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lavoro pubblicato mercoledì 2 maggio 2018
ultima lettura giovedì 18 aprile 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Alimentari Bangla, 1

di DDG84. Letto 249 volte. Dallo scaffale Pulp

    Ritorno all’alimentari di Joy Sarkar Khan, una delle sette tigre umani del Bangladesh: birra Peroni e marshmallows indiani, cicchetti di whisky e di vodka. Bevo così forte che alla fine Joy Sarkar Khan, ..


Ritorno all’alimentari di Joy Sarkar Khan, una delle sette tigre umani del Bangladesh: birra Peroni e marshmallows indiani, cicchetti di whisky e di vodka. Bevo così forte che alla fine Joy Sarkar Khan, in segno di rispetto, comincia a chiamarmi Leonidas. Si ride alla grande, anche se nessuno parla bene l’italiano.

Solo una persona parla la mia lingua. Si tratta di Mona, la donna di Haafiz. Mona è una donnina scialba e di modesta bellezza con la quale inizio a conversare, solo per il piacere di parlare senza bisogno di gesticolare. Forse ci parlo un po’ troppo, perché dopo qualche minuto spunta il marocchino di Haafiz, con gli occhi fissi e ubriachi su di me.

Magari perché ci tiene sul serio, insiste sul volermi mostrarmi a tutti i costi i suoi coltelli. Io vedo queste due lame di titanio, lunghe sei e nove dita, e malgrado sia un po’ ciucco mi sale della scaga addosso ma cerco di mantenere il controllo, anche quando Haafiz insiste nel mostrarmi quanto siano affilati. Mi afferra il braccio e mi passa la lama sulla pelle, raschiandomi qualche centimetro di peluria. Mantengo il sangue freddo, anche se dentro sto tremando. L’unica cosa che riesco a capire è che sono capitato in una situazione di gara tra maschi alfa. Si gioca ha chi ce l’ha più lungo, così faccio vincere il magrebino, gli dico quanto sei forte, che figo, quanto sei bravo che giri con due coltelli a serramanico e proteggi la tua donnina con cotanto ardore, come se fosse l’ultima delle fiche. Tienitela stretta, gli avrei voluto dire. Vedo la piccola Mona che mi guarda con un sorrisino irritante mentre annuisce flebilmente, come a dire: “Paura, eh?”

Quello spacciatore stravedeva per me.

Haafiz se la ride.

Ridi su stocazzo marocchino.

E mi raccomando, tienitela stretta la tua piccola mucchina a cui si possono fare i nodi alle tette per quanto ce le ha smunte.

Sulla strada di ritorno mi fermo ad accarezzare un cane randagio. Lo abbraccio e gli do’ un bacino sulla testa, lui mi da’ la zampetta e io ringrazio per aver trovato un essere vivente degno di nota, o come direbbe il poeta Gregory Corso: dotato di anima.



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