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lavoro pubblicato mercoledì 23 maggio 2018
ultima lettura domenica 1 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il cambio dell'ora

di RoninQuattrocchi. Letto 207 volte. Dallo scaffale Fantasia

Ci sono delle forze che consideriamo costanti universali, parti integranti delle nostre esistenze. La morte è una di queste. Ma se non lo fosse per forza?

Domenica mattina, 7:01

A volte, tutto quello che può andare male in una situazione lo fa nello stesso momento. Se la ragazza avesse tenuto appena un po' più stretto il guinzaglio, il cane non avrebbe potuto scattare in avanti verso quella bella cagnolina dall'altra parte della strada. Se lei non vi si fosse lanciata appresso, lui non l'avrebbe seguita.
Se tutto questo fosse successo solo due o tre metri più avanti avrebbero attraversato la strada davanti a quel furgone parcheggiato in doppia fila, non dietro. Anzi, non avrebbero proprio attraversato, perché avrebbero visto l'autobus che stava passando. Forse, se quella notte non ci fosse stato il cambio dell'ora, l'autista sarebbe stato meno assonnato e abbastanza vigile da frenare in tempo.

Forse.

Vennero presi in pieno, scagliati per diversi metri avanti; e rotolarono ancora per parecchi metri, prima di fermarsi inerti sull'asfalto. Dopo eventi così improvvisi e violenti, il mondo sembra fermarsi per alcuni secondi, come se trattenesse il respiro per un attimo in attesa della prima persona che faccia qualcosa. Prima ancora che qualcuno potesse mettersi a gridare o chiamare un'ambulanza, i due si alzarono, totalmente illesi; nemmeno un graffio sulla pelle, solo i vestiti rovinati dall'impatto con il veicolo ed il terreno.
Quello fu il primo episodio; ma mentre i due si guardavano stupiti (e non poco sollevati), a loro insaputa episodi simili stavano accadendo in molti altri luoghi della città.
Le persone avevano smesso di morire.
Magari non ce ne accorgiamo, ma si muore in continuazione; in una grande città ci sono decine di collisioni stradali al giorno, ci sono incidenti sul lavoro, incidenti domestici, crimini, morti naturali. Mentre la coppia di cui abbiamo parlato prima si stava riprendendo dal doppio shock, quello di essere stati presi in pieno da un autobus e quello di non essersi fatti assolutamente nulla come conseguenza, c'erano altre storie, altri episodi dall'esito solitamente fatale.

7:17

Qualche chilometro più in là, all'ottavo piano di un bel palazzo, non proprio una casa lussuosa ma nemmeno una popolare, un imprenditore sommerso dai debiti era rimasto sveglio tutta la notte nel suo studio, con accanto una bottiglia di liquore che poche ore prima era chiusa e di cui ora rimaneva solo qualche goccia sul fondo. Infine raccolse tutto il coraggio che gli era rimasto e si lanciò dalla finestra.

Andò a schiantarsi su una macchina, lasciando nel metallo del tettuccio una sagoma quasi a forma di persona, come quando nei cartoni animati un personaggio cade attraverso il pavimento. Ma come per la coppia di prima, anche quest'uomo si rialzò dopo alcuni secondi, il tempo di accorgersi che l'impatto non gli aveva frantumato ogni osso del corpo, uccidendolo all'istante come aveva sperato (ci mancava solo che sopravvivesse come storpio).
Cosa diavolo era successo? Era morto? No, era vivo, ma come? Forse...forse questo è quello che viene chiamato miracolo, un messaggio per dire che non è questa la soluzione, che c'è sempre un modo! Sì, era l'unica spiegazione possibile: un potere superiore voleva fargli sapere che non era finita, che poteva farcela. Si rialzò uscendo dalla strana conca metallica in cui era rimasto steso sino ad allora e si avviò verso casa con il sorriso sulle labbra; questa volta sarebbe andata diversamente, avrebbe rimesso in ordine la sua vita e riguadagnato il rispetto dei suoi cari, stavolta...

7:37

In una strada di periferia, una di quelle zone che si attraversano a tavoletta, con le portiere ben chiuse e i finestrini tirati su, una donna stava frettolosamente caricando un paio di valigie in una macchina. Doveva sbrigarsi, c'era la possibilità che quello stronzo la stesse già cercando, ecco perché...
Un rumore alle sue spalle, passi pesanti. Si girò: eccolo lì il pezzo di merda, che senza nemmeno una parola si avvicinava a grandi passi, brandendo un tubo di metallo. era preparata per quell'eventualità però: mise mano alla borsa, tirandone fuori un coltello da cucina

Dopo un momento di smarrimento, lui fece una risatina e continuò ad avanzare: come ogni uomo violento, vedeva le donne come deboli, inerti, incapaci di ribellione, non tentò neanche di disarmarla tanto era sicuro che fosse solo una finta. Un passo dopo l'altro si avvicinava; lei era decisa a difendersi, ma l'idea di usare effettivamente il coltello era difficile da mandare giù, per questo iniziò a fendere l'aria davanti a sé in una serie di gesti che sperava risultassero minacciosi, urlandogli di stare indietro, ma che ebbero solo l'effetto di aumentare l'ilarità dello stronzo. All'ultimo però, portò un affondo disperato, a occhi chiusi; questo non se l'era aspettato. Tre quarti della lama entrarono senza troppi problemi all'altezza dello stomaco.

Ci fu, anche qui, un momento di silenzio, di stupore di entrambi. Non appena si rese conto di quello che aveva fatto, lei si allontanò di corsa, scappando via; se da lui o da quello che aveva appena fatto, non lo sapeva. Lui invece rimase lì, stordito, pensando solo che non faceva così male, che non sanguinava molto...un momento, non sanguinava per niente. E non faceva male per niente.
Raccogliendo il coraggio, estrasse la lama. Niente, neanche una goccia di sangue. Anzi, quando si mise la mano sull'addome non c'era neanche una ferita. Se non avesse avuto i vestiti bucati avrebbe quasi pensato di essere stato colpito con uno di quei coltelli finti con la lama che si ritrae. Cosa diavolo era successo?!
Inutile stare troppo ad arrovellarsi comunque. Anche se non era successo niente, quella puttana lo aveva comunque aggredito con un coltello. Raccolse il tubo di metallo caduto ai suoi piedi e si mise in cammino di buon passo nella direzione in cui era fuggita. Si sentiva invincibile, come Terminator, perciò non andò di fretta. Quando l'avesse raggiunta (ed era sicuro di raggiungerla) ci sarebbe stato da divertirsi.

7:43

Con la mano cercò a tentoni la sveglia, aprì faticosamente un occhio per vedere l'ora e...
MERDA! Era tardissimo! Ma come...
Il cambio dell'ora. Porca miseria il maledettissimo cambio dell'ora. La sveglia era regolata male. Se ne era completamente dimenticato! E quel deficiente del turno di notte non si era certo degnato di avvertirlo!
Era in un ritardo mostruoso. E proprio nel periodo in cui l'ufficio ai Piani Alti aveva annunciato la possibilità di controlli a campione per verificare l'efficienza degli impiegati. Finalmente gli era stata assegnata la giurisdizione di una grande città, una città importante, non poteva rischiare di essere rispedito in campagna.

Tutti questi pensieri gli sfrecciarono nella mente in un baleno mentre schizzava fuori dal letto. Avrebbe dovuto saltare la colazione, cosa che odiava. Si sciacquò velocemente la faccia, lanciò il pigiama sul letto e aprì l'armadio. Dal mobile tirò fuori la tunica nera che infilò in pochi secondi, dopodiché fu il turno della cara vecchia falce. Dopo meno di dieci minuti era già alla porta di casa, un record personale. Tirò fuori l'agenda, in cui si era formata una lista lunga, troppo lunga di nomi da spuntare. Rimise l'agenda nella tasca interna della tunica e passò un dito sul filo della falce, in un gesto che nei secoli era diventato automatico. Sarebbe stata una giornataccia, aveva un mucchio di lavoro da recuperare.



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