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lavoro pubblicato lunedì 30 aprile 2018
ultima lettura domenica 1 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

la rana

di viplet. Letto 185 volte. Dallo scaffale Fantasia

Capitolo I La mia vita ? ...

Capitolo I

La mia vita ?

Si può definire una vita noisa dopo tutto. 1000 anni in cui non ho mai avuto un vero senso di appartenenza a un luogo , una persona. Passati a girovagare qualsiasi posto che passa da corti e castelli a catapecchie e strade (ognuno ha il proprio periodo buoi) ma francamente non mi ricordo nenche dove e quando sono nata. I miei genitori, se mai li ho avuti, me li immaggino come due principi bellissimi e che la mia infanzia sia stata bellissima. Ovviamente, molto brobabilmente, è tutta una bugia che a volte mi racconto per sentirmi meno triste, immaginare che io abbia avuto un infazia e crederci per davvero sarebbe un inutile speranza che solo uno stupido prenderebbe per vera. Sinceramente, non mi importa per davvero. Non mi interessa crogiolarmi in queste cose futili, facendo finta di dimenticarmi il vero motivo perche alle nove di sera, orario in cui dovrei trovarmi a lavorare alla mia consegna per domani se fosse un giorno normale, mi ritrovo catapultata in un cocktail di malumore, stanchezza e un odore, che si avvicina molto a quello che potresti trovare in una stalla poco areata, di un vecchio pullman .

La mia preda scenderà alla prossima fermata. Mi faccio spazio tra i corpi avvolgenti e soffocanti dei passaggieri mentre il veicolo frena fermandosi e dando quel comico movimento da canne di bambù che seguono l'ondeggiare del vento, alle persone presenti. Il ragazzo si ferma davanti un palazzo fatiscente, la sua casa? Me la immagginavo migliore di questa catapecchia, ma vabbè. Lui entra dall'ingresso, credo che non potrò seguirlo da quel lato. Mi guardo in giro, non si sa mai, mi concentro, liberando la mente da ogni pensiero e mi accorgo di stare fluttuando tre metri sopra il terreno. Non so perchè sono capace di volare, forse un dono che mi hanno dato per semplificarmi il mio lavoro. Che mi ha dato chi o cosa? Non mi devo distrarre, cerco il mio uomo riuscendolo a trovare mentre gira per una stanza, probabilmente la sua camera da letto, nervosamente. Lo fisso rimanendo in posizione, mi chiedo come si suiciderà. In questi anni ne ho visti tanti di suicidi ma ogni volta la mente umana mi sorprende nella sua involontaria ingenuità nel pensare che la morte non porta dolore. In qualsiasi modo muori alla fine si soffre sempre, soprattutto per il luogo in cui andrai. Ma non voglio soffermarmi troppo su questo particolare. Rimango concentrata sul mio obiettivo: mi sta iniziando a dare sui nervi, perchè non si sbriga? Non che abbia qualuno che mi spetti o qualcosa da fare, ma domani devo svegliarmi e , anche se ho una maggiore resistenza su i bisogni dei comuni esseri viventi, una notte di meritato riposo è sempre gradita.

Dopotutto potrei velocizzare io le cose per lui. Per facilitargli il compito, potrei causargli una piccola crisi di depressione con il solo schioccare delle dita. Ma con mia sorpesa sembra che il nostro amico si sia deciso a farla finita. Pistola, asfissia, cianuro? No sembra abbia optato per la classica impiccagione. Non lo critico per la sua scelta credo che anche altri personaggi famosi siano morti di impiccagioni, più di quelli che si pensa. Ma che ne può sapere una povera ragazza come me, più che per sentito dire. Guardo attentamente ogni singolo movimento, le persone durante questo processo sono tutto sorprendentemente simili. Tutte così miserabili.

Alla fine lo spettacolo che si presentava divertente non lo è stato abbastanza. Sarà per un'altra volta. Finalmente posso faro quello per cui sono venuta. Mi avvicino entrando nel l'appartamento, se così si può chiamare, mi chino sul cadavere penzolante. Mi devo sbrigare prima che arrivino. Lo tocco, ancora tiepido mi fa vedrere tutto quello che devo scoprire. Come di consueto appare il taccuino in cui devo scridere le "credenziali" del suicida.


Dereck Morgan


studente alla academia delle belle arti


24 anni


morte per impiccagione avenuta alle ore 12:10 del 30 Maggio 2018

motivi depressione

Rileggo velocemente le annotazioni, prima che scompaiano. "accademia dlle belle arti"? La stessa dove vado io, non l'ho mai notato. Deve esere una persona di quelle insignificanti. E i motivi depressione: ripensando a quello che ho visto sembra sia stato lasciato dalla ragazza e non abbia avuto buoni risultati in questo ultimo periodo. Che stupido motivo, così popolare e comune oggigiorno. Mi passo una mano tra i capelli, sospirando. Sembra si siano decisi di arrivare.

"Ehilà. Da quanto tempo non ci vediamo, Marcus. Come stanno moglie e figli?", dico cordialmente girandomi verso lo shinigami appena apparso dietro di me. Che dire di lui, ovviamente un bel uomo sui quaranta, capelli corvini, mascella quadrata e una piccola cicatrice al labbro inferiore. "Viola che ci fai qui? Non ti avevo detto di stare ben lontana da cose come questa?", dice visibilmente irritato. " Ma come non sei felice? Sono venuta qui apposta per rivederti e tu mi tratti così?". Mi avvicino maliziosamente a lui sfiorandoli il mento. Mi accorgo di un altra presenza sotto il suo mantello. "Vedo che hai preso un nuovo pupillo sotto la tua ala?" dico accostando il mantello per trovare un piccolo musetto di cucciolo umanoide " Sembra che i piani alti abbiano accosentito ad ingaggiare diverse razze." "Non credo ti interessi veramente. Ma passando alle cose veramente importnti cosa sei venuta a fare qui?", sospira, guardandomi negli occhi. " Sono qui per fare il mio lavoro. Ma credo sia arrivato il tempo di andare." , dico prima di prepararmi a spiccare il volo. Nel momento del salto mi giro fissandoli, sorridendogli e muvendo la mano nella sua direzione. Lui mi fissa pronunciando delle parole che non riesco a sentire, con aria malinconica.

Gli shinigami sono sempre così tristi.








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