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lavoro pubblicato sabato 21 aprile 2018
ultima lettura sabato 16 febbraio 2019

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Goccia di rugiada (romanzo) 1

di ianoimperfetto. Letto 171 volte. Dallo scaffale Generico

Goccia di rugiada 1"Goccia di rugiada" era seduta proprio di fronte a me. Stava accanto a suo marito, almeno lo interpretai così, entrambi portavano la fede all'anulare. "Suo" per davvero. Ero certo che lui dipendesse da lei,...

Goccia di rugiada 1

"Goccia di rugiada" era seduta proprio di fronte a me. Stava accanto a suo marito, almeno lo interpretai così, entrambi portavano la fede all'anulare. "Suo" per davvero. Ero certo che lui dipendesse da lei, dalle sue voglie, dalla sua presenza, altezzosa, ne era il fido scudiero. Ella lo possedeva, come una borsa, un vestito, un gioiello, come quel gioiello che esibiva al petto del vestito scollato al punto giusto da mettere in evidenza il prospero seno. Il gioiello, minuscolo e splendente di mille sfavillanti sfaccettature, era appeso a un invisibile filo d'oro bianco.
Per questo le avevo immediatamente attribuito quel nome, "Goccia di rugiada", piuttosto un segno distintivo della sua splendida avvenenza.
Lei mi guardava, coi suoi occhi grandi, sguardi che penetravano nelle mie pupille e depositavano tracce indelebili del suo volto. Io ricambiavo quegli sguardi, con timore, e l'incerto destino che ne sarebbe derivato. La smorfia appena accennata delle sue labbra la interpretai come il sorriso di un amore che sbocciava, l'esplosione vigorosa di un bocciolo di rosa del cui profumo si erano oramai perse le tracce. Suo marito era spettatore inerme. Le sue preoccupazioni (ritenni che soffrisse di patologica gelosia) non riuscivano a scalfire il legame esistenziale che correva tra lei e me. Un fuoco ardente, che viaggiava alla velocità della luce, trascinava le nostre segrete voglie. Era stato un attimo, solo un attimo. Bastevole perché si aprisse un percorso tra me e lei che gli altri, tutti gli altri, non avrebbero mai potuto interpretare, capire, bloccare.
Evidentemente la mia fantasia galoppava, come sempre.
L'avevo chiamata "Goccia di rugiada" perché non conoscevo il nome, non sapevo niente di lei, non l'avevo mai vista, forse si trattava di una straniera, magari di passaggio dalle nostre parti.

Preciso che io ho due vite, una giornaliera, alla luce del sole, durante la quale il mio corpo si muove tra mille altre simili realtà, nel caotico ripetersi delle cose di tutti i giorni, e che definirei reale, e una fantastica, prevalentemente notturna, in cui il mio "io" esce dal corpo in cui è stato imprigionato dalla luce del sole, e se ne va a passeggio per le vie del mondo, per territori noti o sconosciuti, città, isole e paesi che sono parto della mia fantasia, pregno di pensieri, idee, sogni, impressioni, voglie, svolgendo la sua seconda vita, sognata, direbbero i normali, vera anche questa aggiungo io.
Lì posso incontrare chi voglio, medito secondo le mie intenzioni ma, più spesso, chi mi capita, chi mi porta il destino. A questo punto potrei intavolare una discussione con me stesso sul senso del termine destino. Potrei far discutere i miei due "io", quello diurno e quello notturno.
"Cos'è il destino?" si domanderebbe il mio io di giorno.
"Come, non lo conosci?" risponderebbe il mio io notturno.
"No, credo proprio di no. Mi alzo presto la mattina, sbrigo le mie faccende personali, come tutti, faccio colazione e poi vado al lavoro e.."
"Scusa, che lavoro fai?", si intromette l'io notturno.
"Faccio il medico internista all'ospedale"
"E l'hai scelto tu questo mestiere? Hai avuto da sempre la voglia di fare il medico? E di lavorare all'ospedale dove sei adesso?"
"Beh, non proprio, in realtà in un primo momento volevo fare l'archeologo, ma poi ho preferito laurearmi in medicina. E devo dire che sono stato fortunato a trovare il posto proprio a due passi da dove abito."
"Ecco, bravo, hai detto che il fatto che tu adesso svolga il mestiere di medico e lavori all'ospedale vicino casa tua è stato anche merito della fortuna. Ma cos'è la fortuna? Non credi che assomigli un po' al destino che determina le scelte che si fanno nella vita?"
"Così tu vorresti dirmi che io, che sono anche te stesso, siamo due entità diverse della stessa persona, che ci sdoppiamo di giorno in una persona concreta e reale e di notte in un'altra, virtuale, come i collegamenti che navigano nell'etere, e come tali possediamo due conoscenze diverse?
"Ebbene, carissimo me stesso diurno, è proprio così. E' un mistero anche per me, ma so che è così e basta."
"Ma torniamo al discorso del destino, e della fortuna, e di tanti altri concetti simili che mi pare tu conosca così bene e che io ho solo la minima percezione della loro esistenza, Secondo te, la concretezza dei miei gesti, che è puntuale ripetitività, come quella dei miei tanti simili esseri umani, incide così tanto nella nostra vita da non farci riflettere sull'esistenza di tanti fenomeni che pure dirigono la vita di tutti noi, esseri reali o sognanti?"
"Si, non ti stai sbagliando. Ma non ti crucciare, i misteri della vita sono tanti, il primo e più importante è quello della stessa esistenza, reale o sognante che sia."

Quella notte "Goccia di rugiada" dormì con me, col mio io notturno (ora magari eviterò di procedere nel racconto spezzettandomi in due, preferisco parlare di me indifferentemente, diurno o notturno, reale o sognante, il corpo è lo stesso, anche se ciò potrà indurre il benevolo lettore a rendere difficile l'interpretazione del corretto svolgimento della storia)...



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