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lavoro pubblicato sabato 19 maggio 2018
ultima lettura giovedì 12 luglio 2018

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

IL CRONISTORICO - 11

di MarcoMarchetta. Letto 262 volte. Dallo scaffale Storia

DUE DI FIRENZE (1305) La chiesa dell'Annunziata era parzialmente un cantiere. Sul fianco destro alcune impalcature davano modo all'artista di dipingere rapidamente sull'intonaco fresco allestito dai lavoranti. Uno di questi gli lanciò la v...

DUE DI FIRENZE
(1305)

La chiesa dell'Annunziata era parzialmente un cantiere. Sul fianco destro alcune impalcature davano modo all'artista di dipingere rapidamente sull'intonaco fresco allestito dai lavoranti. Uno di questi gli lanciò la voce:
"Maestro, vi si vuole."
"Per un po' mi si lasci tranquillino" replicò Giotto intento a pennellare senza distogliere neanche uno sguardo, "e di', chiunque sia, che in certi momenti al dipintore non si deve romper l'anima!"
Mezz'ora dopo scese giù dalla scaletta, lanciò uno sguardo al visitatore e diede ordine di sospendere.
"Non merito tanto, amico mio" si scusò Dante.
"Hai ragione: infatti meriti tantissimo" scherzò l'altro respingendo l'abbraccio. "Non sai, grullo, che se mi vieni accosto ti imbratto più di quest'affresco?"
"Vengo proprio per affreschi. Ma la delizia di vedere un vecchio collega della corporazione Medici e Speziali e di sentire chi parla il fiorentino schietto mi avrebbe mosso comunque."
"Caro Dante, è dal Giubileo di papa Bonifacio a Roma che non t'incontravo. Anche là mi venisti a tirar via dai miei lavori in Laterano.
Ho saputo del tuo priorato e di come te l'hanno fatta pagare, povero te."
"Non proprio secondo i loro desideri: Corso Donati m'avrebbe dato fuoco in piazza se m'avesse preso e la condanna a morte è rimasta in vigore a tutt'oggi."
"Quello, da quando ti sei accasato con la cugina Gemma, s'aspettava ti schierassi con lui non coi Cerchi che lo stavano a metter sotto schiaffo."
L'Alighieri quasi piangeva per la rabbia e lo sconforto; si mise a spiegare anche per allontanare quel momento imbarazzante:
"Corso era l'unico della famiglia a non meritare alcun rispetto. Non ero, forse, amico dei suoi fratelli Forese e Piccarda? Ma lui era prepotente, violento, triviale, assolutamente ignobile."
"Però la tua condanna era per baratteria. C'era una multa da pagare e un processo da subire. Tu non ti sei presentato ai giudici."
"Ma che pensi, o Giotto? Anche tu a darmi la croce addosso?
Io non ho imbrogliato la povera gente. Io ho fatto in modo che tante cose storte fossero raddrizzate, eliminati tanti abusi dei forti sui deboli, sanate molte ingiustizie perpetrate dai potenti. E quelli non me l'hanno perdonata.
Se mi fossi fatto prendere il qui presente Durante Alighieri sarebbe durato solo per un po' di fumo nel vento."
"Però lo stesso Vieri Cerchi ha ammesso che nella sua banca c'è ancora un grosso conto a nome della tua famiglia."
"Io al di sopra dei miei doveri d'ufficio, che non mi obbligavano a tanto, ho fatto gli interessi di tanti poveracci spogliati di terre e di case. È stato nelle vesti di loro difensore, e col loro benestare, che ho ritenuto giusto fosse di mia spettanza una minima parte di tali recuperi. Un avvocato non si fa pagare? Quando tu dipingi non presenti il conto al committente?
Capisci, Giotto? Il priorato mi dava il potere per far sentire la voce dei derelitti ma ciò esulava dai compiti di un priore. Era abuso del mio ufficio? So che se mi hanno pagato è perchè ho reso dei servigi che nessun altro avrebbe fornito, non perchè ho estorto o ingannato.
E la casa dei miei antichi non me l'hanno demolita quando sono stato costretto all'esilio? Quella chi me la ripaga?"
"Perdonami, amico, ma avevo delle curiosità.
Che mi dicevi di affreschi? Chi ne vuole? Io, come vedi, lavoro svelto. Lì tutto il lato sinistro in due mesi è bell'e fatto."
"Tra poco lascerò Verona e l'ospitalità dei Della Scala per accettare quella dei Malaspina: mi vogliono per una trattativa dei Signori col vescovo di Luni. Parlerò di te anche a loro.
Per ora, qui a Padova, gli Scrovegni hanno costruito una cappella e ci vogliono affreschi dappertutto. La Chiesa ce l'ha con Enrico perchè il padre Rinaldo si è arricchito con l'usura. Io gli ho consigliato di tacitarla in tal maniera e ho fatto il tuo nome.
È un lavoro grosso e se saranno soddisfatti sono certo che si disobbligheranno anche con me."
"Se c'è da guadagnare bene, amico mio, con te mi disobbligherò anch'io."
"No, Giotto, non accetterei mai denaro da te. Semmai metti la mia faccia in un dipinto. E tornando a Firenze vuoi parlare a mio favore?
Mi piacerebbe chiudere i miei occhi in patria e sono certo che anche le architetture mentali in versi che mi sorgono nell'animo in continuazione, visioni infernali e paradisiache, mi riuscirebbero più musicali e scorrevoli se risciacquassi i miei pannucci in Arno."

(Ringrazio chi legge e gradisce. Appuntamento al prossimo sabato, 26 maggio, con un altro racconto)

Marco Marchetta



Commenti

pubblicato il venerdì 25 maggio 2018
AnnaCostanzo, ha scritto: Grande Marco
pubblicato il venerdì 25 maggio 2018
ClaudiaRosto, ha scritto: Firenze bella
pubblicato il venerdì 25 maggio 2018
SoniaBattiston, ha scritto: Grande Marco scrivi proprio bene
pubblicato il venerdì 25 maggio 2018
StefaniaOrlando, ha scritto: I miei complimenti

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