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lavoro pubblicato mercoledì 9 maggio 2018
ultima lettura venerdì 18 gennaio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Io “Scultore” per Amore.

di agente11. Letto 748 volte. Dallo scaffale Eros

I tuoi capezzoli duri come il marmo da cui sono tratti, è l’apoteosi di un piacere puro. Levigo e scolpisco con i miei arnesi sino a trovare le tue spirali d’orgasmi sulla rossa pietra. Coloravo la tua natura morta, ferma e immobile sul trespolo del

Quel pezzo di marmo, freddo e insignificante, calcificatosi per migliaia di anni, ora era lì davanti a me, lo giravo e rigiravo nella mia mente nel tentativo di capire cosa ne avrei potuto tirar fuori, quando, d’improvviso, una folle idea: come sarebbe stato bello scolpirne un tuo profilo.

Per giorni e giorni e notti, ho amato quella pietra, che donava a te la vita e che piano piano prendeva forza e regalava a te il tuo primo ritratto, la tua immagine riflessa nella mia, i tuoi sensi che prendevano forma e calore, ogni volta che con lo scalpello toglievo via una tua imperfezione.

Oh piccola donna, con le mie mani ti creo, con il mio cuore ti amo.

Prendi vita, prendi forma, con il mio braccio ti avvolgo ogni volta e ogni volta ti sostengo, a te mi ispiro, a te mia dolce compagna oggi dono il respiro.

Sei la mia modella, sei una mia creazione che diventa sempre più vera.

Uso la punta della mia lingua per disegnarti, o forse volutamente per insegnarti il piacere.

Ho picchiettato il mio scalpello migliaia di volte, delicato ma costante, per creare le tue parti intime, fatte di attenzioni e di immaginazione.

Mi piace scolpirne via i tuoi mille orgasmi quando ravviso il tuo sorriso, non più inerme, non più freddo, ma caldo come un fuoco nell’inferno.

Ricordavo come nella realtà di questa nostra esistenza, in un nostro bacio, la tua lingua mi penetrava con furia, con la bramosia di chi aveva trovato il cibo dopo giorni di digiuno.

Le mie mani che premevano su quella dolce stoffa che ricopriva il tuo sesso ormai umido, bagnato intriso dei tuoi umori e mille odori.

Le mie mani che andavano da sole scolpendo il tuo corpo nella sua fragranza, su e giù, percorrendo i bordi esterni del tuo intimo rosa, per poi premere al centro massaggiando divinamente .

Di più, di più, per favore, voglio sentire…mi dicevi.

No! Devo estinguere il fuoco! Io ti devo creare…

Quando scolpisco i tuoi seni, ci metto tutto me stesso mentre prendono forma tra le mie mani.

Stai ferma! Voglio scolpire l’attimo di te e lo dicevo mentre ti prendevo, premendo le mie grandi dita eccitate sui capezzoli arditi, dritti, fieri e appuntiti.

Questa pietra non è poi cosi dura da scolpire e da amare, questa pietra non è poi così fredda…ma sa anche fare male…

I tuoi capezzoli duri come il marmo da cui sono tratti, è l’apoteosi di un piacere puro.

Levigo e scolpisco con i miei arnesi sino a trovare le tue spirali d’orgasmi sulla rossa pietra.

Coloravo la tua natura morta, ferma e immobile sul trespolo della tua lussuria, mentre ti prendevo e ti facevo mia.

Mentre ti trasportavo via, mentre inspiravo io il tuo respiro affannato; sei mia piccola donna, stai facendo l’amore, sei un fuoco.

Mi hai guardato e regalato il verde del tuo sguardo rubato a madre natura e permettere cosi al mio uccello di volare libero e rapace, svelto a rapire la tua femminilità e sondarti l’anima.

Ti entro dentro, ti penetro d’immenso e ti rubo l’anima, quando la tua dolce chioma versa beata sulla tua spalla.

L’ho scolpita con cura, con passione con devozione, regalandole la vita capace di sgorgare da quella tua natura di donna in amore.

Infine ho pulito le mie forti mani sulla tua morbida pelle lasciando su di essa un mio segno

indelebile, scolpito fino in fondo per cercare la mia firma.

Ora, che la mia opera è compiuta…ti osservo immobile e vigile, spossata, su quel divano.

Il tuo sguardo mi prende ancora come fosse la prima volta che quella pietra rossa silenziosa prende vita sotto le mie mani, come la vita che ti ho donato, allietando il nostro piacere come quello scalpellio perso nel vento.

A



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