie di Cremona" mi dice, facendo scorrere una lacrima dai suoi grandi occhi.
La faccio caricare su uno dei carri e torno dai miei, riprendendo a rastrellare le vie.

Siamo davanti a un insula che doveva essere stata di quattro piani osservando la parte posteriore rimasta in piedi. Entriamo da dietro nel piano terra, sfondando un grosso portone color rubbia. Alla luce delle torce vediamo alcuni grandi ambienti con affreschi che lasciano poco all'immaginazione: è un lupanare e anche grande. Ispezioniamo tutte le stanze, inclusi i piccoli cubicoli dove per pochi assi si consumavano gli incontri sessuali. Una scala di legno mezza distrutta in fondo a un corridoio porta a una botola. "C'è qualche stanza di sopra, vediamo cosa troviamo" dico additando la botola. Irrompo con un contubernio nel piano superiore e dopo esserci abituati al semibuio, sentiamo le grida e i pianti di diverse donne: sono oltre venti e sembrano tutte delle lupae, delle prostitute. Abbastanza rudemente le facciamo scendere, mettendole in fila in una delle stanze. Il resto della mia centuria mi raggiunge. "Centro ragazzi, vi avevo promesso il divertimento ed eccolo" ghigno e rivolgendomi alle donne "capiamoci subito, nessuno di questi signori dietro di me vi farà del male, salvo dimostrarvi retrose come puledre che non vogliono essere domate e allora dobbiamo ricorrere a drastiche misure di convincimento. Se invece, come mi auguro, sarete concilianti verrete anche ben pagate per i vostri servizi di intrattenimento e trattate come delle dominae. Il posto dopo una bella ripulita è ottimo per rallegrare la vostra clientela che sarà selezionata. Un'ultima cosa, potete riportare a me tramite la vostra tenutaria le vostre lamentele circa la sconveniente condotta di qualche soldato" dico con tono allegro che strappa i ghigni dei miei uomini e i sorrisi accattivanti delle signore.
Lascio organizzare il tutto alle prostitute e ad alcuni miei uomini, tra cui Caius.
"Marcus, trovami un cavallo, seguo il tuo consiglio di andare al valetudinarium per farmi sistemare il braccio. Verrai con me, se almeno casco dalla sella ci sarai tu a raccattarmi" dico con voce bassa e sofferente al mio attendente.


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