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lavoro pubblicato martedì 15 maggio 2018
ultima lettura venerdì 18 gennaio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

“’La passeggiata al maneggio”

di agente11. Letto 3041 volte. Dallo scaffale Eros

La sento tremare, irrigidirsi, stringe le sue mani su quella paglia strappandone ciuffi per l’eccitazione, mi chiede con un filo di voce di accelerare il ritmo, cosa che io faccio assestando colpi mirati e sempre più profondi, le giro la testa e riprendo


Mai vergognarsi d’esprimere un sentimento scritto, sussurrato, un grido, una poesia.

Mai fare lo sbaglio di dire, non è il momento, il tempo e come il vento arriva e poi se ne va.

Accade spesso il contrario di quello che vorremmo.

Ci innamoriamo di chi non ci merita, di chi non crede in noi o di chi di continuo sfida la vita, ci innamoriamo di chi non si fida, di chi non vuole mai essere il nostro degno avversario, ci attacca e basta, ci ama, ma non ce lo dirà mai, che non ci dirà mai che la pensa come noi…

Ci innamoriamo di chi non penseremo mai, semplicemente mentendo spudoratamente a noi stessi dicendo: siamo fatti così in fondo!

Ci innamoriamo di chi somiglia a noi, ma non ha tutti i nostri difetti o li ha, ma li rende perfetti.

Mi sono accorto che mi manca, ma non voglio dirlo a me stesso, vago per la città senza una meta, mi manca, non faccio che pensare a lei, i miei amici mi hanno abbandonato, sto troppo male, solo con me stesso.

Non mi sono mai comportato così con loro. Li adoro, ma lei mi ha sconvolto la vita, l’esistenza, il mio equilibrio mentale.

Non so che farmene di una sconosciuta isterica, antipatica e anaffettiva.

Eppure, non ho mai provato le emozioni dei giorni scorsi, nello stare con lei, è la mia droga, la mia dose quotidiana: ma voglio viverla, siano belle, brutte, ma pur sempre emozioni.

Sono seduto alle 6,45 alla mia scrivania, chissà mai perché sono arrivato così presto in ufficio.

Scribacchio su di un foglio in maniera nervosa il suo nome: Karen, lo evidenzio, lo ricamo lo amo.

Dovrei lavorare, invece non riesco più a combinare nulla.

Altro che aspettarla per tutta la vita. Avrei fatto di tutto pur di rivederla. Guardarla su quello sgabello mentre accavalla le gambe e si lascia fotografare da me con quel sorriso spontaneo che le accarezza le gote, oppure riprenderla mentre silenziosa ma sorridente mi indica la strada per casa sua, sotto una luce soffusa di un lampione.

Eppure sto ancora pensando a questo benedetto nome. Mi è penetrato nel cervello, nel cuore, nelle viscere, riempie i miei occhi, si nasconde dentro i miei sogni, nei miei desideri.

Ma in fondo devo essere forte…Karen...Karen…

Arrivo all’ora di pranzo stressato, ma con l’intento di viverla anche oggi.

Ieri sera dopo averla lasciata, sono andato a correre, altra mia passione, la sera poi dormo tranquillo.

Non parlo con nessuno, non voglio spiegare a nessuno, mi vergogno di essermi invaghito di una donna semplicissima, acqua e sapone, ma riconosco di non sapere nulla di lei, quell’incontro furtivo della sera prima non mi basta…la cerco sul mio cellulare, vorrei che mi chiamasse, scrivesse, oppure un semplice ciao.

E’ venerdì, ora di pranzo e tra i mille messaggi dei miei amici, che non si fanno mai gli affari loro, mi invitano ovunque, non vogliono capire, mentre mi perdo in queste banalità, il cell emette un tono, è lei che mi manda la foto di un cavallo, e subito dopo un sms con la scritta: TI VA?

Non capisco. Forse si considera una bellissima puledra e vuole essere domata, ma non mi sembra la tipa da scherzare su queste cose.

Con grande velocità mi affretto a chiamarla.

Hola!!! Ciao…Non mi fa parlare, taglia corto, dimmi solo se vuoi venire tra un’ora a fare un giro al maneggio con me.

C’è né uno qui vicino, e tu mi hai detto che da piccolo cavalcavi, inoltre il cavallo è il tuo animale preferito, dai ci vediamo al maneggio sbrigati.

La telefonata si conclude così, e io mi sento prigioniero di un’inutile felicità che porterà sicuramente a un vicolo cieco, perché mi domina, perché non sono capace a dirle di no.

Voglio essere realista con me stesso e mi chiedo cosa tirerò fuori da questa esperienza, cosa mi rimarrà, dove mi porterà.

Mi sbrigo, esco dall’ufficio senza riordinare nulla e lasciando il pc acceso, ma passo velocemente a casa a cambiarmi, arrivo puntuale, ma lei è già lì ad aspettarmi.

Indossa una tuta, ovviamente starà più comoda nei movimenti, ed io come un ebete le sorrido.

Sei bellissima. Non posso dire lo stesso di me.

Mi accorgo solo ora che nella fretta di uscire indosso una canottiera smanicata, da camionista, e la vedo li, semplicemente donna, profuma di fresco mi riempio le narici o almeno è quello che vorrei,

visto che il profumo del fieno, misto all’odore dei cavalli sovrasta il suo.

E’ un odore particolare, naturale.

Beh!!!! Faccio io, andiamo o ci hai ripensato? Ci incamminiamo verso i recinti per vivere le emozioni che danno questi stupendi animali nella loro libertà.

Non posso fare a meno di ammirare il suo corpo, i suoi seni stretti in quel corpetto stanno li li per scoppiare, la sua schiena dritta e fiera come una amazzone, i suoi capelli al vento, non posso fare a meno di desiderarla come donna e come amante, la mia eccitazione è a stento controllata.

Ridiamo e scherziamo e siamo due ragazzi normali che si godono un pomeriggio di aprile.

Parliamo del lavoro, della vita, del fatto che vuole esperienze e un uomo che si dimostri tale, insomma un uomo con le palle, la premessa è buona e dentro di me si accende il fuoco, ma devo controllarlo altrimenti brucio l’intero maneggio.

Sembra compiaciuta dai nostri racconti, quando le confesso quanto invidio i suoi pretendenti e di quanto amo la sua intrepida voglia di mettersi in gioco, di mostrarsi donna con me senza inibizioni.

Pensavo che se la prendesse, invece sorride più volte nel corso della passeggiata.

C’è qualcosa di strano sul suo volto, un ghigno mai mostrato prima e una attenzione nei miei confronti particolare.

E’ quasi un miracolo, lei è molto gentile a differenza del pomeriggio precedente quando stava tutta sulle sue, sembrava incavolata con il mondo intero per un suo ex, dominatore e dominato, unico argomento che sono riuscito a farle accennare.

Vorrei chiederle tante cose, non so nulla della sua famiglia né delle sue storie precedenti.

Non parlava di sé, era circondata da un alone di mistero, ma non voglio rovinare il bel momento con domande inopportune.

Finita la passeggiata, la vedo stanca. La vedo malferma sulle gambe, forse anche lei per la stanchezza e allora decido di prenderla a braccetto.

Ci avviamo e l’accompagno verso la macchina, la faccio appoggiare alla portiera e la guardo dritto negli occhi, poi mi lascio andare e aspettandomi un suo rifiuto o un ceffone, la bacio in un modo dolcissimo.

La mia lingua è lenta e calda, non c’è traccia di resistenza in lei ora.

Il suo odore mi inebria.

Il mio sesso torna a starmi stretto nello slip, indossato di proposito per essere più libero nella passeggiata.

Lei ad un tratto mi guarda dritto negli occhi ed io mi perdo nell’azzurro delle sue stelle.

Sai…le confido, ora sei stupenda.

Ma già ieri e nei giorni scorsi eri bella, in un modo che forse non eccitava ancora i miei sensi, ma mi penetrava dritto al cuore.

Eri innocente, stavi sulle tue. Parlavi poco. Eri così timida, che mi veniva voglia di proteggerti.

A quelle parole lei si scioglie e prendendomi il viso tra le sue mani mi bacia con la passione che solo una donna in amore sa trasmettere.

Quel pomeriggio lei mi voleva, era partita da casa con questa idea….quel bacio sensualissimo dura un’eternità, voglio sapere tutto di lei, vieni, la prendo per mano e ci dirigiamo verso un fienile che spero ci faccia da alcova, lei è più determinata di me, me lo dimostra il fatto che non faccio in tempo a chiudermi la porta alle spalle che mi è addosso in un attimo, mi abbraccia, mi stringe mi soffoca con la sua eccitazione. La stacco da me e ha il volto gonfio di lacrime, forse non vuole, forse non si sente pronta, la sua voce si fa roca quando mi chiede di prenderla,”fammi tua” mi dice ma fallo con amore.

La stringo a me per baciarla e sento il mio sesso a contatto con il suo, lei si tranquillizza ed è pronta, è mia, è tutta per me.

Le vado alle spalle e la abbraccio in un vortice fortissimo. Lei muove dolcemente il suo sedere racchiuso in quel lembo di stoffa che è la sua tuta, le bacio il collo e passo le mie mani sotto la sua maglietta andando a cercare le sue tette, piccole turgide con i capezzoli che paiono bucare la stoffa che li contiene, li libero e passo ad accarezzare, stringere, mentre lei non smette di divincolare il suo culetto sul mio sesso ormai diventato duro.

Mi sento una lumaca, mentre le lascio una scia di saliva sul collo, vado a scendere sulla schiena dandole una scossa elettrica ogni volta che la punta della mia lingua saetta sulla sua schiena. Si appoggia con le mani sulle balle di fieno per avere più sostegno ed io finalmente vado a mettere le mie mani sul sedere sodo, duro, direi scolpito in una opera d’arte; io sono amante del fondoschiena delle donne, ho una predilezione e quello di Karen è stupendo.

Lo adoro e mentre lei trema, le faccio scendere la tuta e subito mi assale quel profumo denso del suo sesso, misto a sudore. Come affondo la mia bocca su quel sesso grondante di umori lei comincia a divincolarsi e ad ansimare con gridolini incomprensibili, ma di certo piacere puro.

Lei si china in avanti e divarica un poco le gambe per darmi modo di accedere al meglio con la mia lingua nel suo sesso, non posso fare a meno di adorare il tutto come fosse una dea.

Il piacere che prova e assoluto, se lo gode fino in fondo dopo tanto tribolare e, rilassata, mi incita, mi desidera. Mi alzo e dopo aver denudato il mio sesso lei lo fa suo in un tripudio di emozioni, sta tremando mentre lo tiene in mano, è felice, sa che ora sarà la mia donna, lo struscia in mezzo alle sue gambe sempre dandomi le spalle e finalmente lo accompagna a conoscere il paradiso, entrando dalla porta principale.

E’ bollente, a stento riesco a controllarmi, lo fa entrare e con un paio di assestamenti le sono totalmente dentro. E’ eccitata al paradosso, dopo essere rimasta ferma per qualche secondo con il mio sesso dentro le sue viscere, inizia una danza che madre natura le ha insegnato, la avvolgo e mentre le stringo i capezzoli fino a farle male, lei tiene il ritmo regalandoci brividi come fossero scosse.

La sento tremare, irrigidirsi, stringe le sue mani su quella paglia strappandone ciuffi per l’eccitazione, mi chiede con un filo di voce di accelerare il ritmo, cosa che io faccio assestando colpi mirati e sempre più profondi, le giro la testa e riprendo a baciarla con passione e in quella posizione ce ne veniamo entrambi in un orgasmo sconvolgente, i fiotti di seme bollente escono da me ed entrano in lei senza vedere la luce.

E’ un tripudio di vibrazioni fino ad abbandonarmi sul suo giovane corpo di donna innamorata.

La stringo teneramente e mentre ci godiamo gli ultimi spasmi, una lacrima le solca quel dolce viso,

voleva essere mia e ci è riuscita, voleva essere donna e ci è riuscita, voleva amare con tutta se stessa e l’ha fatto.

Inutile abbandonarsi a mille parole quando c’è desiderio.



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