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lavoro pubblicato mercoledì 9 maggio 2018
ultima lettura venerdì 19 ottobre 2018

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IL RE E IL MENDICANTE

di monty1795. Letto 182 volte. Dallo scaffale Horror

                                                IL RE E IL MENDICANTE     Il mendicante arrivò alla cittadi.........

Il mendicante arrivò alla cittadina protetta dalle alte mura grigie in tarda serata.

Oltrepassato il portone si ritrovò in un immenso, mastodontico carnevale.

Molti volti erano coperti da alcune stravaganti maschere, altri erano scoperti ma in compenso esibivano bizzarri costumi variopinti.

Cascate di vino ruscellarono su i menti cisposi di barba e su quelli glabri, bocche si ingozzarono delle varie cibarie esposte su lunghi tavoli ubicati al centro della piazza, la festa era all'apice della sua maestosità.

Il mendicante avanzò tra la ressa aggrappandosi al suo logoro e nodoso bastone, si arrestò per osservare una danza improvvisata da una donna che indossava una maschera di ceramica interamente bianca con un enorme sorriso color porpora che si estendeva da un orecchio all'altro e da un uomo che indossava un mantello composto da piume variegate.

Un ragazzo addobbato come un fabbro medievale si bloccò a ispezionare il mendicante.

"Il vostro costume è molto ben fatto Sir, dove lo avete acquistato?"

"Oh, ma questo non è un costume gentile ragazzo, e non mi trovo in questo luogo, nonostante la sua magnificenza, per questa strabiliante celebrazione a me ignota." il mendicante faticò a esprimere le parole.

"Sono qui per sua maestà, dove posso trovarlo?"

Il volto del ragazzo s'incrinò di colpo, sul suo giovane viso si potè intravedere il ribrezzo che provava per quel pezzente che si trovava di fronte.

"Nostra eccellenza non ha tempo a sufficienza da perdere con reietti come te." detto questo sferrò un calcio nelle tremanti gambe del mendicante facendolo stramazzare sul terreno ricoperto di polvere.

Una donna si accostò al ragazzo chiedendo cosa stesse accadendo.

"Questo pezzente vuol vedere il re, come se ne avesse diritto, già abbiamo abbastanza problemi senza questi viscidi vermi."

La donna guardò l'uomo che cercava di rimettersi in piedi e lo sputò dritto in viso.

La donna e il ragazzo si dileguarono con enormi sorrisi che solcavano le loro facce festose per mescolarsi nella danza che andò propagandosi sull'intera comunità.

Il mendicante si riuscì a sollevarsi dalla polvere con l'estremo delle sue forze mentre intorno a lui detonava l'apoteosi dell'appagamento umano, bambini si rincorsero gettando coriandoli colorati nell'aria, uomini ruzzolarono ubriachi sul terreno bagnato dagli alcolici rovesciati, donne allegre risero a squarciagola, l'aria fu pervasa da grida di giubilo.

Una donna anziana si approssimò al mendicante:

"Sei tu che vuoi vedere il re?"

"Si signora, la prego dove posso trovarlo."

La vecchia gli fece un cenno con la mano e lo condusse ai margini della cittadella in festa dove vi era ubicato un edificio che dall'esterno poteva dare l'impressione di un castello in decadenza ma altro non era che un palazzo con due colonne di marmo, tra cui una spezzata, che si ergevano ai lati del portone di legno che fungeva da ingresso reale.

Il mendicante era alle soglie dell'entrata quando si voltò indietro per ringraziare la vecchia ma questa si era già dileguata senza esclamare una singola parola.

Dietro una delle colonne di marmo vi era un uomo con il volto coperto da una maschera di corvo, solo che questa era troppo sproporzionata al suo corpo rendendolo quasi una caricatura, indossava una tunica nera con le mani insinuate nelle ampie maniche del vestiario.

Cosa alquanto bizzarra furono gli occhi vividi che sembravano accompagnarlo in ogni movimento, enormi occhi neri dove si poteva percepire la vita, o la morte, erano pozzi di terrore dove ci si poteva smarrire nel freddo buio all'interno di essi e annegare nel supplizio eterno.

Il mendicante entrò nella sala oltre il portone con un orrore cieco annidato alla bocca dello stomaco, arrivò al cospetto del re e si inginocchiò.

Il re era beatamente seduto su di uno scranno di ferro con un calice d'argento in mano e due guardie armate di lancia ai suoi lati, osservò l'uomo genuflesso davanti a sé e con tono intriso di sarcasmo chiese:

"Oh mio lord, quale fatto ti aggrava talmente tanto da portarti in una giornata gioiosa come questa a inginocchiarti di fronte a quest'umile uomo, come posso servirti, cosa brama la tua pura anima." un sorriso furbesco si espanse sul suo volto rossastro, anche le due guardie armate di lancia sogghignarono.

"Mio signore dall'animo nobile." le flebili parole del mendicante riverberarono nella stanza del re.

"Ecco, io cerco la serenità, la pacificazione dell'anima, insomma io le sarei grado se mi donasse la felicità."

Una risata generale scosse il silenzio della sala.

Il re sembrò che stesse strozzandosi con le proprie risa, i lancieri si piegarono in due per il grande eccesso di ilarità.

"Oh, questa è strabiliante." il signore sullo scranno era intento a una complicata operazione che consisteva a immettere quanta più aria nei polmoni.

Il mendicante si guardò intorno con un espressione perplessa sul volto scavato dall'esistenza.

"Mio re, cosa ho detto di tanto divertente."

Il re smise di ridere nell'istante esatto che il pezzente gli pose la medesima domanda.

"Tu vieni nella mia città a elemosinare la felicità, mi chiedi di donarti la pacificazione dell'anima, forse perchè hai creduto per un solo istante, nel tuo cranio riempito da ignoranza cosmica, che quelle persone là fuori si stiano divertendo, vero, povero sterco di animale?"

Le labbra del mendicante iniziarono a tremolare, i suoi occhi divennero lucidi.

"QUELLE PERSONE SONO TERRORIZZATE!" la voce del re percosse l'intera sala facendo quasi vibrare le pareti di scabra roccia.

"La felicità mia cara feccia dell'umanità non è mai esistita, è solo una maschera dove ci nascondiamo dal terrore di tutti i giorni, la indossiamo per non pensare alla morte che incombe su di noi, siamo osservati costantemente e quando verrà il giorno verremo giudicati dall’essere volante."

Il mendicante aveva lo sguardo perso nel vuoto.

"Ci è stato ordinato di divertirci tutti i giorni, tutte le ore e i minuti delle nostre insignificanti esistenze, l'essere in nero ha utilizzato esattamente questo termine, per continuare a inspirare questa fetida aria che aleggia sulla mia cittadina."

Fece una breve pausa dove osservò attentamente l'uomo coperto di stracci piegato sul pavimento davanti a sé, poi il suo volto si distese in un radiante sorriso.

"Lancieri, fatemi divertire."

I due uomini si avventarono sul povero individuo e iniziarono a percuoterlo con calci e pugni mentre quest'ultimo implorava misericordia, le lacrime iniziarono a rigargli il viso.

Il re sghignazzava tutto soddisfatto sul suo nobile scranno, le preghiere del mendicante disturbarono la quiete che fino a quel momento era aleggiata nella sala.

"Vi prego non fatemi del male, sono solo un povero vecchio."

"Un povero vecchio stolto con richieste indicibili, vattene via prima che t'infilzi la mia lancia su per quel tuo putrido culo."

Il pezzente arrancò fuori dal portone mentre dietro di lui riecheggiarono le risate del re e dei suoi uomini, il bastone rimase abbandonato sulle piastrelle a scacchi della stanza.

L'occhio destro del mendicante fu accecato dal sangue che serpeggiava dalla ferita alla fronte dove il pugno coperto dal guanto ferrato era calato con estrema crudeltà.

Spasimi di sofferenza percuoterono tutto il corpo dell'uomo mentre si dirigeva al portone della cittadina.

Arrivato in prossimità della piazza centrale intravide, con l’occhio sinistro, che era stata eretta una pira dove giaceva legata l'anziana donna che le aveva indicato l'ubicazione del re.

La povera donna era stata completamente denudata con i flaccidi seni che le ricadevano sul ventre prominente come sacche prive di contenuto, alcuni uomini la sputarono addosso, alcuni addirittura le scaricarono addosso la loro vescica resa rigonfia dagli alcolici.

Qualcuno appiccò il fuoco e la donna in un istante fu avvolta dalle fiamme, le sue grida si persero nella volta del cielo dove la luna ristorava luminosa come non mai.

Tutti si divertirono, tutti ridevano e tutto era festa.

Un bambino su i quattro anni di età avvistò il mendicante che si dirigeva verso l'uscita della città con il viso coperto di sangue e lacrime e strattonò la manica del costume della madre.

"Mamma che cos'è quell'essere?"

"E' un reietto figliolo, gli escrementi della società, dovrebbero impiccarli tutti." la donna esclamò queste parole con ferocia.

"Quindi andrebbero puniti mammina?"

"Eccome se andrebbero puniti."

Il bambino si osservò intorno e raccolse una pietra dal terreno e la scagliò sulla nuca del mendicante, sangue fresco sprizzò dalla ferita.

La madre del ragazzo eruttò in una risata acuta mentre osservava l'uomo ferito che si accasciava sul terreno polveroso.

In breve tempo, mentre ancora le fiamme al centro della piazza divampavano verso il cielo notturno, tutti gli occhi dei festanti furono puntati sull'uomo che si stava trascinando al di fuori della porta cittadina.

Altri bambini imitarono il primo e raccolsero quante più pietre potettero trasportare e iniziarono a scaraventarle su quel viscido individuo strisciante.

I genitori dei giovani e gaudenti tiratori di pietre si complimentarono con i propri pargoli mentre sbraitavano risate e insulti al mendicante che veniva colpito da quella incessante pioggia di roccia.

L'uomo ferito riuscì a oltrepassare la soglia mentre qualcuno gli chiudeva il pesante portone alle spalle.

Il mendicante giaceva sul terreno oramai privo di vita, il sangue che fuoriusciva dall'uomo morente si riversò nella brezza notturna, poi qualcosa di oscuro si alzò nel cielo illuminato dal lucore lunare, una presenza ignota che dispiegò le ali e proiettò la sua nera ombra sul terreno dove il moribondo stava lentamente precipitando in un freddo vortice nero, l'essere volteggiò con garbo nella volta celeste, poi calò con estrema rapidità su qualcosa di luminescente che stava fuoriuscendo dal mendicante.



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