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lavoro pubblicato martedì 15 maggio 2018
ultima lettura sabato 26 maggio 2018

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Sherlock Holmes: " Un mistero in Italia"

di Giova300402. Letto 97 volte. Dallo scaffale Gialli

Questo racconto parla delle avventure di Sherlock Holmes e del suo fidato amico Watson in una veste italiana nella quale il detective dovrà risolvere uno dei più grandi Misteri del Regno d'Italia.

Capitolo 1 ”La notizia”
<2 giugno 1882. Articolo 1, edizione speciale: Scandalo! Ritrovato morto soffocato il corpo del
nostro grande eroe e patriota Giuseppe Garibaldi...> Mentre le parole tremolanti uscivano dalla
bocca di Watson nella locanda calò il silenzio e la tensione aumentò.
<…La polizia sta eseguendo le indagini accurate ma sembra trattarsi di malattia.>
Silenzio. Nessuno osava neanche respirare. Tutti quanti avevano combattuto al fianco di quel
grande condottiero, e scoprire che ci era rimasto secco nel letto invece che sul campo di
battaglia faceva sentire tutti quanti a disagio, vulnerabili.
Alcuni rimasero seduti in silenzio, chi a meditare, chi a bere altra birra o vino, chi a fumare.
Altri invece pagarono il conto, salutarono i loro amici e compagni e se ne andarono. Watson
fece lo stesso.
Si alzò con un po’ di difficoltà per la schiena dolorante, prese il suo giacchetto azzurro
sbiadito, ormai quasi grigio, si sistemò la cintura marrone, prese con sè il bastone da passeggio
e uscì dal locale. John Watson era un uomo sui 67 anni, con dei capelli grigiastri ma con ancora
qualche sfumatura più scura sulle punte, la pelle di un rosa un pochetto pallido, dovuto
probabilmente alla vecchiaia. La schiena un po’ curva dava l’impressione di aver avuto una
postura scorretta durante la sua vita, ma in realtà era per via dei dolori, che gli erano venuti
circa 11 anni prima, per colpa di una scheggia di un barile di esplosivo che esplose nelle
vicinanze. Lui, al contrario di altri due suoi compagni, era stato fortunato. “Ancora non riesco
a credere a questa notizia” pensò <Quel vecchio era un po’ pazzo questo è certo, ma non avrei
mai pensato che potesse morire così presto. Dopo tutto è ancora l’eroe dell’Italia…>. Pensare
alla parola ‘Italia’ gli faceva sempre un po’ strano ma mai come ora. Era pomeriggio, quasi ora
di pranzo. Faceva già caldo per essere ai primi del mese. Le strade erano deserte, ad
eccezione di un venditore ambulante, che tirava un carrello pieno zeppo di cose
apparentemente inutili. Ai lati della via si ergevano villette e piccoli condomini all’interno dei
quali i proprietari stavano probabilmente già pranzando.
Già, il pranzo. Chissà se la signorina Hudson gli aveva preparato qualcosa. Watson sperò che
avesse preparato le solite verdure un po’ troppo bruciacchiate, indigeribili a parer suo. Fece
per svoltare l’angolo ma un uomo con passo affrettato gli andò a cozzare, prendendosi una
testata sul nasone e cadendo con un tonfo sordo per terra. L’individuo aveva un aspetto un po’
stravagante, un pizzetto, dei capelli corti e disordinati con un berretto e uno stuzzicadenti
ormai caduto al suolo. Gli occhi erano di un colore marrone, ma dentro erano pieni di vita, di
mistero con uno sguardo perso nel vuoto e qualcos’altro, che non era sicuro di voler scoprire.
L’aspetto più bizzarro erano i vestiti, abbinati come se avesse preso la prima cosa capitata a
tiro. <Ma dico io, faccia un po’ di attenzione! Non c’è più rispetto per noi anziani, dannazione>
l’altro di tutta risposta gli disse: <Io? Semmai faccia lei un po’ di att… aspetti un attimo… è lei,
per caso, il dottor John Watson? Ma si, ovvio che è lei! Non mi sbaglio mica, ricorda? Bene mi
segua che ho delle cose urgenti da fare!> detto questo lo prese per un braccio e incominciò adandare per la sua strada ad andatura veloce, mentre l’altro, non capendo ancora chi fosse quel
tipo e che cosa volesse, cercava di tenersi in piedi.
Capitolo 2 “Lo strano individuo”
Quello strano individuo che continuava a trascinarlo sembrava avere una meta ben precisa e
probabilmente voleva raggiungerla al più presto. Ma Watson era già stanco e sospettoso “Ma
chi diavolo è costui? È un vecchio amico di cui non ricordo il volto? Oppure… oh santo cielo! Mi
sta rapendo! E magari vorrà torturarmi per estorcermi informazioni di qualche tipo di cui non
ricorderò l’esistenza… oppure vuole tenermi in ostaggio per poi ricevere un riscatto! No, ma
che dico! Sono vecchio e non ho molti soldi da parte… allora la prima ipotesi è corretta!
Aspetta un attimo… ma quella è la polizia! Oh, santi Numi, che ho fatto di male? Non ho
commesso atto contro la legge!” Mentre pensava, John borbottava tra sè.
Il suo “accompagnatore” cominciò a parlare con euforia:<Amico mio, siamo arrivati nel luogo
più… beh, considerato il mio lavoro, bello del mondo!>
Un uomo, di mezza età, si accorse dei due e gli venne incontro:<signor Sherlock Holmes, non
può portare nessuno sulla scena di un crimine! E’ già tanto che faccia entrare lei!> l’altro gli
rispose lasciando trapelare un po’ di irritazione nella voce:<lo so, ispettore. Ma lui è un medico,
e se volete il mio aiuto ho bisogno che lui possa entrare!>
“Holmes… nome non comune qui in Italia… comunque sia, io l’ho già sentito… ma dove?” mentre
pensava non si accorse che il “signor Holmes” era riuscito a convincere l’ispettore a farli
entrare nella villa color crema che si ergeva enorme dinanzi a loro. Gli interni erano spaziosi e
decorati, alle pareti erano appesi molti dipinti e fotografie. In un angolo vi era una vetrina con
molte medaglie, per lo più medaglie al valore, o così Watson credeva. Mentre osservava
l’arredamento l’ispettore, che si presentò come Lestrade, gli chiese di seguirlo al piano
superiore e di indossare i guanti per evitare contaminazioni. L’ispettore era un ometto non
molto alto, grassoccio, con dei capelli rossi tendenti all’arancione, con due mustacchi che gli
davano un aria di superiorità. John ricordava quell’uomo: era il più giovane poliziotto ad aver
catturato un famoso criminale. Salirono al piano superiore dove ad aspettarli vi era una
cameriera e degli altri agenti. Già dalla tromba delle scale si udiva un odore sgradevole, ma li
davanti a quell’unica stanza l’odore era molto forte e quasi insopportabile. Nonostante ciò, il
signor Holmes si fiondò dentro la stanza senza neanche mettersi un fazzoletto davanti al
naso, cosa che invece Watson fece. Quando anche quest’ultimo entrò nella camera il compagno
gli rivolse un sorriso:<Dottor Watson, le presento il generale Giuseppe Garibaldi>.
<il pover uomo è stato trovato stamane dalla domestica, Mariana, mentre gli portava la
colazione. La signorina sostiene di aver trovato il corpo già in questo stato e...> venne
interrotto dalla cameriera: <Si, ma comunque era già malato da tempo ed io…> questa volta fu il
signor Holmes a interrompere la frase: <il suo parere non mi interessa in questo momento. Le
parlerò dopo.> detto questo si mise a esaminare la scena del crimine.
Il corpo era avvolto in una bandiera italiana, sul comodino accanto al letto vi era una boccetta
di pillole, che Watson riconobbe come soporiferi. Osservando il volto, il dottore si accorse di
un livido sul collo. Notò che anche il signor Holmes guardava il livido con grande curiosità, e
mentre si avvicinava al cadavere, a un passo dal letto Lestrade lo ammonì:< signor Holmes, le
ricordo di non toccare nulla se non dopo i controlli svolti dalla scientifica> a queste parole Sherlock si fermò, guardò l’ispettore e gli fece un mezzo sorriso di scherno: <Le ricordo,
Lestrade, che io non sono come lei e che non devo ripetere le cose più volte per ricordarle>.
Quando l’ispettore si girò per parlare con un altro poliziotto che gli porse un foglio, Holmes
con uno scatto afferrò qualcosa che molto probabilmente aveva notato in precedenza, lo mise
in una boccetta, e si allontanò.
Appena Lestrade finì di parlare col collega si diresse verso i Watson e gli porse il foglio:
<Queste sono le ultime volontà del generale. Tenga> Non fece in tempo neanche a prendere il
foglio che Sherlock lo anticipò. Incominciò a leggerlo con molta attenzione e quando finì lo
diede al compagno dicendo: <Credo che andrò a parlare alla cameriera, ma prima vorrei un
vostro parere, dottore.> Watson, non aspettandosi queste parole, si fece venire ancora più
ansia di quella che già aveva, squadrò il cadavere e disse:<Beh… E’ morto…>
Capitolo 3 “ La scena del delitto”
Lestrade e lo strambo investigatore si misero a ridere e quest’ ultimo aggiunse:< Dottore
questo lo aveva già dedotto Lestrade, il cui intelletto come potete vedere è tendente a zero,
sono sicuro che voi riuscirete a darmi un ottimo consulto medico, Lestrade dovete lasciare la
stanza per qualche minuto in modo tale da non contagiare il dottor Watson con le vostre perle
di saggezza>. L’ispettore con aria offesa e seccata , dalle parole dette da Holmes, diede
l’ordine ai suoi uomini di lasciare la stanza e Watson con più tranquillità si mise ad ispezionare
il cadavere: si avvicinò alle labbra e le annusò ,pensando che fosse morte a causa di un uso
eccesso delle pillole situate sul comodino, ma non avevano l’odore che il dottore conosceva
bene. Quel maledetto odore di morte lo aveva sentito durante il periodo in cui era quinto
fuciliere nell’esercito del grande condottiero che ora di trovava dinanzi a lui steso sul letto
con lo sguardo perso nel vuoto. John respirava aria di tristezza e di morte in quella stanza ma
continuò il compito assegnatogli, ora che aveva la possibilità esaminò lo strano rigonfiamento
sulla gola ma pensò che fosse dovuto alla meningite, malattia che Garibaldi ebbe durante la
seconda guerra d’indipendenza, continuò la sua ispezione osservando il corpo in cerca di
qualche ferita recente, ma niente, erano solo presenti cicatrici ormai vecchie. Una volta
terminata la sua ispezione si girò e rimase sbalordito dallo spettacolo che aveva dinanzi:
Holmes aveva tirato fuori dalla tasca un metro e una grossa lente, si aggirò senza il minimo
rumore per la stanza, a volte fermandosi, a volte mettendosi in ginocchio e una volta perfino
sdraiandosi sul pavimento. Era talmente preso dal suo lavoro che sembrava avesse dimenticato
la presenza di Watson, non cessava un momento di emettere esclamazioni e gemiti che
sembravano dargli incoraggiamento e speranza. Lestrade rientrò per essere sicuro che
Sherlock non contaminasse la scena del crimine ma con grande stupore di Watson non rimase
sorpreso del comportamento del suo compagno perchè ormai ne era abituato. Entrambi
rimasero a fissarlo per circa venti minuti fino a quando Holmes urlò:< Lestrade venite subito,
lo sapevo che questa non poteva una semplice morte>, < Impossibile, cosa ve lo fa pensare?>.
Sherlock con aria seccata rispose a tale domanda che lui riteneva alquanto stupida:< A cosa vi
servono gli occhi se poi non li usate, guardate sul muro! Vedete c’è una scritta in colori che
richiamano l’italia, ma cosa ancora più strana è cosa c’è scritto “vindicta”, ora non voglio
insultare il vostro intelletto dicendo cosa significa>. <Vendetta! Vindicta significa vendetta in
latino>, aggiunse il dottor Watson sentendosi finalmente utile per davvero, Holmes molto
soddisfatto dal compagno da lui scelto aggiunse :< Ottimo dottore, credo che anche lei come
me stia incominciando ad escludere la pista che si tratti di una semplice morte naturale>,< In effetti sono sicuro che non sia morto a causa di un elevato uso di pillole, perchè in guerra
molti soldati preferivano morire utilizzando pillole invece che continuare a soffrire in campo
di battaglia...>.
Capitolo 4 “Continua l’indagine“
Sherlock riuscì a convincere l’ispettore Lestrade a farlo parlare con la cameriera balbuziente,
che aveva scacciato precedentemente e quest’ultimo, che dopo aver sentito il parere del
dottor Watson si era convinto dell’ipotesi di omicidio e sapendo che Holmes una volta risolto il
caso avrebbe dato il merito a lui dato che non voleva apparire in pubblico, accettò la proposta.
Sherlock portò con sé anche il povero Watson ancora un po’ scosso dal caso in cui era stato
trascinato involontariamente e appena videro la cameriera in lontananza Sherlock incominciò
ad avere qualche esitazione e disse rivolgendosi al compagno:< Non riesco a dedurne nulla solo
guardandola>, < Cosa intendete dire?>, <Io mi occupo della scienza della deduzione, qual ramo
della scienza che, utilizzando pochi indizi a disposizione e solamente osservando tutto ciò che
ci circonda si riesce a capire tutto sulla vita di una persona e riesco anche ricostruire vere e
proprie scene del delitto nella mia mente. Ho cercato di scoprire qualcosa su quella donna ma
non ci riesco! Era già capitato in passato una sola volta con Irene Adler che per me è rimasta e
rimarrà per sempre la Donna, l’unica donna che riuscì a tenermi testa. Non vi nascondo mio
caro Watson che ne sono ancora affascinato a distanza di anni ! La conobbi vent’anni fa
durante un mio viaggio in Boemia, stavo chiedendo informazioni ad un buon uomo e fu in quel
momento che i miei occhi la videro. Avanzava con grazia in mezzo alla folla, camminando
lentamente, misurando ogni passo. aveva lunghe ciocche di capelli scuri come la notte, che
terminavano con un delicato ricciolo, scivolando sulla schiena. La carnagione diafana e i suoi
occhi di cristallo facevano di lei una bambola di porcellana, stretta in un vestito blu come
l'oceano e rosso come il fuoco. Non era alta, ma non si poteva dire nemmeno che fosse bassa.
Aveva l'eleganza di una principessa, il fascino di una dea. Si era fermata a parlare con una
bambina, e il suo candido sorriso faceva involontariamente spuntare anche il mio. il suo volto
sembrava illuminato di luce propria, era radiosa mentre s'inginocchiava ad abbracciare la
piccola. Il mio cuore fece una capriola. Era la donna più bella che io avessi mai visto>. Watson
non rispose, non riusciva ancora a capire del tutto ciò che Holmes ma rimase molto colpito dal
vedere che anche il suo compagno dall’aspetto freddo e distaccato aveva un cuore che ardeva
di passione.
La domestica Mariana era una donna molto giovane, con dei bellissimi occhi azzurri e i capelli
molto lunghi e chiari, indossava un lungo vestito nero con un grembiule bianco attaccato ai
fianchi, tipico delle cameriere, ed un fiocco rosa in testa. Non indossava nessun tipo di gioiello
in quel momento ma il colorito chiaro del collo e delle dita delle mani facevano intuire che lei
fosse una donna che amava indossare bigiotteria. La testimonianza che diede non fu di grande
aiuto a Holmes perchè raccontò che Garibaldi era malato da tempo ma la sua salute peggiorò
dopo la morte della sua amata moglie Francesca Armosini ed incominciò a soffrire di attacchi
d’ansia e respiro affannato, motivo per cui il medico gli prescrisse delle pastiglie. Il
condottiero sembrava stare meglio ma nei suoi ultimi giorni ricadde nuovamente nella crisi.
Holmes scriveva tutto ciò che la domestica diceva sul suo taccuino senza porre nessuna
domanda e una volta che ella finì il racconto si voltò e se ne andò senza rivolgere un segno di
saluto a nessuno. Watson andò a salutare cortesemente l’ispettore Lestrade e si diresse verso casa sua pensando nuovamente alla cena (dato che erano passate quattro ore da quando era
uscito dalla taverna), che la signora Hudson gli avrebbe preparato con tanto amore.
Erano le dieci passate, Watson aveva appena finito di mangiare il sua piatto preferito e si era
appena seduto sulla sua poltrona per leggere “ Le avventure di Pinocchio- Storia di un
burattino”, libro scritto da un suo grande amico Carlo Lorenzini, quando la signora Hudson
entrò in camera dicendo:< Dottore c’è una visita per lei ed è anche molto impaziente!>, < Ma io
non aspetto nessuno>, così dicendo si alzò ed andò a vedere chi c’era che lo disturbava. Rimase
esterrefatto nel vedere che alla porta c’era Sherlock Holmes.
Capitolo 5 “Visita all’obitorio”
<Che ci fate voi qui? Come facevate a sapere dove abitavo?> disse Watson rivolgendosi a
Holmes con aria curiosa ed allo stesso tempo infuriato a causa del cambiamento improvviso
della sua vita, :< Non lo sapevo, l’ho intuito!>, <Lei mi sta seguendo! Lei mi vuole uccidere come
ha ucciso Garibaldi! Lei…> ma venne interrotto subito da Holmes che rispose in sua difesa
ridendo:< Io sono Sherlock Holmes, un investigatore privato, quando la polizia brancola nel
buio vengono da me in cerca di aiuto, mi espongono il caso e io usando solamente il mio
intelletto, come vi ho già spiegato oggi, riesco a risolvere i casi, e poi loro si prendono il merito
perchè a me non piace apparire in pubblico.>, < Vi chiedo umilmente scusa Holmes, credo che la
stanchezza stia prendendo il sopravvento su di me, ma ditemi cosa vi porta a casa mia a
quest’ora?>, <La mia casa è andata in fiamme credo che qualcuno mi voglia togliere di mezzo
per via del caso Garibaldi, anche questo l’ho dedotto, guardate ho trovato questo biglietto
davanti alla mia porta d’ingresso e mentre venivo da voi ho notato lo stesso biglietto sulla
vostra porta.> disse Sherlock mostrando a Watson i due biglietti :<L’indizio che mi ha
ricondotto al caso Garibaldi è stata la scritta sul biglietto “Vindicta”, stessa scritta trovata
oggi sulla scena del delitto! >, <Incredibile> rispose Watson colpito nuovamente delle grandi
capacità del suo compagno .< Ma ditemi Holmes, come avete fatto ad intuire dove abitavo?> <
Elementare mio caro Watson! Vedete, stamani ho notato sulle vostre scarpe della terra e
siccome so riconoscere tutti i tipi di terreno presenti nel nostro territorio, ho scritto anche
un libro in merito, ho subito ricondotto a questa via. Inoltre ho avuto la conferma dal
bigliettino che vi spuntava dalla tasca sul quale c’era scritta la via ed il vostro nome! Amico mio
basta osservare e tutte le risposte arriveranno da sè>.
Siccome Watson aveva una stanza in più, che precedentemente apparteneva a sua moglie Mary
Murston, decise di cederla al suo nuovo coinquilino che avendolo già dedotto aveva portato le
poche cose che era riuscito a salvare dall’incendio.
La mattina seguente Watson si alzò molto presto quando il sole stava appena sorgendo. Non
aveva dormito molto bene perchè continuava a tornargli in mente la scena del crimine e il
corpo di Garibaldi, avvolto nella bandiera della sua cara Italia. Era anche molto turbato perché
lui ed il suo nuovo coinquilino erano stati minacciati da qualcuno che aveva lasciato un biglietto
davanti alla porta. Rimase molto sorpreso nel vedere che anche Holmes era già sveglio, era
seduto sulla sua poltroncina mentre leggeva gli appunti scritti sul taccuino e intanto fumava la
pipa:< Signor Holmes avete dormito bene?> domandò John cercando di attirare l’attenzione di
Sherlock che non si era neanche degnato di dargli il buongiorno < Con un meraviglioso caso
come questo non mi è passato neanche per la mente di dormire!>. Watson si sedette di fianco casa sua pensando nuovamente alla cena (dato che erano passate quattro ore da quando era
uscito dalla taverna), che la signora Hudson gli avrebbe preparato con tanto amore.
Erano le dieci passate, Watson aveva appena finito di mangiare il sua piatto preferito e si era
appena seduto sulla sua poltrona per leggere “ Le avventure di Pinocchio- Storia di un
burattino”, libro scritto da un suo grande amico Carlo Lorenzini, quando la signora Hudson
entrò in camera dicendo:< Dottore c’è una visita per lei ed è anche molto impaziente!>, < Ma io
non aspetto nessuno>, così dicendo si alzò ed andò a vedere chi c’era che lo disturbava. Rimase
esterrefatto nel vedere che alla porta c’era Sherlock Holmes.
Capitolo 5 “Visita all’obitorio”
<Che ci fate voi qui? Come facevate a sapere dove abitavo?> disse Watson rivolgendosi a
Holmes con aria curiosa ed allo stesso tempo infuriato a causa del cambiamento improvviso
della sua vita, :< Non lo sapevo, l’ho intuito!>, <Lei mi sta seguendo! Lei mi vuole uccidere come
ha ucciso Garibaldi! Lei…> ma venne interrotto subito da Holmes che rispose in sua difesa
ridendo:< Io sono Sherlock Holmes, un investigatore privato, quando la polizia brancola nel
buio vengono da me in cerca di aiuto, mi espongono il caso e io usando solamente il mio
intelletto, come vi ho già spiegato oggi, riesco a risolvere i casi, e poi loro si prendono il merito
perchè a me non piace apparire in pubblico.>, < Vi chiedo umilmente scusa Holmes, credo che la
stanchezza stia prendendo il sopravvento su di me, ma ditemi cosa vi porta a casa mia a
quest’ora?>, <La mia casa è andata in fiamme credo che qualcuno mi voglia togliere di mezzo
per via del caso Garibaldi, anche questo l’ho dedotto, guardate ho trovato questo biglietto
davanti alla mia porta d’ingresso e mentre venivo da voi ho notato lo stesso biglietto sulla
vostra porta.> disse Sherlock mostrando a Watson i due biglietti :<L’indizio che mi ha
ricondotto al caso Garibaldi è stata la scritta sul biglietto “Vindicta”, stessa scritta trovata
oggi sulla scena del delitto! >, <Incredibile> rispose Watson colpito nuovamente delle grandi
capacità del suo compagno .< Ma ditemi Holmes, come avete fatto ad intuire dove abitavo?> <
Elementare mio caro Watson! Vedete, stamani ho notato sulle vostre scarpe della terra e
siccome so riconoscere tutti i tipi di terreno presenti nel nostro territorio, ho scritto anche
un libro in merito, ho subito ricondotto a questa via. Inoltre ho avuto la conferma dal
bigliettino che vi spuntava dalla tasca sul quale c’era scritta la via ed il vostro nome! Amico mio
basta osservare e tutte le risposte arriveranno da sè>.
Siccome Watson aveva una stanza in più, che precedentemente apparteneva a sua moglie Mary
Murston, decise di cederla al suo nuovo coinquilino che avendolo già dedotto aveva portato le
poche cose che era riuscito a salvare dall’incendio.
La mattina seguente Watson si alzò molto presto quando il sole stava appena sorgendo. Non
aveva dormito molto bene perchè continuava a tornargli in mente la scena del crimine e il
corpo di Garibaldi, avvolto nella bandiera della sua cara Italia. Era anche molto turbato perché
lui ed il suo nuovo coinquilino erano stati minacciati da qualcuno che aveva lasciato un biglietto
davanti alla porta. Rimase molto sorpreso nel vedere che anche Holmes era già sveglio, era
seduto sulla sua poltroncina mentre leggeva gli appunti scritti sul taccuino e intanto fumava la
pipa:< Signor Holmes avete dormito bene?> domandò John cercando di attirare l’attenzione di
Sherlock che non si era neanche degnato di dargli il buongiorno < Con un meraviglioso caso
come questo non mi è passato neanche per la mente di dormire!>. Watson si sedette di fiancocasa sua pensando nuovamente alla cena (dato che erano passate quattro ore da quando era
uscito dalla taverna), che la signora Hudson gli avrebbe preparato con tanto amore.
Erano le dieci passate, Watson aveva appena finito di mangiare il sua piatto preferito e si era
appena seduto sulla sua poltrona per leggere “ Le avventure di Pinocchio- Storia di un
burattino”, libro scritto da un suo grande amico Carlo Lorenzini, quando la signora Hudson
entrò in camera dicendo:< Dottore c’è una visita per lei ed è anche molto impaziente!>, < Ma io
non aspetto nessuno>, così dicendo si alzò ed andò a vedere chi c’era che lo disturbava. Rimase
esterrefatto nel vedere che alla porta c’era Sherlock Holmes.
Capitolo 5 “Visita all’obitorio”
<Che ci fate voi qui? Come facevate a sapere dove abitavo?> disse Watson rivolgendosi a
Holmes con aria curiosa ed allo stesso tempo infuriato a causa del cambiamento improvviso
della sua vita, :< Non lo sapevo, l’ho intuito!>, <Lei mi sta seguendo! Lei mi vuole uccidere come
ha ucciso Garibaldi! Lei…> ma venne interrotto subito da Holmes che rispose in sua difesa
ridendo:< Io sono Sherlock Holmes, un investigatore privato, quando la polizia brancola nel
buio vengono da me in cerca di aiuto, mi espongono il caso e io usando solamente il mio
intelletto, come vi ho già spiegato oggi, riesco a risolvere i casi, e poi loro si prendono il merito
perchè a me non piace apparire in pubblico.>, < Vi chiedo umilmente scusa Holmes, credo che la
stanchezza stia prendendo il sopravvento su di me, ma ditemi cosa vi porta a casa mia a
quest’ora?>, <La mia casa è andata in fiamme credo che qualcuno mi voglia togliere di mezzo
per via del caso Garibaldi, anche questo l’ho dedotto, guardate ho trovato questo biglietto
davanti alla mia porta d’ingresso e mentre venivo da voi ho notato lo stesso biglietto sulla
vostra porta.> disse Sherlock mostrando a Watson i due biglietti :<L’indizio che mi ha
ricondotto al caso Garibaldi è stata la scritta sul biglietto “Vindicta”, stessa scritta trovata
oggi sulla scena del delitto! >, <Incredibile> rispose Watson colpito nuovamente delle grandi
capacità del suo compagno .< Ma ditemi Holmes, come avete fatto ad intuire dove abitavo?> <
Elementare mio caro Watson! Vedete, stamani ho notato sulle vostre scarpe della terra e
siccome so riconoscere tutti i tipi di terreno presenti nel nostro territorio, ho scritto anche
un libro in merito, ho subito ricondotto a questa via. Inoltre ho avuto la conferma dal
bigliettino che vi spuntava dalla tasca sul quale c’era scritta la via ed il vostro nome! Amico mio
basta osservare e tutte le risposte arriveranno da sè>.
Siccome Watson aveva una stanza in più, che precedentemente apparteneva a sua moglie Mary
Murston, decise di cederla al suo nuovo coinquilino che avendolo già dedotto aveva portato le
poche cose che era riuscito a salvare dall’incendio.
La mattina seguente Watson si alzò molto presto quando il sole stava appena sorgendo. Non
aveva dormito molto bene perchè continuava a tornargli in mente la scena del crimine e il
corpo di Garibaldi, avvolto nella bandiera della sua cara Italia. Era anche molto turbato perché
lui ed il suo nuovo coinquilino erano stati minacciati da qualcuno che aveva lasciato un biglietto
davanti alla porta. Rimase molto sorpreso nel vedere che anche Holmes era già sveglio, era
seduto sulla sua poltroncina mentre leggeva gli appunti scritti sul taccuino e intanto fumava la
pipa:< Signor Holmes avete dormito bene?> domandò John cercando di attirare l’attenzione di
Sherlock che non si era neanche degnato di dargli il buongiorno < Con un meraviglioso caso
come questo non mi è passato neanche per la mente di dormire!>. Watson si sedette di fiancocasa sua pensando nuovamente alla cena (dato che erano passate quattro ore da quando era
uscito dalla taverna), che la signora Hudson gli avrebbe preparato con tanto amore.
Erano le dieci passate, Watson aveva appena finito di mangiare il sua piatto preferito e si era
appena seduto sulla sua poltrona per leggere “ Le avventure di Pinocchio- Storia di un
burattino”, libro scritto da un suo grande amico Carlo Lorenzini, quando la signora Hudson
entrò in camera dicendo:< Dottore c’è una visita per lei ed è anche molto impaziente!>, < Ma io
non aspetto nessuno>, così dicendo si alzò ed andò a vedere chi c’era che lo disturbava. Rimase
esterrefatto nel vedere che alla porta c’era Sherlock Holmes.
Capitolo 5 “Visita all’obitorio”
<Che ci fate voi qui? Come facevate a sapere dove abitavo?> disse Watson rivolgendosi a
Holmes con aria curiosa ed allo stesso tempo infuriato a causa del cambiamento improvviso
della sua vita, :< Non lo sapevo, l’ho intuito!>, <Lei mi sta seguendo! Lei mi vuole uccidere come
ha ucciso Garibaldi! Lei…> ma venne interrotto subito da Holmes che rispose in sua difesa
ridendo:< Io sono Sherlock Holmes, un investigatore privato, quando la polizia brancola nel
buio vengono da me in cerca di aiuto, mi espongono il caso e io usando solamente il mio
intelletto, come vi ho già spiegato oggi, riesco a risolvere i casi, e poi loro si prendono il merito
perchè a me non piace apparire in pubblico.>, < Vi chiedo umilmente scusa Holmes, credo che la
stanchezza stia prendendo il sopravvento su di me, ma ditemi cosa vi porta a casa mia a
quest’ora?>, <La mia casa è andata in fiamme credo che qualcuno mi voglia togliere di mezzo
per via del caso Garibaldi, anche questo l’ho dedotto, guardate ho trovato questo biglietto
davanti alla mia porta d’ingresso e mentre venivo da voi ho notato lo stesso biglietto sulla
vostra porta.> disse Sherlock mostrando a Watson i due biglietti :<L’indizio che mi ha
ricondotto al caso Garibaldi è stata la scritta sul biglietto “Vindicta”, stessa scritta trovata
oggi sulla scena del delitto! >, <Incredibile> rispose Watson colpito nuovamente delle grandi
capacità del suo compagno .< Ma ditemi Holmes, come avete fatto ad intuire dove abitavo?> <
Elementare mio caro Watson! Vedete, stamani ho notato sulle vostre scarpe della terra e
siccome so riconoscere tutti i tipi di terreno presenti nel nostro territorio, ho scritto anche
un libro in merito, ho subito ricondotto a questa via. Inoltre ho avuto la conferma dal
bigliettino che vi spuntava dalla tasca sul quale c’era scritta la via ed il vostro nome! Amico mio
basta osservare e tutte le risposte arriveranno da sè>.
Siccome Watson aveva una stanza in più, che precedentemente apparteneva a sua moglie Mary
Murston, decise di cederla al suo nuovo coinquilino che avendolo già dedotto aveva portato le
poche cose che era riuscito a salvare dall’incendio.
La mattina seguente Watson si alzò molto presto quando il sole stava appena sorgendo. Non
aveva dormito molto bene perchè continuava a tornargli in mente la scena del crimine e il
corpo di Garibaldi, avvolto nella bandiera della sua cara Italia. Era anche molto turbato perché
lui ed il suo nuovo coinquilino erano stati minacciati da qualcuno che aveva lasciato un biglietto
davanti alla porta. Rimase molto sorpreso nel vedere che anche Holmes era già sveglio, era
seduto sulla sua poltroncina mentre leggeva gli appunti scritti sul taccuino e intanto fumava la
pipa:< Signor Holmes avete dormito bene?> domandò John cercando di attirare l’attenzione di
Sherlock che non si era neanche degnato di dargli il buongiorno < Con un meraviglioso caso
come questo non mi è passato neanche per la mente di dormire!>. Watson si sedette di fianco casa sua pensando nuovamente alla cena (dato che erano passate quattro ore da quando era
uscito dalla taverna), che la signora Hudson gli avrebbe preparato con tanto amore.
Erano le dieci passate, Watson aveva appena finito di mangiare il sua piatto preferito e si era
appena seduto sulla sua poltrona per leggere “ Le avventure di Pinocchio- Storia di un
burattino”, libro scritto da un suo grande amico Carlo Lorenzini, quando la signora Hudson
entrò in camera dicendo:< Dottore c’è una visita per lei ed è anche molto impaziente!>, < Ma io
non aspetto nessuno>, così dicendo si alzò ed andò a vedere chi c’era che lo disturbava. Rimase
esterrefatto nel vedere che alla porta c’era Sherlock Holmes.
Capitolo 5 “Visita all’obitorio”
<Che ci fate voi qui? Come facevate a sapere dove abitavo?> disse Watson rivolgendosi a
Holmes con aria curiosa ed allo stesso tempo infuriato a causa del cambiamento improvviso
della sua vita, :< Non lo sapevo, l’ho intuito!>, <Lei mi sta seguendo! Lei mi vuole uccidere come
ha ucciso Garibaldi! Lei…> ma venne interrotto subito da Holmes che rispose in sua difesa
ridendo:< Io sono Sherlock Holmes, un investigatore privato, quando la polizia brancola nel
buio vengono da me in cerca di aiuto, mi espongono il caso e io usando solamente il mio
intelletto, come vi ho già spiegato oggi, riesco a risolvere i casi, e poi loro si prendono il merito
perchè a me non piace apparire in pubblico.>, < Vi chiedo umilmente scusa Holmes, credo che la
stanchezza stia prendendo il sopravvento su di me, ma ditemi cosa vi porta a casa mia a
quest’ora?>, <La mia casa è andata in fiamme credo che qualcuno mi voglia togliere di mezzo
per via del caso Garibaldi, anche questo l’ho dedotto, guardate ho trovato questo biglietto
davanti alla mia porta d’ingresso e mentre venivo da voi ho notato lo stesso biglietto sulla
vostra porta.> disse Sherlock mostrando a Watson i due biglietti :<L’indizio che mi ha
ricondotto al caso Garibaldi è stata la scritta sul biglietto “Vindicta”, stessa scritta trovata
oggi sulla scena del delitto! >, <Incredibile> rispose Watson colpito nuovamente delle grandi
capacità del suo compagno .< Ma ditemi Holmes, come avete fatto ad intuire dove abitavo?> <
Elementare mio caro Watson! Vedete, stamani ho notato sulle vostre scarpe della terra e
siccome so riconoscere tutti i tipi di terreno presenti nel nostro territorio, ho scritto anche
un libro in merito, ho subito ricondotto a questa via. Inoltre ho avuto la conferma dal
bigliettino che vi spuntava dalla tasca sul quale c’era scritta la via ed il vostro nome! Amico mio
basta osservare e tutte le risposte arriveranno da sè>.
Siccome Watson aveva una stanza in più, che precedentemente apparteneva a sua moglie Mary
Murston, decise di cederla al suo nuovo coinquilino che avendolo già dedotto aveva portato le
poche cose che era riuscito a salvare dall’incendio.
La mattina seguente Watson si alzò molto presto quando il sole stava appena sorgendo. Non
aveva dormito molto bene perchè continuava a tornargli in mente la scena del crimine e il
corpo di Garibaldi, avvolto nella bandiera della sua cara Italia. Era anche molto turbato perché
lui ed il suo nuovo coinquilino erano stati minacciati da qualcuno che aveva lasciato un biglietto
davanti alla porta. Rimase molto sorpreso nel vedere che anche Holmes era già sveglio, era
seduto sulla sua poltroncina mentre leggeva gli appunti scritti sul taccuino e intanto fumava la
pipa:< Signor Holmes avete dormito bene?> domandò John cercando di attirare l’attenzione di
Sherlock che non si era neanche degnato di dargli il buongiorno < Con un meraviglioso caso
come questo non mi è passato neanche per la mente di dormire!>. Watson si sedette di fianco a Holmes e lo osservò per una decina di minuti dopodichè la signora Hudson salì in camera a
servire la colazione.
Finito di mangiare Holmes prese il suo cappello e la sua pipa e disse rivolgendosi a Watson:<
Dottore vi passo a prendere tra mezz’ora, dobbiamo dirigerci all’obitorio per ispezionare il
corpo di Garibaldi. Sapete, stanotte mentre voi dormivate, sono andato a chiedere un
permesso a Lestrade!> così dicendo uscì dalla stanza. Watson si lavò, si vestì e quando
finalmente arrivo Holmes prese il suo bastone e seguì il compagno.
Arrivati all’obitorio Lestrade andò incontro ai due dicendo:< Holmes, dovete vedere cosa
abbiamo trovato sul corpo! Come al solito avevate ragione voi, non si tratta di una semplice
morte, questo è sicuramente un omicidio!> Affermando ciò li condusse nella sala in mezzo alla
quale si trovava un tavolo da autopsia e su di esso disteso il corpo del generale Garibaldi.
Watson si soffermò nuovamente sul collo, per accertarsi della presenza del livido :< Trachea
rotta suppongo!> disse il dottore al compagno,< Vedete Holmes, fino ad ieri pensavo che il
livido fosse dovuto alla meningite che Garibaldi ebbe molti anni fa, ma oggi ho potuto notare
un rigonfiamento che è dovuto solamente alla rottura della trachea, e considerate le
circostanze la vostra teoria di omicidio è confermata!>. Holmes non rispose ma sul suo volto si
formò un piccolo sorriso. Tornato a guardare il corpo, il dottore notò con stupore che, sulla
schiena era incisa una scritta: “ Italia-No”. Nel vedere che i due avevano notato la scritta
Lestrade disse con aria compiaciuta :< La scritta l’ho scoperta io, l’assassino ha voluto
evidenziare la nazionalità della nostra vittima, abbastanza inutile!>, Sherlock con un ghigno sul
viso rispose all’ispettore:< Come al solito mi date la conferma di quanto voi siate ingenuo!
Questa scritta vuole sicuramente dire che l’assassino non approva l’Italia, dato che la “N”
sembra una maiuscola. In conclusione l’assassino è sicuramente…> il suo sguardo si perse nella
direzione del corpo < guardate, Watson! La mano del generale è serrata!>, così dicendo
incominciò a fare forza sulla mano del generale riuscendo ad aprirla. Watson rimase stupito da
cosa trovarono dentro:< Una... perla?>.
Capitolo 6 “La madre”
Sherlock sembrava stupito tanto quanto i due compagni, in pochi istanti era riuscito a passare
da uno stato di immensa concentrazione ed esaltazione, per via del caso, ad uno stato di vuoto
assoluto. Se già era difficile scorgere alcun tipo di sentimento in lui, dopo il ritrovamento
della perla era quasi impossibile, prese la sua giacca indossò il suo cappello e l’unica cosa che
riuscì a dire uscendo dalla sala fu:< E’ ora di andare, dottore>.
Watson non riusciva a capire il perché dello strano comportamento del compagno e non sapeva
neanche dove fossero diretti: era tarda mattinata e i paesani si erano ormai alzati da un
pezzo. Gli uomini erano a lavorare nei campi mentre le donne si dirigevano al mercato per
comprare il necessario per il giorno. Ad un tratto Holmes scorse una donna anziana, vestita di
nero che stava tornando dal mercato con una grossa busta:< Watson seguiamo quella donna, è
la madre di Garibaldi!>,< Come lo sapete, può essere una signora madre di una persona
qualunque, non è mica tutto collegato a Garibaldi!> rispose Watson con aria molto seccata a
causa dello strano comportamento di Holmes. Quest’ultimo estrasse dalla tasca del cappotto
una pagina di giornale mostrandola al compagno:< E’ sicuramente lei, guardate è apparsa oggi
sul giornale raccontando le grandi imprese del figlio e di come fosse sempre stato soggetto ad
attacchi di depressione. Detto questo ho alcune domande da porgerle”, Watson nuovamente stupito dalle capacità del compagno e vedendolo nuovamente perso nei suoi pensieri chiese:<
Holmes se mi volete dire cosa vi turba, sarò molto lieto se riuscirò ad aiutarvi.>, < Mio caro
Watson, non vi nascondo che sono molto turbato, e questo fattore è dovuto alla perla, vedete
io la conosco!>. Il dottore rimase colpito dalla rivelazione del compagno e mentre seguivano
l’anziana signora continuò ad ascoltare Sherlock,< Vedete io non ho sempre vissuto qui in
Italia. Sono nato e cresciuto a Londra, abitavo in un piccolo appartamento in Baker Street al
221B, mi trovavo bene, risolvevo casi e stavo con la mia famiglia: i miei genitori, mio fratello
maggiore Mycroft e mia sorella minore Eunice. Sono sempre stato in competizione con mio
fratello perchè entrambi credevamo di essere i migliori, abbiamo sempre trascurato la nostra
piccola sorellina. Un brutto giorno ci arrivò la terribile notizia che lei si era buttata nel
Tamigi, il suo corpo non fu mai ritrovato. Mia madre cadde in una terribile forma di
depressione, il medico ci disse che se fosse andata avanti così non sarebbe sopravvissuta per
più di un’anno. Fu allora che io e mio fratello mettemmo da parte le nostre divergenze e
decidemmo di stare vicine a nostra madre. Volevamo comprarle qualcosa e optammo per una
collana molto rara, io adocchiai una collana cui erano state prodotte solo cinque copie in tutto
il mondo. La collana in questione era composta dallo stesso tipo di perle ritrovata oggi. Scoprii
in seguito che due collane erano state acquistate dal Generale Garibaldi, una dal re di Spagna,
una dal presidente americano Ulysses S. Grant e infine una da noi. Rendemmo felice nostra
madre ed il rapporto fra me e Mycroft fu finalmente stabile. Ma fu proprio lui che decise di
esiliarmi, essendo una delle maggiori figure autoritarie in Inghilterra, dieci anni fa a causa del
mio fallimento nel caso più importante della mia vita, sto parlando del caso in Boemia nel quale
mi innamorai della Donna. Mio caro amico lo ammetto mi manca la mia terra, mi manca anche
mio fratello…>.
Erano finalmente arrivati alla casa in cui la madre di Garibaldi era entrata, bussarono e la
donna incuriosita dai due li fece entrare. Sherlock e Watson si presentarono e diedero il
motivo della loro visita. La donna con le lacrime agli occhi mostrò ai due una collana identica a
quella descritta precedentemente da Holmes e spiegò :< Mio figlio ne comprò due e ne regalò
una a me e una alla sua defunta moglie. Sul letto di morte la poverina restituì il gioiello a
Giuseppe chiedendogli di rifarsi una vita. Alla sua morte lui dovette prendere un sacco di
pillole differenti per combattere la depressione.>.
Holmes e Watson ringraziarono l’anziana signora e dirigendosi verso casa Holmes disse:< Non
mi risulta che Garibaldi si sia risposato, ma non mi spiego neanche il perchè abbiamo trovato la
perla nelle sue mani. Mio caro amico dobbiamo ritornare a villa Garibaldi per vedere se
riusciamo a trovare altri indizi che ci possano ricondurre a una nuova pista> così dicendo si
incamminarono verso la villa.
Capitolo 7 "Scomparsa"
Watson e Sherlock erano giunti alla villa Garibaldi, Sherlock sembrava avere ormai le idee
molto chiare sul caso ma Watson non era riuscito a creare nessun altro collegamento oltre a
quelli già fornitogli dal compagno:< Ora Dottore scopriremo se la mia deduzione finale è
giusta!>, < Holmes io non riesco a collegare la perla con l'ispezione alla villa>, il detective non
rispose, sul suo volto si notava un ghigno di euforia.
Bussarono alla porta ma ad accoglierli non ci fu la cameriera Mariana, Holmes non ne sembrava
molto sorpreso, entrarono nella villa e si rivolse verso Watson:< Come avrete notato la domestica che ci ha accolto è una matricola. Una deduzione molto semplice> così dicendo iniziò
a esporre:< Il suo grembiule bianco attaccato ai fianchi era troppo pulito per essere un
grembiule di una cameriera che lo utilizza costantemente da tanto tempo, inoltre quando le ho
chiesto di condurci alla camera di Garibaldi lei è rimasta perplessa per qualche secondo come
se non avesse la certezza di dove si trovasse. Molto Elementare!> per l'ennesima volta Watson
rimase sorpreso, ormai doveva averci fatto l'abitudine ma ogni volta restava stupito dalla
bravura del suo compagno, non riusciva ancora a comprendere come un singolo uomo potesse
avere tante qualità deduttive tutte insieme.
La camera del generale era diversa dall'ultima volta che l'avevano ispezionata, il letto era
disfatto, sparsi per la stanza c'erano dei vestiti da donna. Sherlock avvicinandosi al camino
scorse un foglio bruciacchiato: era una ricevuta di un biglietto del treno intestato a una certa
contessa Johanna Egger, il treno sarebbe dovuto partire due ore dopo.
Sherlock mostrò a Watson la ricevuta e spiegò:< La mia deduzione è giusta! L'assassino è la
contessa Johanna Egger!>, < Chi?> chiese Watson capendoci ancora meno di prima, l'amico
euforico rispose:< La balbettante cameriera Mariana non è altro che una copertura per la
contessa. Sulla scena del crimine ho trovato questa ciocca di capelli, sul testamento di
Garibaldi c'era una voce che diceva che tutti i beni sarebbero andati a Johanna Egger. Inoltre
Mariana presentava sul collo e sulle dita segni di chi porta spesso gioielli. Per concludere la
perla, Garibaldi non l'avrebbe data a una semplice donna. Testamento e collana ci portano
direttamente a Johanna, l'amante o qualcosa di più di Garibaldi. Watson dobbiamo
assolutamente arrivare alla stazione ad acciuffarla...>
Capitolo 8 “Vindicta”
Due giorni di tensioni erano al culmine e quella stazione ne era l'epilogo...
<Holmes, riusciremo a scovarla in mezzo a tutto questo caos?!>, <Osservate, come vi ho già
detto> rispose Sherlock.
Il sole stava ormai calando ed il freddo gelo echeggiava nell'aria; il povero Watson ormai
abituato, anche se da poco, alle innumerevoli sfaccettature di Sherlock , continuava a porsi la
solita domanda pur contento dell'avventura "Chi me lo ha fatto fare??". D'un tratto Watson
sembrava perso nel vuoto, i pensieri lo assalivano ed i ricordi lo fecero commuovere. <Tutto
bene mio caro Watson?> chiese l’amico, <Fu qui che salutai per l'ultima volta salutai mi figlia
Rosy promettendomi che sarebbe tornata, ma ancora oggi la sto aspettando..>
L'atmosfera ormai cupa, triste ed opprimente perseguitava i compagni, ma la comparsa
improvvisa di Joanna tra la folla riportò speranza tra i due; e fu proprio il dottore a scovarla.
La contessa nei suoi veri panni era assai più bella e sicura di sé che nei panni della cameriera
Mariana: una coda di cavallo raccoglieva la sua immensa chioma scura, il trucco ed i gioielli ne
evidenziavano la ricchezza e la bellezza e quel lungo ed elegante abito bianco metteva in
risalto le sue forme femminili e giovanili. Sherlock esitò per un attimo offuscato anche lui dal ricordo di Irene Adler ma riconoscendo il
gioiello tornò sui suoi passi. <Tornando a noi, Watson...siamo senza alcun dubbio giunti al luogo
dove tutti i fili si intrecciano,> disse Sherlock tirando fuori dalla tasca della sua giacca il
biglietto del treno <e questo biglietto è una prova inconfutabile. > <Sono completamente
d'accordo, > rispose Watson <infatti suppongo di non essere l'unico ad aver notato una
presenza sospetta fra la folla.> <Pensate giusto, mio caro compagno di avventura. Ora è giunto
il momento di far cantare questo grazioso uccellino.> Detto questo i due avanzarono verso la
contessa con passo ed espressione che davano una perfetta idea di sicurezza, anche se nel
loro cuore si celava un terribile presentimento. Avvicinatisi alla contessa, Sherlock disse: <Che
gran sorpresa trovarvi qui signorina Mariana...o dovrei forse chiamarvi col vostro nome,
contessa Johanna Egger?> La contessa, la sua maschera ormai caduta, si rivelò: <Non c'è più
motivo di mentire. Sì, sono io in persona, la contessa Johanna Egger di Vienna.>
<Ce ne hai messo di tempo, Sherlock Holmes...> disse una figura come tante altre fra la folla,
venendo verso i tre. <Chi diavolo siete voi?> tuonò Watson all'uomo misterioso. <Credo che il
nostro amico ce lo dirà molto presto, Watson...> In tutta risposta l'uomo si presentò con un
tono carico della falsa cortesia di qualcuno di poco affidabile: <Proprio così, Sherlock. Il mio
nome è James Moriarty, colui che ha architettato in ogni singolo dettaglio l'omicidio dell'uomo
che da tanti italiani era considerato un eroe, oltre che colui che ti ha concesso di arrivare a
questo punto e alla contessa, mia lontana cugina nonché aiutante cruciale per la realizzazione
del mio piano.> <Sono sinceramente colpito, > disse Sherlock rivolgendosi alla contessa <quando
sono arrivato alla conclusione che aveste ucciso voi Garibaldi non mi aspettavo che foste
complice di qualcun altro.> La contessa, senza accenni di risentimento, disse: <Ho sposato quel
vecchio per due semplici motivi: restituire l'Italia agli austriaci e ottenere la sua ricchissima
eredità. E' andato tutto come pianificato. Ci siamo sposati in segreto per non destare alcuno
scandalo e...> <E poi lo avete soffocato facendo credere che fosse una morte naturale,>
interruppe Watson con fermezza nella voce <ma in quanto dottore ho constatato che l'ipotesi
non potesse essere corretta per via della trachea rotta.>. Moriarty sempre con la sua falsa
cortesia fece un complimento altrettanto falso: <Ottimo spirito di osservazione, investigatori.
Ma Sherlock, come hai fatto a intuire che ci fosse una relazione fra loro due?> <Elementare, >
disse Sherlock tirando fuori la prova e accennando al gioiello di perle preziose al collo della
contessa <La signora ha perso un pezzo della sua preziosa collana sulla scena del crimine, e da
questo non è stato difficile risalire a lei.> La contessa si spiegò: <Garibaldi ne aveva due: una
che donò a sua madre e questa qui che donò a me, il suo ultimo vero amore. Quel vecchio
idiota...> <Come vi permettete di parlare così di un eroe di questa patria?> gridò Watson con
rabbia motivata dal grande rispetto che nutriva per Garibaldi, l'uomo che guidò i Mille in
battaglia per unire gli italiani in un unico popolo. <Già, non si può definire che un idiota visto
che non sospettava minimamente che lo stessi sfruttando per i miei scopi e un disperato per il
suo ultimo gesto, il suo tentativo di strapparmi la collana di dosso.> rispose la contessa con un
leggero ghigno sul volto. <E ora che il mio piano è giunto al termine, è ora di eliminare il
maggior numero di testimoni possibile...> disse Moriarty estraendo la pistola e puntandola
verso la contessa <Addio Johanna, ci rivedremo all'inferno nel girone degli assassini.> <No, per
favore...> furono le ultime parole della contessa prima che un proiettile le perforasse il petto
uccidendola sul colpo.
Sherlock, imperturbabile, disse: <Deduco che le motivazioni dell'omicidio di Garibaldi non
fossero strettamente legate alla patria, o mi sbaglio?> Moriarty rispose trattenendo a stento
delle risate da psicopatico: <Non mi è mai importato nulla dell'Italia e di quello che volesse farne quella sciocca di mia cugina, il mio unico scopo è sempre stato fin dall'inizio quello di
attirarti e distruggerti, Sherlock Holmes!>, < Perché lo stai facendo JAMES!> disse Watson
infuriato, <Vindicta! Il vostro compare non si ricorda di me, ma io mi ricordo di lei. Lei ha
scelto lui!> Sherlock questa volta mostrando una rabbia feroce rispose < Lei non ha scelto
nessuno.> Watson capì subito che i due rivali stavano parlando della Donna.
Detto questo Moriarty si girò verso Watson sparando un proiettile anche a lui per poi
scappare approfittando della preoccupazione di Sherlock per il suo amico a terra dolorante
per il colpo appena subito. <Watson!> gridò Sherlock in preda al panico. <Non temere, non
morirai oggi.> disse poi in parte per rassicurare Watson, in parte per rassicurare se stesso.
FINE


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