ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 


Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato giovedì 26 aprile 2018
ultima lettura domenica 29 settembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Memoria

di nottesenzaluce. Letto 285 volte. Dallo scaffale Generico

Memoria 1 Trovo irritante la pioggia. Sopratutto mentre svolgo il mio lavoro. Irritante. Preferisco la neve. Sciare decongestiona la mente. La mia. La pioggia a dire il vero aiuta il mio lavoro. Infastidisce ma ti rende q...

Memoria






1





Trovo irritante la pioggia. Sopratutto mentre svolgo il mio lavoro. Irritante. Preferisco la neve. Sciare decongestiona la mente. La mia. La pioggia a dire il vero aiuta il mio lavoro. Infastidisce ma ti rende quasi invisibile. E per me essere nessuno, coincide con trascorrere una vita serena... pace e bellezza. Purtroppo quando il dovere chiama occorre e bisogna rispondere. Ed oggi con questa pioggia ho la fortuna di dover attendere il mio cliente in un bar. Sorseggio una camomilla calda, non ne trovi al supermercato di questa. Non è economica. Sorseggio il mio infuso e guardo il lungo bancone dalle vetrine illuminate luccicanti di golosità. Il barman scherza con la cassiera, ci prova... un giovanissimo apprendista a pochi metri, spolvera bottiglie prendendone una dopo l'altra dalla mensola alle sue spalle. Un orologio a muro segna l'una e trentasei, la lancetta è talmente grande che sembra aver bisogno di più di un minuto, per sollevarsi. Proprio oggi è in ritardo... ho l'appuntamento con il barbiere e subito dopo il dentista, lo eviterei volentieri, a nessuno piace il dentista... . Il signor Marcello si fa desiderare. E' uno di quelli che dice: sono partito da zero, mi sono fatto da solo. Allevamento di suini come primo passo, da pochi esemplari fino a arrivare ad essere il numero uno in Italia, il secondo passo acquisire e gestire buona parte della macellazione e terzo tutto il resto fin dove poteva metter le mani. Poteva accontentarsi, invece l'ingordigia , la bramosia lo avevano divorato, ne era rimasto solo che un porco ben vestito. Doveva aver combinato un qualche giocuccio a certe persone, scambiato cortesia educazione buone maniere e quant'altro per semplice ingenuità e purezza. Quelli erano i peggio figli di puttana della terra, di tutta l'intera palla. Mi ficco nella tasca il curriculum dell'imprenditore. Bestemmio nella mia testa, impossibile esternare. Sono sempre puntuale sul lavoro, preciso e affidabile. Domani è il mio compleanno e come tutti gli anni dimentico di prenotare in anticipo da Carlo, il mio ristorante preferito. A volte le aragoste non si trovano e questo destabilizza la mia abitudinarietà. Jimmy Veleno quest'anno mi dà buca. Si è fatto la fidanzata brasiliana. Che cazzone... va in vacanza e torna tutto raggiante d'amore, con lei, che tristezza mi fa... però è fica. Dovrei invitare a cena l'assistente di Pier, il dentista.

La porta d'ingresso cigola leggermente, si apre e il mio cliente compare in tutta la sua grandezza. E' grasso come pochi. Dietro alle sue spalle fanno capolino i suoi due figli. Due gemelli poco più che trentenni inclini a seguire le orme del padre. Fieri nei loro soprabiti firmati. Chiedo il conto, il barman mi spedisce l'apprendista con lo scontrino su di un piattino da caffè.





2





La pioggia rallenta poi riprende fitta fitta. Con insistenza percuote tutto. La città i passanti le auto e il mio ombrello che sembra cedere da un momento all'altro. Il grassone è ancora nel bar. Attraverso la strada e sotto la tenda di un negozio trovo riparo. E' un negozio di biancheria intima per signora. Trovo interessanti certi articoli. Dopo qualche minuto nella vetrina compare una commessa. Mi nota e rimane bloccata. I suoi occhi esprimono perplessità. Le sorrido e rimango lì a osservarla mentre lei toglie il reggiseno a un busto senza testa. Le sfugge un sorriso io ricambio. Capelli lisci e neri come le nuvole in cielo, le coprono buona parte della schiena, più in basso un culo fantastico la trasforma in un'apparizione. Ne sono rapito. Mi accorgo che la cliente in negozio mi fissa. Il suo sguardo esprime ribrezzo. Evito di mostrare ripugnanza verso la cliente e le sparo in faccia un bel sorriso . Piccoli dettagli che possono rendere più gradevole la vita.

Il porco esce dal bar con i cuccioli, li saluta e sotto il suo ombrello svolta all'angolo del palazzo. Prende per la via centrale. La zona pedonale. Lo tengo a distanza. La strada è semi deserta. Il natale arriva lo si nota. Manca ancora poco più di un mese, ma addobbi natalizi iniziano a prendere forma nelle vetrine. Bar ristoranti e negozi illuminati e collegati fra loro da una catena di luci fino a perdita d'occhio. Quasi mi gira la testa. Cazzo! Ho saltato il pranzo. Sputo per terra, nell'acqua, il dente si fa sentire. Probabilmente non ho mangiato per via del dente. Lavorare mi stressa. Potrei fermarmi in farmacia, vitamine per aiutare la memoria, ne esisteranno...? Ecco il porco... ora deve svoltare a sinistra, in via della Cantina... o via del Cantinone... devo andare dal medico... ma che cazz... vacanza... dopo questo lavoro smetto e mi ritiro in Thailandia .

Lo so dove va il porco, mica è scemo, in ufficio per farsi la segretaria. Il corso da detective privato non è stato tempo perso. Ci sono portato per certe cose.

Mi fermo davanti ad un tabaccaio mentre il porco chiude l'ombrello e scompare dentro ad un grande edificio. Quasi mi si spezza il collo a guardare le decine di finestre che salgono al cielo. Mi prendo anche un po' d'acqua sul cappotto, tanto poi lo butto, però adesso è bagnato.

La sveltina con l'amante non durerà più di mezz'ora, non è mai accaduto.

Ingombro l'uscita del tabaccaio, una signora anziana mi fa cenno di spostarmi. Mi guarda dalla testa ai piedi e mugugna qualcosa allontanandosi sotto un ombrello verde. Vecchia stronza... poi penso a come potrei esser io da vecchio. Bastardo probabile.





3





Per via del dente evito cibi solidi da quasi ventiquattrore, ora ho una fame cane!. E' da ieri sera che mi nutro di vasetti di yogurt, cazzo... butto giù un antidolorifico. Una gelateria, ecco la mia salvezza. In verità il mio pranzo a base di gelato era stato gettato in qualche angolo remoto della mia memoria. Ci avevo già riflettuto la sera prima, mentre guardavo un programma di cucina in televisione. Finito il lavoro faccio una corsa in farmacia, vedo di farmi consigliare un aiutino alla memoria...cazzo.

Con la palettina di plastica rossa pulisco fin tutto sul fondo della vaschetta, adoro il gelato crema pistacchio e panna montata, mi lecco i baffi fingendo interesse verso una macchina fotografica in vetrina. Ci siamo, con la coda dell'occhio lo vedo uscire. Sembra più rilassato il porco adesso, riapre il suo ombrello e a passi lenti prende per il lungo marciapiede, si accende un sigaro... il porco.

Ho solo qualche minuto di ritardo sulla tabella di marcia, l'ho detto sono puntuale.

Lo tengo a distanza, è vero so già dove andrà, ma è meglio esserne certi, adesso poi con la paranoia della memoria... svolta a sinistra, via dei Carri. Non posso perderlo d'occhio, è talmente grosso che ingombra più del marciapiede stesso. Il porco perde tempo davanti alla vetrina di una gioielleria, perde il mio tempo, mi fa ritardare ai miei appuntamenti e quindi irritare, vorrà fare un regalino in ufficio... . Riparte come una locomotiva che sbuffa vapore e lentamente prende velocità. Dalla bocca soffia nuvole grige, le aspira dal sigaro che stringe fra i denti, l'altra estremità del sigaro è incandescente. Semina cenere. Fuma fuma penso, non morirai per quello di sicuro. La pioggia perde forza, la tela dell'ombrello tambureggia a lunghi intervalli... tum tum.... tum....tum.... .





4





Seguo il porco nel vicolo dei Sarti, non manca molto. Si dirige verso l'asilo, dove al mattino ha scaricato il nipotino, il pomeriggio lo prende e poi se lo porta a casa. Ho pianificato tutto da settimane, la pioggia mi costringe ad affrontare il lavoro con il piano da bagnato, quello faccia a faccia. Per arrivare all'asilo il porco taglierà per il parco giochi, è il momento di affrettare il passo. Mi metto sul marciapiede opposto e a passi lunghi in breve gli sono affianco, non lo guardo, proseguo lo distanzio e scompaio oltre il cancellino del parco. Ho scelto una grande siepe circolare, sembra un ferro di cavallo vista dall'alto, è vicino agli scivoli per bambini. C'è una fontanella all'interno. Rimango dove la siepe si interrompe, il porco appare lungo il vialetto in terra battuta.

Quando è a non più di venti metri da me, estraggo dalla tasca un pacchetto di sigarette, me ne metto in bocca una, son lì che mi agito nel cercare un accendino nelle tasche del cappotto e anche nei pantaloni. Capisco che mi ha notato, sembra più facile del previsto, nel parco ci siamo solo noi due, la pioggia ha rallentato ma non smette. Ci guardiamo negli occhi, si avvicina e mi sorride.

“ Ha bisogno di aiuto... vuole da accendere? “.

“ Si certo... grazie “ .

Avvicina la fiamma alla sigaretta, l'accendino deve essere d'oro. Ritira la mano e già una pallottola gli perfora il soprabito firmato, gli arriva bella bella nella pancia. Rimane immobile stupito, gli brillano gli occhi in quella sua grossa grassa faccia. Un altro buco glielo piazzo nello stomaco il terzo al cuore. Precipita a terra di colpo, l'impatto quasi lo fa sprofondare nel terreno, nell'erba bagnata che all'istante si libera del suo carico di pioggia e me la sbatte tutta addosso. Mi guardo intorno, solo il rumore della pioggia, non c'è anima viva tranne me. Lo prendo per i polsi, trascinarlo all'interno della siepe dov'è la fontana è un'impresa. Ho sopravvalutato le mie forze e sottovalutato il peso del porco. Ci metto qualche minuto ad occultare il cadavere, controllo che dall'esterno della siepe non si noti niente, bene. Una volta fuori dal parco possono anche trovarlo, mi basta poco tempo per dileguarmi. Non lascio tracce, recupero il mozzicone della mia sigaretta e me lo caccio in tasca, tanto il cappotto è da far sparire insieme all'ombrello. Sono paranoico. Esco dal parco e ritorno sui miei passi, ripercorro il vicolo e poi riprendo via dei Cavi... no... dei Carri... cazzo!. Dimenticavo di passare in farmacia. La memoria.

Affrettai il passo, avevo degli appuntamenti.




Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: