ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato domenica 29 aprile 2018
ultima lettura lunedì 14 gennaio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La forza della musica

di Itsgiuliadip. Letto 159 volte. Dallo scaffale Fantasia

Oggi Poggiata lì, su una ringhiera, vi è Lauren, Lauren Debrando. Oggi tira un leggero alito di vento che le scompiglia i capelli color castano scuro, la luce del sole viene riflessa nei suoi occhi color cioccolata, i suoi occhi brill...

Oggi



Poggiata lì, su una ringhiera, vi è Lauren, Lauren Debrando.

Oggi tira un leggero alito di vento che le scompiglia i capelli color castano scuro, la luce del sole viene riflessa nei suoi occhi color cioccolata, i suoi occhi brillano, brillano di una grande felicità. Ma se si guarda bene, più profondamente, nei suoi occhi si può leggere una traccia della paura e della tristezza di chi ha combattuto, di chi ha sofferto e di chi è riuscito a scampare ai Blitz.

Creature mostruose, si dice che i Blitz siano esseri a quattro zampe, color rosso sangue scuro, con zanne lunghe almeno quindici centimetri. Tutti coloro che sono stati in grado di salvarsi dai Blitz non ne sono usciti indenni....infatti chi si è salvato nei casi migliori si è ritrovato senza alcune dita delle mani, nei casi peggiori senza uno o più arti. Poche privilegiate persone sono riuscite a scamparsela solo con qualche cicatrice... e una di queste è proprio la giovane Lauren.

Ancora rabbrividisce al pensiero, ne ha passate tante... Il momento peggiore è stato il giorno in cui tutto iniziò, il giorno in cui la nostra città cadde nella paura...





Due mesi prima



Era una fredda serata d'inverno e la famiglia Debrando era al completo in salotto per vedere un film. Era una cosa insolita che una famiglia di ben tredici persone fosse insieme in un'unica stanza. Ognuno aveva il suo lavoro giornaliero ad orari differenti rispetto agli altri. I fratelli maggiori, Mike e Alex avevano infatti il compito di sorvegliare e rendere sicuri i confini della città di Tira e, spesso, i turni di guardia erano organizzati in orari notturni. Christian, Nick e Joey, ancora troppo giovani per assumersi grandi responsabilità come i fratelli, aiutavano i genitori in alcune faccende domestiche.

Le sei sorelle, Christina, Katherine, Lisa, Amy, Lauren e Dani, da qualche anno avevano messo su una band musicale... cantare era il loro sogno fin da bambine e, finalmente, erano riuscite a realizzarlo. I genitori Michael e Lynne li guardavano con affetto.

Ma torniamo a quella fredda serata... Eravamo tutti riuniti in salotto, chi sul divano, chi sulla poltrona e chi per terra, come nel mio caso.



<Hey Mike, come mai oggi niente servizio giù ai confini?> chiesi io, con una certa curiosità.

Mi aveva sempre affascinato il lavoro del Guardiano.





<Mi ha detto il capo che stasera in circolazione non c'erano molti Blitz e quindi alcuni di noi potevamo tornare a casa.> rispose. <Ed indovina un po', gli “alcuni” siamo io ed Alex> disse Mike facendo delle facce buffe, e così scoppiammo a ridere tutti e due.



<E voi ragazze, come va? Qualche nuova canzone?> ci chiese Mike dopo aver smesso di ridere.



<Certo Mike, abbiamo appena finito di scriverne una> rispose mia sorella maggiore.



Mi rivolsi scherzosamente a Christina <Uhm-uhm abbiamo?>



Christina per un momento mi rivolse un'occhiata truce, ma subito dopo si girò verso Mike e rispose sospirando...



<Va bene...Lauren, lei, mia sorella ha appena finito di scrivere una canzone... ma la canteremo insieme...> Sarebbe stato proprio così, eravamo un bel gruppo



Il sorriso compiaciuto che Mike mi inviò tutto per me... fu un bellissimo complimento!



Quella notte, ignari di ogni pericolo, eravamo tutti particolarmente euforici, ma …tutto cambiò quando risuonò la sirena d'allarme prevista in caso di attacco Blitz...



A quel punto, in quella stanza scoppiò il panico. I più piccoli cominciarono a urlare e piangere aggrappandosi ai più grandi. I miei genitori tentarono di sembrare calmi, ma nei loro occhi si leggeva la paura.

Io invece rimasi paralizzata e, non sapendo cosa fare e come comportarmi, mi guardai intorno e vidi la mia sorellina Dani sotto shock seduta in un angolo, con le braccia chiuse intorno alle ginocchia. Andai da lei per provare a rassicurarla. Piangeva e mormorava frasi senza senso, provai a parlarle ma non reagì alle mie parole, allora la abbracciai per calmarla un po' .

In quel momento mi accorsi che intorno a me c'era un silenzio assordante, mi sentii come se fossi chiusa in una bolla, avevo una strana sensazione, c'era troppa calma... Mi girai, tutti guardavano mio fratello Alex che, fermo sulla porta, con gli occhi sbarrati, non riusciva a proferir verbo...

Con voce rotta dalla paura mormorò: <I Blitz stanno arrivando, dobbiamo andare ai confini, lì ci attende un camion che ci porterà a Shahà, la città dei Molgon.>



<Lisa cerca qualcosa per proteggerci, magari dei coltelli, Amy tu prendi del cibo e ragazzi voi correte verso le mura.> ci urlò nostra madre.



Uscimmo tutti velocemente da casa. La mia agitazione era molto evidente.



<Lauren! Dani! Muovetevi, da questa parte> ci urlò nostra sorella Katherine < e tu, Lauren, tranquilla, raggiungeremo il camion> disse a me con tono rassicurante.



Tranquillizzata dalle parole di mia sorella, continuai a correre... un gran caos intorno a noi...



Macchine che si scontravano, gente che correva, bambini che gridavano e piangevano,



<Ehi guarda là, siamo arrivati alle mura, quello dovrebbe essere il camion> urlò di gioia Dani.

Davanti a me si ergevano le grandi e possenti mura di Tira, alte almeno venti metri, come possono i Blitz averle scavalcate? Per quanto ne so, i Blitz non hanno grandi capacità di salto. Devo vedere, devo vedere con i miei occhi cosa sta succedendo.



<Christian, di' agli altri che vado a vedere cosa sta succedendo sulle mura> dissi a mio fratello mentre mi avviavo, ignorando le sue urla di protesta.



Le scale erano piene di Guardiani armati fino ai denti che correvano su e giù trasportando munizioni. Corsi, corsi e corsi finchè non raggiunsi la cima, e lì vidi l'orrore con i miei stessi occhi, sarà difficile da dimenticare: centinaia di Blitz che correvano verso le mura, arrampicandosi uno sopra l'altro per cercare di raggiungere la sommità, sembrava un lago di sangue che si avvicinava velocemente.

Venni risvegliata dallo shock quando le zanne di un Blitz mi azzannarono il braccio sinistro. Un'esplosione di dolore si creò lungo tutto il mio braccio, e gridai, gridai così forte che, in mezzo a quel caos, qualcuno mi sentì e sparò al Blitz, salvandomi.



<Lauren, cosa ci fai qui? Che succede?> urlò una figura maschile che riconobbi subito, era mio fratello Mike. Io non riuscivo a parlare, il dolore era troppo forte, indicai a mio fratello la ferita.



Mike capì al volo, mi prese in braccio e corse giù per le mura portandomi al camion.



Lì, la mia famiglia, mi medicò con mezzi di fortuna e mi parve di star meglio, ma avevo una strana sensazione, come se qualcuno o qualcosa non ci fosse ...ed in quel momento realizzai...



Non avevo con me il diario dove avevo scritto le mie canzoni che ricordavano i momenti più intensi e significativi della mia vita...perdere la mia musica era come perdere una parte della mia vita.



Senza riflettere un attimo, tra le proteste angosciate dei miei, saltai giù dal camion e andai a cercarlo. Mi resi conto di aver agito d'impulso perchè ogni via era bloccata dai Blitz.

Dovevo arrendermi e fuggire con gli altri...ma il camion non c'era più...

Tutti correvano nella direzione di Shahà, tutti mi sorpassavano...”Corri, Lauren,corri”pensai...



Il braccio sanguinava ancora e io cominciavo a perdere le forze. Rimasi indietro finchè fui sola.

Intorno a me il verde dei prati, che sempre aveva ispirato le mie canzoni, ora sembrava grigio sotto le ombre della sera che distendeva il suo manto fino a raggiungermi. Mi abbandonai vicino a un cespuglio rannicchiata come a difendermi dal buio della notte che mi avrebbe avvolto aggiungendo paura alla mia solitudine.



Mi lasciai sopraffare dalla stanchezza e con gli occhi gonfi di lacrime mi lasciai vincere dal sonno.



Il risveglio fu insolito, non volevo aprire gli occhi perchè ricordavo molto bene il terrore del giorno trascorso ma sentivo uno strano tepore e un piacevole aroma che non si addicevano ai miei ricordi... Aprii gli occhi sentendo la carezza gentile, quasi affettuosa, di una mano femminile.



Era quella di Rose... (In realtà non ho mai saputo il suo nome, lei non parlava , non ho mai sentito la sua voce (forse non ce l'aveva?) ma mi capiva, i suoi gesti delicati e gentili, gli occhi altamente espressivi le permettevano di comunicare ugualmente con me … e Rose mi è sembrato il nome più adatto per lei così simile alla bellezza delicata di un fiore)



Mi aveva trovata, immagino quasi irrigidita dal freddo notturno, e mi aveva portata nel suo piccolo cottage nascosto dalla pineta e quindi ignorato dai Blitz. Rose aveva preparato già bende e unguenti per curare la mia ferita che durante la notte si era quasi infettata. Sicuramente le erbe, con cui aveva preparato l'unguento,saranno state raccolte da lei. Davvero l'unguento fu efficace perchè in pochi giorni la ferita rimarginò lasciando una sottile cicatrice.



Sono rimasta con Rose che mi ha aiutata a superare le mie tristezze, i suoi occhi mi hanno incoraggiata a sperare in un prossimo incontro con la mia famiglia. Non lo sapevo ancora, ma la mia nuova amica conosceva segreti che gli umani non possedevano, era una fata dei boschi.

Rose mi osservava e mi vedeva muovere le dita come su una invisibile tastiera... Pur non avendoglielo mai detto, Rose sapeva che la musica era la mia vita e voleva che io ritrovassi la voglia di cantare, mi procurò dal niente uno strano strumento a corde di cui non ricordo il nome ma che avevo visto nel mio libro di storia medievale.



Istintivamente toccai le corde e il loro suono risvegliò in me una grande emozione, ritrovai un po' del mio sorriso e la musica uscì dal mio cuore come un fiume impetuoso... Rose muoveva le labbra come cantasse con me, lo faceva senza suono ma sembrava mi facesse da corista...



Una notte di febbraio una grande nevicata bloccò ogni via di comunicazione. Non godevo, come un tempo, del manto bianco che rendeva tutto così diverso, pulito, incontaminato. Nevicò ancora per giorni e io mi disperai perchè mi sentivo prigioniera... In realtà la neve fu la salvezza di tutti perchè i Blitz soffrivano così tanto il freddo che la neve per loro fu un nemico fatale. Provarono a resistere ma alla fine dovettero arrendersi al freddo e abbandonare il territorio di Tira.





La neve si sciolse ai primi tepori di primavera e le strade erano ormai libere anche dai Blitz



Rose mi prese per mano e il nostro andare fu velocissimo, senza alcun mezzo conosciuto, come un teletrasporto... e mi accompagnò davanti alla mia vecchia casa.





Intorno a me c'erano ancora i segni della devastazione. Una forte emozione mi colpì pensando ai tanti giorni felici passati tra quelle mura insieme alle mie sorelle.

Rose mi guidò per le scale perchè non riuscivo proprio a trovare il coraggio di salire, quasi mi trascinava e stringendomi le mani tentava di darmi forza.



Entrai, le finestre erano state spalancate dalla forte bufera di neve che aveva messo tutto in disordine, ma la cassetta che conteneva i miei segreti era ancora protetta sotto il letto. Tirai un sospiro di sollievo e la aprii subito. Il diario era lì che aspettava proprio me, voleva ancora essere riempito con le note che avevano musicato le poesie di Katherine



Il compito di Rose non era finito. Mi voleva bene e forse avrebbe voluto trattenermi con lei, ma sapeva che in cuor mio avevo bisogno di rivedere la mia famiglia e usò le sue magie per portarmi davanti alle porte di Shahà. Mi girai per ringraziarla ma nessuno era dietro di me...





Oggi



La speranza metteva le ali ai piedi di Lauren e brividi di ansia, di paura l'avvolgevano tutta...



Le strade della città erano piene di vita, una strana vita... le persone erano diverse da lei, vestite di mille colori, Soprattutto non erano persone... erano gnomi? folletti? piccoli troll?

Sono questi allora i Molgon” pensò sorridendo ....strane creature sorridenti che presero Lauren chi per mano, chi per le vesti e la condussero in una grande arena dove avevano trovato asilo le persone che, come lei, provenivano da Tira. I folletti avevano capito che lì c'erano i suoi simili e lì forse avrebbe trovato qualcuno che i suoi occhi cercavano...



La folla nello stadio era numerosa e Lauren non riusciva a distinguere alcun volto conosciuto, salì di corsa la gradinata fino alla ringhiera degli spalti.

Vi si appoggiò e guardò attentamente verso il basso... Era impossibile, non ce l'avrebbe mai fatta...



Allora usò la musica: quello era il linguaggio che aveva sempre accomunato le sorelle...

Aveva ancora con sé il dono di Rose, pizzicò timidamente le corde e la sua voce, dapprima tenue, via via si fece più sicura e più alta e le note si sparsero dall'alto della scalinata.

Molti alzarono gli occhi richiamati dalla musica... Alla voce di Lauren, dal fondo dello stadio, risposero altre voci che si unirono alla sua rivelando la forza di chi aveva vinto una grande battaglia di sofferenza e di dolore.

Voci che si erano riconosciute e ora gioivano insieme come avevano fatto un tempo.





tira una leggero alito di vento che le scompiglia i capelli color castano scuro, la luce del sole viene riflessa nei suoi occhi color cioccolata, i suoi occhi brillano, brillano di una grande felicità.




Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: