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lavoro pubblicato giovedì 10 maggio 2018
ultima lettura sabato 20 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

UN RICCIO SAGGIO

di permilla. Letto 240 volte. Dallo scaffale Fiabe

Una favola dolce per alleviare le pene d'amore di qualche grande triste. Spero possa essere utile e infondere un po' di coraggio.

C'era una volta una giovane donna. Era passata in breve tempo dall'essere allegra al soffrire della più nera tristezza, e passava le notti piangendo, piangendo e piangendo. Ma una sera...

"Perchè piangi, bella signorina?"

Era stata una civetta a parlarle. Il piccolo uccello se ne stava appollaiato al cornicione della camera della ragazza, sbirciando dentro la stanza.

La giovane era talmente sconvolta da non prestare attenzione al fatto che un animale le stesse parlando. Le parole in quel momento le uscivano dalla bocca come le lacrime qualche istante prima le scendevano dagli occhi.

"Sono stata stupida, e lui è un disgraziato! Per colpa sua non sarò mai più felice. Mi sono rovinata!"

"Oh suvvia, bella signorina. Puoi stare meglio, se lo vuoi." Disse la civetta con voce dolce.

"E come?? Vorrei solo dimenticare tutto e tornare spensierata come prima!" urlò disperata la giovane, mentre le lacrime riprendevano a colarle sulle guance.

"UhUh, ho io la soluzione!" propose la civetta. "Sbattendo le mie ali ti lancerò addosso questa polverina. è la polvere della Smemoria, e avrà effetto immediato: dimenticherai tutte le brutte sensazioni e non ci sarà più traccia di tristezza nei tuoi ricordi. Sarai come prima, sarai come nuova."

Così dicendo l'uccello aprì le ali e le sbattè tre volte, ricoprendo la ragazza di una polvere fine fine che sparì all'istante. Insieme a quella strana sabbia se ne andò anche la tristezza.

"Oh grazie. Mi sento già meglio! Buonanotte piccola amica!"

La civetta salutò a sua volta e volò via, lasciando la ragazza a dormire con il cuore più leggero.

La giovane riprese a sorridere e a guardare la vita come non la vedeva da molto tempo. Tutto le pareva più bello e giusto, e le persone gentili ed amichevoli. Ricominciò ad avere fiducia negli altri, soprattutto nei ragazzi. Dopo qualche mese, però, il cuscino era di nuovo zuppo di lacrime.

"Ecco, mi ha fregato! Odio le persone, odio gli uomini!" pensava ancora la bella signorina.

"Uh Uh, cosa sentono le mie orecchie da volatile? Credevo fossi contenta, mia cara." la civetta era planata di nuovo sul cornicione, interrompendo la caccia notturna a causa del pianto della ragazza.

"Va tutto storto, civetta." La giovane era di nuovo disperata e piangeva senza ritegno. Spiegò tra i singhiozzi la situazione, che alla civetta parve nota: aveva conosciuto un altro giovane, che l'aveva riempita di complimenti e promesse, per poi sparire poco dopo.

"Oh perbacco. Qui ci vuole ancora la polverina!" disse la civetta sbattendo le ali e ricoprendo di nuovo la giovane della magica miscela.

Passarono alcuni mesi, e la tristezza della ragazza si presentò una terza volta.

"Uh Uh, non va bene così. Potrei continuare con la polverina, ma tempo che non ti sarebbe veramente utile" ammise con tristezza il pennuto.

"Cosa sente il mio fine nasino? Ancora odore di lacrime?" Si era aggiunta una vocina, sottile sottile. La ragazza si affacciò alla finestra e intravide a terra un piccolo riccio dagli aculei chiari.

"Oh riccio, aiutami tu! Non so più come fare. La polverina con me non funziona, sono destinata ad essere infelice e a portare tutta la vita i segni delle spine che mi hanno punto il cuore." si lamentò la ragazza.

"Cara, parli con uno che è abituato alle spine. Vedi questi miei aculei?" rispose il riccio, indicando con fare orgoglioso la propria schiena.

"Sì, li vedo. Grazie a loro sei quasi invincibile."

"Ogni spina è un'esperienza, ragazza mia, e ognuna di loro mi ha insegnato qualcosa." sentenziò con voce sicura l'animaletto.

"Non capisco" disse confusa la giovane.

"Te lo spiego io, uh uh!" intervenne la civetta. "Il riccio sta dicendo che non ha senso dimenticare. Lo hai visto anche tu: stai bene per qualche tempo, ma poi ricadi sempre nello stesso errore. Se dimentichi il male che hai provato, continuerai ad inseguire le sensazioni sbagliate."

"Quindi... non posso più dimenticare?" chiese la ragazza, con aria sconsolata.

"Non si può dimenticare. Si può solo riflettere, e volersi bene. Il trucco per stare meglio non è non sbagliare più, ma imparare dai propri errori e tenere a mente l'insegnamento. Io l'ho fatto, e ogni spina sulla mia schiena mi ricorda di stare attento a qualcosa. Ma le spine sono sul mio dorso, non sul cuore. Decido io se proteggermi o no. Questo non significa che non starò più male, ma che ho imparato qualcosa dal dolore che ho provato, e che ora sono più saggio." asserì il riccio.

"Hai ragione, sei proprio un riccio saggio. Proverò a mettere in pratica i tuoi consigli." disse la giovane, accennando un piccolo sorriso.

"Uh uh, il dolore serve. Lascia tracce, ma ti rende più forte se lo sai ascoltare. Ti insegna a stare attenta e ad essere prudente quando serve." Concluse la civetta, che volò via scomparendo nella notte.

Anche il riccio sparì velocemente, tornando nella sua tana proprio un secondo prima del sorgere del sole.

E così anche quella giornata iniziò, come tutte le altre prima di allora.

Per la ragazza, però, quello non fu solo un nuovo giorno, ma anche un nuovo inizio.



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