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lavoro pubblicato venerdì 18 maggio 2018
ultima lettura venerdì 13 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il Gigante a Ledo

di JackHopfrog. Letto 336 volte. Dallo scaffale Fantasia

Amate il fantasy ma trovate alcuni stereotipi obsoleti? Adorate l'ambientazione medievale ma ritenete troppo serie e cupe quelle storie? Allora questo è il genere di racconto che fa per voi: leggero ma intenso, una fantasy-comedy. Buona lettura ;)

- Il Gigante a Ledo -

Un racconto tratto dal ciclo
Tales of Meramia

1. Minaccia a Ledo

La locanda era piena di chiacchiere e risa che coprirono le urla provenienti dall'esterno. Nessuno sentì i richiami d'aiuto finché un uomo, livido in viso e con indosso abiti impolverati e macchiati di sangue, irruppe dalla porta in preda al panico. Subito il vociare mutò in silenzio nella sala mentre mille occhi curiosi si voltarono verso l'ospite appena giunto.
- Kal Astelio, cosa accade?- chiese l'oste, turbato.
- Un...un gigante! In città c'è un gigante! È arrivato nella piazza del mercato!
Furono le uniche frasi che Kal Astelio riuscì a proferire prima che il ricordo del titano lo attanagliasse fino a fargli perdere i sensi.
Quelle parole echeggiarono nella sala silenziosa come un fulmine che spacca il cielo: UN GIGANTE! Lentamente si sollevarono bassi mormorii che in breve divennero animate discussioni finché tutti gli avventori uscirono dalla locanda di fretta, pronti a fuggire sulle montagne se la notizia si fosse rivelata vera.
Tutti tranne l'oste e il piccolo gruppo di sei stranieri giunti in città solo alcuni giorni prima, che continuavano serafici a consumare il loro pasto. Il proprietario della locanda si avvicinò al tavolo degli ospiti percorrendo l'intera distanza zoppicando: una vecchia ferita, memoria di una delle battaglie che aveva collezionato da giovane; un ricordo triste che lo avrebbe accompagnato per il resto della sua vita, ogni qualvolta la temperatura fosse diventata più rigida o l'umidità più densa dell'aria.
- Miei signori, mi vedo costretto a uscire dalla locanda per verificare di persona questa notizia e per chiamare indietro i miei figli usciti a fare consegne. Vi chiedo venia per tale scortesia ma, viste le circostanze, non ho alternative. Terminate con calma il vostro pranzo e consideratelo offerto da me. Addio.
Poi si diresse verso l'uscita senza voltarsi e lasciò il locale. Josephyn posò il calice sul tavolo e si rivolse ai suoi compagni d'arme: - Dobbiamo intervenire!
- È il minimo, - rispose Gus annuendo - ci ha offerto il pranzo.
- Non ho mai affrontato un gigante. Non vedo l'ora! - esclamò Roland.
- Anche io ne approfitterò per sgranchirmi un po'. - disse Angel.
Seko si limitò ad annuire senza particolare entusiasmo.
- Ehm....lasciatemi finire le polpette prima di andare, sono deliziose! - rispose infine Kito.
Gli avventurieri dunque si preparano alla battaglia indossando le armature e impugnando le armi e si diressero verso la piazza, pronti allo scontro.

2. La strategia

Il gruppo si fermò all'angolo di una strada da cui si poteva vedere la piazza del mercato. Da quella distanza era possibile sentire le terrificanti grida del gigante e il rumore degli edifici che cadevano a pezzi. Gus proseguì in quella direzione per analizzare la situazione e studiare l'area in cui avrebbe avuto luogo lo scontro. Gli altri rimasero indietro per discutere un piano d'azione.
- Contro un gigante sarebbe opportuno mantenersi ad una certa distanza, ma nessuno di noi utilizza armi a lungo raggio - fu la considerazione di Josephyn - e nessuno di noi è in grado di utilizzare incantesimi.
- Seko ha i suoi guanti magici, - intervenne Angel - e Roland la spada.
La ragazza si riferiva ai Guanti Infernali di Seko, indumenti magici in grado di sprigionare fiamme, e a una delle spade di Roland che, pur non avendola mai vista in azione, si diceva possedesse il potere del fuoco.
- Io non userò Drakgar contro di lui, - rispose seccato Roland scuotendo il capo - per lui basterà Elios - ed estrasse una delle sue spade dal fodero, un'arma dall'aspetto massiccio e pesante con la lama seghettata.
Josephyn era l'unica del gruppo a conoscere il passato dei suoi compagni e non discusse la decisione di Roland. Lo spadaccino portava con se 7 spade ed ognuna aveva una storia diversa: Drakgar era destinata ad un altro avversario.
- Seko? - chiese quindi Jo rivolta alla sua amica. - Per me va bene. Ma il raggio d'azione dei miei guanti è di 4 metri, forse 5. Dovrei avvicinarmi... -, rispose la ragazza dai capelli corvini.
- Kito tu cosa ne pensi? - continuò Josephyn voltandosi verso l'altro compagno di avventure. - Ma... stai ancora mangiando le polpette della locanda!? - lo fissò con disappunto.
- Ehm... l'oste ha detto di servirci... ne ho portato qualcuna...- rispose Kito che intanto stava masticando imbarazzato.
Allora Roland si fece avanti e propose la sua strategia: - Sentite, il gigante è da solo, non è corretto attaccarlo in molti. Lo affronterò io, poi se vorrete potremmo dire che lo abbiamo sconfitto insieme -.
- Smettila! - lo sgridò Josephyn. - Siamo una squadra e combatteremo come tali! Angel! Tu sei la più agile di noi e la tua tecnica di lotta corpo a corpo è inefficace contro un gigante, per cui tu lo attirerai lungo una stradina. Lì ci saranno ad attenderlo Roland e Kito, nascosti ai due lati della via. Quando il gigante passerà da quella strada loro tenderanno una fune robusta che lo farà cadere per terra. Allora io e Gus piomberemo giù dai tetti circostanti e lo colpiremo con le nostre armi pesanti. In quella confusione Seko avrà il tempo di avvicinarsi al suo viso senza pericolo. Al suo comando poi, noi balzeremo via e lei userà la magia dei guanti per dare fuoco al gigante - fece una pausa - Che ve ne pare? - chiese infine soddisfatta del suo piano.
- Noioso - rispose Roland.
- Mi sembra una buona idea - controbattè Seko.
- Tu sei tutta scema - gli urlò contro Angel. - Io dovrei fare da esca? Quello è un gigante! Perché non vai tu, che parli tanto?
In quel momento sopraggiunse di gran carriera Gus. - Il gigante ha distrutto la piazza e gli edifici intorno, non sembra volersi fermare. Dodici metri circa, è armato di un tronco d'albero che usa come una mazza. Un colpo di quelli è come una cannonata.
Angel guardò Josephyn con aria di sfida come a voler dire "Hai sentito bella? Tu sei disposta a fare da esca contro un tipo simile?".
- Allora? - chiese quindi Gus - Qual è la strategia?

3. Caccia al gigante

- Josephyn farà da esca!-, rispose Angel sorridendo e inarcando un sopracciglio.
Josephyn non rispose. La guardò di sbieco: se Angel pensava che lei avesse paura si sarebbe presto dovuta ricredere.
- Oh bene, e noi altri cosa dobbiamo fare? - chiese impaziente Gus. I compagni gli illustrarono il piano nei dettagli.
Scelto dunque il luogo preciso dove la trappola sarebbe dovuta scattare ognuno andò ad occupare la propria posizione. Kito e Roland avevano intrecciato diverse funi robuste, recuperate tra le macerie di una vecchia drogheria e attendevano impazienti ai lati della strada. Seko aveva indossato i suoi guanti magici ed era pronta a utilizzare il loro potere. Gus si era posizionato sul tetto per calcolare il punto migliore da cui saltare così da raggiungere la massima distanza e Angel sghignazzava all'ombra di un camino mentre osservava la sua amica che si dirigeva verso la piazza con espressione seria.
Quando Josephyn raggiunse la piazza il gigante era ancora intento a colpire e distruggere ogni cosa intralciasse il suo cammino. Il vento, provocato dalle sferzate della sua enorme mazza, agitava i lunghi capelli color ebano della ragazza. Lei impugnava il suo pesante spadone ostentando un'inamovibile sicurezza mentre ripeteva a se stessa che aveva superato situazioni ben più pericolose e che sfuggire a quel mostro sarebbe stato sicuramente più semplice di quanto non immaginasse.
- Ehi!- urlò per attirare la sua attenzione.
Il gigante non parve udire la sua voce.
- Ehi, tu! Gigante! - urlò con maggiore foga.
Il gigante continuava imperterrito la sua opera di distruzione completamente ignaro della ragazza.
Josephyn si voltò in direzione dei suoi compagni che attendevano nascosti e gridò loro: - Non funziona! Non riesco a farmi notare! -.
E in risposta la voce di Angel: - Con quell'abbigliamento orribile non ti noterebbe neanche un marinaio di ritorno da un viaggio di 6 anni in mare!
- Come osi? Angel, questa te la farò rimangiare! - sboccò Josephyn.
Allora l'urlo del gigante squarciò l'aria poco distante e Josephyn capì che finalmente si era accorto di lei. Il mostro aveva inclinato il capo in maniera poco naturale e guardava proprio nella sua direzione, con occhi piccoli e scuri privi di anima, mentre sorrideva mostrando i suoi denti appuntiti. Il suo sguardo era fisso verso di lei e non sbatteva le palpebre, l'espressione era vacua e folle. Il coraggio di Josephyn per un momento vacillò e il suo corpo fu percorso da un brivido.
Il gigante cominciò ad avanzare lentamente verso di lei.
- Non riesco a muovermi - pensò, accorgendosi che le gambe, come le braccia, le stavano tremando senza controllo. Il fatto che riuscisse ancora ad impugnare il suo spadone, in quella situazione, aveva dell'incredibile.
Il mostro arrivò a pochi metri da lei e, chinandosi verso il basso, lasciò cadere il tronco che stringeva in mano per ghermire la ragazza.
- Noooooo!- urlò Josephyn con rabbia. Poteva accettare la sconfitta ma non la paura. Non avrebbe perso senza combattere!
L'ira vinse il panico e con un gesto veloce e preciso sollevò lo spadone sopra la testa e lo calò verso il basso con tutta la sua forza. La punta dell'arma raggiunse l'enorme mano del gigante tranciandogli di netto due dita.
Il mostro urlò di dolore e si raddrizzò tirando indietro la mano ,mentre ai piedi di Josephyn rotolavano le dita recise, grondanti un denso liquido scuro. La guerriera approfittò di quel momento di sorpresa per voltarsi e darsi alla fuga. Come avevano pianificato, imboccò la via dove i suoi compagni attendevano in agguato.
Quando il gigante si accorse che la sua preda stava fuggendo, afferrò il tronco che aveva lasciato in terra e subito si mise al suo inseguimento, lasciando una macabra striscia di sangue alle sue spalle. Era più veloce della ragazza e ad ogni passo guadagnava metri preziosi. D'improvviso, sotto i suoi piedi, una fune che attraversava la strada da una sponda all'altra si sollevò per aria tendendosi a più di un metro da terra, tirata ai rispettivi capi da Kito e Roland.

4. Una svolta inattesa

Il gigante nella sua corsa travolse la fune senza neanche accorgersene, trascinando dietro di sé Kito e Roland che, per avere una presa più salda, avevano legato la corda alla vita. - Malediz... - urlò Roland, prima di venire sbalzato in avanti. - Oh-oh! - ironizzò Kito. Poi videro il terreno polveroso piombargli addosso. Gus e Seko da un tetto osservavano la scena basiti.
- Ehm, abbiamo un piano di riserva? - chiese il guerriero.
- Sì! Aspettiamo che li uccida. Poi potremo attaccarlo di sorpresa mentre li divora - rispose cinica Seko.
Angel invece aveva le lacrime agli occhi dalle risate e non riusciva a parlare.
La situazione non faceva che peggiorare. Il gigante continuava a guadagnare terreno su Josephyn mentre Roland e Kito venivano trascinati sul terriccio dietro di lui, come due sacchi di patate. Mentre veniva sbalzato a destra e a sinistra da quella folle corsa, Roland cercò di reagire afferrando con entrambe le mani la fune e ritrovando un po' di stabilità. Lentamente e con grande sforzo, prese a tirarsi su verso le gambe del titano. - Kito! - urlò lo spadaccino concentrato nella salita. - Quando lo avrò raggiunto dovrai indicarmi dove colpire per recidere il tendine! -. Roland si voltò verso Kito ma al suo posto vide l'altra estremità della fune, recisa, che svolazzava al vento.
Voltandosi indietro vide l'amico, nel bel mezzo della strada, che si era rialzato e si spolverava i vestiti strappati e lerci. I loro sguardi si incrociarono e Kito gli fece un cenno di buona fortuna con la mano.
Josephyn intanto cominciava a sentire la fatica della lunga corsa. Doveva trovare una soluzione da sola visto che i suoi compagni non erano stati in grado di aiutarla e doveva farlo al più presto. Il gigante era ormai molto vicino. Mentre attraversava un incrocio vide con la coda dell'occhio un tempio di pietra che le sembrava più resistente degli edifici circostanti. Raccogliendo le forze in un ultimo slancio, lo raggiunse in pochi balzi rifugiandosi al suo interno.
Il gigante fece appena in tempo a vedere la sua figura svanire dietro l'uscio. Adirato, sollevò l'albero che portava con sé e lo scagliò in quella direzione. L'enorme tronco esplose in centinaia di trucioli, infrangendosi contro la parete di pietra pochi metri a destra dell'ingresso. Josephyn udì l'eco dell'impatto rimbombare in ogni stanza. Privo della sua arma, il mostro si chinò allungando il famelico braccio all'interno della costruzione per afferrare qualsiasi cosa fosse riuscito a raggiungere. In quello spazio angusto, l'arto enorme che si agitava irrequieto era spaventoso. Tra quelle pareti a misura d'uomo Josephyn non poteva utilizzare al meglio il suo spadone, quindi cercò di rifugiarsi nel punto più distante dalla portata della mano. Il gigante, dopo aver perquisito con minuzia la prima camera, si spinse più a fondo infilando il braccio nella seconda, sul fondo della quale era rannicchiata Josephyn. Il polso si piegò verso destra, urtando una sedia che la mano afferrò con uno scatto fulmineo. In un attimo la sedia andò in pezzi producendo un suono secco e raccapricciante. D'un tratto però, il braccio smise di agitarsi. Qualcuno dall'esterno aveva richiamato l'attenzione del gigante. Era Roland, con gli abiti laceri e sporchi di polvere mista a sangue, che impugnava la sua spada a due mani e sfidava il mostro a viso aperto.
Gus, Seko, Angel e Kito, appena arrivati, si affacciarono da una stradina laterale, la stessa attraversata prima dal gigante in corsa. Il titano vide anche loro.

5. Uno contro uno

Il gigante si sollevò in piedi mostrando tutta la sua imponenza e si preparò a fronteggiare i nuovi arrivati. Sorrise allargando la bocca in maniera esagerata, mostrando i denti aguzzi. Ma quel sorriso non aveva nulla di allegro. I suoi occhi, due piccoli puntini neri, sembravano pupille prive di iride, affogate nella sclera, bianca e densa. L'assenza di sopracciglia conferiva a quel volto un'espressione ancora più grottesca e rendeva difficile decifrarne i pensieri.
Roland non smetteva di fissarlo. Concentrato come solo riusciva a essere durante gli scontri più avvincenti e pericolosi, ben conscio del rischio che la sua stessa vita correva nell'affrontare un simile avversario, stringeva con entrambe le mani Elios, la pesante spada bastarda dalla lama seghettata che lo aveva assistito in numerosi scontri, senza mai deluderlo.
Lo spadaccino scattò in avanti e il gigante gli andò incontro.
- Dobbiamo aiutare Roland! - disse Gus al resto del gruppo mentre osservava i due avversari che si fronteggiavano in strada - Potremmo dividerci, qualcuno deve andare a controllare che Josephyn stia bene. Che ne dite se... Ehi?
Dietro di lui Angel e Seko stavano consegnando del denaro nelle mani di Kito - Cosa state facendo? - chiese Gus sorpreso.
Kito lo osservò severo: - Lo scontro è già iniziato ma per te farò un'eccezione, ti do Roland uno a cinque. Vuoi scommettere?
- State scommettendo sull'esito dello scontro? - sboccò Gus infastidito dalla mancanza di serietà mostrata dai suoi compagni. Poi osservando le espressioni di Angel e Seko aggiunse: - E avete scommesso sul gigante!!! - li guardò tutti con rabbia.
- Roland vuole battersi contro quel gigante da solo ed io sono a favore dell'eutanasia - rispose Angel sprezzante.
- Non preoccuparti Gus, stiamo solo scherzando - intervenne Seko con il suo solito tono serafico che non lasciava capire se fosse seria o meno.
- Voglio ben sperare - rispose seccato Gus. Poi aggiunse: - Andrò a vedere se Jo è sana e salva, voi nel frattempo evitate che Roland venga ucciso -. Dopo aver pronunciato quelle parole si lanciò giù dal tetto per raggiungere il piccolo tempio di pietra dove si trovava Josephyn, percorrendo una via laterale nascosto allo sguardo del gigante.
Nella mente di Roland, intanto, vorticavano mille pensieri. La naturale sicurezza che ostentava cominciava a vacillare alla vista di quell'enorme massa di carne che gli veniva incontro. Alto come sette o otto uomini messi l'uno sull'altro, il gigante sembrava crescere sempre più, sempre più vicino. Roland era certo che a quel mostro sarebbe bastato un solo colpo andato a segno per concludere lo scontro.
Prima regola: non farsi colpire! Quando furono l'uno di fronte all'altro il gigante si chinò verso il basso per sferrare un poderoso pugno contro il piccolo umano che lo aveva sfidato ma riuscì a colpire solo l'aria, lì dove un attimo prima c'era Roland.
Lo spadaccino, evitato il pugno del gigante senza troppe difficoltà, continuò la sua corsa passandogli sotto le gambe. Una volta lì, con la spada colpì la caviglia destra ripetutamente: i primi due colpi si infransero sull'osso senza conseguenze e l'arma gli vibrò tra le mani. Il terzo colpo raggiunse il tendine e il gigante urlò di dolore mentre la piccola, grande lama si faceva largo nelle carni. Roland con pochi salti calcolati si allontanò prima che il mostro, frustrato e dolorante, cominciasse a scalciare sotto di sé.
- Arriviamo Roland! - gridò Kito.
- Non serve. Posso sconfiggerlo da solo! - rispose Roland senza perdere di vista il suo avversario. Poi il gigante lo attaccò ancora, questa volta con rinnovato vigore e maggiore violenza. Roland non ebbe il tempo di prendere le distanze e fu costretto a schivare gli enormi pugni utilizzando la prontezza dei propri riflessi e la sua esperienza in battaglia. Ogni colpo evitato però, si scaricava sul suolo facendo vibrare il terreno sotto di lui e questo rendeva difficile mantenere l'equilibrio nei movimenti.
- Dobbiamo proprio intervenire! - ordinò Seko a Kito e Angel.
Intanto Gus aveva raggiunto il tempio ma, prima che potesse attraversare la strada, Josephyn comparve dall'ingresso, apparentemente sana e salva.
- Stai bene? - chiese Gus. - Certo! - rispose la ragazza. - Andiamo dagli altri!.

6. La brillante idea di Kito

Il gruppo era pronto a intervenire in soccorso di Roland. Seko e Angel da un lato, Gus e Josephyn dall'altro.
- Fermi! - gridò Kito. - Non possiamo intervenire così! Rischiamo di distrarre anche Roland e vista la situazione, deve rimanere concentrato altrimenti il gigante potrebbe colpirlo. Ho un'altra idea! Portatemi una scimmia, un uovo e un arco.
- Kito, non abbiamo una scimmia, un uovo e un arco... - rispose Seko che gli era di fianco. - Bene. Allora passeremo al piano di riserva - disse lui. Dopo aver indicato a Josephyn e Gus di tenersi pronti allo scontro, condusse Seko e Angel dietro il gigante a qualche metro di distanza. - Seko, tu usa i tuoi guanti per sprigionare fiamme in questa direzione. E tu Ange,l cerca di assumere una posa sexy.
Le due ragazze non capivano cosa stava architettando il loro compagno d'avventura ma decisero di fidarsi. Angel sollevò il braccio destro portando la mano dietro la nuca e posò l'altra mano sul fianco sinistro, mimando una posa seducente; Seko utilizzò i suoi guanti magici pronunciando la formula Yaram brik ulina.
Quando i Guanti dell'Inferno sprigionarono le fiamme, Seko le diresse secondo le indicazioni di Kito così che emanassero un forte bagliore verso Angel. La luce sprigionata proiettò l'ombra di Angel di fianco al gigante allungandola e ingrandendola. Allora Kito dispose le proprie mani a cono davanti alla bocca e gridò, in falsetto, per attirare l'attenzione del gigante: - Yuhu, bel gigante!
Il titano si accorse dell'ombra e i suoi colpi persero potenza e rallentarono. Roland approfittò di quell'attimo di esitazione per prendere le distanze, senza capire ancora cosa stesse succedendo. Il gigante si mise dritto fissando quell'ombra a terra, lunga e snella. Allargando la bocca in quello che voleva essere un sorriso ma che sembrava piuttosto un ringhio, si voltò.
Rimase immobile per qualche attimo. L'occhio destro socchiuso che gli tremolava come scosso da spasmi involontari mentre una vena gli pulsava sulla fronte. Il macabro sorriso ancora stampato sul volto mentre osservava gli avventurieri che si impegnavano in quel ridicolo teatrino.
- UAAAAAAAAARGH!!! -, ruggì con tutto il fiato che aveva in gola. Quei piccoli esseri non potevano immaginare il suo passato.
Alcuni anni prima infatti, durante il ballo di fine anno, Gruntang (il gigante) aveva deciso di dichiarare il suo amore a Gragna, la gigantessa che gli era sempre piaciuta, dal primo anno di liceo. Timido com'era, non era stato affatto facile per lui. Nonostante ciò ci era riuscito ma lei lo aveva rifiutato con un secco e freddo grugnito. Alla fine, si era messa con il suo compagno di banco Brof. Lo stesso Brof che aveva vinto il premio all'esame di scienze perché aveva fatto prosperare un micromondo animale sotto la sua ascella destra.
In preda a un'incontenibile rabbia, Gruntang si lanciò contro Angel, Seko e Kito. I tre ragazzi per confonderlo fuggirono in tre direzioni diverse.
- Ottimo! - pensò Kito fermandosi a compiacersi per il successo della sua idea, - Ora ci fermeremo e lui perderà qualche secondo per decidere quale di noi inseguire. In quel momento Josephyn e Gus lo attaccheranno alle spalle. È un piano infallibile!
Quando cercò Angel e Seko con lo sguardo vide che non si erano affatto fermate come si aspettava ma continuavano a fuggire nella direzione scelta. Il gigante non esitò un istante e proseguì la sua corsa in direzione di Kito che era il più vicino.
- AAAAAAAh - urlò il ragazzo dandosela a gambe.
- È stato già incredibile che quel piano abbia funzionato, - disse Josephyn a Gus con tono desolato, osservando la scena - si aspettava troppo dalla fortuna -.
Allora i due uscirono insieme dal nascondiglio in cui si trovavano e sorpresero il gigante alle spalle, colpendolo alle caviglie. Il colpo inferto dallo spadone di Gus andò a fondo nella carne del mostro provocandogli una fitta di dolore tremenda ma quello di Josephyn, con il suo spadone pesante, colpì l'osso facendo letteralmente slittare il piede verso l'interno e portando il gigante a perdere l'equilibrio.
Gruntang che cadde in avanti, con il viso sulla strada a pochi centimetri dalla schiena di Kito.
- C-che tempismo! - li salutò Kito con un sorriso di gratitudine.

7. La triste storia di Gruntang

In quel momento il gigante sollevò il capo, proprio di fronte a Kito. Il volto del titano era grande quasi quanto lo stesso Kito e ognuno dei suoi denti lungo come un pugnale. L'avventuriero e il mostro si scambiarono un lungo e silenzioso sguardo, rimanendo entrambi immobili. Josephyn si lanciò subito all'attacco per colpirlo prima che potesse aggredire il suo amico ma Kito le urlò contro - Aspetta! -, alzando la mano nella sua direzione.
Jo, lo spadone alto sopra le spalle, si fermò. Osservò Kito con occhi stretti e dubbiosi: perché l'aveva fermata? Abbassò l'arma e si avvicinò a Kito che ancora stava fissando il volto del gigante. Anche il resto del gruppo li raggiunse.
Roland fu l'ultimo ad arrivare. - Ma cos... - fece per chiedere spiegazioni. Poi, seguendo la direzione dello sguardo dei suoi compagni, si voltò e anche lui poté vedere che dagli occhi del gigante stavano sgorgando copiose lacrime. Nessuno di loro riusciva più a parlare. Stavano assistendo a una scena che non avrebbero mai potuto immaginare: un gigante che piange.
Kito aveva la bocca aperta e le labbra che gli tremavano in un misto di stupore e ribrezzo. Il volto del gigante non perdeva di mostruosità e anzi, associato all'espressione triste, appariva ancora più inquietante. Anche Roland, Josephyn e Gus mostravano la stessa espressione dell'amico. Seko invece sembrava irritata, guardava il gigante quasi volesse dire "Ma chi vuole prendere in giro? Sta chiaramente fingendo!". Angel invece, rossa in volto, sembrava terribilmente contrariata.
- Non puoi farlo!!! - Angel si lanciò contro il mostro d'improvviso, urlando, e gli sferrò un potente pugno in un occhio. - Sei troppo brutto per credere di potermi impietosire con le lacrime!
Il gigante, colpito di sorpresa, si coprì il volto tra le mani e prese ad agitarsi in terra urlando di dolore, come se il colpo di Angel gli avesse trafitto il cuore e lo stesse dilaniando dentro. Seko, per nulla convinta da quella scena, si fece avanti sollevando le mani con i suoi guanti magici per terminare l'opera, quando Gus e Josephyn si frapposero tra le due ragazze e il gigante.
- Perché continuate ad aggredirlo? Non ci sta più attaccando! - disse Gus conciliante.
- Fermatevi! - aggiunse Josephyn, che non era convinta delle lacrime del gigante più di Angel e Seko ma voleva comunque dare una possibilità al mostro di redimersi.
Roland e Kito invece erano ancora troppo disgustati dalla vista di quel volto per farsi avanti. I suoi occhi brillavano per i riflessi delle lacrime nel tentativo di risultare pietosi e gli enormi denti aguzzi erano lucidi, un po' come vedere un coccodrillo appena uscito dall'acqua. Per quanto possa apparire triste non ispira certo tenerezza.
- Io passo! - disse Roland voltandosi.
- Anche io - aggiunse Kito, inclinando il capo verso destra e posando la mano sulla fronte. - Questo è davvero troppo per il mio stomaco.
I due amici si allontanarono insieme lasciando gli altri nel mezzo di quella discussione sul da farsi.
- Come potete stare dalla sua parte?!? - chiedeva Angel indispettita. - È chiaramente un cattivo, è troppo brutto. Se i buoni avessero quell'espressione io mi sarei già schierata dalla parte dei cattivi da tempo!
- Non puoi giudicarlo senza conoscerlo! - rispondeva quindi Gus.
- Conoscerlo? - interveniva Seko. - Vuoi che lo invitiamo a bere qualcosa?
-Calmatevi ragazze, non è il caso di scaldarsi così! - cercava di ammorbidire gli animi Josephyn.
Poi all'improvviso Gus e Josephyn si sentirono sollevare dal suolo e videro il terreno allontanarsi. Mentre il gruppo era impegnato a discutere, il gigante aveva smesso di fingersi disperato e si era rimesso in piedi. Aveva afferrato i due avventurieri alle spalle e ora li ghermiva, uno per mano.
Gus e Josephyn urlarono nella poderosa stretta del gigante che ora rideva sonoramente, compiaciuto della propria astuzia. Chissà che ascoltando il resoconto di quest'avventura Gragna non lo avrebbe rivalutato. L'idea di portarle in dono uno di quegli umani da divorare lo solleticava.
- Ehm, come abbiamo fatto a non accorgerci che si era rialzato? - chiese Angel.
- Non lo so. Ma se ci avessero lasciato fare, tutto questo non sarebbe successo - rispose Seko seccata. - Forse dovrei dare fuoco anche a loro - aggiunse poi con freddezza.

8. Il piano di Angel

- Hai ragione! Meritano di bruciare anche loro per aver creduto a quel gigante. Seko, dagli fuoco! - ordinò Angel puntando il dito verso il mostro.
- Ma io stavo scherzando - rispose Seko mantenendo il suo tono serafico.
- Maledizione! Con quell'espressione seria non capisco mai quando scherzi! Speriamo che Josephyn non mi abbia sentita - si rimproverò Angel.
- Ti ho sentita! - le urlò Josephyn dall'alto.
- Basta! - ruggì allora il gigante, dimostrando non solo di capire il loro linguaggio ma perfino di essere in grado di parlarlo. - Gruntang spacca tutto!
- Ehi, ehi. Gigante! Calmati! - rispose Angel, facendo con le mani dei cenni a Seko per indicarle di spostarsi alle spalle del colosso mentre lei avrebbe attirato la sua attenzione. - Di' un po', che problemi hai? - chiese dunque la ragazza al suo titanico interlocutore.
Il gigante la osservò sospettoso, nessuno dei suoi pasti gli aveva mai posto domande, soprattutto "quel" genere di domande. - Gruntang non ha problemi! - sbuffò.
- Ma se non hai problemi allora perché distruggi i villaggi? - chiese la ragazza.
- Gruntang distrugge villaggi perché... ehm, perché... - il gigante prese a rimuginare tra sé. - Gruntang distrugge villaggi così Gragna piace Gruntang! - rispose infine con soddisfazione.
Angel ebbe il sospetto di aver colto nel segno. - E "Gragna" è molto bella? chiese per guadagnare altro tempo.
- Gragna è come enorme masso che rotola a valle travolgendo tutto - rispose poeticamente il mostro, rilassando la presa con cui stringeva Gus e Josephyn, concedendo loro attimi di respiro.
- Ah! - Angel non trovava nulla di romantico o affascinante nel paragone ma quella storia cominciava ad incuriosirla. - E "Gragna" sa che tu distruggi villaggi e uccidi persone?
- Ah... ehm... no... - rispose Gruntang, lasciando cadere le braccia lungo i fianchi, non curante dei due avventurieri che stringeva. Josephyn che era più vicina ad Angel le sussurrò con forza: - Che cosa stai facendo?
Angel rispose senza farsi sentire dal gigante: - Lascia fare a me - e le strizzò l'occhio. Poi tornò a rivolgersi al mostro: - Se vuoi farti notare da lei potresti fare qualcosa di carino. Portarle un dono, per esempio!
- Oh... - rispose stupefatto il gigante. Come aveva fatto a non pensarci subito? - Gruntang porta prede in regalo - disse agitando in alto le mani con i due ragazzi, scuotendoli.
- Ma no! - rispose Angel. - Non sarebbero meglio dei fiori?
- Gragna no mangia fiori! - rispose lui con un pizzico di dispetto in voce. - Gragna mangia teste piccoli uomini! - concluse sorridendo.
- Sì ma loro non le piacerebbero, - rispose subito Angel - sono stupidi, le loro teste sono piccole e vuote.
- Perché dici questo? - chiese improvvisamente Gruntang colto da quel terribile dubbio.
- Beh, ma li hai visti bene? Lui: inespressivo e pallido, lo conosco bene, è un gran fumatore, il cervello lo ha bruciato; Lei: da piccola, mentre si esercitava con la spada, è inciampata su un procione e ha battuto il capo a terra, così tutto il cervello le è colato fuori dalle orecchie, come gelatina.
Il titano allora osservò con attenzione le prede che teneva nella mani. Poi le agitò con foga per sentire se all'interno delle loro teste qualcosa si stesse muovendo e infine, deluso dall'esito di quel test, le lasciò cadere al suolo.
- Potresti provare a regalarle qualcosa di più gustoso. Un maiale ad esempio - riprese Angel.
- Sì! Gruntag regaaaaaaAAAh - urlò il gigante mentre i suoi abiti prendevano fuoco.
- No! - urlò Angel. - Lo stavo convincendo!
Seko, dietro Gruntang, continuando a sprigionare fuoco verso il gigante, le rispose con il solito tono pacato e lugubre: - Non m'importa! Ero stanca di ascoltarvi!

9. Intanto Kito e Roland

Kito e Roland camminavano per le strade non curanti del gigante, chiacchierando in tranquillità.
- La cosa più raccapricciante che abbia visto negli ultimi tempi.
- La cosa più raccapricciante di sempre, vorrai dire, Kito. Sono certo che l'immagine di quel volto in lacrime tornerà a perseguitarmi nei miei incubi - disse Roland con un brivido.
- Roland, abbiamo visto di peggio. Ricordi il demone lucertola che indossava gli abiti da sacerdote? O la danza della seduzione di Olaf il grasso?
- Kito, non ricordarmeli, ti prego.
- Beh, se non altro vedere un gigante che piange ci mancava.
- Già! - esclamò lo spadaccino. - E non ci tenevo affatto a vederlo.
Si udirono delle grida provenire dalle loro spalle, a un certa distanza.
- Mmm, questi sembravano Gus e Josephyn - disse Kito.
- Sì, erano loro. Il gigante deve averli attaccati di sorpresa.
- Possibile che non abbiano capito che stava fingendo?
- No. Secondo me lo sapevano. Ormai siamo esperti in questo genere di trucchi, pensa alla missione in cui abbiamo dovuto dare la caccia a quella orchessa.
- Beh, ma allora come ha fatto a coglierli di sorpresa? Cioè è un gigante, non dev'essere facile passare inosservati- ironizzò Kito.
- Se dovessi tirare a indovinare, direi che hanno cominciato a discutere tra loro senza più prestargli attenzione e quello ha avuto tutto il tempo di rimettersi in piedi e di aggredirli di sorpresa.
- Dobbiamo intervenire? - propose quindi Kito.
- Naaaaaaaa. Andiamo a cercare degli abiti puliti piuttosto. Ormai i miei sono ridotti a dei cenci - concluse Roland allargando le braccia per mostrare all'amico il pessimo stato dei suoi indumenti. Si guardarono intorno alla ricerca di una sartoria ancora in buone condizioni dove trovare un cambio d'abiti. - Stiamo liberando la città da un pericoloso gigante, una casacca nuova è il minimo - Roland strizzò l'occhio al compagno di avventure.
E d'improvviso l'edificio di fianco a loro esplose in mille pezzi. Kito e Roland si gettarono subito a terra. Quando rialzarono la testa per capire cosa fosse successo, videro una figura enorme, il gigante in fiamme, che correva per le strade tenendosi le mani sulla testa, con la bocca spalancata in un urlo privo di suono.
- Seko! - esclamò Roland.
- ...terrificante - sentenziò Kito.
Poi i due ragazzi si rimisero in piedi e osservarono i resti dell'edificio intorno a loro e i detriti sparsi qua e là, un po' ovunque.
- Ho come l'impressione che abbiamo causato più danni di quanti ne avrebbe causati il gigante se lo avessimo lasciato fare - suggerì Kito. - E non è finita qui... .
Il gigante correndo all'impazzata per il villaggio, in preda al dolore delle fiamme, non riusciva a vedere la strada e si schiantava di continuo contro gli ostacoli che il percorso gli presentava: piccole botteghe, abitazioni, carri e così via, riducendoli in polvere.
Il resto del gruppo sopraggiunse.
- Josephyn hai fatto la tinta? - chiese Kito ironico, riferendosi al fatto che i capelli della ragazza erano anneriti e con le punte bruciacchiate dalle fiamme di Seko.
Lei in risposta gli sferrò un diretto in pieno volto - Oh, e tu cos'hai fatto al naso?
- Basta scherzare, - intervenne Gus - dobbiamo fermare il gigante una volta per tutte.
- Ma sei una noia! - gli rispose Angel. - È più divertente guardare Josephyn che picchia Kito.
- Ce n'è anche per te, bella! - rispose Josephyn fissandola con gli occhi semi chiusi.
- Io la mia parte l'ho fatta! - sentenziò Seko che non voleva perdere altro tempo per quella faccenda.
- Ma come? - fece eco Gus - Dobbiamo fermare il gigante! La gente di queste terre conta su di noi.
- Tranquillo, sono per lo più contadini, non sanno contare. Eheh... - scherzò Angel.
Roland intanto si era già incamminato in direzione del gigante. La sfida che prima era stata interrotta tra loro due, ora l'avrebbe portata a termine. Josephyn si accorse dell'assenza di Roland e lo vide più avanti procedere verso il nemico da solo. Senza più rispondere agli altri si incamminò anche lei. Kito la seguì.
- Ehi aspettatemi - gridò Angel incamminandosi a sua volta. Gus fissò Seko negli occhi con fare di supplica: - Abbiamo bisogno di te! Siamo una squadra -.
- Uff. E va bene, andiamo - rispose infine Seko, seccata. E così il gruppo si ricompose, di nuovo pronto alla sfida.

10. Ora si fa sul serio

Il gigante in fiamme proseguiva la sua impetuosa corsa per le vie della città travolgendo ogni cosa. Il gruppo di avventurieri si mise al suo inseguimento.
Angel, grazie alle sue doti acrobatiche, si arrampicò velocemente su un edificio e balzando da un tetto all'altro, fu la prima a raggiungere Gruntang. Josephyn aveva ragione: le sue tecniche contro quel mostro erano inefficaci. La sua arte marziale era basata su movimenti eleganti e veloci e i suoi colpi non erano sufficientemente forti per ferire quell'enorme mostro. Inoltre, alcune parti del corpo del gigante erano ancora lambite dalle fiamme, per cui avvicinarsi rappresentava un pericolo concreto. Ciò nonostante non si diede per vinta. Gruntang non si era accorto di lei e questo le dava un vantaggio che non intendeva sprecare.
Arrivata su un tetto alle spalle del colosso, prese una lunga rincorsa e gli balzò sulla schiena nuda aggrappandosi ai lunghi capelli. Gruntang avvertì il peso dietro la testa e subito cominciò a scuotere il capo per liberarsi di quell'ennesimo fastidio. Ma Angel afferrò saldamente alcune ciocche di capelli e resistette a quei furiosi movimenti. Allora il gigante tentò di afferrarla ma lei fece attenzione a mantenersi al centro della schiena evitando con facilità le enormi dita del mostro. Impegnato in quella bizzarra danza infuocata Gruntang in pochi secondi perse l'equilibrio e si schiantò al suolo. Angel evitò di rimanere travolta dalla caduta saltando giù dalla schiena al momento giusto. Finora aveva agito in maniera impeccabile, persino mentre cavalcava quel colosso era stata aggraziata, come il suo maestro le aveva sempre insegnato. Tuttavia, quando il gigante balzò in piedi alle sue spalle, la colse completamente di sorpresa. Angel non immaginava che Gruntang si sarebbe ripreso così in fretta e nello stesso istante capì che non sarebbe riuscita a schivarne il pugno. Sollevò le braccia per proteggersi ma qualcuno si frappose tra loro. Il colpo del gigante fu deviato verso il basso, con violenza, dal pesante spadone di Josephyn.
- Ti metti sempre nei guai! - esclamò rivolta ad Angel, che le rispose con un sorriso di gratitudine.
- Andiamo! - gridò Roland incitando i suoi amici all'attacco e insieme a lui scattarono Kito e Gus. Roland colpì con Elios il polpaccio destro di Gruntang strappando via la carne, Gus lo sbilanciò mirando con forza alla caviglia sinistra, facendola slittare di lato, e Kito fece roteare la sua falce dall'asta d'acciaio (Sì! Usa proprio una falce!), e con la punta della lama colpì il gigante tra le natiche. Gruntang sarebbe senz'altro caduto nuovamente a terra se non avesse avvertito all'ultimo istante quella puntura sul di dietro. Così, invece di cadere pancia a terra, cercò di mantenere le gambe diritte e cadde con la faccia sulla strada e il sedere rivolto al cielo. Quando alzò gli occhi vide davanti a sé un guerriero con un'armatura dorata, con l'elmo simile alla testa di un'aquila: era Seko con le sue lame corte in pugno. La giovane guerriera, con movimenti rapidi e precisi, fece saettare le spade sul volto del gigante provocandogli numerose ferite.
- Ferma! - urlò Josephyn, prima che Seko potesse dare il colpo di grazia conficcando le punte delle sue lame negli occhi del mostro. Il gigante aveva ormai perso i sensi e non era più necessario infierire.
- Mai una gioia... - rispose seccata Seko che, da quando faceva parte del gruppo, aveva imparato a tenere a freno la sua indole spietata.
Poche ore dopo il gigante era incatenato nella piazza centrale del villaggio e gli avventurieri gli sedevano intorno, intenti a riprendersi dallo scontro: Seko e Angel parlottavano tra loro, Gus controllava ancora una volta che le catene fossero ben strette, Kito, che era anche il medico del gruppo, cercava di convincere Roland a farsi medicare le ferite ma quello rifiutava con ostinazione. Josephyn, pensierosa, osservava i suoi compagni lieta di aver superato insieme questa ennesima avventura.
Fu lei ad accorgersi della gente che pian piano stava tornando nel borgo. In poco tempo furono circondati da una folla di persone, che fissava ora loro, ora Gruntang. Gli abitanti del villaggio non riuscivano ancora a credere che quel gruppetto di ragazzi, così giovani, avesse potuto sconfiggere il gigante, eppure era lì, proprio davanti a loro. Si fece avanti il capo villaggio, un uomo alto e dalla corporatura massiccia che aveva la pelle simile a cuoio. Diede una forte pacca sulla spalla a Gus e scoppiò in un allegra risata: - Siete stati incredibili! Ahahaha -. Poi anche le altre persone intorno a loro cominciarono a ridere e la paura scomparve da quel luogo.
- Scusate, - chiese poi il capo villaggio - ma ora cosa ce ne dovremmo fare di questo gigante?
- Noi non siamo dei carnefici - rispose Josephyn. - Fate di lui ciò che ritenete più giusto. Lasciatevi guidare dalla vostra coscienza ma ricordate che la violenza porta solo altra violenza.
Così gli avventurieri si fecero largo tra la folla, tra strette di mano e sorrisi, e si diressero verso i confini del villaggio per riprendere il loro viaggio.

--- Fine ---

Quando gli abitanti del villaggio rimasero da soli, si consultarono per decidere cosa fare del mostro incatenato nella piazza.
- Lo uccidiamo? - chiese uno.
- No, la violenza porta solo altra violenza - rispose il capo del villaggio.
- E allora cosa facciamo? - chiese un altro.
- Oh, guardate. Sta piangendo. Forse si è pentito. Liberiamolo!
- D'accordo!



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