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lavoro pubblicato lunedì 30 aprile 2018
ultima lettura mercoledì 12 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Ai confini del vuoto - progetto Minerva 1

di smallcactusstories. Letto 569 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Una guerra che va avanti da tempo non porta a nient'altro che inganni e sotterfugi. Un'arma capace di distruggere l'intera galassia non porta a nient'altro che la possibilità, quasi la certezza, di diventare un mostro.....

Tutta quell'adrenalina che sembrava scorrere nelle vene è sparita. L'atterraggio d'emergenza è riuscito, ma abbiamo un motore in avaria e non riusciamo a stabilire un contatto con il resto della flotta, probabilmente i danni sono maggiori di quel che sembrano.

"Comandante, ci sono uomini armati là fuori. Hanno circondato la nave e si stanno avvicinando".

"Dove siamo atterrati?" chiedo appoggiandomi alla balaustra. Molte delle postazioni sul ponte di controllo sono fuori uso, probabilmente i livelli di energia sono al minimo.

"I comandi non funzionano, la posizione è sconosciuta" mi risponde un ufficiale. Perfetto. Scendo le scale che dal ponte di comando portano a quello di controllo, continuando a passarmi una mano tra i capelli: la situazione non è delle più felici, fuori è una distesa di rocce rosse dalle striature giallastre, mi è come familiare la zona, ma cerco in tutti i modi di scacciare quel presentimento.

"Complimenti per l'atterraggio" ghigna il primo ufficiale.

"Sta zitta, Aesta. Non potevo portare la nave oltre questo pianeta" sbotta il pilota alzando le braccia.

"Litigate ora e vi uso come merce di scambio per ripartire" sibilo loro.

"Sissignore" borbottano in coro quando gli passo davanti.

"Camminare avanti e indietro sul ponte non ci darà la soluzione del problema che sta là fuori".

"Oh, a differenza tua il cervello lo usa".

Mi passo una mano sul volto. Se ancora non li ho buttati fuori bordo ammazzati è solo perché sono i miei migliori amici da anni, ma riusciranno comunque a farmi uscire di testa.

Axel si alza, fermandosi a cinque centimetri da lei. Si guardano negli occhi, Aesta ha un ghigno stampato sul volto, Axel stringe i pugni. Ho visto questa scena troppe volte per non sapere cosa succederà. Rissa.

"Io dovevo buttarvi fuori bordo, lo sapevo, lo sapevo!"

"E poi chi pilotava la nave? Tu? Che hai preso in pieno l'unico albero in una pianura?" sorride Axel.
Mi tolgo gli occhiali, stropicciandomi gli occhi. "Ora basta. Non abbiamo armi a sufficienza, l'unica possibilità è trattare".

"Trattare con... quegli alieni?"
"Axel, non sono alieni! Quelli là fuori sono parte dell'Alleanza!" gli faccio notare, cercando di nascondere il mio evidente nervosismo.

"Ehi, io so far volare la Starfall, trovare soluzioni non è nel mio genere. Ma se proprio vuoi posso pensarci io al discorso, non me la cavo male".

"Tra tutte le navi della Federazione proprio su questa dovevi venire a fare il pilota?"

"Aesta, non sarebbe stato ugualmente divertente. E poi, il caffè rubato a te ha un sapore migliore".

Lei gli punta alla fronte la propria arma. "Così eri tu a far sparire il mio caffè. Non quelle formiche aliene fucsia e gialle".

"Calmatevi tutti e due! Se proprio dovete sparare a qualcosa, sparate a loro!" urlo loro.

"Ma non volevi trattare?" mi chiede Axel.
"Sì. Ma se non la finite vi uso da esca prima di lanciare l'attacco".
"È un suicidio. Ma tanto tutti dobbiamo morire".

"Aesta non ho tempo per i tuoi discorsi filosofici. Abbiamo un piano?"
Guardo Axel. "Dovresti saperlo che con trattare generalmente intendo far saltare in aria qualcosa. Ma non questa volta: non abbiamo munizioni sufficienti a coprirci mentre ripariamo la nave. Se ne arrivano altri saremo in inferiorità numerica".

Sposto lo sguardo fuori, sono sempre più vicini, sempre più numerosi. Stringo i pugni, la pelle dei guanti si contrae contro il metallo della mano destra.

"L'equipaggio è pronto a combattere, comandante".

"Non posso rischiare la vita di così tanti uomini, ammiraglio".

"Abbiamo giurato di servire la Starfall fino alla morte, credo sia il momento di dimostrare all'Andromeda qual è il valore dell'equipaggio della nave più bella dell'universo".

Faccio un cenno con la testa. "Tenete sempre pronte le vostre armi, vada per la strada diplomatica, ma possono sempre attaccarci".

Mi volto indietro, guardo la Starfall colpita, ormai è quasi certamente perduta.

Così... è così che finisce...

"Non sei molto abile nella persuasione, in effetti fai schifo". Aesta è sul punto di mandare nella tomba Axel. "Prima ci fai atterrare in mezzo al nulla, poi li convinci a prenderci prigionieri e se la scorta di caffè è andata distrutta è tutto merito tuo".

***

"Ricapitolando: non sappiamo dove siamo".

"Sì..."

"Siamo prigionieri".

"Esatto".

"E non sappiamo cosa ci faranno".

"Vero".

"E tutto questo per colpa tua, Axel".

La tortura peggiore è finire in cella con questi due. Ho voglia di prendere a testate il muro.

"Tutti a darmi contro, non vi capita mai di sbagliare?"
"Hai messo in pericolo la vita dell'equipaggio. A quest'ora con una trattativa decente potevamo essere a riparare la nave".

"Ehi, l'idea della trattativa non è stata mia".

Aesta si volta, mi guarda negli occhi. "Perché l'hai assegnata a lui?"
"È l'unico che si è proposto, ma avrei ottenuto un risultato migliore facendo saltare in aria qualcosa, peccato non averne avuto occasione".

"E l'unica cosa che è quasi esplosa è la Starfall".

"Insomma, la volete finire? Qui c'è gente che vuole dormire!" urla qualcuno da una cella vicina.

"Uccidere una persona non richiede tanta confusione" aggiunge un altro.

"E credo per smaltire la rabbia abbiate bisogno di un po' di sesso" sghignazza un altro ancora.

No, il muro non va bene. Ho bisogno di uno spigolo.

"Ma chetatevi!" urla Aesta. "Dove siamo finiti poi?"

"Oh, non lo sapete?"

"Secondo te lo chiederei se lo sapessimo?"

Buon punto, Aesta: la logica che ha usato mi piace.
Si sentono mormorii in sottofondo, qualcuno sghignazza.

Io ho un presentimento che non mi lascia da quando siamo atterrati.

"Be', questa landa desolata è l'At5, base di ricerca scientifica e satellite artificiale di Atlantis, il pianeta madre. Un bel posticino ospitale, paragonabile all'inferno. Le scelte sono due, morire o lavorare per estrarre i metalli che servono alla casta dominante".

"Davvero un ottimo atterraggio, Axel" sibilo prima di passarmi una mano tra i capelli.

"Ti ci metti pure tu ora?"
"No, non hai la più pallida idea dell'inferno dove siamo".

"Si dice che soltanto tre persone abbiano lasciato da vive il pianeta. Tutti gli altri da morti".

"Quanto tempo fa?" Axel si volta verso di noi. "Se non è una leggenda abbiamo una possibilità, no?"
"No, non è una leggenda. Sarà stato dieci, dodici anni fa. Promisero di tornare a far guerra sul pianeta madre, ma da quanto sappiamo quella che era la Coalizione si è sfaldata e ora le due fazioni si fanno la guerra".

L'Atlantis è un pianeta che si basa sul progresso, a scapito delle vite dei più poveri, quelli che sono qui: fanno esperimenti sui loro corpi in modo che possano rendere di più a lavorare, li costringono a estrarre i metalli che servono per costruire i prodigi della tecnologia. La classe dirigente ha anche un bel tesoro, è a quello che la Coalizione puntava, ma qualcosa andò storto: ci fu un litigio tra qualcuno dei piani alti su quale operazione dovesse essere eseguita per prima, salvare gli schiavi o prendere il tesoro e la flotta non poteva dividersi, cosa che avvenne ugualmente e a quel punto la battaglia si risolse in una sconfitta per la Coalizione che iniziò la guerra tra le due fazioni, dimenticandosi del resto - la conosco a memoria quella storia, ma non è possibile staccarsi dal proprio passato.

"Ma se siete qui non credo siate insieme all'Alleanza di Mu, vero?"

L'Alleanza schiera al comando i migliori comandanti dell'Atlantis, sfruttando come soldati quelli che provengono dai pianeti assoggetti al controllo del pianeta madre nel sistema di Mu.

Axel guarda la propria spalla prima di rispondere - come se non lo sapesse a che fazione appartiene. "Federazione di Lemuria".

"E avete perso la nave ammiraglia. Se ne dicevano troppe di storie su quella nave".

Sospiro, appoggiando la testa al muro. Axel e l'uomo continuano a parlare per un po', ma ormai non sto più ascoltando i loro discorsi mentre Aesta sta rovistando in un angolo, non ho idea di cosa voglia trovare, pulci forse, visto in che posto siamo finiti.

Axel si distende con le braccia sotto la testa. "Che pensate che ci faranno?"
"Non ne ho idea. Probabilmente non ci hanno presi per invitarci a pranzo" rispondo.

"Credo ci convenga dormire un po'. È stata comunque una lunga giornata" mormora Aesta.

Axel sta già russando.

Mi giro su un fianco, guardando il muro. Vorrei proprio dormire.

"Vivi, dormi?"
"Che c'è, Aesta?" Avrò chiuso gli occhi da cinque minuti.

"Credi che moriremo?"
"Non ne ho idea, va a dormire. Non è la prima volta che ci troviamo in una situazione senza via di uscita".

"Mh..."

Rigiro la testa, ma istintivamente la mano si stringe sulla protesi, all'altezza del polso.



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