ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato mercoledì 2 maggio 2018
ultima lettura domenica 24 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Piccola cronaca del riporto della terra

di Greta. Letto 280 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Una storia leggera che spero vi diverta. Come sempre, per piacere commentate con quello che non vi piace! Anche perché mi sa che qui c'è qualcosa da tagliare...

Insomma, la costellazione del Cane non aveva mai dato problemi. Se ne era sempre stata lì tranquilla in cielo, il muso rannicchiato sulle zampe incrociate, il pelo bello lucido di polvere di stelle per far sempre buona figura con gli astronomi. Non aveva mai fatto nessun capriccio del tipo quelli di Clingo2 che prima era pianeta, poi aveva voluto essere asteroide e poi ancora pianeta che la metà della gente non ci capiva più niente. Lei se ne stava lì tranquilla a farsi ammirare dalle coppiette e dai bambini e, al massimo, quando voleva sgranchirsi le zampe, portava al pascolo le nuvole a pecorelle nel cielo, che poi faceva anche bene perché lavava i grattacieli e portava via lo smog. Un giorno, però, le venne voglia di giocare.
Dovete capire che, per le stelle che vivono miliardi e miliardi di anni, i giorni durano ben più di 24 ore, e quindi era del tutto normale che gli uomini non avessero memoria dell'ultima volta che aveva giocato. Forse per lei i nostri trentatremila anni di storia erano una settimana, e aveva avuto voglia di giocare al lunedì e poi le era passata fino alla domenica... Insomma, ci sono cani che scendono dal divano solo a certe condizioni, il mio, ad esempio, è un cane guida che o cammina o vegeta... Comunque, un giorno, guardò quella bella palla che era il nostro pianeta, si ricordò che se la portava alla sua padrona lei gliela lanciava e si divertivano tanto, e partì di corsa lungo la via lattea con la bocca spalancata pronta a stringerla tra i denti.
Il primo ad accorgersi che qualcosa non andava fu un povero vecchietto che viveva da solo in montagna. Si era ritirato lì dopo l'ennesima litigata con gli ennesimi vicini per non avere più a che fare con il mondo, e passava il suo tempo a guardare il cielo, un po' a sognare un po' a chiedere a dio di muoversi a portarlo lassù che sembrava meglio. Stava ricordando il suo vecchio Tobia con cui aveva cacciato tanti robofagiani quando le ossa non gli scricchiolavano, un ginocchio incriccato piegato sulla roccia fresca e il tuttoscopio puntato dritto verso la costellazione del Cane. E, d'un tratto, quella aveva drizzato la coda, e il vecchio se l'era trovata dall'altro lato della testa, come se fosse stata un cane vero.
Per prima cosa si era fatto un cicchetto di grappa. Aveva aspettato che le mani smettessero di tremargli, poi che gli facesse bene effetto, e aveva ripuntato il tuttoscopio fuori dalla finestra, per assicurarsi di non avere un principio di demenza senile. La costellazione era scattata ancora oltre e si era anche ingigantita. Così, messo da parte tutto il suo scetticismo per il mondo, il vecchio aveva ripreso la planojeep ed era sceso giù in città all'osservatorio astronomico, dove, costretti a starlo a sentire con la tattica dello sfinimento gli scienziati che gli davano del matto, si era visto rimandare a casa con la promettente frase Grazie, la terremo informata."
Il vecchio, naturalmente, non aveva saputo più niente. Era tornato per un po' alla sua dimora di città, se l'era tirata con i vicini per quello che aveva visto, e poi era tornato su in montagna perché nessuno gli credeva. Ma c'era qualcun altro che, nel frattempo, aveva notato gli strani movimenti del Cane. E questa volta si trattava della Società Per La Ricerca Razionale Avanzata, e di scienziati di un'età che permetteva loro di essere presi sul serio.
Il Cane si avvicinava a velocità preoccupante. Aveva già percorso un quarto della strada che lo separava dalla terra, e si calcolava che gli sarebbero bastati 2 mesi, 8 giorni e 17 ore per entrare nell'atmosfera terrestre. Gli scienziati si dividevano sul come ci avrebbe uccisi tutti, se sarebbe esploso in un incendio gigantesco o se avrebbe effettivamente impattato con la superficie del pianeta trapassandolo nella metà esatta e squarciandolo come una lametta da barba con un copertone. Ma, soprattutto, si dividevano sul dirlo o non dirlo alla gente, e, invece di dibattere sul come salvarci, dibattevano sul come salvare se stessi dal vivere gli ultimi mesi della loro vita in un incubo.
Il Cane, intanto, si gasava sempre di più. Ci aveva preso gusto anche a correre, era davvero molto meglio che zampettare e rizzampettare sulle sue stesse impronte per tenere unite quelle stupide nuvole a pecorelle, e aveva raddoppiato la velocità, la coda che scodinzolava e lanciava qua e là detriti di sonde e materia spaziale. Spiccò un balzo che le fece per correre in 30 secondi 1 anno luce, sarebbe stata davvero una bella caccia alla palla quando la sua padrona gliel'avrebbe tirata con la sua forza che piegava lo spazio. E, a quel pensiero, fu tanto felice che si mise anche a sbavare una bella colata di cenere incandescente sul nostro pianeta.
Sulla terra, intanto, la notizia si era diffusa. Un po' l'inserviente che puliva le stanze della Società Per La Ricerca Razionale Avanzata aveva confidato a sua moglie cose strane che aveva sentito, un po' uno scienziato aveva dedotto che se dava la notizia alla stampa poteva passare i suoi ultimi mesi da milionario, i giornali avevano iniziato ad indagare, e la cosa era uscita con il botto in prima pagina sulle maggiori testate di tutto il mondo. Persino il vecchio, il clamore aveva raggiunto anche lui, era risceso dalla montagna per dire la sua. E la Società Per La Ricerca Razionale Avanzata, per provare a scomparire dalla terra con un buon nome - delle teorie complottistiche non si preoccupava neanche, per una volta potevano pure diffondersi -, aveva rilasciato una dichiarazione in diretta mondiale con immagini in hd del Cane che si avvicinava.
Le reazioni erano state le più diverse. Dai suicidi di massa agli estremi dei gaudenti, dal derubare e uccidere per il piacere di farlo al donare il petrolio ai bambini africani che, non sapendo cos'era, ci avevano fatto il bagno... Successero tutte le cose che potete immaginarvi o che avete già letto in milioni di altre storie apocalittiche. Ma non fu niente, proprio niente, rispetto al delirio che ci prese tutti quando alla fine il Cane ci raggiunse. Guardammo le nostre case sparire sotto una nube di cenere, ci coprimmo invano con le mani i visi ustionati dal caldo... La terra rombò e noi urlammo e ci stringemmo tra noi come bambini, e poi urlammo ancora più forte, perché, invece di distruggersi, il mondo partì verso il cielo come un missile.
Avevamo una cappa di fuoco sopra e sotto. Il Cane ci aveva presi in bocca, la sua lingua semi arrotolata che fondeva in vetro la sabbia del deserto, i molari di lapilli che mordicchiavano i ghiacciai ai lati della sfera. Vedevamo solo rosso ad ogni ora della giornata, uscivamo con sempre a portata di mano gli orari in cui quelli che il vecchio ostinato chiamava "i respiri del Cane" avrebbero spazzato via gli imprudenti con le loro raffiche di vento odor zolfo. Ma, soprattutto, ci chiedevamo dove diavolo stavamo andando.
La Società Per La Ricerca Razionale Avanzata si era rimessa all'opera come poteva. Era riuscita a vedere con i suoi telescopi sofisticati oltre i canini della bestia, e aveva riportato che c'eravamo lasciati alle spalle la luna e il sole già da un po', e che davanti a noi c'erano stelle sconosciute. Anche il vecchietto, unico sopravvissuto della sua famiglia al cataclisma, aveva frugato nel proprio deposito e aveva ripreso in mano l'abaco e i libri di scienza che aveva messo sotto le bocce trent'anni prima. E, calcola e calcola a modo suo, aveva raccontato ai giornali che, secondo lui, stavamo andando dritti verso un bel buco nero. La sua, però, non era l'unica teoria. I professori nichilisti sostenevano che non saremmo andati da nessuna parte. Ci saremmo fusi con il cane e avremmo viaggiato all'infinito, fino a fonderci o a spaccarci contro qualcosa di ancora più grosso. I preti, dal canto loro, invitavano come sempre a fare penitenza. Dicevano le solite cose, che stavamo andando verso l'inferno e l'autodistruzione, con la differenza che adesso molta gente li ascoltava e loro camminavano a testa alta. Paradossalmente erano gli amanti della natura gli unici che facevano qualcosa di utile. Avevano recuperato alcuni semi di alberi, roba che ormai non si vedeva più da decenni, e avevano ricominciato a piantarli in giro, perché, qualunque fosse stata la nostra meta, volevano assicurarsi che ci fosse almeno abbastanza ossigeno per farcela raggiungere in quell'atmosfera dominata da gas nocivi e combustibili. Alla fine, comunque, la Società Per La Ricerca Razionale Avanzata dovette di nuovo dar ragione al vecchietto. Avevano tracciato mappe stellari, avevano litigato, concordato e rilitigato, e dopo la sesta rissa a base di insulti nerd avevano dedotto che, se il cane non avesse fatto deviazioni, saremmo finiti in mezzo al buco nero 16qkx. Avevamo circa 2 settimane di tempo per prepararci alla catastrofe. E questa volta, lo giuravano sulle prove scientifiche, sarebbe stata una catastrofe davvero, ci saremmo disintegrati e nessuno nel futuro dell'universo avrebbe saputo che eravamo esistiti. Il vecchietto, però, si era gasato. Insomma, che diavolo? Aveva battuto la Società Per La Ricerca Razionale Avanzata sul tempo per ben 2 volte, e da che mondo e mondo non c'era 2 senza 3, soprattutto se c'era in gioco la nostra sopravvivenza. Anche perché non gli andava proprio giù che nessuno mai nel futuro dell'universo avrebbe saputo che ce l'aveva fatta a diventare un vero scienziato. E così radunò attorno a se tutti gli scienziati indipendenti che non credevano alla Società Per La Ricerca Razionale Avanzata - erano tanti visto che aveva già sbagliato e che quando si sta per morire ci si aggrappa a qualsiasi speranza - e costruì con loro una rudimentale navicella spaziale a forma di osso, con cui volare fuori dalla bocca del Cane, spruzzargli nel naso un po' di odore di carne e offrirgli così una buona alternativa alla palla.
Le autorità, ovviamente, la giudicarono un'idea folle. Insomma, già erano in dubbio che il cane fosse effettivamente un cane vivo - potevamo essere nella sua bocca per questione di attrazione gravitazionale, anzi, era molto più logico della teoria del vecchio secondo cui voleva giocare al riportino-... Ma questa storia di distrarlo con un osso! Ammesso e non concesso che il cane avesse una volontà, chi diceva al vecchio che mangiava come quelli terrestri? Semmai si nutriva di materia grigia... Comunque, il giorno in cui l'ossovolante partì tra sferragli ed esplosioni verso la calotta rosso abbagliante della bocca prigione, furono lì anche loro come tutti gli altri, ad agitare lenti la mano nel cielo con le lacrime che gli si prosciugavano per il caldo sugli occhi.
All'inizio del viaggio, l'equipaggio era esaltato. Innanzitutto, la navicella volava davvero. L'avevano costruita in cinque giorni e due ore, e le avevano dato una forma che era tutto tranne che aerodinamica, e quella, invece di scoppiare e bruciare vivi loro e la folla, si era alzata da terra esattamente come previsto e rispondeva buona buona ai comandi che le venivano impartiti. Poi, subivano ancora l'influsso delle videovisioni che narravano di eroi. Ne avevano fatta una maratona mentre creavano il trabiccolo, sempre tutta roba impolverata che avevano ritrovato nel deposito del vecchio, e adesso erano convinti più che mai che avrebbero salvato il mondo e che sarebbero pure tornati a casa dalle loro famiglie. Infilavano citazioni in ogni discorso, si raccontavano l'un l'altro il futuro della terra. E, se per caso uno di loro stava troppo a lungo a fissare fuori dai vetri protettivi la barriera di dentiasteroidi che dovevano superare, un altro gli stringeva il braccio e lo chiamava uomosuper, e a quello si riaccendeva il sorriso per qualche ora.
Man mano che avanzavano, però, ignorare il paesaggio diventò più difficile. L'arcata di rocce giallastre e instabili s'ingrandiva. La navicella era sempre più simile a un forno senza ventilazione, dormire significava sempre di più solo cercare di distogliere lo sguardo dalle fiamme che iniziavano a lambire il muso e le ali. C'erano troppi botti di esplosioni troppo forti per qualsiasi discorso, figurarsi quanto era credibile farne uno a base di citazioni. E l'odore di zolfo in sottofondo ad ogni respiro suggeriva di risparmiare il fiato, di godersi il sapore dell'acqua prima che diventasse acre anche quella. Venne il momento di passare tra i denti del Cane. Il vecchietto, chiesto e bevuto con lentezza un ultimo cicchetto di grappa, si mise ai comandi con tutte le ossa che gli ricordavano quanti anni aveva. Si sistemò gli occhiali sugli occhi con le cateratte, pulì con il dorso della mano il vetro della navicella appannato di cenere. E poi, nel silenzio dell'equipaggio, fece inclinare l'osso sul fianco e prese a curvare a destra e a sinistra a spanne più precise che poteva, per inserirlo nell'interstizio infuocato tra i due canini superiori.
La navicella sfregò con uno stridio da brividi su uno spuntone che dardeggiava. S'inclinò verso destra, colpì un altro spuntone con un toc metallico sui motori, il vecchio sterzò verso l'alto con il sudore che gli colava sugli occhi. Il Cane sentì un prurito alle gengive, fece scattare la lingua infuocata sul punto che lo infastidiva... La navicella incandescente andò in testacoda in mezzo al fumo, il vecchio accelerò senza vedere dove andava, la navicella scattò in avanti con uno scricchiolio di giunture al limite e la lingua si abbatté a un millimetro dal suo muso, la navicella perse i sensori e fu fuori.
Quelli dell'equipaggio, questa volta, urlarono di gioia. Non sentivano niente, erano nel vuoto cosmico e avevano ustioni di primo grado a causa dello sciuttle rovente, ma urlarono e continuarono a farlo perché erano ancora vivi. La salvezza della terra era ormai cosa sicura. Dovevano solo salire verso gli occhi del Cane, essere più allettanti della palla che aveva in bocca... Il vecchio manovrò la navicella dritta verso l'alto e la schiantò con un clang sotto il naso incendiario del Cane.
Il tetto dello shuttle prese a fondersi. La navicella sbandò e ondeggiò in avaria, la direzione impressale dal naso che lottava contro gli ordini del vecchietto. Il Cane li avrebbe superati senza neanche accorgersi di loro, avanzava dritto ad una velocità che era almeno di un terzo maggiore. E, come se non bastasse, il computer di bordo prese a bippare all'impazzata, sullo schermo un buco nero a distanza 10 minuti.
Il vecchio risalì di furia con un'iperbole lanciata in avanti. Arrivò proprio sopra la testa del Cane, fece roteare la navicella in una spirale che mandò alcuni dei suoi compagni a gambe all'aria, si abbassò ancora per colpirlo sull'orecchio. Si sarebbero fatti notare in altro modo, se non potevano batterlo in velocità. Anche perché non avevano più tempo, ormai fondevano anche i serbatoi...
Il Cane rallentò. Alzò il muso a fiutare l'aria, tese le orecchie e spinse quattro stelle ad urtarsi tra loro. Cos'era che l'aveva colpito sulla testa? Magari era qualcos'altro di interessante da portare alla padrona...
Il vecchio deviò verso i suoi occhi. Il cane puntò il muso verso di lui, sfiorò con il naso le pareti metalliche. Per un attimo il vecchio e il cane si fissarono, occhi intelligenti dentro occhi di fuoco... L'equipaggio sparò dai cannoni l'essenza al prosciutto, e il vecchio lanciò all'indietro la navicella a tutta birra, perché il Cane era scattato in avanti e tirava loro zampate per bloccarli.
Fu una corsa folle. Il Cane non mollava la palla. Il vecchio sfiorava il suo muso e si allontanava con iperboli storte, il Cane tirava zampate sempre più eccitato. La navicella perse un motore, due dell'equipaggio smisero di sparare l'odore di prosciutto per sempre. E nessuno si rendeva conto che il computer bippava sempre più acuto.
Il Cane mollò la terra. Si gettò a tutta birra sull'osso navicella, la coda che si agitava e sgretolava tutti gli asteroidi attorno. Il vecchio sterzò brusco a sinistra, fece sparare una buona dose di prosciutto. E il cane lo seguì testa bassa e didietro alto, e ricominciarono a correre, ad allontanarsi dalla terra...
Il mondo finì ai piedi della padrona del cane. Ci scivolò sopra per inerzia, si adagiò delicato proprio contro la punta delle sue scarpe di materia cosmica. Gli abitanti trattennero il fiato. Cosa stava succedendo? Erano morti o si stavano salvando? Puntarono i tuttoscopi e i nasi verso l'alto, bisbigliarono e poi s'inginocchiarono in silenzio. Entropia, la padrona, guardò la terra divertita. Non vedeva noi umani. Era troppo grande, capite, per lei il cane era un Chihuahua... Vedeva anche lei solo una palla, una possibilità di divertirsi. In fondo era un po' che lei e il Cane non facevano un po' di sano caos rilassante. Si chinò, prese la terra tra le mani relegate nei guantini neri - quelli se li era dovuti tenere, ma almeno aveva strappato a sua madre il permesso di non mettere quella stupida gonna che le impediva di arrampicarsi... E al grido squillante di "Fufi! Fufi!" ci scagliò con la sua forza divina in un vortice vertiginoso, che oltre allo spazio piegò il tempo e ci riportò indietro di tre epoche.
Ecco. Adesso sapete perché la maggior parte della gente che ci circonda è stupida o rassegnata. Gli intelligenti e i coraggiosi sono ancora nella galassia a farsi inseguire dal Cane, e a noi sono rimasti solo i geni peggiori, quelli che ci spingono a piagnucolare invece di agire. Comunque, alla fine, è stato meglio così. Insomma, l'umanità si è salvata, e noi, a poco a poco, abbiamo ricostruito la tecnologia e anche il pianeta, anche se, per colpa di quei mesi nella bocca del Cane, è rimasto ovale invece che bello rotondo. Ma la cosa più importante, è che il Cane non si vede più! Lo stanno distraendo proprio bene, i nostri supereroi. Io prego ogni giorno che non vengano presi e che non finiscano il carburante. Perché vi immaginate se un giorno quella bestia ricomparisse? E se gli venisse ancora voglia di giocare? Io, di certo, non mi sacrificherei per distrarla...


Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: