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lavoro pubblicato domenica 20 maggio 2018
ultima lettura venerdì 27 novembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La Casa dei Fawkes - Capitolo 2

di LauraCross. Letto 573 volte. Dallo scaffale Horror

Seconda Parte - Quando sei un blogger e giornalista con l'interesse per il sovrannaturale, non puoi trattenerti dal visitare le case più infestate degli Stati Uniti: la vecchia casa dei Fawkes sembra proprio il posto ideale per Michael...

Dopo aver mangiato la pizza con gusto ed aver telefonato a Tilda (“ti ho detto che sto bene, il cellulare si è rotto da solo, capita no? Tranquilla!”), Michael si mise al computer per rispondere ai messaggi sul blog. Sembravano tutti veramente entusiasti di questa sua nuova avventura, se così si poteva chiamare, e non vedevano l’ora di sapere cosa sarebbe accaduto in quella casa maledetta. Uno fra tutti però catturò la sua attenzione:

JedFawkes ha commentato > sogni d’oro ;)

Il commento non aveva assolutamente senso sotto le foto che aveva postato ed inoltre, sembrava che questo utente si fosse registrato al sito solo cinque minuti prima, come se l’avesse fatto apposta per poter scrivere sul suo blog. Un troll, pensò Michael, uno di quelli che si mettono su internet per fare i simpaticoni. Ridendo sotto i baffi gli rispose senza problemi, cliccando il tasto invia con soddisfazione:

MikeSPnatural ha risposto > grazie, non vedo l’ora!

Beccati questo, Jed. Prese un paio di like e decise di andarsene a dormire. Salì le scale che davano al secondo piano e si diresse in bagno per lavarsi i denti, fischiettando allegramente. Il bagno era piccolo ma completo di tutto quello di cui poteva aver bisogno: la doccia era senza tenda e forse avrebbe dovuto comprarne una nuova da appendere, ma per il resto c’era tutto. L’acqua del lavandino ci metteva un po’ a scaldarsi, ma forse Michael avrebbe dovuto chiamare qualcuno per controllare la caldaia, giusto per essere sicuro. Uscito dal bagno, andò in una delle due stanze da letto: essendo solo lui a vivere in quella casa, aveva deciso di far diventare l’altra stanza uno studio dove potersi mettere comodo a scrivere. Adesso ci aveva poggiato gli scatoloni ormai vuoti, ma li avrebbe buttati presto. Messo il pigiama, una semplice maglietta e dei pantaloni grigi, posizionò la telecamera a infrarossi sul soffitto come era solito fare quando studiava un caso, per poi infilarsi sotto le coperte del letto che si era portato dalla città. Quando chiuse gli occhi gli sembrò di dormire ancora nel suo vecchio appartamento, ma una volta aperti, nella penombra l’illusione si ruppe: l’armadio rotto con la sua anta aperta era un’ombra immensa e quasi minacciosa, ed i flebili raggi lunari non potevano fare nulla per illuminare la stanza che era immersa in un’atmosfera spettrale. Michael si rigirò su un fianco, stringendosi nella coperta e portandosi le ginocchia al petto come se fosse tornato bambino. I pensieri si fecero sempre più confusi, sembravano iniziare dal nulla e finire in una fitta coltre di fumo, pesante e nero, che entrava nel naso, nella bocca e poi giù, giù per la trachea e nei polmoni…

“London Bridge is falling down, falling down, falling down…”

Michael aprì gli occhi di scatto e si sorprese nel ritrovarsi steso supino: su di lui c’era qualcosa, sì, qualcuno che gli premeva forte il petto e giurò che quell’essere era lo stesso che l’aveva svegliato. Era buio pesto, immerso in una coltre di fumo denso.

“London Bridge is falling down…”

L’essere sembrava essersi avvicinato, il sussurro crudele di quella classica canzoncina l’aveva paralizzato steso nel letto e puzzava di fumo. Muoio, sto morendo, pensò Michael, va via, lasciami andare. Provò a gridare ma non riusciva ad emettere alcun suono, preda del terrore puro, ti prego va via, va via, va via. Una mano gli strinse il collo con decisione, le dita erano ossute ma forti; la faccia dell’essere doveva essere a pochi centimetri dalla sua perché si sentì sfiorare le guance da dei capelli che gli pizzicarono la pelle, bruciandola come se fosse sul fuoco vivo.

“My fair lady.”

Michael si svegliò di soprassalto, sudato, ma al sicuro nel suo letto con nessuno né sopra, né accanto a sé. Era tutto un brivido, come se avesse corso una maratona nella notte per poi buttarsi sul materasso senza nemmeno passare per la doccia. Imprecò ad alta voce, riprendendo fiato ed alzandosi ancora tremante, non poteva restarsene lì senza far niente. Accese la luce della camera per andare a controllare la telecamera a infrarossi, curioso di controllare cosa fosse successo. La sua parte razionale, nonché quella più forte, era convinta di aver avuto una semplice paralisi notturna: gli venne in mente quel quadro di Füssli intitolato L’Incubo, dove una ragazza dormiente vestita di bianco ha un mostro seduto sul petto. Nei secoli precedenti le persone rappresentavano in questo modo un comunissimo disturbo del sonno dovuto dallo stress. Infatti, quando Michael riuscì a vedere il video della notte, notò come sembrava uno stoccafisso sotto quelle dannate coperte: era tesissimo certo, ma nella stanza non c’era niente, né si udiva nulla. Sbuffò, sentendosi preso in giro dal suo stesso cervello: non poteva pubblicare nemmeno questo materiale sul blog o l’avrebbero preso in giro. Andò al piano di sotto per bere un bicchiere d’acqua e dato che erano le cinque del mattino, pensò che fosse del tutto inutile cercare di tornare a letto. L’adrenalina l’aveva svegliato per bene ed era pronto ad affrontare la giornata. Dissetato e con la gola meno secca di prima, camminò nel salotto per andare a vedere il PC.

Il computer era acceso.

Strano, pensò, l’avevo spento ieri sera. A passi lenti si avvicinò al divano, dove vi era il computer ad attenderlo. Sullo schermo illuminato, c’era lo screensaver con la foto di lui insieme a Tilda qualche anno prima ad una gita alle Montagne Rocciose, così mosse il mouse per vedere cosa fosse successo. Sulla schermata c’era il suo blog con un solo articolo che sembrava fosse stato postato da lui stesso: “Ciao ragazzi, sono morto. Sono morto, morto, anzi, mortissimo, quindi potete anche smettere di seguire questo blog e trovarne altri, eh, eh.” Più lo leggeva, più poteva sentire l’acqua che aveva bevuto poco prima muoversi nello stomaco e la bocca amara. Se questo era uno scherzo, era veramente di cattivo gusto. Sbuffò sonoramente e cliccò sulle impostazioni per andare nell’archivio ma non c’era alcuna traccia di quel post, né di qualsiasi altro suo post o commento.

Vuoto.

Hai pubblicato zero articoli. Inizia a scrivere!

Hai zero messaggi.

Proprio quando stava per cliccare sull’aiuto per ripristinare il salvabile, dalle casse del PC risuonò una risata maniacale, quasi isterica.

Faceva caldo.

Molto, molto caldo.

Lo schermo del PC si spense all’improvviso ed il salotto piombò nel buio. Con un balzo, Michael corse a prendere il suo rilevatore di presenze che aveva dimenticato in camera; fece le scale a due a due, lo prese insieme al cellulare e poi scese di nuovo. Non appena accese il piccolo dispositivo, la lucetta rossa divenne verde ed iniziò ad emettere un suono continuo e fastidioso. Lo poggiò accanto al PC e sembrava come impazzito, non aveva mai visto una reazione simile: doveva assolutamente documentare tutto, quindi con il cellulare si mise a riprendere. “Ragazzi, sono le 5.17 del mattino e potete vedere da voi quello che sta succedendo, ci sono chiari segni di attività paranormale…” Riprendeva il PC e la luce verde, “vi scriverò altri dettagli, ma vi dico che è solo la prima notte e ho dormito male, infatti mi sono svegliato ed il PC era acceso, il mio blog era stato compromesso e poi quando ho cercato di sistemarlo si è spento tutto. Ecco.” Provò a spingere il tasto di accensione ma sembrava non volergli dare proprio retta: se ne stava lì con lo schermo nero.

“Fawkes?” Michael provò a chiamare a gran voce il suddetto fantasma. Chi altri poteva essere? “Fawkes?” Non ebbe alcuna risposta oltre al continuo suono del dispositivo che adesso gli stava rimbombando in testa. “Jedediah Fawkes!” Scandì per bene il nome dell’essere, rabbrividendo istintivamente.

Strano.

Si mosse nella stanza, cercando di captare un qualsiasi altro segnale, un fruscio o un crepitio. Il dispositivo cessò di suonare. “Wow,” Michael commentò, tornando al PC: adesso era acceso e mostrava il suo blog, con tutti gli articoli in ordine senza più il messaggio fasullo. “Ragazzi, questa è stata proprio intensa,” disse, riprendendosi con il cellulare con la mano che tremava, non poteva farci nulla. “Davvero intensa, credetemi, wow, fa un caldo pazzesco, devo aprire le finestre, sono sudato.” Spalancò la finestra del salotto e respirò a pieni polmoni l’arietta fresca mattutina.

Nel giardinetto gli uccellini cinguettavano risvegliandosi dal torpore del sonno; una macchina solitaria passò davanti la casa a tutta velocità; un cane abbaiò in lontananza. Era l’alba di un nuovo, normalissimo giorno. “Bene, ragazzi, ci sentiamo presto con altri aggiornamenti, come sempre fatemi sapere che ne pensate nei commenti,” fece un sospiro e concluse il video. Si mise subito al lavoro al computer, caricandolo e scrivendo il testo del messaggio.

Fu sorpreso che quando pubblicò l’articolo, il primo a commentare fu il troll dell’altra volta, JedFawkes. Quella volta però aveva una foto profilo, una faccina sorridente stilizzata che ricordava un po’ quella della famosa band Nirvana:

JedFawkes ha commentato > ti ho risposto, Mickey, eh eh, piacere di conoscerti. Alla prossima volta!

***

Trovate l'immagine relativa alla storia qui: https://paneesarcasmo.wordpress.com/2018/05/20/la-casa-dei-fawkes-capitolo-2/



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