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lavoro pubblicato mercoledì 25 aprile 2018
ultima lettura lunedì 2 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Cappuccino - Capitolo 2

di Diamond96. Letto 168 volte. Dallo scaffale Amore

La storia fra Lisa e Andrea continua, tra timidezza e paranoie. Spero che questo proseguimento vi piaccia, fatemi sapere.

Primo appuntamento

Quella mattina avevano il test pratico a scuola. Lisa non ebbe alcun problema a superarlo, si trattava semplicemente di effettuare qualche trattamento estetico a scelta della modella assegnata. Lei ebbe un massaggio rilassante seguito da una pulizia del viso e l’applicazione del make-up. Nulla di troppo complicato, sapeva tutto quello che doveva fare e terminò il breve esame senza difficoltà, come la maggior parte della classe. Un paio di ragazze sbagliarono alcuni passaggi, ma niente di grave. L’insegnante, che aveva controllato scrupolosamente ogni studentessa, aveva raccolto tutte le schede tecniche su cui erano segnati i vari dettagli delle loro ospiti, compilati dalle più giovani come parte finale del test, e li aveva dato un’occhiata veloce. Quando lesse quello della rossa le fece un sorriso, segno che aveva fatto un buon lavoro.
Uscì soddisfatta durante la pausa pranzo, aspettando Serena di fronte alla porta della mensa, che arrivò presto. Le due erano in classi separate, dato che la mora aveva optato per il ramo di acconciatura invece che quello di estetica, e spesso non riuscivano a trovarsi subito finite le ore di lezione. Insieme raggiunsero la lunga fila che attendeva di ricevere del cibo. Non si mangiava benissimo in quel posto, tante volte la pasta era insipida o le cotolette non cotte a dovere, o il riso ancora duro, o i sughi acquosi. Ogni tanto preferivano andare a prendersi un trancio di pizza alla pizzeria che c’era lì vicino, solo cinque minuti a piedi dalla scuola, ma, sia per questioni salutari sia per mancanza di denaro, dovevano accontentarsi di quello che servivano in quel posto.
Pian piano si avvicinarono al bancone dove le cuoche aspettavano gli ordini degli studenti. Poco prima c’era un ripiano con della verdura fresca. Lisa ne approfittò per prendersi dell’insalata mischiata con carote e mais, mentre Serena acciuffò i pomodori insieme a della mozzarella tagliata a fette. Appena fu loro disponibile, si fecero consegnare entrambe della pasta al ragù, unico sugo mangiabile, mentre per secondo presero un cosciotto di pollo e l’altra solo delle patate al forno. Cercarono un tavolo libero per mangiare in tranquillità, ma erano tutti occupati, così scelsero di andare con alcune loro conoscenze, un po’ più simpatiche di quelle che la rossa non sopportava. Chiacchierarono insieme facendo passare i minuti in un batter d’occhio, raccontandosi le loro vicende amorose e dei momenti in classe in cui qualcuno aveva fatto scherzi ad un altro, parlando sottovoce quando si nominava qualcuno non troppo lontano, per evitare di essere sentite.
Presto i loro stomaci furono pieni e i vassoi vuoti. Uscirono insieme per poi dividersi, alcune tornavano al chiuso per bersi qualcosa, le restanti si recarono nel cortile per accomodarsi sui tavoli in legno a fumarsi la loro sigaretta. Lisa seguì quest’ultime nonostante non fosse una fumatrice, ma preferiva respirare quell’aria tossica piuttosto che restarsene da sola all’interno di quelle quattro mura. Mentre le ragazze continuavano a spettegolare, lei controllava il suo cellulare sperando di vedere un nuovo messaggio, ma lo schermo sembrava voler rimanere lo stesso. Non emetteva nessun suono, segno che qualcuno la cercasse. A Serena cadde subito l’occhio e si ricordò immediatamente di quello che aveva visto due sere prima.
- Lisa! Non mi hai ancora detto com’è andata sabato! – la interruppe sbirciando lo smartphone. La rossa la guardò confusa, fingendo di non capire. Avrebbe preferito che aspettasse a farle tale domanda, magari quando fossero state solo loro due. – Allora dimmi, chi era il biondino? Era simpatico? Ci ha provato con te? Dove siete andati tutti soletti? – le altre ragazze si avvicinarono alla più timida per scoprire il nuovo pettegolezzo, facendola arrossire per bene.
- Non era nessuno. – cercò di sfuggire a quella conversazione, ma era inutile. Ormai l’argomento era in ballo, non poteva più far finta di niente.
- Lo so che è vero. Dai, racconta! – la smascherò la mora.
- Si chiama Andrea. – si arrese, cercando di immaginare ancora il suo viso. Dal loro ultimo incontro, tutte le sere andava a dormire fantasticando su di lui, ne era veramente presa. – Sì, è simpatico. – si fermò un paio di secondi a pensare, prima di correggersi. – Molto simpatico. Anche carino. – le altre fecero una risatina a tale affermazione.
- E dove ti ha portato? – continuò l’interrogatorio Anna, ricordandosi le domande poste da Serena poco prima.
- In un bar. Mi ha offerto un cappuccino prima di riportarmi a casa. – le tornò in mente il loro primo incontro, quando lui le rubo quel sorso. Quel cappuccino che permise loro di conoscersi.
- Uuh! E l’avete fatto? – chiese Gloria, l’altra ragazza lì con loro. Quando c’era di mezzo il sesso, era impossibile farla smettere.
- Ma che, no! Mi ha solo accompagnata! – s’imbarazzò la rossa, sconcertata per la domanda. – Lo conosco appena.
- E quello del bar? È già finita? – ricordò Serena, che ancora non sapeva nulla sul suo conto, se non come lo aveva incontrato. – Sapete, ha conosciuto ben due ragazzi in una sola settimana! – spiegò alle altre che la osservarono incredule. Lisa negò senza specificarne il motivo. – Sei andata a trovarlo al lavoro? Ammettilo! – le diede una gomitata, con uno sguardo che diceva “So cos’hai fatto”, ma la reazione dell’amica non cambio, così iniziò a fissarla confusa cercando risposta.
- Andrea è il barista. – restarono tutte a bocca aperta, soprattutto la mora. Aveva avuto il famoso ladro di cappuccini davanti agli occhi ed era venuta a saperlo dopo due giorni. Cercò altre informazioni per scoprire se c’era ancora qualche segreto, voleva sapere se lo avrebbe visto ancora. – Ci siamo scambiati il numero di telefono, ma non credo che usciremo di nuovo. Non mi ha ancora scritto. – a queste parole il suo sguardo si spostò verso il basso. Si considerava un’ingenua, era convinta che anche lui la stesse prendendo in giro.
- Stronzo. – commentò la sua amica, facendo un altro tiro della sigaretta ormai finita prima di gettarla a terra, pronta per tornare in classe.

Mise il sandwich su un piatto accompagnato da un tovagliolo, prese la Cola che aveva appena finito di preparare e li portò al tavolo dove sedeva un signore intento a leggere il giornale. Tornato al suo posto diede una pulita veloce al bancone con uno straccio umido e liberò la lavastoviglie, mettendo tutto in ordine. Quel giorno faticava a fare le sue solite battute, sia con i clienti sia col suo capo. Aveva la mente altrove, pensava ancora alla giovane ragazza con cui aveva riso e scherzato alla festa di sabato. Non le aveva ancora scritto, non sapeva cosa dirle, il che non era normale per uno come lui. Aveva sempre avuto successo con le donne, non ricordava una sola volta in cui fosse stato in difficoltà, ma con lei era diverso. Temeva di usare le parole sbagliate. Quando mai avrebbe trovato degli occhi azzurri e splendenti come i suoi?
Prese il cellulare in mano ed iniziò a digitare.
Ciao, come stai?
Ci pensò su un attimo e poi lo cancellò. Era troppo semplice.
Ciao, sono stato bene con te sabato. Quando ci rivediamo?
No, così sarebbe sembrato che fosse completamente perso per lei. Da una parte era convinto che fosse così, ma non gli piaceva ammetterlo e, tantomeno, mostrarlo agli altri.
Ehi, che fai sta sera?
Stava riflettendo se mandarlo o eliminarlo quando un cliente si presentò davanti a lui. Mise il telefono sotto il bancone facendo finta di niente, salutando il ragazzo. Notò subito che era Fabio, accompagnato da una mora, poco più bassa di lui. Questo gli chiese due caffè che furono subito serviti.
- Allora, cosa ci fai qui? – domandò il barista, sfruttando l’occasione per distrarsi.
- Cercavo te. – confessò l’amico, con Clara che lo osservava con uno sguardo di ghiaccio.
- Ah, sì? E come mi hai trovato? Non ricordo di averti mai detto dove lavoro. – iniziava ad agitarsi. Non era mai un buon segno quando qualcuno voleva dirgli qualcosa.
- Ho guardato su Facebook. Sabato ti abbiamo visto uscire con Lisa, un’amica della sorella della mia ragazza. – indicò con la testa la giovane al suo fianco. – Ti sei comportato bene? – Andrea si sentì sotto pressione. Era come se avessi di fronte il padre della rossa pronto a cantargliene quattro. Fece segno di sì, con il corpo completamente rigido, come se, in realtà, fosse colpevole. Fabio si avvicinò a lui bisbigliandogli qualcosa nell’orecchio. – In realtà, è la mia ragazza che ha insistito perché venissi qui. – ricevette subito un colpo sulla testa. A quanto pare, non era riuscito a nascondersi abbastanza bene.
- Ascolta, Lisa è una ragazza molto fragile. – continuò lei, capendo che non sarebbe arrivata a nessuna conclusione se avesse lasciato parlare il fidanzato. – Trattala bene o te ne pentirai! – detto ciò prese la sua tazzina e si avviò ad un tavolo, aspettando il compagno.
- Scusa. – disse lui con una faccia dispiaciuta. – Però ha ragione. So come sei fatto, Andrea, ma se proprio vuoi giocare con qualcuno, non farlo con lei. – prese il suo caffè e fece per allontanarsi, ma la voce dell’amico lo fermò.
- Non voglio giocare. Non con lei. – Fabio tornò sui suoi passi, osservando negli occhi il barista. – Questa volta è diverso, solo non so come fare. – il suo volto si arrossì a tale affermazione. Era la prima volta che sentiva certe emozioni, un po’ lo imbarazzavano.
- Chiedile di uscire. – commentò l’altro dirigendosi dalla sua ragazza. Andrea stentava a capire. Sembrava così facile, ma non lo era. Da due giorni cercava di invitarla fuori, ma non trovava le parole giuste. Eppure, non era tanto difficile. “O la va o la spacca” pensò, prima di cancellare la bozza del precedente messaggio e scriverne un altro.

Erano sedute su una panchina nel cortile a fumarsi uno spinello mentre osservavano gli studenti uscire da scuola. Ogni tanto ne puntavano uno e lo deridevano facendosi sentire da tutti. Si divertivano a vedere i più deboli stare male, si credevano superiori a tutti. Avevano iniziato quel gioco durante le medie, ma già alle elementari facevano qualche scherzetto, anche se erano meno pesanti di quelli attuali. Jasmine passò la canna a Nicole, intenta a cercare la prossima vittima. Fece un tiro, lasciando poi fuoriuscire il fumo dalla bocca soddisfatta della sensazione che le stava dando. Era lei la leader del gruppo e, più degli altri, sapeva che molte persone la seguivano non per simpatia, ma per paura e questo la compiaceva in gran modo. Si sentiva come una regina. Forse era così che l’avevano cresciuta: non le era mai mancato niente, quando voleva qualcosa lo otteneva, con le buone o con le cattive, e lo stesso valeva per le amicizie. Nessuno osava contraddirla e, i pochi che lo facevano, se ne pentivano immediatamente.
“Eccola” pensò appena vide la rossa camminare sul vialetto asfaltato. Era la sua preferita, non si lamentava mai, si lasciava torturare senza muovere un dito. A volte pensava che fosse troppo facile, le piacerebbe se si girasse a dirle qualcosa, così la bulla avrebbe potuto mostrarle di che pasta era fatta, ma il massimo che faceva era rifiutarsi di darle dei soldi quando glieli chiedeva. Non che se ne portasse dietro molti. Non aveva molto senso derubarla, al massimo si sarebbe presa una bottiglietta d’acqua alle macchinette della scuola.
Scese dalla panchina avviandosi dalla ragazza, seguita dalle sue amiche. A passo veloce le si avvicinò e, arrivata alle sue spalle, le diede una forte spinta facendola crollare a terra, dove molti la osservarono ridendo, continuando poi per le loro strade. Nicolo aspirò dell’altro fumo che poi soffiò verso la sua vittima, sorridendole soddisfatta e senza dire niente. La lasciò lì, come si faceva con i cuccioli abbandonati. Lisa la guardò piena di rabbia allontanarsi, ma, allo stesso tempo, felice che si fosse limitata a quello. Qualche volta capitava di peggio. Continuava a ripetersi che doveva fare qualcosa per quella situazione, come le suggeriva spesso Serena, ma aveva troppa paura.
Lentamente si alzò, raccogliendo lo zaino che era finito a terra rimettendoselo poi in spalla. Si guardò le mani che erano piene di graffi. Probabilmente era successo cadendo, doveva averle grattate sull’asfalto. Se le strofinò per rimuovere lo sporco prima di riprendere il cammino, quando sentì il cellulare vibrare in tasca, ricordandosi che non aveva ancora rimesso la suoneria. Velocemente lo prese controllando le novità e vide finalmente quella notifica che aspettava da giorni. Aprì subito il messaggio:
Da: Andrea
Ti va un cappuccino questa sera?
In quella lunga giornata, era arrivato il momento di lasciare un sorriso sincero. Scrisse in fretta la risposta, sognando quando avrebbe rivisto il biondo, ma il cellulare suonò molto presto, interrompendo le sue fantasie.
Da: Andrea
Alle 20:00 in piazza Duomo?

La piazza era piena di gente, alcuni che portavano a spasso i cani, altri che uscivano dal lavoro, alcune coppiette che camminavano tenendosi per mano e sbaciucchiandosi, vecchi seduti sulle panchine a chiacchierare e gruppi di giovani che andavano alla ricerca di divertimento. Lui se ne stava seduto sull’orlo della fontana, osservando i passanti nell’attesa di vedere la persona che stava aspettando. Ogni tanto prendeva il cellulare usandolo come specchio, per controllare di avere i capelli in ordine, cosa un po’ difficile essendo ricci. Si sistemò il colletto della camicia a tema scozzese color blu e azzurro di cui aveva lasciato slacciati i primi bottoni, lasciando intravedere la catenina al collo. Si tirò su le maniche, controllando di averle piegate bene, facendo muovere leggermente il bracciale in argento, regalato dalla madre anni prima, che indossava quasi sempre, era praticamente parte del suo corpo. Agitato per l’uscita, continuava a toccarsi il semplice orecchino a cerchio che aveva comprato in un negozio di cinesi nella zona commerciale di Trento. A momenti, avrebbe potuto consumarlo col le dita. Controllò l’ora sul telefono: erano solo le 19:52. Di solito arrivava sempre in ritardo agli appuntamenti, era quello che faceva aspettare, ma quella volta fu in grande anticipo. Erano sicuri dieci minuti che se ne stava lì a guardarsi intorno.
Nell’attesa, si accese una sigaretta. Normalmente non fumava molto, ma quella sera continuava a causa del nervosismo. “E se non verrà?” pensò, cercandola tra la folla. “Ma che dici! Chi rinuncerebbe a un appuntamento con me!” affermò nella sua mente, sicuro di sé. “Cavolo, forse ce l’ha ancora per la storia del cappuccino” cambiò idea nuovamente. “No, è lunedì. Domani ha scuola e dovrà andare a dormire presto, si sarà dimenticata di dirmelo” si corresse ancora. Prese la testa fra le mani, cercando di distogliere inutilmente quei pensieri. Aprì gli occhi osservando il terreno, provando a formulare un’altra scusa, ma intravide un paio di scarpe femminili. Alzò lo sguardo, notando dei pantaloni neri aderenti, poi una borsetta beige in pelle e una maglietta bianca coperta da una leggera giacca marrone. Osservò il viso della ragazza, riconoscendone gli occhi. Mai si era sentito tanto in imbarazzo. La salutò balbettando e, con un sorriso da ebete, lanciò via la sigaretta.
- Potevi finirla. – lo rassicurò lei. – Non mi da fastidio.
Lui si alzò di scatto, sforzandosi a fare una faccia normale che non gli riusciva. Si sentiva completamente rosso in volto, e la cosa non migliorava di certo la situazione. Si guardò intorno e, indicando il Caffè 34, propose di andare lì. Insieme si avviarono, scegliendo un tavolo esterno libero. C’era tensione da parte di entrambi, lei perché timida, lui perché nervoso dati i fatti accaduti precedentemente. Ci mise un po’ prima di riuscire a parlare.
- Allora…come stai?
- Bene e tu? – rispose appoggiando la borsetta sulla sedia affianco in modo che non le desse fastidio.
- Bene. – silenzio per un altro po’. – A scuola tutto bene?
- Sì. A lavoro?
- Tutto bene. – era ancora troppo imbarazzato, faticava a trovare le parole per continuare quella conversazione. Anche la postura era rigida, dritto con la schiena e una mano che stringeva la carne sulla coscia.
- C’è qualcosa che non va? – Lisa notò il silenzio del ragazzo. Lo aveva visto solo due volte, ma aveva già capito che era un gran chiacchierone. Lui la guardò confuso, chiedendo spiegazioni. – Di solito non sei così muto. – Ecco, nemmeno questo poteva migliorare la situazione. Il biondo cercò di pensare in fretta a qualcosa, doveva uscirne ed essere se stesso, ma riuscì solo a mentire dicendo che era stanco per il lavoro. In realtà, se non durante l’ora di punta a pranzo, non c’erano stati molti clienti. L’unica ad essere sfinita era la sua mente che, per ben due giorni, aveva ragionato su quale fosse il modo migliore per invitare fuori la ragazza.
Presto arrivò il barista che, prese le ordinazioni, portò un cappuccino e una birra. D’istinto, Andrea fece il suo solito gesto, rubando un sorso di quel misto di caffè e latte, lasciandosi un po’ di schiuma sulle labbra che si affrettò a togliere con la lingua. Lo stesso gesto che fece al loro primo incontro.
- Dimmi che lo fai apposta. – domandò lei seguita da una risatina. Lui osservò la tazzina che aveva in mano. No, non lo faceva apposta, nemmeno se ne rendeva conto, ma succedeva tutte le volte.
- Sì. – Mentì ancora per evitare l’ennesima figuraccia. – Devo controllare che non sia avvelenato! – scherzò cercando di uscire da quella situazione, porgendole poi la sua bevanda. Mentre la prendeva, notò alcuni segni sulle mani della rossa. Lei disse qualcosa, ma non fu ascoltata. Era intento a cercare di capire cosa ci fosse, forse una scritta fatta a scuola per superare la noia o le risposte a un test. Più le guardava più credeva di star sbagliando. Non sembrava l’inchiostro di una penna.
- Andrea? – lo risvegliò Lisa, che si era resa conto di star parlando da sola. Lui bevve un sorso di birra annuendo a non si sa cosa, invitandola a continuare il suo racconto. – Sei sicuro di stare bene? – gli chiese, dato che la risposta che cercava non era un sì o un no. Non ricevette nessuna risposta, così seguì il suo sguardo, ma non vide nulla di importante, almeno finché lui non le prese la mano, voltandola per osservarne il palmo. C’erano vari graffi, una ferita lieve.
- Cos’hai fatto? – s’interessò. Finalmente gli era tornata la voce e la concentrazione. Lei guardò verso il basso, facendo intuire che era successo qualcosa, ma mentì dicendo che era semplicemente caduta. Non voleva raccontargli di Nicole e del suo gruppo, non intendeva farsi vedere come una vittima ai suoi occhi. Temeva che avrebbe cambiato ogni cosa. – Devi stare più attenta. – iniziò ad accarezzarle la pelle rovinata, come se in quel modo avesse potuto curarla. Era la prima volta che avevano un vero contatto fisico. Le voltò la mano, percorrendo ogni suo lineamento. Toccò le dita studiandole, erano molto più piccole delle sue. Con il pollice sfiorò le unghie che, a differenza di qualche giorno prima, non avevano alcun colore se non quello naturale. – Hai delle mani molto belle. – confessò infine, spostando lo sguardo ai suoi occhi. Si immerse in quell’immagine ravvicinata, cercando di memorizzare ogni più piccolo particolare, le ciglia lunghe, il piccolo neo sullo zigomo destro, le sopracciglia sottili, le labbra carnose ricoperte dal lucidalabbra, i capelli che le contornavano il volto. Non ricordava di aver mai visto una creatura simile. – Sei molto bella. – si lasciò sfuggire a voce alta, facendo arrossire Lisa. Il biondo sorrise compiaciuto. Amava la sua timidezza, la rendeva più dolce di quello che già sembrava. Finalmente stava riacquistando coraggio, stava tornando in sé. “Voglio godere di questo splendore per il resto della serata” pensò, mentre si preparava ai suoi soliti discorsi, pronto a vederla ridere di nuovo.

La serata era iniziata un po’ male, ma si era trasformata in un ottimo appuntamento. Tutte le tensioni che c’erano all’inizio erano svanite, ma anche il momento per stare insieme. Lisa doveva tornare a casa, in vista della giornata successiva a scuola. Molto probabilmente l’avrebbe vissuta in modo totalmente diverso.
- Ci rivedremo? – domandò lei, ancora leggermente insicura di quello che stava accadendo.
- Ti aspetta un altro cappuccino. – fu la sua risposta, prima che i due si lasciassero. Andrea restò lì a guardarla fino a vederla scomparire dietro la porta della sua abitazione. Chiuse gli occhi, focalizzando la sua immagine. Voleva averla con sé durante tutto il tragitto che lo aspettava.
Lisa appese la borsa sull’attaccapanni, corse in camera a cambiarsi e s’infilò sotto le coperte, ricordando la stupenda serata. Si strinse la mano che il biondo le aveva accarezzato con tanta dolcezza, sognando il suo viso in quel momento. I loro sguardi si erano incrociati, erano stati così intensi. Non avrebbe più potuto dimenticarlo. Non ebbe alcuna difficoltà ad addormentarsi sognando quel viso paffuto e il suo enorme sorriso.


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