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lavoro pubblicato giovedì 24 maggio 2018
ultima lettura giovedì 17 gennaio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

ZYZZK. Capitolo 2: "DEMONE SCIMMIA"

di DDG84. Letto 226 volte. Dallo scaffale Fantascienza

2. Demone Scimmia   °(//10100) ???? ???—????       Sbattuto, insanguinato, essiccato, alterato, smolecolato... Zyzzk ti dona lezioni di vita ogni giorno, insegnandoti che non c'è limite al...........

2.

Demone Scimmia

°(//10100) ???? ???????

Sbattuto, insanguinato, essiccato, alterato, smolecolato... Zyzzk ti dona lezioni di vita ogni giorno, insegnandoti che non c'è limite al peggio e che la feccia ha sfumature diverse, infinite e molto distanti fra loro. L'altro giorno, per dirne una così, stavo bevendo una birra con un alieno di Cao Nima, gli ho parlato dell'orgia vista con gli africani e quello ha preso d'aceto, ha gridato IO AMMAZZO TE, CHECCA! e ha tirato fuori un artiglio di metallo che quasi mi ci si segava in due lo stomaco. Sono scappato senza guardarmi indietro.

Poi l'altro giorno, sempre con un alieno, mi sono fatto fare un bongio tramite le sue branchie davanti allo sguardo alcolizzato di Demko, che mi ha pagato il festino e tutto quanto, credetemi non so il perchè. In realtà me l’ha spiegato più tardi, mentre dormivo in cella: “Reyno, tutte infette, GHGHGH!”

Vivo l'anarchia dei miei giorni e della mia giovinezza con uno stato di laissez faire da far paura ai francesi. Rabbia e caos. Non so quello che succederà in questo momento. So dov'ero un'ora fa. Davanti a una infermiera fica che mi stava mettendo delle graffette sul sopracciglio, dicendomi “Hai una faccia da bravo ragazzo, perché fai questo?", dopo che un marocchino ubriaco mi ha spaccato una bottiglia di vodka in faccia. Poi sono andato nel quartiere cinese, totalmente ubriaco, imprecando per una scopata gratuita, o col paghero, nel bordello di Ping. Non me l'ha data nessuno, in compenso un lady boy mi ha fatto leccare il suo braccio peloso.

...Non ci sto capendo un cazzo da quando sono dentro, sempre a mille cazzo...

Sono sotto pressione, mentalmente maltrattato, assuefatto al bisogno di warp e alla visione coercitiva del turbo erotismo mercificato delle Scimmie Morte. Sto perdendo carica in tutto. Fisicamente sto bene ma la mia mente è contorsione allo stato puro. E’ in questi momenti che mi sento come un Buddha abbandonato, un Gesù Cristo senza una folla, un incompreso fottuto. Ho bisogno di sapere chi sono per ritrovare l’equilibrio.

Chi ero prima di arrivare qui?

Mi chiamavo Daniele Reyno e avevo il petto tiratissimo e i capelli lunghi bagnati all’indietro. Pieno di piercing. Pieno di tatuaggi. Mi mettevo delle placche rosse sulla faccia per fare il fico… Avevo diciannove anni e facevo il cameriere in un bar a Testaccio, pulivo per terra, servivo i clienti e portavo fuori la spazzatura, rinchiuso in un buco non dissimili da questa cella. Nella tasca posteriore tenevo sempre qualche libricino tascabile che mi passava Anna Hoekstra, poesie orientali e haiku benpensanti del millennio scorso. Fuori dalla comunità, nel mondo sommerso di Romyo, facevo il mestiere più antico del mondo: lo spacciatore di veleni. A quei tempi non mi servivano warp drive per tirare avanti. Ero lucido e cinnico. Molti clienti mi chiamavano Demone Scimmia, lo stoner chic ultra cazzone che nella massa si distingueva perché emanava dai suoi occhiali Persol potenti luci stroboscopiche e polveri elettriche in grado di farti diventare un dannoso squilibrato se solo le annusavi. Spacciavo narcotici anche tramite social networks, spedivo X6 e K-Dix in bluetooth per email con dei nomi fattizi. Quelli che provavano il mio prodotto, prima di innamorarsene follemente, avevano brividi freddi, sudori gelati e tremori elettrici ad altissimo voltaggio che gli facevano avere dei violenti contorcimenti di estasi. Il mio business andava bene. Avevo anche un furgoncino, che usavo principalmente per andare a prostitute aliene e dove producevo K-Dix insieme a un Vivarobot che avevo affettuosamente chiamato Qatso-Test. Nella megalopoli oscura e ultra-illuminata di Romyo, frattanto, era in corso una grande guerra all’insegna della repressione del buon senso che colpì tutti- ma proprio tutti –donne uomini vecchi bambini, gli ultimi animali e gli alieni.- nel cuore e nell’orgoglio.

Io invece ero spaparanzato nudo come un verme a casa mia, al piano 466 del blocco A-77, davanti a dei videogiochi virtuali me ne infischiavo di tutti e tutti, mi facevo rollare le giolle da Qatso-Test, il mio robot, seduto di fianco a me sul divano, e scandivo bene le mie parole in sillabe: ME-NE-FOT-TO! Mi sentivo l’ultimo pusher culturale in questo formicaio di Flingerkopf e alieni immigrati, sempre più ridotti a delle bestie letali. Per l’autodifesa possedevo diversi coltelli e una Beretta Laser di piccolo calibro. In una parola: la mia potenza di fuoco era eccelsa. Non avevo mai ucciso nessuno nella vita. Solo una volta, ho sparato in faccia a un alieno, perché me lo sono ritrovato all’improvviso sotto una panchina mentre spacciavo da seduto, gli ho sparato da sopra e gli ho aperto quel cranio a forma di ananas gigante in due. Uccidere un alieno non è reato, gli alieni non contano. Vivevo nel Blocco Metropolitano ed ero il classico piccione urbano, un gelido uomo bionico in una landa calda e piena di carne umana. Volgevo in alto il mio sorriso da Joker deviato, verso le nuvole tossiche del Prenestino Block Center che ogni giorno mi davano il buon giorno scorreggiando gas e rifiuti tossici alla finestra del mio 466esimo piano, e trafficavo in notturna vicino le sorgenti di gasolio delle industrie abusive dei fratelli Sturm und Drang, non molto lontane dal circuito aereo spaziale del Gra. Ascoltavo musica Sdag-Punk e avevo una trombamica minorenne che suonava il basso, usavo piccoli Drive per scaricare videogiochi o ascoltarmi Spotify nella mente o vedere le tette di donne incinte, mentre spacciavo con delle vaschette organiche che usavo chiamare “Raccoglitori biologici dell’Essenza dello spirito.”

Ecco un dialogo tipo tra me e un cliente:

“Che cazzo vuoi?”

“Dammi una mano, Demone.”

“Si, ma che cazzo vuoi?”

“X6, Demy…”

“Niente X6, solo K-Dix.”

“Va bene. Dieci.”

“No. Venti.”

“Ho solo dieci, Demy! Per favore, aiutami! C’è crisi.”

“Non per me, alieno.” Replicavo io, mostrando le mie placche rosse sotto gli occhi e il mio nuovo orologio superaccessoriato, da otto testoni, con mini drive olografici e tutto.

“TI PREGO DEMY, SONO NELLA MERDA!”

“Non chiamarmi Demy. Chiamami solo Demone o Scimmia, o Demone Scimmia…ma mai il contrario.”

“STO SOFFRENDO!”

“Mh.” A questo punto mi grattavo la barba da hipster con fare socratico: “amico alieno…ho voglia di darti un consiglio zen, ma solo perché ti voglio bene e tua sorella fu la prima a mostrarmi tutte le branchie, quando ero ancora alle scuole medie…”

“Non era mia sorella, Demy…”

“Scolta me, fratellino… adesso vai a fare una colletta con altri alieni del Pigneto Climax Center e riporti qui i tuoi tentacoli con venti zedroni. Questa è roba buona fratello, non posso sputtanarmi per un decino. ‘Sto postaccio è pieno di Flingerkopf. Ti consiglio di lasciarmi i dieci zedri, come acconto iniziale, e andare a trovare altri zedri. Dieci li lasci a me come deposito e come dimostrazione di buona fede. Ti fido di me?”

“Mi fido, eccoli Demy!”

“Bravo, sbrigati….”, intascavo il decino, lo infilavo nella manica con un movimento collaudato altre centinaia di volte, guardando quell’alieno sfigato che proseguiva a blaterare con una voce ansiogena, da bimbo minchia: “Ok, ok, ok….Allora vado al Pigneto e torno subito! Tu mi aspetti qui… no?”

Annuivo, scrostandomi la sacca scrotoidale dalla coscia..

“Mi aspetti, Demy? Me lo giuri fratello?”

Annuivo di nuovo, ribadendo il fatto che non doveva chiamarmi Demy. Solo Demone.

“Grazie Demy, grazie mille, sei un grande!”

Facevo ciao con la mano.

Mentre quello andava a cercare risorse finanziare, io mi ero già teletrasportato altrove tramite l’applicazione Viaggio Veloce sul mio polsino digitale da ottomila zedri. Ora mi trovavo davanti ad Anna Hoekstra…ed era reale.

Sotto la sua vestaglia orientale, niente… se l’era già tolta nel momento stesso in cui mi ero teletrasportato in camera sua, grazie all’app del suo cellulare.

Ora la guardavo… voleva solo mangiarla…

“Voglio che mi tocchi come l’altra volta, Daniele… oh, si…”

Anna Hoekstra, cazzo…

“Scopami, Lele… scopami!”

In generale avevo un costante bisogno di zedri per mantenere alto il mio status di Rock’n’rolla punk post-urbano, così mi feci venire il brillante colpo di genio che mi ha portato all’arresto. Ho commesso lo sbaglio di essere ingordo.

Volevo più soldi, anche se non mi servivano. Volevo essere all’altezza del giro sociale di Anna Hoekstra. Volevo stare nei piani alti come Jay-Z, il grande profeta vissuto migliaia di anni prima e che io avevo fatto mio nell’adolescenza, seguendo sempre i suoi consigli e le sue tattiche di guerra..

Il mio polsino digitale, tramite l’app dell’ Easy I-Ching, mi aveva suggerito di vendere narcotici agli ex tossici del Sert.

La domanda che gli avevo posto, era: “Come fare soldi nel minor tempo possibile a Romyo-Est?”

E così ho fatto.

Il giorno ho fatto assaggiare una fialetta di X6 a un ex tossico nei bagni del Sert per invogliarlo all’acquisto. Mentre glielo stavo schizzando nelle orbite quello ha sbroccato, è tornato in sala saltellando e gridava come un coglione esaltato, arrampicandosi come una scimmia bonobo sugli altri ex tossici: “Sono sereno! Sono sereno!” Nel casino generale che turbò immediatamente tutti gli adepti del centro di recupero, io mi sono rialzato il cappuccio sulla testa e ho preso il passo imboccando di corsa l’uscita. Me la sono filata gambe levate, ma non c’è stato niente da fare. Un Flingerkopf Robot mi ha buttato a terra con il suo braccio metallico. Mi ha storto il naso con un colpo secco.

Il giorno dopo sono rinvenuto in questa cella con il naso ridotto a una pastina di gomma solida.

Gli intenti iniziali a Zyzzk erano che volevo solo ritagliarmi un posto mio, intimo, ma penso che non esistano in questo luogo mefistofelico. Tutti i carcerati del Blocco 38 sono schiavi degli indiani, in quanto loro hanno il loro giocattolino preferito. E allora vedi alcuni carcerati lasciarsi sgridare, farsi umiliare di fronte agli altri, trasformarsi in piccoli, inermi bonsai bisognosi di cure proprio in virtù del fatto che se fanno scena muta quei piccoli bastardi gli daranno degli scadenti warp drive di prima generazione, come quello che hanno rifilato per me. Ed ora mi ritrovo a fare i lavoretti sporchi per loro. Sono entrato nel loro saari.

Le Scimmie Morte, come Dhalsim X, sono degli implacabili rompicoglioni, danno spesso fastidio su cose inutili. Ciò che emerge dalla loro analisi appresso al festino in cella di ieri notte è che la maggior parte sono delle teste di legno che non sanno ascoltare, non sanno rispettare gli altri, sono sempre falsi e ipocriti, in qualsiasi occasione. Quell’inguaribile e fastidioso indiano di Dhalsim X, prima di uscire dalla cella, mi ha dato un colpetto sulla testa mentre guardavo Demko con fare autistico.

“Demone Scimmia, tu ricorda cosa deve fare domani?”

I miei occhi erano semi chiusi ma in realtà ero sveglio e sapevo dove andare, mi ero solo appisolato un attimo. Mi sono tolto la cispa dagli occhi e ho mosso la bocca impastata. “Si, Dhalsim.”

Ancora avevo in testa quelle orribili figure delle Scimmie Morte mentre si masturbavano senza misericordia nella mia cella: se ne sono andati alle quattro del mattino.

“E cosa devi fare domani?”, mi ha chiesto Dhalsim, sempre più arrabbiato.

Devo uccidere un africano di nome Babi-Deeba. Un altro fabbricante di warp drive, il quale presumo sia il concorrente di Dhalsim. Una spedizione punitiva per conto dell’indiano, il quale, dopo avermi studiato in silenzio durante i primi giorni in carcere, ora mi sta facendo vivere un ciclo totale di sodomia passiva. Il messaggio è semplice: o Babi-Deeba o le tue budella. Devo farlo fuori senza mezzi termini: Babi-Deeba deve morire.

Prima di abbandonare la cella, Dhalsim X si è voltato verso di noi: “Andate al Nishi Market, incontrate Zong Zong, l’uomo dalle grandi e sacre emorroidi, e chiedete loro armi silenziose.” - e se n’è andato.

“Io ho capito solo che c’ha le emorroidi…” ho detto a Demko, prima di ricevere un attacco scomposto.

In quelle ultime ore della notte, ho fatto di nuovo degli incubi aggressivi, mentre mi massaggiavo le gambe, le ginocchia e i lividi. Sudavo freddo e avevo il fiatone, mi vedevo nel sogno ancora quei volti scavati e tumefatti degli ex di Romyo North: potevano ricordare alieni ma molto più magri, emaciati e senza tubi nella testa. Me li vedo nelle tenebre, tra le sbarre laser, come dei demoni che vengono a trovarmi. Con la mano scheletrica e tremante, mi chiedono l’elemosina: “Daniele, vieni qui, alzami qualcosa, prometto che te li ridarò..”

“Demone…Demoni, dacci una mano!”

Rivedo l’alieno tossico di prima, ora ha la faccia sciolta e cerca di toccarmi a tutti i costi: “Demy, alzami due destri di X6, ti pregoo..:”

Andate via, demoni!

Voglio dormire!

VOGLIO SOLO DORMIRE!

Due ore dopo è mattina e un odore stantio di cipolla mi fa balzare in piedi spaventato. Demko sta defecando in un angolo della cella, è chinato alla turca ed è scoppiato sfatto ubriaco duro, respira a stento mentre scorreggia, poi alza i chiapponi sporchi e pelosi e si sgranchisce le gambe. Dopo essersi alzato i pantaloni si piega in due. Accartoccia il corpo con una smorfia di dolore e vomita sulla sua stessa merda. La sua voce sbronza e rilassata irrompe nel silenzio disgustato del mattino: “NOI ANDARE ADESSO.”

“Stai meglio, si?”

Demko mi passa la bottiglia. Faccio un sorso lungo e la finisco. Lui mi fa un occhio complice e si alza dalla branda. Usciamo dalla nostra cella. Scuoto la testa e dico: “Negativo, Demko. Non me la sento, non voglio uccidere nessuno.”

Quello mi da’ una scoppola sul collo e un calcio sul culo. La sua gamba si alza per sferrarmi una ginocchiata nella bocca dello stomaco, un colpo sulle costole che mi fa perdere il respiro per qualche secondo. “Non c’è futuro per te, Reyno. Tu continua a piagnucolare, tirare su il moccio con il naso!”

Io non so che rispondere. Distolgo lo sguardo. Purtroppo la mia vita qui dentro sta diventando sempre più traumatica, non tanto per causa mia ma per gli indiani. A parte la routine carceraria, che si rende necessaria con tutti i suoi squallidi intermezzi, i padroni e i servi, i leccaculo e i feroci, la fatica, l'olio di gomito e le continue risse, anche le persone, in particolare le scimmie morte, mi stanno un po’ antipatici nell’ultimo periodo. E' solo egoismo, il loro comportamento, ti vengono vicino solo se ti possono sfruttare. Non ho niente da guadagnare in questa missione, solo la preservazione della mia vita. E non posso rifiutare per una serie di motivi: togliere Dhalsim X le scimmie morte dal mio radar, ottenere o al limite mantenere il warp che ho adesso, e poi la mia sciocca sicurezza che porsi sotto l'ala di Dhalsim possa proteggermi in qualche modo dalle insidie di questo carcere, anche se si sta rivelando l’esatto contrario. E' vero che questo è un carcere autogestito, ma la polizia gira lo stesso e uccidere rimane ancora il più grande, e forse unico reato, all'interno di Zyzzk. Ogni carcerato, incluso me, ha un microchip inserito in qualche parte del corpo, e quando qualcuno muore o viene gravemente ferito questi lancia un segnale agli sbirri, che ti possono prelevare da astronavi o su terra tramite delle tute invisibili. Ti spuntano alle spalle all'improvviso e ti prendono a manganellate, poi ti portano via, alcuni dicono all’Etsuko Climax Center, altri sostengono che si sparisce per sempre. Come ho già detto, non ho soluzioni a tutto questo, mi lascio travolgere dal caos. So solo che i warp drive sono importanti, che il carcere è uno schifo, che la maggior parte degli indiani sono ottusi e che se do troppo ascolto a loro entrerò in un vortice di ansia, paranoia e omicidi. Viverci nello stesso blocco dovrebbe significare starci a contatto ma non lasciarsi influenzare negativamente da loro, ma io, dopo nemmeno un mese qua dentro già sono entrato nel loro taschino e ora sono alla mercé di Dhalsim.

Dopo avermi picchiato, Demko si avvicina e mi afferra le guance bianche, mette la lingua fuori, poi mi dice che dobbiamo muoverci assolutamente, ad ogni costo. Mi guarda, fa di sì con la testa come se stesse facendo un accordo tacito col sottoscritto, che indosso un t-shirt bianca con la scritta in nera Fuck you Fuckin fuck e dei Jeans azzurri strappati sulle ginocchia. Non so che fare, mentre passeggio fuori dalla mia cella, esco dal mio blocco e mi dirigo insieme a Demko verso il Nishi Market.

Il bagliore spento del mattino dopo fa luce sul carcere di Zyzzk, mostrando la grande torre dell’Etsuko Climax Center, la quale sbuca da un pezzo del Quartiere Mistico ed è immersa nei raggi del sole invernali, mostrando migliaia di fori e mezzelune, un migliaio di buchi neri che ti osservano. Il reticolato di sangue e strade del Quartiere Mistico, già alle sei del mattino, è un contenitore polveroso di motorini, venditori ambulanti, cammelli con due teste in relax, africani spacciatori, marok assassini con le lische incrostate di sangue, cinesi esagitati e piccole astronavi della polizia in transito. Questo quartiere è come uno sportello aperto a tutti, il centro di Zyzzk e della moltitudine di culture, odori, sapori, in definitiva il punto di congiunzione tra i due estremi della prigione. Durante le ore diurne, gli africani trafficano al mercato di Nishi, tra le bancarelle di Azeeza Road, persino all’interno delle celle. Mettono in vendita ossa umane da sbriciolare, fumare, mangiare, usare come arma contundente a seconda dei casi. Il cielo è rosaceo sopra il carcere, l’aria è sporca, c’è un odore stranissimo che non sto a raccontare. Metto a fuoco la giungla del Quartiere Mistico, immersa in foreste di latifoglie decidue. La vegetazione, una volta usciti dal nostro Blocco, è composta da muschi e betulle. Metto a fuoco dei marocchini che stanno preparando le bancarelle ad Azeeza Road: sono tutti sprovvisti di alette nasali, come se gliele avessero tagliate. Sono le sei del mattino ed un sole non fastidioso illumina qua e là l’inizio del mercato di Nishi, creando spazi d’ombra simili a labirinti fantasma dove è facile perdersi.

Il mio culo è programmato per andare avanti. Mentre mi faccio largo tra un’orda d’indiani penso solo che quest’atmosfera morfinosa sta plasmando la mia esistenza. Per ora non faccio altro che attuare strategie gandhiane, come spostare la testa dall’altra parte, passivamente porgo l’altra guancia a tutti. Non parlo, mi faccio i cazzi miei. Non riesco a rimanere concentrato, ad avere il controllo perché sono incappato con tutta probabilità nel periodo più violento della vita. In una dimensione in cui non ci sono regole e niente ha senso, io sono di nuovo in marcia, immerso dentro un’umidità sempre più compressa e priva di ossigeno. Mangrovie, paludi, spazi invasi dalla vegetazione nell’umida Azeeza Road. Sento dei Maghreb invisibili che ridacchiano dietro le palme, e serpentelli con un occhio al posto della testa che si muovono muovendo la sabbia. I pappagalli prendono a volare di nuovo in cerchio lungo la torre panottica dell’Etsuko Climax Center, sono uno spettacolo, li vedo in lontananza come un faro nel deserto. Un’astronave mi passa accanto. Alzo gli occhi, è tutta dipinta di blu e sulla fiancata c’è scritto POLIZIA \ 38. Nel logo sullo sportello c’è raffigurato un teschio composto di teschi che si mangia dei teschi. La volante della polizia manda luccichii nel mattino come fosse retroriflettente. Mi fermo ad osservarla con la coda dell’occhio mentre mi sorpassa lentamente, poi sento le sue sirene che si accendono, dalla macchina fuoriescono degli ugelli laterali che la fanno alzare in volo, prima di schizzare via dall’atmosfera a velocità ultrasonica. Si alza un polverone immenso. La strada è immersa in una nebbiolina giallastra. Passo dopo passo la caligine sabbiosa s’infittisce, mi faccio strada nell’aria ovattata e piena di ombre. Vedo dei Maghreb che inveiscono contro una comitiva di alieni perché lasciano escrementi e residui della loro bava in giro. Un Maghreb è palestrato e forse anche ubriaco, prende uno di loro e gli punta un coltello negli occhi, spaventandolo con la voce impastata. Gli altri alieni si allontanano, tirano dritto, fanno capo chino mentre io e Demko sopraggiungiamo dalla parte opposta. Il Maghreb si volta verso di me ma io non voglio rogne e quindi tiriamo dritti, attirati dai suoni della dispersione provenienti dal Nishi Market. I miei piedi scalzi si muovono veloci tra sentieri di sabbia minacciati da una natura esotica sempre più invadente. Ho il cappuccio alzato sopra la testa e il passo rapido. Io e Demko vediamo una quantità spropositata di palme ai fianchi delle stradine impolverate. Alcune pattuglie della polizia sono parcheggiate in mezzo ad esse. Il sangue mi si gela nel corpo. Allungo il collo verso Demko, gli mostro la mia faccia incredula: “Fermo Demko. Ci sono le guardie. Oggi è piena di sbirri…ho un brutto presentimento.”

Demko si ferma di colpo, agitando la testa verso di me. “Io te l’ho detto, Reyno…” Dopo un momento di smarrimento, si piega in due e vomita di nuovo. Sento quello schifoso liquido schizzarmi sui piedi. “Demko, che cazzo fai?”

Quello psicopatico bollito si volta verso di me e sorride. I paraplegismi mentali che gli procura l’alcolismo ormai si stanno facendo sempre più intensi, penso guardandolo. Insisto: “Per oggi è meglio lasciare stare. Troppa polizia. Lo sistemiamo domani, Babi-Deeba.”

Demko si cala i pantaloni sulle cosce mentre piscia a spruzzo nella mia direzione.

“Cazzo, qui no! Ci sono i Flingerkopf!” Lo guardo pisciarsi addosso e sorridere. Maledetto bastardo psicopatico, quel Demko, vorrei lasciarlo li. La pula è vicina, vicinissima. Sento i pipistrelli nello stomaco. Vedo quel gibbone rannicchiato su sé stesso, mentre insiste a tossire e vomitare.

“Mi vuoi stare a sentire?” Mi tolgo le mani dai capelli sudati. “Non si può fare oggi! OGGI NO!”

Demko si rialza in piedi, si appoggia su un piccolo suonatore di flauto indiano per alzarsi, poi lo spinge via. Cade a terra senza battere ciglio, urla toccandosi il ginocchio, poi si rialza di nuovo mentre perde sangue dalle narici. Si rialza la cerniera puntandomi il dito contro: “Tu, tu, tu Reyno! Tu messo noi nei casini con tua droga di merda, noi fare questa cosa adesso!”

“Ma che casini, io volevo solo farmi i cazzi i miei. Ci andiamo domani da questo stronzo.” Gli metto un braccio intorno alle spalle e lo aiuto a camminare finché non si riprende e mi da un pugno in faccia: “NOI ANDARE A PRENDERE ARMI, BASTARDO!”

Lo vedo, mi guarda in faccia. “Tu special Dog, tu sai questo si? Noi fare questa cosa adesso.”

Mi sento accarezzare da una carica negativa e spigolosa: le mie mani tremano, emozionate da uno stato d’animo che ancora ignoro. Demko si avvicina al mio orecchio: “Me lo vuoi fare un bocchino, Lele?”

“E levati coglione!”

“Hei, special dog!”, Demko mi scrolla una spalla. “NOI QUASI ARRIVATI!”

Mi gratto gli occhi e dico: “Dhalsim ha detto niente armi rumorose. E’ pieno di guardie oggi.”

“Zitto, curva: Babi-Deeba pericoloso! Tu alieno frocio dimmerda. Noi andare da mio amico Zong Zong. Lui: grandi emorroidi. ”



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