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lavoro pubblicato mercoledì 16 maggio 2018
ultima lettura sabato 20 ottobre 2018

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ZECCHINETTA

di CarloNobili. Letto 127 volte. Dallo scaffale Pensieri

C'erano poi quelli che giocavano a zecchinetta con i giornaletti: L'Intrepido, Il Monello, Topolino, Tiramolla, Tex Willer, Diabolik, Satanik, Kriminal, Capitan Miki, Zagor, L'uomo mascherato, Mandrake e tanti altri ancora. Si mettevano perlopiù.....

C'erano poi quelli che giocavano a zecchinetta con i giornaletti: L'Intrepido, Il Monello, Topolino, Tiramolla, Tex Willer, Diabolik, Satanik, Kriminal, Capitan Miki, Zagor, L'uomo mascherato, Mandrake e tanti altri ancora. Si mettevano perlopiù al riparo dal sole sulle scalette esterne del palazzo dove abitavano Gianfranco e Maurizio, tra i più accaniti giocatori dell'intero quartiere. A me era stato vietato giocare a zecchinetta; un giorno, tornando dal lavoro prima del solito, mio padre mi vide proprio mentre, da banchiere, vincevo la puntata. Mi ricordo ancora, erano due Topolino, un Diabolik e un Kriminal. Lui, senza nemmeno fermarsi mi intimò con voce perentoria:
- Vie' subito su, cammina.
Provai vergogna davanti ai compagni, raccolsi le mie cose, li salutai e mi avviai desolato verso casa. Lui era già lì, mi aspettava in corridoio.
- Nun t'azzardà più a giocà a zecchinetta. Quello è un gioco d'azzardo. Nun è pe' te. M'hai capito? Nun ce riprovà perché, stavorta t'ha detto bene ma la prossima c'abbuschi.
Aveva detto "c'abbuschi" che era una forma edulcorata per minacciare delle botte che non sarebbero mai arrivate. Non era certo la formula perentoria che noi usavamo per strada con assoluta cattiveria per farci rispettare, ossia ce scagli, bada. Annuii a testa bassa. Volevo comunque piangere, ma non lo feci.
- Nun je la do ‘sta soddisfazione - pensai.
Lui riprese:
- Nun me te fa' più trovà che stai a giocà a zecchinetta. Quello è un gioco che nun devi da fa'. Tu devi studià.
La sua non fu una vera e propria minaccia. Era davvero preoccupato. Lui, che con il gioco delle carte qualche problema l'aveva avuto ed in qualche modo ne aveva creati anche a noi in famiglia, non voleva che io, suo figlio, seguissi le sue orme come lui aveva fatto con quelle del padre. Il vizio del gioco delle carte era una iattura familiare che io dovevo interrompere. Così feci. Non fu nemmeno un grosso sforzo, in realtà già allora non mi piacevano i giochi con le carte, né mi piacciono adesso, tanto più se di mezzo ci sono i soldi. Io da quel giorno non ho più giocato a zecchinetta e l'ultima volta che ho toccato le carte è stato per una briscoletta, con mia figlia quando lei aveva dieci anni. In verità quel giorno, dopo aver ricevuto la ramanzina paterna mi affacciai al balcone per guardare gli amici che intanto continuavano a giocare. Rimasi a lungo lì a guardarli mentre giocavano e considerato che ero solo e che nessuno mi vedeva, lasciai con soddisfazione che qualche lacrimuccia solcasse il volto corrucciato per l'onta della vergogna.


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