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lavoro pubblicato venerdì 18 maggio 2018
ultima lettura sabato 25 gennaio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La Casa dei Fawkes - Capitolo 1

di LauraCross. Letto 544 volte. Dallo scaffale Horror

Quando sei un blogger e giornalista con l'interesse per il sovrannaturale, non puoi trattenerti dal visitare le case più infestate degli Stati Uniti: la vecchia casa dei Fawkes sembra proprio il posto ideale dove andare ad abitare per Michael.....

“Be still be calm be quiet now my precious boy

Don't struggle like that or I will only love you more”

Lullaby, The Cure

1.

La nuova casa di Michael Morrison era una piccola villetta a due piani situata poco fuori la cittadina di Milton, Kentucky; fu costruita alla fine del XIX secolo e vi abitò la famiglia Fawkes fino al 1915, anno in cui un terribile incendio uccise il figlio maggiore della famiglia nella notte di Halloween. Secondo i vicini di casa, o almeno questo riportavano sul piccolo articolo di giornale sbiadito trovato su internet, non era stato un incidente: anzi, sembrava che fosse stato proprio il ragazzo, Jedediah Fawkes, ad appiccare l’incendio. Il padre della famiglia, il Signor Robert, era stato svegliato dall’odore del fumo e fortunatamente era riuscito a portare in salvo sua moglie e sua figlia minore, prima che le fiamme ingoiassero l’intera villetta. Per quanto riguardava il giovane Fawkes, ritrovarono il suo corpo con un foro alla tempia, steso a terra dietro gli alberi nel grande giardino; nella mano destra stringeva una pistola. La famiglia Fawkes si trasferì lontano da quel luogo di dolore dopo aver venduto il terreno: la casa era un cumulo di cenere, fatta eccezione per qualche trave portante che era stata risparmiata dalle fiamme. La vegetazione si impossessò del luogo fino agli anni ’90, quando finalmente vi si costruì di nuovo una piccola abitazione recintata con un garage ed un ampio giardino.

Venne terminata nel 1993 e per la prima volta in ottanta anni, delle persone poterono abitare nuovamente in quel luogo isolato; peccato che iniziarono ad esserci strani avvenimenti. La prima famiglia ad abitarci fu una giovane coppia appena sposata in dolce attesa: i Johnson, i due novelli sposi, se ne andarono dopo solo un mese, fuggendo in piena notte. All’inizio pensavano di essere solo un po’ paranoici, ma presto si passò dal semplice scricchiolio delle porte, agli oggetti che venivano scaraventati sul muro. Quando poi udirono il crepitio delle fiamme, delle risate fuori dalla casa e il puzzo del fumo, non poterono assolutamente restare in quel luogo. Così, l’abitazione rimase invenduta per altri dieci lunghi anni, fino a quando nel 2005 vi si trasferì una donna vedova sulla settantina: morì nel sonno dopo una settimana, stesa nel suo letto. Alcuni dicevano che fosse morta di paura, ma secondo altri, la donna era malata da tempo. La casa ormai sembrava essere maledetta, tanto che venne svenduta ben al di sotto del suo valore effettivo: nessuno voleva averci niente a che fare.

Michael sapeva tutte le storie sulla vecchia casa dei Fawkes, le aveva lette al sicuro nella sua stanzetta al quinto piano di un grande condominio di città; scrittore, giornalista e blogger semi-professionista appassionato dell’occulto, 28 anni, aveva messo da parte un po’ di soldi per acquistare finalmente la casa maledetta. Pregustava il giorno in cui avrebbe pubblicato il suo libro dove avrebbe svelato una volta per tutte cosa c’era davvero dietro ad una delle case più paurose d’America, se non del mondo. Il suo blog contava un numero eseguo di followers, per lo più appassionati di misteri che ruotavano attorno ad alieni, fantasmi e strane sparizioni: si erano scatenati non appena aveva confermato che era diventato il nuovo proprietario della casa dei Fawkes.

“Sei sicuro che starai bene qui da solo?” Sua sorella Tilda gli chiese il giorno in cui sistemarono anche gli ultimi scatoloni nell’ingresso. La ragazza si strinse nelle spalle, guardandosi intorno con gli occhi scuri spalancati; rabbrividì nonostante il pesante cappotto che stava indossando.

Michael sbuffò, posando a terra uno scatolone pieno di piatti e bicchieri e le si avvicinò; le mise entrambe le mani sulle spalle, stringendole con forza. “Sono grande e grosso,” disse, “e poi questo è il mio lavoro alla fine, svelare misteri che altrimenti resterebbero irrisolti. Dai, guardati intorno!” Michael la strinse più forte, “all’ingresso, “è una casa normalissima, nuova, moderna, spaziosa… Che altro devo dire per convincerti?”

Tilda lo guardò poco convinta ma poi sospirò. “Va bene, va bene. Però promettimi che mi telefonerai almeno tutti i giorni. Questo posto mette i brividi.”

Michael ridacchiò, lasciandola andare, “tranquilla, è tutta suggestione… Starò bene.”

La ragazza lo salutò per un’ultima volta per poi uscire e dirigersi verso la macchina parcheggiata nel vialetto; non riusciva a togliersi di dosso l’orribile sensazione che qualcuno la stesse osservando, qualcuno che non fosse suo fratello affacciato alla finestra. Non appena uscì dal cancelletto di ferro e salì in macchina, tirò un sospiro di sollievo: mise in moto e non guardò nello specchietto retrovisore neanche per una volta. Sperava davvero che Michael avesse ragione su quella casa: cosa poteva essere se non una semplicissima villetta in America? Eppure quell’orribile sensazione di angoscia sembrava non voler andare via. Fece una breve preghiera nella sua mente, pensando solo al suo amato fratellone. È tutta suggestione. Strinse forte le mani attorno al volante. Sarebbe andato tutto bene.

***

Michael non ci mise troppo tempo nell’arredare la sua nuova casa: qualche mobile che era stato incluso nell’offerta della vendita l’aveva tenuto senza pensarci due volte. Certo, l’armadio in camera aveva un’anta rotta e si apriva di continuo se non la spingevi con forza e sì, forse anche il tavolo della cucina e le sedie erano un po’ vecchiotti, beige e tristi, ma c’era tempo per sistemare tutto a dovere. Lui era lì con una missione ben precisa. Si sedette sulla vecchia poltrona che si era portato dall’appartamento precedente e si spaparanzò con il PC poggiato sul petto; controllò un paio di e-mail e poi andò subito sul suo blog per caricare un paio di foto che si era fatto scattare da sua sorella. ECCOMI QUI, scrisse a caratteri cubitali, SONO ARRIVATO NELLA MIA NUOVA CASA. Nella prima foto c’era lui che faceva il segno di vittoria davanti agli scatoloni ancora chiusi messi davanti alla porta d’ingresso; nella seconda, era chino a impilare dei libri nel salotto mentre nell’ultima se ne stava seduto sul divano con un pollice in su, un sorriso a 32 denti e gli occhi vispi e allegri. Sogghignò tutto soddisfatto e attese che la barra di caricamento arrivasse al 100%, per poi cliccare su pubblica. Bene, era fatta.

L’orologio sullo schermo del PC segnava le 07.45pm e così decise di ordinarsi una pizza visto che si sentiva troppo stanco per fare altro. Domani doveva svegliarsi presto e lavorare su altri articoli, revisionare alcune bozze: non era in vacanza! Si tolse il PC di dosso e si tirò su a sedere, stropicciandosi gli occhi e sbadigliando sonoramente.

Prese il cellulare in mano ma lo lasciò andare subito con un gemito di dolore: scottava. “Cosa?” Aggrottò le sopracciglia, fissando il cellulare a terra dove era appena caduto. Quello che accade era qualcosa che non aveva mai visto fare a nessun cellulare in vita sua, nemmeno su internet. Stava friggendo, lo schermo scricchiolava sotto i suoi occhi, si rigava, sembrava volersi accartocciare su sé stesso… Poi del fumo fuoriuscì dalle crepe del vetro, salendo in alto, sempre più in alto.

E come era iniziata, era finita lì: Michael paralizzato sul divano ed il suo cellulare ormai inutilizzabile sul pavimento. Rimase fermo dove si trovava, ignorando il battito del cuore che era accelerato e le mani che stavano sudando. Di solito amava quella sensazione di paura mista ad eccitazione, ma questa volta non poteva negare di sentirsi un po’ angosciato. Dalla tasca della tuta prese il dispositivo che usava per rintracciare segnali paranormali: se l’era fatto fare apposta per lui in edizione tascabile. Sembrava un piccolo telecomando con sopra un pulsante di accensione e delle lucette: se la lucetta passava da rossa a verde ed il dispositivo emetteva un suono continuo, allora c’era sicuramente qualcosa di strano nella stanza. Alla fin fine era solo un semplice rilevatore di radiazioni elettromagnetiche. Lo accese e trattenne il fiato… Lucetta rossa.

Niente.

Si scosse, dandosi un paio di schiaffetti sulle guance e prese un bel respiro: okay, non era successo che qualche smartphone esplodesse poco tempo prima? Probabile, dopotutto ci stava attaccato spesso, magari si era surriscaldato troppo. Sì, era un semplice difetto di fabbrica. Guardò il suo PC e valutò se mettere anche questo nella sua indagine: un cellulare bruciato a terra? Gli avrebbero riso dietro dandogli del cretino per aver distrutto uno smartphone perfettamente funzionante. I suoi lettori erano abituati a degli articoli sul classico del paranormale e sicuramente i cellulari rotti non rientravano nel classico: porte scricchiolanti, passi nella notte, sussurri maligni o lamenti. In più, il dispositivo aveva mostrato risultati totalmente negativi, anche se poteva anche essere che chiunque fosse stato il colpevole se ne fosse già andato dalla stanza.

Michael sbuffò e se lo rimise in tasca, dandosi dello stupido per aver creduto che lo spirito di Jedediah Fawkes abbia deciso di presentarsi dopo così poco tempo. Si alzò e prese dal borsone accanto al divano l’altro telefono, quello del lavoro e mandò un messaggio a sua sorella per avvertirla: come minimo si sarebbe solo preoccupata se non avesse iniziato a chiamarlo sull’altro numero, smobilitando l’intero corpo di polizia. Gli venne da ridere al pensiero e si rilassò, il battito finalmente tornato normale ed i muscoli non più tesi. Lo stomaco brontolò: era ora della pizza. Nemmeno Jedediah Fawkes gli avrebbe fatto passare voglia di pizza.

***

Trovate l'immagine relativa alla storia qui: https://paneesarcasmo.wordpress.com/2018/05/18/la-casa-dei-fawkes-capitolo-1/



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