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lavoro pubblicato giovedì 26 aprile 2018
ultima lettura martedì 14 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Waking Life

di Alexandersupershallo. Letto 207 volte. Dallo scaffale Generico

Suona la sveglia. Apro gli occhi. È tardi. Leggo chiaramente. 7 e 15. La lancetta dei secondi continua lentamente a roteare intorno al suo centro, trascinando quella dei minuti di un poco, quel tanto che basta per chiarire che sono nella realt&a...

Suona la sveglia. Apro gli occhi. È tardi. Leggo chiaramente. 7 e 15. La lancetta dei secondi continua lentamente a roteare intorno al suo centro, trascinando quella dei minuti di un poco, quel tanto che basta per chiarire che sono nella realtà, ogni 60 battute. Grida rumorosa, nel suo silenzio, che non sto dormendo. Che non sto sognando. Come paradosso mi accorgo che il posto in cui mi trovo è tutt'altro che la realtà.
Mi guardo intorno. Sono nella mia stanza. O meglio, nella stanza di qualcun altro. Osservo minuziosamente gli oggetti che la addobbano. E ognuno di essi, è spigoloso, isolato dal resto dell'ambiente. Percepisco chiaramente ogni singola cosa come una precisa entità, completamente slegata del resto dell'ambiente. Metto a fuoco con precisione, ogni particolare, che pare insignificante. Quella piccola macchia sul muro. Il leggero dislivello delle due ante dell'armadio. Il lembo di un foglio strappato sulla sottile fessura delle piastrelle del pavimento.
Non è la mia stanza. Non è la mia vita. Sono solo immagini residue di quello che fin da bambino mi hanno insegnato essere la realtà. Per poter riuscire a sopravvivere, la mia mente, ha accettato questo modello come vero. Ha accettato queste condizioni, per potersi dare una risposta ad una domanda senza risposta. Per poter separare il sogno dalla veglia, ha dovuto fare una scelta. Quale tra questi due mondi, è reale? Quale invece appartiene alla dimensione immaginaria? Convenzionalmente, per poter vivere con le altre persone, abbiamo tutti, me compreso, deciso di adottare modelli simili e uguali, di modo da poter comunicare tra noi.
Quando ci troviamo, sotto le coperte, con le palpebre serrate, tra le braccia di Morfeo, sappiamo di trovarci in un mondo che non esiste. Al contrario quando invece siamo in piedi e i nostri occhi sono fisicamente aperti, crediamo di trovarci in quella che chiamiamo realtà. Quella fatta da oggetti spigolosi ed emarginati dal resto. Quella dettata da leggi. Dove esiste il tempo, esiste lo spazio, ma non esistiamo noi.
Una semplice e mera convenzione. Ma se, invece la nostra concezione di realtà fosse resettata? Se un giorno decidessimo di cancellare tutto ciò che crediamo di sapere su ciò che è è ciò che non è?
Se ripartissimo completamente da zero, non esisterebbero più preconcetti su ciò che è vero e ciò che è falso. Tra fantasia e concretezza. Allora quello che per molti è il sogno potrebbe trasformarsi in realtà. E viceversa. O, ancora meglio, non vi sarebbe più alcuna differenza tra i due concetti. In quel caso si potrebbe arrivare a vivere la nostra intera esistenza come un'unica storia. Come un unico flusso. Quello di un lunghissimo fiume di vita, che al suo passaggio, ne crea altra, bagnando la terra. In quella che chiamiamo abitualmente dimensione onirica, tutti gli oggetti fanno parte di un solo grandissimo ambiente, morbido e circolare. Nei sogni non esistono spigoli. Non esiste il tempo. Quelle lancette che nel mondo concreto seguono leggi fisiche e percorrono alla stessa medesima velocità, lo stesso tragitto all'infinito, nel sogno sono libere di muoversi o di stare ferme nella maniera che preferiscono. E noi siamo come loro. Suona la sveglia. Apro gli occhi. Per davvero questa volta. Non è ancora tardi.


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