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lavoro pubblicato mercoledì 23 maggio 2018
ultima lettura venerdì 22 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

UNA STORIA NORMALE - 2

di thortorval65. Letto 217 volte. Dallo scaffale Generico

I disegni e gli schizzi sul taccuino erano splendidi, sembravano stampati e non solo, mi ricordavano quelli che avevo visto in alcuni diari di viaggio dell’ottocento. Questa prospettiva mi allettava; poter scambiare quattro chiacchiere con chi li...

I disegni e gli schizzi sul taccuino erano splendidi, sembravano stampati e non solo, mi ricordavano quelli che avevo visto in alcuni diari di viaggio dell’ottocento. Questa prospettiva mi allettava; poter scambiare quattro chiacchiere con chi li aveva fatti cercando non solo di capirne il motivo ma soprattutto per potermi confrontare con lui, l’autore che mi immaginavo essere uomo di altri tempi o perfino un vero esploratore. Un personaggio che usava carta e penna per disegnare anziché fotografare, cosa che avrebbe potuto certamente fare. Ma forse il taccuino era una reliquia eppure il numero di telefono era composto da un prefisso e sei numeri ed era della zona. Lasciai cadere le insistenze di Ludo di riportare subito il taccuino alla reception e me lo tenni, l’indomani avrei chiamato quel numero. Ludo sperava che lo lasciassi lì subito perché sapeva che avrei continuato a fantasticare, avrebbe parlato con me sapendo che pensavo ad altro. Capii l’antifona e l’abbracciai con abbandono. Certe volte gli abbracci riescono, ci si incastra senza sforzo come due tessere di un puzzle e quando succede mi prende insieme stupore e nostalgia per quel contatto che prima o poi finirà. Per un breve momento ci si guarda negli occhi faticando a riconoscersi. Le parole escono dalla bocca impastate e incerte ma solo perché non si riconosce la propria voce però sono quelle giuste. Ti amo è una frase semplice e in amo ci sono solo tre lettere e non sembra nemmeno un verbo eppure si muove, è una parola che ha un bel motore che ti sposta e sposta eccome. Noi però eravamo ancora lì’, nell’atrio della villa scandendo le parole con gli occhi dilati con le teste che gradualmente si inclinavano su un lato finché l’incanto fu rotto da un sorriso che ci permise di muoverci verso l’uscita e alla macchina parcheggiata in un prato a lato della strada.



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