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lavoro pubblicato martedì 22 maggio 2018
ultima lettura sabato 19 gennaio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La Casa dei Fawkes - Capitolo 3

di LauraCross. Letto 211 volte. Dallo scaffale Horror

Terza Parte - Quando sei un blogger e giornalista con l'interesse per il sovrannaturale, non puoi trattenerti dal visitare le case più infestate degli Stati Uniti: la vecchia casa dei Fawkes sembra proprio il posto ideale per Michael...

Non ci volle molto prima che altre persone controllassero il suo blog, commentando animatamente la sua esperienza. Alcuni sembravano scettici (sì, certo, come no, ma vai a lavorare e fai la persona seria, pagliaccio!), ma erano la netta minoranza: entro le nove del mattino, tanti scrissero parole di entusiasmo per commentare quello che Michael aveva vissuto di prima mattina. Wow, che strizza! Come fai a stare così calmo? o anche Troppo forte!!! Ma allora è vero che vivi nella casa dei Fawkes…

Poco dopo le nove e mezza, mentre Michael riguardava il video mordendosi l’unghia del pollice per la concentrazione, Tilda aveva ben pensato di telefonargli: era su tutte le furie. A quanto pare, anche lei aveva letto il nuovo post.

“Se mi ripeti ancora che non mi devo preoccupare, ti giuro che salto su questa macchina e ti trascino via da lì con la forza!” Tilda era veramente preoccupata, il suo tono di voce era così alto che Michael dovette staccarsi il cellulare dall’orecchio, lasciandola urlare al vento. “L’ho letto il tuo blog, l’ho visto il video e cosa mi trovo? Mio fratello che si mette a parlare con i fantasmi di prima mattina! Sudato fradicio!”

Michael sospirò, desiderando fortemente di poter chiudere la chiamata, ma sapeva che sarebbe stato solo peggio. Tilda gli ricordava la mamma in questi casi, così apprensiva e pronta a pensare a catastrofi; sua padre era molto più rilassato da quel punto di vista, riusciva a vedere il lato positivo in ogni situazione. “Tilda…”

“Tilda, niente! Quando ti ficcherai in quella testa che mi preoccupo per te? Cavolo,” La voce di Tilda si incrinò, “rispetto quello che fai, ma mi fa paura, okay? Quindi permettimi di essere preoccupata.”

Michael trattenne il fiato, sentendosi un po’ in colpa: con tutta quella caccia al fantasma si dimenticava che sua sorella era là fuori all’oscuro di tutto. “Il mio lavoro è quello di studiare questi casi e di smontarli pezzo per pezzo, non esistono i fantasmi, Tilda,” le disse cercando di mantenere un tono più rassicurante possibile. Ovviamente non le aveva racconta per filo e per segno della nottata con quel sogno lucido orribile, né le aveva detto della risata isterica dal computer: per lei sarebbe stato un segno del maligno come minimo. No, per Michael tutto quello era solo un grande scherzo, ideato magari da uno dei suoi più grandi fan per avere un quarto d’ora di celebrità, tutto qui. Magari proprio da questo JedFawkes sconosciuto. “Non sono in pericolo, okay? Te lo giuro, è solo un caso come tanti altri, solo che questa volta ci vivo dentro,” Michael ridacchiò tentando di alleggerire la tensione, “vuoi ancora trascinarmi via da qui?”

Tilda sbuffò, soffiando sul microfono, “lo sai che lo farei,” tirò su con il naso e poi sospirò restando in silenzio. La televisione in sottofondo trasmetteva il meteo, sole su tutto lo stato, tempo perfetto per uscire e fare una passeggiata!

“Ci sentiamo presto,” disse Michael, “ti voglio bene, lo sai?”

“Eh, certo, cambia discorso,” Tilda tirò su con il naso un’altra volta, “fatti sentire, il telefono ce l’hai, Mister Blogger Strampalato.”

Michael terminò la telefonata e riprese il suo lavoro, studiando di nuovo il video. Nonostante avesse tremato per tutto il tempo, le immagini erano molto chiare ed era impossibile affermare che Michael stesse fingendo: le pupille erano dilatate e la voce agitata avrebbe convinto anche il più scettico degli scettici. Cavolo, in quella casa c’era davvero un fantasma, uno bello grosso anche. Non aveva mai sentito parlare di entità sovrannaturali interessate nei social network però, né aveva letto di situazioni simili alla sua. Pensò bene di controllare nuovamente i documenti che aveva raccolto su quella casa nel tempo: tra tutti, c’era l’ultima intervista a Stacey Johnson, la figlia della coppia che aveva abbandonato la casa negli anni ’90 in preda al terrore. Michael aveva tentato di rintracciarla, ma il suo approccio era stato declinato con un semplice, mi dispiace ma i miei genitori non vogliono più parlare di quegli avvenimenti, grazie e buona giornata. Non poteva certo biasimarli, in fondo erano stati intervistati dai peggio giornalisti che poi li avevano dipinti come dei pazzi in cerca di fama. I Johnson ne avevano avuto abbastanza ed avevano deciso di non concedere mai più interviste, così la figlia maggiore decise di mettere la parola fine a quella vicenda. Cliccò due volte sul file di testo ed iniziò a leggere le parole di Stacey per la milionesima volta:

Signorina Johnson, i suoi genitori parlano ancora di quella casa con lei?

“No, non è uno dei nostri argomenti preferiti. Quel mese fu terribile, soprattutto per mia madre che era incinta e molto debole, ancora è un argomento doloroso… (fa una pausa, gli occhi della ragazza sono lucidi, ndr) Per fortuna hanno avuto una vita piena di soddisfazioni altrove lontani da Milton: sono nata io e poi mia sorella minore due anni dopo. Andarsene da lì fu la cosa migliore che potessero fare, davvero. Ringrazio che abbiano vissuto una vita di piena e tranquilla. Siamo persona del tutto normali.

Ad oggi, nessuno ha trovato il coraggio ad andarci ad abitare dopo che l’ultima sua proprietaria è stata trovata senza vita al suo interno nel 2005. Crede che quel terreno sia maledetto?

Credo fermamente che ci sia qualcosa di sovrannaturale intrappolato lì dentro e che non abbia abbandonato questo mondo. Non so cosa sia, mia madre e mio padre non hanno avuto nessun incontro diretto con questa entità, ma sono sicura che il male vi ci abiti. Successero cose inquietanti.

Che tipo di cose?

Porte che sbattevano, crepitii notturni, le tipiche cose che ci aspetteremmo da un film di paura di serie B. Mio padre dava la colpa al vento, era scettico. Mia mamma invece era molto inquieta. Un giorno stava guardando la televisione quando sentì un forte odore di fumo da farle girare la testa; un’altra sera, mentre si stava lavando i denti, sentì una risata isterica provenire dalle mura stesse e un flacone di shampoo venne scaraventato contro il muro. Tutto culminò la notte in cui fuggirono.

Cosa accadde?

Quella sera, mio padre era tornato a casa da lavoro come sempre e aveva comprato del cibo veloce per strada, per fare una sorpresa a mia madre che non se la sentiva proprio di cucinare: era sempre più stanca ed il medico le aveva detto di riposare. Si sedettero a tavola, cenarono assieme, parlarono del più e del meno… Una serata come tante altre, no? All’improvviso, l’atmosfera cambiò intono a mia madre: si sentì come svenire e non riusciva più a capire cosa mio padre le stesse raccontando. Le labbra si muovevano ma non vi usciva alcun suono, sembrava come se qualcuno avesse schiacciato il tasto muto sul telecomando.

E poi?

A quel punto, mamma provò una paura immensa, si alzò in piedi ed iniziò a urlare di scappare, tenendosi la pancia. Sentiva che qualcosa voleva farle del male. Mio padre fu preso alla sprovvista e cercò di farla ragionare, la fece sedere sul divano e la calmò.

Non scapparono di casa?

No, non in quel momento: mio padre pensò che si trattasse solo della stanchezza dovuta alla gravidanza, tanto che telefonò al medico. Gli consigliò di portarla a letto e farla riposare. Appena andarono in stanza, si misero tutti e due a letto e si addormentarono di colpo, come se avessero bevuto un pesante sonnifero. Si svegliarono più tardi verso le tre e mezza del mattino, intontiti da un odore forte di fumo, circondati dal crepitio delle fiamme senza però vedere l’incendio. A quel punto, anche mio padre dovette ricredersi perché udirono entrambi le risate sguaiate di un pazzo… Era come se si divertisse nel vederli così spaventati, erano i suoi giocattoli, non so come poterlo spiegare meglio.

Ai giornali, i suoi genitori hanno dichiarato di come si trattasse di Jedediah Fawkes, morto nel 1915. Pensa che si trattasse proprio di lui?

I miei genitori avevano saputo di quelle storie da alcuni abitanti di Milton quando si erano appena trasferiti: per loro parlare del fantasma di Fawkes era la spiegazione più logica. Come ho già detto, credo sia un’entità maligna, ma non credo si tratti proprio di Fawkes…. (resta in silenzio, guardando fuori dalla finestra in sovrappensiero, ndr) Credo che non avremo mai le risposte.

Michael sospirò, scrollando fino alla fine del documento. Stacey non si era mai sbilanciata nel dare un nome al fantasma della casa infestata, forse perché non era stata lei ad essere la diretta interessata degli eventi. I suoi genitori invece giuravano che si trattasse davvero di Jedediah Fawkes. Se prima aveva avuto forse dei dubbi, adesso era impossibile negare l’evidenza: in quella casa, Jedediah Fawkes era ancora il legittimo proprietario. L’odore del fumo, il suo cellulare, la risata dal computer… Non poteva essere tutto un grande ed intricato scherzo. Chiuse il documento e fissò la pagina dei commenti sul suo blog: notò che molti dei suoi followers gli chiedevano una diretta, così da poter partecipare attivamente durante la caccia al fantasma. Il suo video aveva raggiunto circa 500 visualizzazioni che non erano male per un tema tanto bistrattato come il sovrannaturale: di conseguenza avrebbe avuto un pubblico abbastanza ampio. Le dita volarono sulla tastiera. Bella idea ragazzi, credo che ci sarà da divertirsi! Mi metto subito al lavoro, seguitemi per saperne di più.

JedFawkes ha commentato < Non vedo l’ora!

***

Trovate l'immagine relativa alla storia qui: https://paneesarcasmo.wordpress.com/2018/05/22/la-casa-dei-fawkes-capitolo-3/



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