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lavoro pubblicato venerdì 20 aprile 2018
ultima lettura lunedì 20 maggio 2019

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Recensione di La ragazza delle arance

di davedonn. Letto 205 volte. Dallo scaffale Pensieri

Recensione dell'opera di Jostein Gaarder La ragazza delle arance A cura di David Donna Premessa: lavoriamo sulla letteratura del Nord intendendo tutto ciò che si trova sopra le Alpi compresa la produzione tedesca e tedesco-praghese solita...

Recensione dell'opera di Jostein Gaarder La ragazza delle arance


A cura di David Donna



Premessa: lavoriamo sulla letteratura del Nord intendendo tutto ciò che si trova sopra le Alpi compresa la produzione tedesca e tedesco-praghese solitamente definite letteratura mittleuropea che hanno in comune però con le letterature norvegesi, svedesi, casi autenticamente nordici, l'interesse per la filosofia, la passione per la riflessione profonda e la conseguente espressione formale che predilige il discorso indiretto su quello diretto cioè rari saranno i dialoghi, ricorrenti invece si noteranno grandi descrizioni di pensieri.

Il lettore dovrà dunque attendersi una scrittura che procederà lenta, per certi versi austera come le foreste della Norvegia.

Ora, Jostein Gaarder è effettivamente così, per chi l'ha conosciuto leggendo Il mondo di Sofia, l'autore risulta un autore filosofico.

La ragazze delle arance invece esce da questi canoni: intanto non è un libro austero poiché l'autore ci descrive personaggi che hanno una loro simpatia "primaverile", poi la filosofia sebbene presente non entra mai nella complessità propria dello studio del pensiero, sono tematiche trattate come le affronterebbe l'uomo comune; personalmente ritengo più filosofico un Thomas Mann della Montagna Incantata che pure non figura tra gli autori "filosofici" che Gaarder, qui, con La ragazza delle Arance.

La storia è semplice neanche originale però interessante:George Roed è un tranquillo quindicenne che un giorno trova una lettera scritta dal padre prima di morire, quando George era piccolo.

Jan Olav, il babbo di George, racconta in questa lunga lettera la storia della ragazza delle arance, vicenda costellata di malintesi, attese, eventi da interpretare secondo un simbolismo pagano, su tutti la colomba bianca morta nel bel mezzo della storia che aveva preso una piega favorevole tra Jan e la ragazze delle arance, e la colomba anticiperà la malattia nell'immaginario spirituale di questo Jan, medico, che ha una formazione scientifica ma non dimenticherà il legame panteistico con la natura.

Gli argomenti ci sono, sono dati, senza il naturale approfondimento, forse l'autore voleva conferire più un taglio romantico alle vicende, concentrarsi sulla storia, il fiato degli incontri, ma non è riuscito a rispettare queste intenzioni, rimane il libro delle attese e delle promesse e questo lascia un filo spesso di delusione nel lettore.

La storia non ha un intreccio, è scritta in maniera lineare, questo non è di conforto.

L'intrigo invece svela un punto forte, un'invenzione narrante, se vogliamo, si tratta del caso del personaggio nascosto: per una buona parte del percorso narrativo non sono riuscito ad intuire che la misteriosa ragazza delle arance fosse la moglie di Jan e mamma di George, un grosso punto a favore dell'autore, questo sì, però "troppo poco" in relazione al complessivo dell'opera.

Stilisticamente Gaarder è semplice, non ci sono invenzioni formali, la ricerca sul linguaggio è assente, ho avuto la sensazione triste che l'autore sia andato a pulire la prosa nel tentativo di esaltare la sua modestia.

Bilancio finale: la lettura di questo libro non mi ha particolarmente esaltato.

Il mio consiglio: da leggere senza grandi pretese, una simpatica, dolce, storia romantica.


David Donna



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