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lavoro pubblicato domenica 20 maggio 2018
ultima lettura giovedì 17 gennaio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Perchè siamo deboli?

di Drakuma. Letto 183 volte. Dallo scaffale Filosofia

Rifflettendo su questo argomento, ho voluto condividere con voi, questo mio pensiero. Senza pretendere di dare una risposta completa ed esaustiva. Ma un semplice spunto a riflettere...

Perche siamo deboli? Una domanda che potrebbe avere molteplici risposte, quanti sono i campi e le visioni che l'umanità ha appreso nel corso dei secoli. Eppure, io oggi, vorrei esprimere qualcosa di diverso. Uno spunto nuovo. Siamo deboli, perchè cosi possiamo comprenderci.
Fin da piccoli, nasciamo deboli, con il nostro corpo fragile e ci affidiamo alle cure di chi ci accudisce, poi, con il tempo, cresciamo e ci abituiamo che dobbiamo diventare forti, che per andare avanti bisogna crescere. La vita è una continua battaglia per la supremazia e la forza, l'intelligenza, sono necessarie per vivere "felici". Nonostante tutto, anche crescendo rimaniamo non troppo lontani da ciò che eravamo. Come il piccolo germoglio, che si trasforma in un albero, non perde le sue radici.
Ogni giorno, affrontiamo la sofferenza, della perdita di qualcuno che amiamo, il dolore della sconfitta e un terribile vuoto, dato dalla incertezza per il futuro, sulle scelte che compiamo, chiedendoci come una cantilena, se tutto questo sia giusto. Se non abbiamo commesso sbagli. Se facendo una scelta diversa, il nostro destino sarebbe stato migliore.
Nella ricerca, continua di una supremazia sulla nostra esistenza, facciamo qualunque cosa per emergere, per essere speciali, gridando al mondo: "Guardami, io sono qui".
L'appagamento che proviamo nella riuscita diventa il nostro scopo ultimo e non riuscire in questa impresa, la realizzazione che siamo incapaci, inutili.
Una visione cinica forse la mia, ma purtroppo non molto distante da una realtà, basata su principi, che distorcono la percezione che abbiamo dell'umanità.
Sicuramente ricorderete le tragedia dei terremoti che si sono abbattuti nel nord italia, oppure della storia di cronaca, sulla valanga, che aveva travolto un albergo. Sicuramente tragedie che hanno lasciato un segno indelebile nel nostro cuore. Eppure, c'è qualcosa in quelle terribili storie, che ci ha fatto ricordare chi siamo. La solidarietà. Centinaia di uomini, pronti ad affrontare avversità, difficoltà e perfino il dolore, solo per poter aiutare. Curioso verbo: "Aiutare". In un mondo, basato sul profitto, sul potere, sul successo, c'è chi sceglie di fare una strada diversa, di tendere una mano, verso il dolore di qualcun'altro e se, trovandovi difronte a queste persone, potreste chiederli: "Perchè lo fai?" sicuramente le risposte, per dare una giustificazione accettabile sarebbero molteplici e tutte giuste e sbagliate al contempo.
Ricerchiamo una logica matematica, in ogni cosa, perfino nei sentimenti, perchè anche su di essi vorremmo avere il controllo, essere sicuri, perfetti, intoccabili. Ed invece, sbagliamo, falliamo, soffriamo, moriamo.
Siamo avanzati in ogni campo della ragione, eppure quando parliamo di sentimenti, siamo ancora dubbiosi. Le visioni molteplici, sono sfociate in diverse forme, per dare una forma "certa" a questi sentimenti che ci pervadono ogni giorno della nostra vita. La religione, la filosofia, perfino la stessa logica, hanno dato sempre una spiegazione, che dispreratamente cerchiamo in noi stessi. Senza chiederci perchè la ricerchiamo? Perchè invece in altri, la ripudiamo?
La paura è la risposta. Nella nostra coscenza di essere deboli, siamo coscenti di aver paura, una paura che ci accompagna dal nostro primo vagito, dal nostro primo giorno di scuola, dal nostro primo amore.
Sebbene, il primo pensiero è che la paura sia un male, ebbene qui il mio pensiero vuole, porre una visione diversa. La paura è ciò che ci avvicina. Quel sentimento, che invece di divedere dovrebbe unirci.
Lo so, come si può ricercare una comprensione, nella paura? Non è essa stessa, un modo che la natura ci ha dato per allontanarci dai pericoli. Da ciò che ci può danneggiare e turbare. Ed è qui il grande paradosso, il vero nemico dell'uomo è l'uomo stesso. Ciò che ci spaventa maggiormente è l'umanità stessa. La cattiveria, la violenza, le malattie, lo straniero, il diverso.
Per questi motivi, centinaia di guerre, di violenze sono state perpetrate nel corso della storia umana e tutte hanno sempre portato alla stessa conclusione. Non siamo diversi. Le lacrime che versiamo, il dolore che proviamo, le nostre paure, i nostri dubbi, sono tutti frammenti di una umanità fragile, debole, che non può reggersi da sola. Anche nei miti, gli eroi e le divinità, avevano una debolezza nascosta, perchè non sarebbe nemmeno comprensibile il concetto di onnipotenza. Potremmo accettarlo idelogicamente, ma mai comprenderlo. In quanto è uno stato che non appartiene all'umanità. Un qualcosa di distante da noi. Ed è qui che vorrei giugere. L'umanità riesce a conprendere equazioni matematiche dalle contorte logiche, comprendere la mente di persone malate, ma non riusciamo a capire che è dentro la comprensione del dolore altrui, che possiamo comprendere il nsotro. Che ascoltando i dubbi di qualcun'altro, possiamo trovare risposte ai nostri e se ciò non fosse vero. Avremmo comunque una spalla su cui posarci. Amico, fratello, sorella, genitore, amore. Sono molteplici le forme che potremmo dargli, ma univoco sarebbe il nido al quale fare ritorno, il luogo dove poter trovare ristoro, dove poter versare lacrime senza essere giudicati.
Ritornando alla domanda iniziale: "Perchè siamo deboli?" credo che negli anni della mia vita la risposta univoca che mi sono dato sia: "Siamo deboli, perchè abbiamo bisogno degli altri, perchè la vera forza, la vera pace, la ritroviamo nella comprensione e non nella divisione".


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