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lavoro pubblicato domenica 29 aprile 2018
ultima lettura martedì 21 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Domenica

di agrid69. Letto 234 volte. Dallo scaffale Amore

Una domenica tra tante. Una domenica di sole già di troppo. Il sole accende nella mia testa tutte le banalità, che mi impegno a reprimere nei giorni di pioggia, quando fuori tutto sembra più triste e anche sembrare migliori sembra ...

Una domenica tra tante. Una domenica di sole già di troppo. Il sole accende nella mia testa tutte le banalità, che mi impegno a reprimere nei giorni di pioggia, quando fuori tutto sembra più triste e anche sembrare migliori sembra più semplici. Ma in questa domenica di sole di troppo, affacciarmi alla finestra e vedere tutta questa luce fa troppo male agli occhi, toglie troppe energie per continuare a combattere contro quelle banalità che si risvegliano…forse sono stanca di negare che questa luce vorrei guardarla solo con te. Un anno fa eravamo a Milano. Io vivevo il mio piccolo sogno: una città sconosciuta, il sole, la primavera, tu e i tuoi sogni, e la mia voglia di ripeterti per tutta la vita che avevi tutte le carte in regola per realizzarli. Il duomo che sognavo di vedere da sempre, ma che mi ero promessa di immortalare la prima volta solo con accanto la persona più importante della mia vita, quella foto che alla fine abbiamo scattato (brutta come sempre, piena di sorrisi veri come sempre), il nostro sushi, la passeggiata al parco e i tuoi occhi sorridenti che osservavano i cani e la meravigliosa semplicità con cui mi dicevi :”Bubina nella nostra casa prendiamo quel cane là, il più pigro e bello di tutti…e lo chiamiamo Gaetano!”, io che sorridevo e pensavo che per la prima volta in 20 anni mi sentivo sempre nel posto giusto se c’eri tu. La passeggiata in via Montenapoleone, gli sfottò ai negozi di ricchi e tu che continuavi a ripetermi che tutti quei soldi li avresti spesi solo per le tue chitarre, e io che ti gridavo che li avrei voluti solo per farci il giro del mondo con te. I miei occhi ti guardavano con una fierezza così grande…l’idea che avessi organizzato tutto, la dolcezza con cui mi dicesti la notte prima :”Amore stavolta sarai felicissima di come ho organizzato la vacanza”, e il mio cuore che se ne fregava di quante stelle avrei trovato nella porta dell’albergo, perché ogni volta che siamo partiti insieme ho sentito cosa si prova ad avere in mano l’infinito. La sera in quella camera meravigliosa, i baci, i morsi al cioccolato, i pigiami brutti e la voglia di continuare ad ascoltarti cantare per il resto dei miei giorni. Gli oasis, “Champagne Supernova”, e quei brividi indescrivibili che ho provato ogni volta che hai cantato vicino a me, e forse per me, ma che forse per orgoglio non ti ho mai raccontato abbastanza. Il sabato, l’alba, la tua ansia che era la mia, la tua chitarra e il mio cuore che esplodeva e pregava che quella fosse la tua occasione. I tuoi occhi, che in quella fila immensa erano i più belli, mi guardavano e mi chiedevano :”Amore ascoltiamo un po’ di musica che ho paura”. La chiamata, tu sparisci là dentro, io che prego che quegli scemi capiscano quanto vali e quanto grandi sono i tuoi sogni. 8 ore ti ho aspettato, le più lunghe e belle della mia vita. Mi ricordo perfettamente l’unica mezz’ora che sei tornato da me su quel prato. Con la tua solita faccia burbera, che quando sei arrabbiato ti fa essere ancora più bello, mi hai detto :”non ce la farò sicuramente, andiamocene”… poi ti sei disteso sopra di me, ti ho accarezzato i capelli, ti ho assicurato che sarebbe andato tutto bene e hai ritrovato la forza e la voglia di ritornare a provare e a sperarci. Mi ricordo anche la voce del signore che mi aveva tenuto compagnia, che vedendoci ci disse :”speriamo che questo bel cantante misterioso ce la faccia e che ti renda felice, perché siete bellissimi”. Io bellissima non mi ci sono mai sentita, mi sono sempre vista meno di tutte le altre, ma vicino a te non ho temuto un secondo di apparire, perché era impossibile che la bellezza che provavamo dentro non si vedesse anche fuori. Gli imprevisti, le corse, le metro, quella camera di fortuna orrenda, l’ennesima lite che al risveglio avevamo dimenticato, la colazione insieme e tu che mi guardi e mi dici :”sai che quando non ti trucchi sei bellissima?”…la cosa bellissima erano i tuoi occhi quando dicevi queste cose. Il ritorno a casa che mi bruciava sempre…scollare i pezzi di quel puzzle perfetto che è stata quella fuga, come ogni altra, mi faceva sempre sentire un peso sullo stomaco. Il giretto ai mercatini a San Giovanni, la semplicità dei nostri vent’anni, tenersi per mano a una festa di paese, tua mamma che ci vede così felici che è gelosa di quella spensieratezza che non è più lei a generare, e io che mi inorgoglisco, perché sento che siamo davvero qualcosa e anche il mondo lo vede.

Prima di Milano però c’era stata Roma. La mia amata Roma. Due giorni che ho tanto voluto, e che tu mi hai concesso un po’ controvoglia, perché il caos di quella città non era attraente, non ti piaceva il chiasso e la folla, infatti mi facesti promettere che la meta successiva sarebbe stata Torino. Quanto è strana la vita…dentro Roma io ci vedo me stessa. Il caos, il ritardo, le grida, la folla, l’incomprensione, la schiettezza, la voglia di vita, il respiro di un milione di storie che si intrecciano, le corse, gli innamorati che si baciano alle fermate della metro, gli angoli sbagliati, i treni persi, il degrado e la ricchezza, le contraddizioni e il colosseo di notte, due birre e la mia felicità. Toccavo il cielo con un dito seduta davanti a quello spettacolo, due tennets e tu che mi difendevi fieramente da quei loschi individui che mi facevano i complimenti. L’ho rivista Roma senza di te e non si è smentita…il caos e le contraddizioni c’erano, ma non ho trovato la strada per il colosseo, o forse non ne ho avuta la forza e la voglia. Quella birra sulla terrazza del gianicolo che ci eravamo promessi non l’ho più bevuta e se devo essere sincera adesso mi fa tanto male pensare di volere così tanto una città, per la quale avrei voluto passeggiare solo con te, nei cui angoli dei vicoli avrei voluto incontrare solo la tua bocca. Mi fa male pensare che quel caos calmo che ho sentito io in quei due giorni, tu lo senta adesso, ma non con me. Roma è ancora la grande contraddizione per me…il grande desiderio di futuro e il terrore di essere sulla strada sbagliata, perché in quel futuro che immaginavo c’eri anche tu …per Roma…con me. Ora le strade di Roma ti vedono sorridere con lei, che in questi mesi non ho mai odiato, ma che in questo momento non posso non disprezzare, per il solo fatto che ha la primavera e te, e non so neanche se ha capito fino in fondo il regalo che gli ha fatto il destino, mentre io sono qui, vicino a una finestra, con il sole fuori e ancora troppo buio dentro, a scriverti righe che non leggerai mai.

Ieri mia mamma mi ha detto una frase inaspettata che mi ha fatto commuovere, quando mi ha vista per l’ennesima volta assorta e in silenzio, con la tua immagine nei miei occhi :” Non ti devi far buttar giù da nessuno, perché nessuno merita le tue sofferenze così a lungo…ricordati che hai il sole dentro e chiunque ti veda se ne accorge”. Mi sono ricordata per un attimo cosa si prova a sentirsi amati, anche se banalmente il mio sole si è spento con te.

Il mio futuro è davvero vicino, fra qualche mese il traguardo della laurea sarà raggiunto e tu lo sai meglio di tutti cosa significhi per me. La realtà però è molto cambiata da quei racconti sognanti alle due di notte in una macchina. La realtà è banale e fragile, e anche inconfessabile a quelli che ho intorno, perché nessuno sarebbe in grado di capirla senza giudicarmi come una stupida senza razionalità. La realtà è che le belle emozioni per me hanno senso solo se condivise e per quanto io provi quotidianamente a convincermi che quel giorno vicino a me ci saranno tante persone, tanti sorrisi e tanta sincera felicità, i tuoi occhi saranno l’unica cosa che mi mancherà davvero, perché l’unica che vorrei. Condividere non significa farlo con chiunque, e mai come in questo momento della mia vita ho preso coscienza di quanto siamo costretti a camminare da soli. Si è soli sempre, nonostante l’ipocrisia di chi si impone e ti impone il contrario, ma questa cosa non mi fa soffrire, anzi per un attimo mi riporta alla realtà. Ma è proprio per questa consapevolezza adulta che l’unica persona che darebbe senso a con cui avrebbe senso condividere questo traguardo sei tu. Tu che adesso stai vivendo la tua primavera e che neanche hai più il coraggio di salutarmi, come se “sei stata la prima persona che mi abbia fatto sentire amato per quello che sono…sei e rimarrai la mia famiglia” fossero frasi qualunque, dette fra due potenziali sconosciuti. Chiunque si trovasse a leggere queste righe probabilmente inveirebbe contro di me, dandomi della stupida. Bisogna però rendersi contro che a me di quello che pensa la gente mi è sempre interessato poco. L’unica filosofia che conosco, e nella quale credo talmente tanto da volermela imprimere sulla pelle è quella del “conosci te stesso”. Sarei davvero una stupida se non fossi sincera nemmeno con me stessa. L’ora di lacrime appena trascorsa davanti a questo computer è stata inutile, come il contenuto di queste righe…tu non sei più mio e niente e nessuno può cambiare questa realtà, almeno per 60 lunghi minuti mi sono concessa il lusso di ammettere a me stessa e a questa tastiera che se mi regalassero un solo desiderio da esprimere io ti rivorrei con me.

Adesso chiudo questa lettera che non verrà mai spedita, mi faccio bella, mi trucco ed esco a recitare quella parte di me che è giusto che io mostri al mondo, che se mi vede con un rossetto è contento, perché capisce che sono una donna alfa, risolta e con sguardo al futuro, ma come ti ho detto la solitudine non mi spaventa.



Commenti

pubblicato il domenica 29 aprile 2018
KeldenA, ha scritto: ????? sea?t?? vorrei trovare parole più adatte e costruite per dare senso al tuo discorso, per rendergli verità: non ci sono probabilmente. La vita è un lunghissimo tema scritto in due colonne, così è ... La primavera è problematica, ti costringe col naso all'insù a guardare nuvole invernali già andate e orizzonti di estati troppo lontane, quasi sempre ad una scrivania scomoda a spiluccare pagine di libri troppo fitti. E' lucida, trasparente, e sembra quasi dare consistenza a quei pensieri che altrimenti evaporerebbero nel calore concitato della quotidianità. Ti lascia riflettere, quasi migrare ... solitario. E' ironico. Il più grande beneficio e al tempo stesso la peggiore condanna dell'uomo: il pensiero. La capacità di trasportarsi fuori da se stessi e sfracellarsi contro i flutti impazziti di altri milioni di agglomerati senzienti ... affacciarsi e rendersi conto di sé nel tumulto di miliardi di voci che gridano la propria esistenza. Quant'è difficile! Quant'è bello, però, in questo miasma di vita che ribolle, trovare e ritrovarsi in tanti volti, o in pochi soltanto, o addirittura in uno solo. Imparare crescere sbagliare rialzarsi ... amare. Graffiare la scorza dura di superficialità e paura e scoprire che, sì!, esiste chi è in grado guardandoti di affermare: ti vedo, ti conosco! Imparare, come da bambini, nei silenzi e nelle attese, a modulare il tempo della propria vita con quello del cuore di un altro, nella frustrazione di un mondo che ci appare nuovo e travolgente, ma che ci chiama a sé con la forza di mille sogni ... finalmente nostro. Che atrocità conoscere se stessi! Incapaci di compromesso e sovrani assoluti di una verità terribile; che meraviglia imparare a conoscersi nel compromesso e nella continua tensione che ci separa da chi ci sta accanto. Una lotta inutile e vana ... ma che sapore dolce e irresistibile. Mi dispiace non avere parole di conforto, se non qualche banale e presuntuosa affermazione; posso solo farti il dono della mia piccola compagnia e la promessa che mai da queste mani, o dalla mia bocca, usciranno parole insincere ... perché amare non costa mai meno, e, noi, ci siamo amati a lungo e per sempre. Torniamo ai nostri trucchi per adesso, e chissà?! Forse, a breve, questi occhi stanchi smetteranno di cercarne di vecchi per una nuova primavera.

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