ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato mercoledì 16 maggio 2018
ultima lettura venerdì 1 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Cronache di un nuovo mondo. Capitolo IV

di Ponte. Letto 170 volte. Dallo scaffale Fantasia

La piega che avevano preso gli ultimi eventi lasciava un po' interdetti i cinque sopravvissuti: Jack era ancora chino sul corpo senza vita dell'amico, mentre Althemia era rimasta inginocchiata nonostante Kido se ne fosse già andato, Ursula e Okz...

La piega che avevano preso gli ultimi eventi lasciava un po' interdetti i cinque sopravvissuti: Jack era ancora chino sul corpo senza vita dell'amico, mentre Althemia era rimasta inginocchiata nonostante Kido se ne fosse già andato, Ursula e Okzar cercavano di fare il quadro della situazione e, nonostante fossero dispiaciuti per la perdita di Roland, non potevano fare a meno di pensare al fatto che i loro nuovi amici sembravano portare molti guai - e la cosa gli piaceva non poco -, ed ultimo lo strano tizio nudo con le mani legate che quegli scheletri portavano con loro, non aveva ancora detto una parola ed era piuttosto spaventato e confuso. D'altronde, come biasimarlo? In pochi minuti erano successe diverse cose che non si sarebbe mai aspettato e la sua nudità lo imbarazzava molto, così aspettava che qualcuno gli rivolgesse la parola. Guardandosi attorno notò però che era come invisibile, quello strano orco si infilava le dita nel naso mentre parlava con una donna nano che era ancora più sudicia del suo amico, i due parlavano sotto voce e non riusciva a capire di cosa, la situazione era ancora più disperata visto che l'elfo femmina se ne stava lì, piegata sulle ginocchia e col capo chino senza far nulla, mentre il tizio umano che fino a poco prima aveva quasi preso a pugni Dio piangeva il suo amico. Cercando di non dare nell'occhio tolse la tunica allo scheletro che lo aveva trascinato in mezzo alla foresta, la indossò e fu sollevato nel notare che i buchi lasciati dalle bruciature non lasciavano scoperta nessuna zona intima. Vista la stranezza dei quattro estranei che lo avevano appena salvato avrebbe preferito andarsene di lì senza troppe cerimonie, ma era vero che gli serviva aiuto e quei quattro facevano al caso suo, e non avrebbe nemmeno potuto sperare di trovare altro aiuto nel raggio di chilometri. «Ehm, grazie per avermi salvato da quei non-morti. Io, ecco, avrei bisogno di parlarvi...» disse cercando di farsi notare. Ursula e Okzar lo guardarono intensamente senza dire una parola, dalla bocca dell'orco veniva fuori una bava di color verdastro che gocciolava, aveva lo sguardo di una bestia pronta ad avventarsi su una preda succulenta. L'uomo si rese conto che forse sarebbe stato meglio restare in silenzio e andarsene. «Cosa?» disse l'orco. «Eh? No, nulla, davvero. Parla con me, signore?» disse tremando l'uomo.
«Sì.» rispose l'orco mentre la bava scendeva ancora.
«No, guardi... se non ci sono problemi io andrei...» disse mentre faceva per alzarsi da terra. Teneva la testa bassa e sperava di non incrociare lo sguardo di nessuno, con la coda dell'occhio notò che l'altro umano era ancora chino sul corpo dell'amico, mentre l'elfo femmina si era voltata verso di lui. «Dove vai?» chiese l'orco con voce roca.
«Da nessuna parte, signore, davvero non si preoccupi. Faccio due passi» rispose l'uomo che ora, se lo avesse voluto, avrebbe potuto nuotare a rana nel suo sudore.
«Avanti Okzar smettila con quella bava disgustosa, lo hai spaventato abbastanza.» disse Ursula dopo aver dato un colpo con le nocche sull'addome scheletrico dell'orco. «Tranquillo, non ti farà del male.» disse Ursula con tono affabile e sorridendo per rassicurare l'uomo. «Ma io voglio mangiarlo!» ribatté il vampiro «Ho quasi finito il sangue.» Ursula non diede segno di averlo sentito e chiese semplicemente «Chi sei?» L'uomo prese un po' di coraggio e disse «Sono uno degli abitanti di Straterfold, mi chiamo Horbat. Una notte sono arrivati al villaggio, hanno usato un sortilegio e ci hanno costretti a seguirli. Eravamo in una caverna, io sono riuscito a fuggire... voi potete aiutarci?» chiese l'uomo guardando Ursula con gli occhi spalancati, cercava di contenere una grande paura che piano piano stava riaffiorando, forse il ricordo di ciò che aveva vissuto. «Perché non vi hanno uccisi?» chiese Okzar «Io... non lo so» rispose Horbat come incredulo, gli era parso che l'orco fosse dispiaciuto che gli abitanti del villaggio fossero ancora vivi. «Ci hanno legati e basta. Non hanno fatto del male a nessuno.»
«Non ha senso però. Se siete vivi è perché gli servite a qualcosa» disse Okzar
«Horbat, mi riconoscete? Scusate se vi interrompo, ma devo sapere. Avete idea di chi io sia?» chiese Althemia avvicinandosi all'uomo con le mani giunte.
«Io... effettivamente... voi siete forse quella che è apparsa nella casa di Gwot?» chiese Horbat, l'elfa fece presto a spiegare che aveva perso la memoria e non sapeva nulla di sé.
«Ecco, alcuni giorni prima dell'arrivo di quei mostri si è aperto come uno squarcio nell'aria e ne sei uscita tu, avevi perso i sensi e loro, Gwot e sua figlia Gwendy, ti hanno soccorsa. Siamo vicini di casa io e Gwot, mi ha raccontato che deliravi e dicevi che qualcuno sarebbe venuto a cercarti e...» d'un tratto un lampo di consapevolezza si accese negli occhi di Horbat, come quando colleghi tutti i punti numerati ed esce fuori una figura, «non sarà mica colpa tua? Li hai portati tu da noi?»
«La cosa si fa interessante» disse Okzar sottovoce a Ursula, «che ne pensi, vecchia mia?»
«Sapresti spiegarci che cos'era questo squarcio da cui è uscita?» chiese Ursula ad Horbat.
«Io non c'ero, in più l'ho vista di sfuggita una volta sola prima che per colpa sua quei mostri ci portassero via dalle nostre case!».
«Sembra che la situazione stia per degenerare, Horbat, noi ti aiuteremo. Puoi portarci alla caverna in cui li tengono? Quanti non-morti ci sono?» chiese Jack mentre si alzava. Okzar gli si avvicinò e gli sussurrò qualcosa che gli altri non riuscirono a sentire. «Ho intenzione di salvarli.» disse Jack tutto impettito «Quel ridicolo Dio mi ha dato la forza per sconfiggere il negromante, perché aspettare?» Quando Okzar ebbe finito di ascoltare le parole di Jack pensò bene di dargli un bel pugno sul naso. Jack cadde pochi metri più indietro battendo la schiena contro un albero. «Non ne sei in grado, amico. Che ne sai che Dio ti abbia davvero dato del potere? Ha spalmato qualcosa sulla tua fronte, poteva essere qualsiasi cosa quella roba... e preferisco non fare congetture su cosa fosse perché potrei urtare la sensibilità dei lettori.» concluse Okzar. «Lettori?» chiese Althemia, «A chi ti riferisci?»
«A quei perdigiorno che anziché fare qualcosa di utile si stanno interessando alle nostre vicende.» rispose Okzar incrociando le braccia.
«Non dargli retta bambolina,» disse Ursula mentre si aggrappava al braccio della giovane elfa, «è solo una fissa che ha da una cinquantina d'anni. Io ho smesso di farci caso.»
«E' forse pazzo?» chiese Althemia. «Beh, ha passato oltre mille anni bevendo sangue, ha combattuto innumerevoli guerre e nessuno ha mai consumato tante droghe e alcool, anche se è un vampiro è un miracolo che si regga in piedi. E senti questa, è un vecchio aneddoto, fino a tre secoli fa esisteva una pianta, la malerba, una pianta che cresce in altezza fino a due metri, stelo e foglie sono completamente rosse e i frutti sono gialli con venature blu. Le radici di quella pianta si possono usare per preparare impiastri che applicati sulle ferite hanno un potente effetto allucinogeno, per gli esseri umani è addirittura mortale. Bene, pensa che quella pianta ormai non esiste più perché questo qui le ha usate tutte per sballarsi. Riesci a crederci? In tutto il mondo nessuno vede più quella pianta da tre secoli. E ti chiedi se è ancora sano di mente?» il racconto di Ursula lasciò Althemia a bocca aperta, quella storia era fin troppo assurda e ridicola per essere vera anche solo in parte. Okzar allora disse «Ei, io di solito quando racconto quella storia lo faccio vantandomi, quella nana invece sembra farmene una colpa. Ti dirò che in realtà questa qui capovolge tutte le mie imprese più gloriose e mi mette in cattiva luce.»
Mentre i tre parlavano fra loro delle gloriose imprese di Okzar, Jack aveva fatto segno ad Horbat di avvicinarsi e gli fece credere che quei tre non avrebbero mai aiutato né lui né gli altri del villaggio, gli disse che solo lui era dalla sua parte e che dovevano andare subito a salvare quei poveri disgraziati. Probabilmente Jack voleva solo dimostrare ad Okzar che era forte abbastanza da occuparsi anche da solo di quella faccenda, così da vendicarsi per quella piccola umiliazione che gli era stata inflitta poc'anzi.
Althemia fu la prima ad accorgersi dell'assenza dei due umani, quando lo fece notare all'orco e alla nana questa disse «Vuoi vedere che sono andati a salvare quelli del villaggio?» lanciando uno strano sguardo ad Okzar, uno sguardo che aveva tutta l'aria di un rimprovero, come a dire è tutta colpa tua vecchio, sudicio orco. Adesso sta a te rimediare.
«Che idiota. Va bene andiamo a cercarli o Jack si farà ammazzare.» Okzar si guardò per un attimo intorno, poi decise di andare nella direzione che sembrava avessero intenzione di prendere i non-morti di prima e si incamminarono nel bosco. «Piuttosto, giovane elfa, ci spieghi come mai sai usare la magia? E ci farebbe comodo sapere se sei in grado di usarla ancora, contro i non-morti è molto utile.» disse Okzar.
«Allora... allora era davvero magia quella di prima?» chiese l'elfa.
«Di cos'altro potrebbe trattarsi?» chiese Ursula sorridendo mentre faceva segno alla sua nuova amica di un escremento che aveva appena calpestato.
«Sei in grado di usarla?» chiese l'orco.
«Non lo so. Non so neanche come ho fatto ad usarla prima.» rispose lei.
«Tieni.» disse Okzar. L'oggetto che aveva appena tirato fuori dalla sua enorme tracolla era qualcosa di simile al ramo di un albero, era di colore grigio e aveva una forma nodosa e compatta, aveva un'impugnatura foderata in cuoio e sull'altra estremità vi era posta una pietra bianca con sfaccettature di diversi colori. «E' un oggetto che usano alcuni maghi per lanciare magie. Fa da catalizzatore, Non so altro, non sono un mago e non posso dirti di più, ma sono certo che agendo d'istinto qualcosa di buono accadrà, adesso andiamo, ho trovato le loro tracce.»

Jack e Horbat arrivarono con un discreto anticipo sui loro amici che li seguivano. Nascosti fra i cespugli osservavano l'ingresso di una grotta naturale ai piedi di una montagna. L'ampio ingresso della caverna era sorvegliato da un gruppo di dieci non-morti uguali a quelli che avevano già incontrato. Jack era partito con la certezza che adesso sarebbe stato semplicissimo affrontare quest'avventura, ma adesso che stava per entrare nel vivo iniziava a pensare che Kido potrebbe averlo ingannato, o comunque iniziava a credere di non essere all'altezza. Si sentiva come sempre, perfino affaticato dalla camminata che lo ha portato dov'era. Avrebbe dovuto sentirsi diverso? Adesso doveva avere un potere immenso eppure non si sentiva certo più forte. Capì che il suo piano per riscattarsi non era poi una gran bella idea e decise che era meglio aspettare l'arrivo degli altri, aveva lasciato qualche briciola di pane lungo il tragitto sperando che le avrebbero seguite. Al loro arrivo non erano entusiasti del comportamento di Jack e, dopo essersi allontanati un po' per poter parlare in tranquillità e aver bevuto un tè caldo preparato da Ursula si sono amorevolmente riappacificati col proposito di aiutare i villici. Tuttavia restava il problema del dover combattere. «Quanti non-morti ci sono?» chiese Okzar a Horbat, il quale non lo sapeva con certezza e stimava un minimo di sessanta non-morti. «Possiamo farcela solo noi cinque?» chiese Jack. «Ehm, io non sono un soldato, non ho mai impugnato un'arma, non posso combattere. Voi però avete annientato gli altri, potete farcela di certo. Siete eroi.» disse Horbat timidamente ma usando un tono un po' da lecchino. «Possiamo farcela, certo, hai il potere per sconfiggere Dio, no?» disse Okzar. «Beh, no, in negromante, cioè io ho chiesto il potere per sconfiggere lui, non Dio.» rispose Jack.
«No, tu hai detto che volevi la forza, e cito, per eliminare tutti i responsabili della sua morte, del nostro amico Roland. E Kido è quello che vi ha portati qui e si è detto responsabile per la morte di Roland. Cioè così lasci intendere che ti ha dato il potere per batterlo. Ha funzionato? Da solo dovresti cavartela.»
«Ecco, io mi sento come sempre, cioè normale, non mi sento particolarmente forte.»
«Bene, allora possiamo avere un po' di fortuna e sperare che Althemia si senta in grado di usare la magia. Althemia, cara?» chiese Okzar guardando l'elfa, che si scusava con tutto il cuore ma non aveva idea di come dovesse usare quel ramoscello magico che le aveva dato. «Va bene vecchio mio, occupiamocene noi, non sarà un problema. Come hai vecchi tempi.» disse Ursula sorridendo. Okzar tirò fuori dalla sua tracolla un enorme spadone con intarsi in oro e altre robe tamarre, il metallo con cui era fatto splendeva, la luce che emanava quasi sovrastava quella del sole, nascondendola. «Che razza di arma è quella?» chiese Jack. «L'ultima arma benedetta che mi è rimasta dopo che qualcuno, non dico chi perché sono un signore, ha perso le altre da qualche parte in una terra che ora è sommersa dall'oceano, tra l'altro anche questo fatto è opera della stessa persona. Se devo affrontare dei non morti è l'arma migliore che ho. Mentre queste...» disse mentre metteva le mani nella borsa «sono le armi di Ursula.» Tirò subito fuori una spada larga proporzionata alle basse fattezze della nana, anche la spada sembrava incantata come l'altra, Il metallo di questa era pervaso da vene sottili e fitte, di un rosso così vivo e intenso da emanare un certo calore, le vene pulsavano ed emanavano come un vapore. «La mia spada invece è incantata con il fuoco della Fiamma Imperitura.» spiegò la nana.
«Cos'è questa fiamma?» chiese Althemia che guardava con curiosità quelle armi magiche.
«In breve, beh, la Fiamma è una fiamma che si trova adesso in un posto lontano, la fiamma ha un potere speciale e si dice che a volte abbia resuscitato alcuni uomini nel corso dei millenni. Il fatto è che sta in un posto pericoloso, sai, è sorvegliata bene da alcune creature. E questa spada è stata incantata con quel fuoco.»
«Spiegami anche come avete tirato fuori tutte quelle cose da quella tracolla, oh, ha uscito anche delle armature e altre armi.» disse Althemia.
«Queste sono per voi, anche se non combatterete con noi e resterete nascosti, è bene che siate armati. Jack, tieni, spada e scudo, un classico intramontabile, prendi questa collana, indossala. Althemia, tu prendi questo anello. Sono entrambi magici e sono un dono per voi, amici.» disse Okzar sorridendo mentre aiutava Ursula con l'armatura,
«Restate qui, torniamo subito.» disse Ursula mentre con Okzar impugnavano le armi.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: