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lavoro pubblicato venerdì 20 aprile 2018
ultima lettura lunedì 4 novembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Un dialogo tipo con le segretarie interinali

di DDG84. Letto 284 volte. Dallo scaffale Pulp

Un dialogo tipo con le segretarie interinali: IO (dopo essermi tolto le cuffiette dalle orecchie, mentre mi stavo sentendo Battit...

Un dialogo tipo con le segretarie interinali:

IO (dopo essermi tolto le cuffiette dalle orecchie, mentre mi stavo sentendo Battito Animale di Raf): “Ciao tigre, come andiamo oggi?”

SEGRETARIA: “Dica.”

IO: “Guardami negli occhi quando ti parlo. Stai parlando con il Re delle Banane, mica con la Scimmietta ammaestrata.”

SEGRETARIA: “Lei indossa gli occhiali da sole! E poi mi dia del Lei quando parla con me… ma come si permette?”

IO: “Io ti do del Tu, tu mi puoi dare del Lei se ti aggrada, se ti fa godere…”

SEGRETARIA: “Lei è un CAFONE IGNORANTE!”

IO: “No, sono un campione di lotta greco-romana nel Lazio che sta cercando un job. E tu mi aiuterai a trovarlo! Lavorerai solo per me, adesso.”

SEGRETARIA (abbassando gli occhi sulla tastiera): “Certo. Ok. Inserisco i tuoi dati. Coo… come ti chiami… si chiama?”

IO: “Michele Aldovino. Ti ho per caso ordinato di abbassare lo sguardo? Ti ho per caso detto Bitch, ora issa i tuoi occhi al contrario?”

SEGRETARIA: “No… sc-scusi… è ve… è vero.”

IO: “Vieni qua, fammi vedere il badge: Simona. Ah, t’intitoli Simona, come Simona Ventura, la popolare presentatrice tv!”

SEGRETARIA: “Beh… io …mmm…”

IO: “Perché dondoli così con la testa, sembri una massaia indiana! Loro hanno un motivo per farlo, il karma del Battito Animale, tu invece no. Conosci Simona Ventura? Di’ di sì.”

SEGRETARIA: “Sì, sì la conosco… ecco… io…”

IO (dopo averle posato un dito sulle labbra, e averglielo poi quasi infilato dentro la bocca): “Amica mia, questa è forse la cosa più profonda che sentirai nella tua vita: la mia passione è pura, da far suonare campane tibetane, ma te la devi guadagnare. Oh sì, te la devi guadagnare!”

SEGRETARIA: “Sì, mmm… che?”

IO: “Adesso devi lavorare per me. Sei diventata la mia sherpa personale. Ti sto chiedendo con educazione di mettere il mio nome in cima alla montagna Everest del tuo gestionale, tra le preferenze dei candidati. Mettimi in pole position! Te lo ricordi il mio nome, vero?”

SEGRETARIA: “Miii… che… che… llee…, Ah… ahh… oddio… vino. Io amo il vino… l’adoro!”

IO: “Brava, però non ti eccitare: Michele Aldovino. Scandiscilo bene. Ingoia la saliva, non fare quella conchetta. Bene. Ecco, così, gluu... ingoia e espira. Un bel respiro e iniziamo daccapo e per benino, come ti ho insegnato, forza!”

SEGRETARIA: “Mi-che-le Al-do-vi-no: ok. Ti metterò sulla punta della… ooh, lista. Grazie, grazie mille!”

IO: “Hai citato la punta, nevvero? Invero, cosa mi sai dire dell’iceberg?”

SEGRETARIA: “Oddio, noo… (sussurrando a bassa voce): ti prego Michele non fare così, mi stai facendo troppo umidificare dall’interno, ora sto lavorando, non possiamo farlo adesso Michele… Dio solo sa quanto vorrei ma non posso, non ora!”

IO (battendomi il petto con pugno chiuso): “La nostra profondità è dentro di noi, Simona, la vita mi ha imparato questo, ed ora io lo imparerò a te. Sto per scancellarti tutta Simona, perché gnente ha senso ora! Dico te, ovviamente.”

(La segretaria sorride con timidezza, come una cucciolina innamorata. Si sposta la frangetta dalla fronte, ritornando nel suo ruolo).

IO: “Che piccola e divertente creatura naïf che sei, Simona: quando sorridi ti vibra il naso, lo sapevi? Tieni pure una caccola gellosa in fuorigioco. Sei quasi amorevole nel voler sembrare una bourgeois solo perché stai dietro a una scrivania e decidi il destino di noi rimastini poveracci… quasi quasi, ti farei vedere come indirizzerei il mio mawasha-geri sulla bocca del tuo stomaco, ovviamente per gioco. Quasi quasi ti farei bere: il liquido poi lo decido io... da quant’è che non ti lavi i capelli, Simona? Ad occhio sembra n’annetto… ok. Adesso ti saluto Simona. Dopo, però, si sa… vengo. Io vengo sempre.”

A quel punto la povera segretaria Simona, sconvolta dalla mia afrodisiaca dialettica neurolinguistica a mezza via tra lo psicologo rock Richard Bendler e il mago pop Giucas Casella, si abbassava da sola le mutandine sotto la scrivania e provvedeva a soddisfarsi in automatico, mentre io lasciavo l’agenzia e tornavo alla mia piccola Spider Alfa Romeo, rossa e con l’adesivo giallo 69 su entrambi gli sportelli…

Questo avveniva ovviamente in una realtà ideale.

Ma la vita, si sa, spesso non è come uno se la immagina.

Soprattutto se sei un uomo.

“Signor Aldovino, le ho già detto la settimana scorsa che le aziende non assumono laureati in Scienze della Comunicazione!”

Mi gratto un occhio: “… lei dice?

“Lei è insistente, signor Aldovino, e le consiglio vivamente di cambiare atteggiamento… qui stiamo tutti lavorando.”

“Sì, tranne io… cosa mi consiglia di fare?”

Non ottengo risposta.

La segretaria non mi si fila neanche a pagarla. Le sto a mezzo metro davanti, mi sto sbracciando e lei fa finta di essere troppo impegnata al computer. Patetico.

In questo preciso istante giungo alla conclusione che la segretaria non sia molto predisposta alla cortesia e alla buona educazione. Avvalersi del proprio, relativo, status per aggredire un sottoposto: ecco ciò che sta facendo. Perché il suo menefreghismo nei miei confronti è un atto di violenza, puro e semplice, forse il più brutale. Il suo non è altro che un oscuro scrutare. Dal riflesso dei suoi occhialini vedo un magrebino dietro di me che fa cenni d’impazienza perché vuole che liberi la fila.

Le aziende non assumono laureati in Scienze della Comunicazione.

Il trauma.

Inutile protestare, sarebbe del tutto inutile. Protestare servirebbe solo a farmi perdere del tutto la dignità.



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