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lavoro pubblicato sabato 21 aprile 2018
ultima lettura sabato 23 marzo 2019

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Ottobre 69 d.c. La luna su Cremona - parte 5 -.

di compagniadelcandelabro. Letto 427 volte. Dallo scaffale Storia

Tornato in prima linea, il mio Optio mi riferisce che i vitelliani stanno cedendo praticamente su tutta la linea. "Sarà stata la lunga ed estenuante notte di combattimento che ha messo a dura prova i nervi e il fisico, sarà stata il ...

Tornato in prima linea, il mio Optio mi riferisce che i vitelliani stanno cedendo praticamente su tutta la linea. "Sarà stata la lunga ed estenuante notte di combattimento che ha messo a dura prova i nervi e il fisico, sarà stata il sopraggiungere del nuovo giorno, salutato dai legionari della III Gallica con il loro inno al Sol Invictus, sarà stata l'abile notizia sparsa ai quattro venti dell'arrivo delle legioni con in testa il generale Muciano, chissà perché ma ci vedo un'astuzia di quel volpone e temererario di Primus, sarà stata la nostra determinazione di gran lunga superiore alla loro per la dignità offesa e calpestata, per i nostri compagni rimasti ancora insepolti nella prima Bedriacum a pochi passi da noi, per l'onta di essere stati trattati, noi della XIII, come schiavi per costruire l'anfiteatro con cui i cremonesi sollazzarsi, per il grasso bottino che ognuno auspica di avere tra le mani, saranno stati tutti questi elementi a cascata e messi assieme, ma sta di fatto che le temute e potenti legioni dell'usurpatore Vitellio stanno battendo in ritirata, aprendo larghe crepe fra le loro fila" dico col poco fiato che ho nei polmoni dopo la corsa fatta per tornare alla coorte. Disordinatamente i nemici lentamente e inesorabilmente si ritirano e noi implacabilmente avanziamo.
"Non possiamo reggere ancora per molto e inseguirli fin sotto le mura di Cremona. La stanchezza ci sta abbattendo, abbiamo poco da bere e niente da mangiare e il rincorrerli distruggerebbe le ultime energie rimaste. Dobbiamo fermarci. Mi auguro che Primus e gli altri non vogliano dare l'ordine di immediato attacco, sarebbe la nostra fine. I vitelliani, seppure in ritirata e spaventati hanno truppe fresche e avranno l'appoggio dei civili, noi dobbiamo contare esclusivamente su noi stessi" dico ai miei ufficiali e sottufficiali superstiti, ordinando in ultimo di tenere la linea e non intraprendere azioni di inseguimento individuale.
Mi appoggio sul mio scudo, pieno di tagli e insozzato di sangue, di brandelli di carne e interiora appiccicati. Non lo guardo per non sentirmi rivoltare lo stomaco e buttar fuori quel po' di cibo, faticosamente mandato giù la notte prima. Sono stravolto, i muscoli mi bruciano e mi dolgono. Il braccio destro mi sanguina per un taglio profondo, lo fascio come posso con delle strisce di lino pure sporche della tunica di un morto. Vorrei lasciarmi andare a terra ma non posso, solo tolgo per pochi istanti l'elmo, asciugando con l'avambraccio sinistro il sudore che imperla la fronte.
Anche le altre legioni si fermano. Davanti a me sfreccia a cavallo il mio diretto superiore, il Tribuno Priscus, diretto verso il punto di raccolta delle aquile e delle insegne delle legioni e da dove Primus e il suo stato maggiore ha osservato l'andamento dello scontro. Ci sarà un consiglio di guerra da cui dipenderà la nostra più prossima sorte.
Nella mia posizione non posso fare altro che tenere le redini dei miei uomini, smaniosi di porre subito sotto assedio la pingue Cremona, sempre per la giustificata paura, dal loro punto di vista, di vedere vanificare i loro sforzi nel non ottenere la città tanto bramata.
E l'ordine <attaccare, attaccare> arriva, rompendo il silenzio da una parte all'altra del fronte flaviano. "È l'unico ordine sensato. Sarebbe da idioti fermarci a un passo di questa fottuta città. Pensaci bene Caius, è fuori dubbio che le nostre gambe e braccia stanno cedendo alla stanchezza, ma se torniamo al nostro campo sarebbe come buttare alle ortiche i nostri sforzi. Trincerarsi anche noi in un campo con il rischio che mentre siamo a scavare e a piantare i pali ci prendono in contropiede? È fuori discussione. Non ci resta che andare avanti e gli uomini lo chiedono a gran voce Optio e Antonius Primus non può permettersi di fermarli se non vuole un ammutinamento di massa. Faremo il lavoro sporco per conto di Vespasiano che non dovrà fare altro che raccoglierne i frutti. Finiremo noi di lordarci le mani del sangue dei nemici, speriamo solo che tutto questo servirà a garantire una nuova era." Il mio sottufficiale annuisce grevemente. È così muoviamo stancamente gli arti e afferriamo gli scudi "avanziamo in ordine aperto, prendete le dolabra, le pale e qualsiasi strumento di quelli che gli inservienti hanno portato, atto a tagliare e scavare" ordino.
Ci avviciniamo al vallo. Le legioni attaccano in maniera disordinata, spinte solo dal feroce impeto di trovarsi faccia a faccia con gli avversari. Ma i vitelliani rispondono lanciando, pietre, dardi, frecce e molti flaviani soccombono, nonostante la protezione dei nostri arcieri, frombolieri e tormenta posizionati quest' ultimi in diverse zone. È un massacro e le legioni lo subiscono passivamente. Gli ordini dei legati e dei tribuni si susseguono, ci si ferma ansimanti e grondanti di sudore frammisto a sangue. Nuovamente viene dato il comando di riprendere gli assalti, ma questa volta il nostro comandante in capo escogita un'altra delle sue idee geniali: per stimolare lo spirito di emulazione tra le varie legioni, assegna a ciascuna un tratto di vallo da assediare con relativa porta da conquistare. Alla XIII viene assegnato il lato settentrionale delle difese con la porta che apre verso Brescia. "SOLDATI, VEDIAMO QUANTO ONORE AVETE DA VENDERE. OGNI LEGIONE VORRÀ ESSERE LA PRIMA AD ABBATTERE LA PALIZZATA E DILAGARE NEL CAMPO NEMICO E OGNI COORTE SUPERARE TUTTE LE ALTRE. VOI VOLETE FARE GLI SPETTATORI O CAMMINARE SUI CORPI DEI VITELLIANI? TIRATE FUORI GLI ATTRIBUTI E USATELI. OGNI CENTURIA SERRI GLI SCUDI A TESTUDO, MANTENETE L' ORDINE. CHI HA ATTREZZI DA CAMPO SI PORTI AVANTI E SOTTO LA PROTEZIONE DEI PROPRI COMPAGNI CERCATE DI RIEMPIRE IL VALLO, A SEGUIRE TAGLIARE I PALI DI LEGNO PER APRIRE DEI VARCHI" urlo con voce rauca e gola secca.
I nemici non si risparmiano, i nostri scudi fermano grosse pietre, dardi, lance che cercano tra gli spazi per straziare arti, carne, ossa. Faccio sostituire i caduti con altri soldati al fine di chiudere i buchi che si formano nelle diverse testuggini che faccio rendere ancora più compatte con la prima fila e i fianchi esposti chiusi da scudi messi sulla verticale.
Incito la mia coorte "NON CEDETE SIAMO ALLA PALIZZATA, BUTTATELA GIÙ E IL CAMPO SARÀ VOSTRO." Tutto d'un tratto le difese di legno cedono, abbattendosi sui nostri avversari. Molti rimangono schiacciati, altri si risollevano per finire falciati dai nostri gladi. Come tante cavallette dilaghiamo nel campo e ben presto il terreno tra esso e le mura di pietra è disseminato di cadaveri e feriti i cui lamenti sono indifferenti al nostro udito. Gli scampati, presi dal panico e nella totale confusione si ritirano dentro la città, dopo che i civili hanno aperto le porte.
Non ci siamo risparmiati, né io né i miei uomini. Ho fame e sete, ma non posso permettermi di lamentarmi o cedere. Vedere l'alta cinta muraria con le sue torri di pietra e le pesanti porte rinforzate da sbarre di ferro mi mette angoscia e soggezione. È un continuo frapporsi di ostacoli tra noi e il dentro della città. La scoperta delle difese esterne alle mura è stata molto amara e ha preteso il suo pesante tributo di morti e feriti. Riorganizzo in fretta la mia coorte, giusto il tempo di vedere precipitare dagli spalti i primi sassi e lanciare le prime frecce che si conficcano negli scudi che subito ho fatto alzare sopra le teste.
Si rinizia e ora non c è sangue, non c'è stanchezza, fame o sete, c'è solo la forza della disperazione e la consapevolezza che da qui non si torna indietro, lo sappiamo noi, lo sanno loro.
"O NOI O LORO SOLDATI, L'ULTIMO OSTACOLO È QUI CHE CI GUARDA. DIAMOCI DA FARE SE VOLETE MANGIARE E BERE SEDUTI IN UNA TABERNA ENTRO STASERA E IN COMPAGNIA DI FANCIULLE RECALCITRANTI. VI RENDO NOTO PURE CHE, PER ESSERE SOLIDALI CON I CREMONESI, HANNO DECISO DI OFFRIRE A NOI LE LORO SOSTANZE PARECCHIA GENTE, VENUTA DA OGNI DOVE DELL'ITALIA IN OCCASIONE DI UNA GROSSA FIERA. QUINDI SE DA UNA PARTE COSTORO CONTRIBUIRANNO A DIFENDERE LA CITTÀ, DALL'ALTRA CI SARÀ MAGGIOR BOTTINO PER NOI" urlo suscitando l'ilarità di molti dei miei, mentre riprendo fiato. Sopra di noi il fischiare dei proiettili dei nostri tormenta si aggiunge alle grida, mentre le frecce e i dardi dei nostri reparti ausiliari mietono sempre più vittime che con urla strazianti precipitano sui nostri scudi. A fatica riesco a tenermi piantato sulle gambe, evitando di andare a terra sotto il peso di un corpo nemico caduto sopra il mio scudo. Mi riprendo dallo sforzo quando viene trasmesso di coorte in coorte di ogni legione l'ordine di dotarsi di torce, pece, olio, grasso animale e altri materiali infiammabili per scagliare il tutto contro le costruzioni poste fuori dalle mura al fine di generare nella popolazione lo smarrimento e la colpa di lasciare alla volontà distruttrice degli avversari tanti loro edifici costruiti nel corso dei secoli per allietare la loro vista e dare sfoggio della loro intraprendenza e ricchezza. "Prendi la tua centuria e seguite gli altri. Vedi quella villa rustica sulla nostra destra, tra poco voglio vederla avvolta in una pira di fumo e fiamme. Non indugiate a trovare roba di valore, l'avranno portata via al sicuro dentro le mura. Vi voglio qui entro quest'ora intesi?" Dico all'Optio al comando della VI centuria.


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