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lavoro pubblicato domenica 29 aprile 2018
ultima lettura domenica 20 gennaio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Ottobre 69 d.c. La luna su Cremona - parte 6 -.

di compagniadelcandelabro. Letto 323 volte. Dallo scaffale Storia

La II Coorte ha la fortuna di trovarsi a ridosso della porta bresciana e con un grosso tronco come se fosse un ariete diamo potenti colpi contro le possenti ante. I soldati ed i civili ci buttano giù di tutto gridando insulti e inveiscono contro...

La II Coorte ha la fortuna di trovarsi a ridosso della porta bresciana e con un grosso tronco come se fosse un ariete diamo potenti colpi contro le possenti ante. I soldati ed i civili ci buttano giù di tutto gridando insulti e inveiscono contro gli Dei. Sembrano decisi a non arrendersi tanto facilmente *dal loro punto di vista sarebbe più conveniente arrendersi presto se non vogliono scatenare un' ira incontenibile in noi, tuttavia hanno viveri, acqua e la speranza di vedersi apparire da un momento all'altro il loro salvatore nelle sembianze di Valente, anche se quest'ultimo, stante gli ultimi rapporti, sta risalendo lentamente l'Italia, oltre il fatto che noi siamo qui divorati dalla fame, dalla sete e dalla stanchezza e tutto intorno a noi è desolazione per cui le possibilità di approvvigionamenti sono al lumicino. Dobbiamo spingere e mordere il nemico, non c'è alternativa* rifletto mentre noto che gli assediati sembrano sempre meno attivi.
Siamo ormai nel primo pomeriggio quando lungo le mura appaiono drappi di varie forme e grandezza, ma tutti bianchi. "UOMINI È FATTA. CREMONA È NOSTRA. GUARDATE CON I VOSTRI OCCHI LA LORO RESA. FERMI. ATTENTI A QUANDO APRIRANNO LA PORTA DINANZI A NOI. PRONTI A REAGIRE A QUALSIASI COSA O PERSONA CHE ESCE CON INTENZIONI OSTILI. MEGLIO NON FIDARSI TROPPO DEI VITELLIANI, PEGGIO ANCORA SE SONO CIVILI." *È incredibile, qualcuno o tra i vertici militari o del governo del municipio deve avere convinto tutti gli altri alla resa: gli ufficiali si saranno convinti che combattendo ad oltranza potrebbero subire le ire sia delle loro truppe sia la nostra, finendo per essere uccisi; i magistrati civili sperano di non vedersi distrutta la città con i suoi edifici civili, i templi, il foro, le basiliche. Sta di fatto che quei puntini bianchi sopra il grigio della pietra muraria stanno a testimoniare la richiesta di fare cessare i combattimenti, richiesta che viene accolta da Antonius Primus. Le porte su tutti i lati di Cremona si aprono, sentiamo il cigolio dei pesanti infissi. Stiamo con i sensi all'erta, ma abbassiamo le armi appena vediamo uscire incolonnati fila intere di soldati, stanchi, smunti, feriti nel fisico e nell'orgoglio. Evitano di incrociare lo sguardo con i nostri. Non sono più i fieri e duri soldati della Germania che avevamo imparato a temere e rispettare. Nelle lunghe e continue sessioni di addestramento ripetevo spesso ai miei soldati che solo il massimo impegno poteva eguagliare la loro tempra. Li fisso in silenzio e indifferente. Mi sento svuotato dentro e vederli in questo stato ha tolto in me qualsiasi velleità. Zittisco gli uomini dietro che avevano iniziato a rivolgere insulti, ricordando loro che, sebbene io non avessi dato la notte precedente il permesso di unirsi a coloro che avevano attraversato la terra di nessuno per unirsi ai vitelliani, quest' ultimi avevano portato da bere e da mangiare, rischiando di essere puniti dai loro ufficiali. Li lasciamo passare e qualcuno, alzando gli occhi ringrazia e mi porge il saluto militare.
Entriamo in città: la nostra artiglieria e il materiale incendiario hanno fatto il loro dovere. Molti edifici sono in fiamme o ridotti in cumuli di macerie. Civili scappano in ogni direzione portando con se quei pochi averi che sono riusciti a prendere nell' abbandonare le abitazioni. Fermo gli uomini e girandomi grido loro "RICORDATE QUANTO VI HO DETTO. SI AVANZA LENTAMENTE E COPERTI. CONTROLLATO UN ISOLATO POTETE DARVI A PREDARE. SE VENITE ATTACCATI RISPONDETE, UOMINI O DONNE CHE SIANO, LA NOSTRA VITA VALE PIÙ DELLA LORO. CHI SI ARRENDE, PERQUISITELO, TOGLIETEGLI TUTTO E MANDATELO VIA, NON CI DARÀ PROBLEMI. NON VOGLIO VIOLENZE GRATUITE. QUANTO ALLE DONNE LASCIATELE ANDARE, TROVEREMO QUELLE CHE SI CONCEDERANNO SENZA COLPO FERIRE." Vedo i loro sguardi avidi e sento la loro contrarietà attraversarmi l'anima. Non accettano il mio ordine di non stuprare le donne che incontrano, da sempre è stato un diritto dei vincitori, romani o barbari che fossero, ma non intendo ritrattare i miei ordini "COSA AVETE DA DIRMI? CHI FA PARTE DELLA II HA SEMPRE SAPUTO COSA PERMETTO E COSA NON. ORA È IL MOMENTO, VISTO IL POTERE CHE QUESTA GUERRA VI HA DATO, DI FARMI CAPIRE SE IO POSSO ESSERE ANCORA IL VOSTRO COMANDANTE O DEVO ESSERE ELIMINATO. NELLA SECONDA IPOTESI SAPPIATE CHE NON MI VEDRETE SCAPPARE E SUBIRÒ LA MIA SORTE. FATE IN FRETTA A DECIDERE PRIMA CHE LE ALTRE COORTI VI SUPERINO NEL LANCIARSI VERSO LE RICCHEZZE CHE CREMONA CI STA LASCIANDO" aggiungo abbassando il gladio. Senza esitazione un gruppo di soldati gridano all'unisono "usquam ad finem. Con te abbiamo iniziato e con te finiremo centurio. Guidaci e ti seguiremo."
Partiamo. Buttiamo giù i portoni facendo irruzione nelle case e nei palazzi non toccati dal fuoco. Saliamo fin su ai tetti. Nel tornare giù facciamo man bassa di oggetti preziosi: coppe di argento, gioielli in oro e pietre preziose, monili di pregiata fatture, sacchetti piene di monete. Squassiamo mobili, credenze, spezziamo le serratura di grosse casse decorate e intarsiate, distruggiamo suppellettili, busti e tutto ciò che non può essere portato via. Solo i piccoli altari dei Lari non tocchiamo per non offendere gli spiriti degli antenati e molti di noi si fermano per una breve preghiera. Non risparmiamo neanche i templi dove per reverenza al Dio ivi presente e non attirare la sua ira, non tocchiamo le statue e le offerte, limitandoci a prelevare ciò che troviamo nelle stanze attigue. Sotto i nostri gladi finiscono uccisi decine di civili che con imprecazioni contro di noi cercano di fermarci. È un lavoro per i quali non c'è prezzo ma ugualmente lo facciamo. Cremona ha meritato il saccheggio e la violenza nelle sue strade.
Vado avanti non per vendetta, nonostante quello che ho subito nei mesi di prigionia, ma solo per i miei soldati che si sono guadagnati il diritto di razziare questa città e lo stanno facendo con le regole che io ho impartito.
Siamo in quarantamila armati, a cui si è aggiunta una moltitudine di inservienti, ad aver invaso le strade della città che fino agli ultimi istanti di resistenza invocava Valente e Vitellio e questo immenso mare umano sta investendo tutto e tutti con indicibile crudeltà e violenza.
Vediamo cadaveri di uomini, donne, anziani, bambini: nessuno viene risparmiato dalla furia devastatrice flaviana. *Ecco, quello che temevo è qui davanti a miei occhi. Come avevo detto a Titus siamo il male che scacciera' altro male e con modalità peggiori del primo. Antonius Primus nel parlare alle truppe ha avuto parole di gloria per le sue legioni, di clemenza per i soldati vinti, ma di Cremona neanche un semplice riferimento, nulla. Ha praticamente consegnato la popolazione all'esercito flaviano che come un predatore la sta addentando. E l'esercito non dimentica, non dimentica le offese e le angherie subite dalla XIII asservita a costruire l'anfiteatro, non dimentica i favolosi giochi gladiatori offerti da Cecina alla città oltre che a Vitellio, non dimentica che lo stesso Cecina vi ha stabilito per la seconda volta il suo quartier generale, non dimentica quanti hanno portato soccorso la notte prima a Bedriacum, non dimentica il sospetto che Cremona abbia sostanzialmente aiutato Vitellio contro Otone nella primavera scorsa* mi dico mentre fisso il corpo quasi nudo e senza vita di una ragazza. Il terrore è nei suoi occhi vitrei sbarrati. "Era ancora una bambina, ha ancora la sua collanina con la mezza luna appesa al collo e noi romani non uccidiamo fanciulle ancora vergini, specie se cittadine romane. In quanti la avranno violata prima di ucciderla?" Mi chiedo parlando in un sussurro. Poco più in là trovo i resti miseri del suo vestito e lo stendo sul suo corpo, è l'unico gesto pietoso che mi riesce di fare in questo momento.


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