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lavoro pubblicato giovedì 19 aprile 2018
ultima lettura sabato 23 marzo 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

I-phone rubato

di DDG84. Letto 268 volte. Dallo scaffale Pulp

Ciccio Benzina annuisce senza darmi corda, poi mi batte la mano come la pubblicità della Ringo. Lo saluto e passo oltre. Dopo aver sorriso, riprendo la busta dal marciapiedi. E’ in quel momento che vedo un I-phone butta...

Ciccio Benzina annuisce senza darmi corda, poi mi batte la mano come la pubblicità della Ringo. Lo saluto e passo oltre. Dopo aver sorriso, riprendo la busta dal marciapiedi. E’ in quel momento che vedo un I-phone buttato a terra. Era lì, quel preziosissimo capolavoro d’ingegneria tecnologica del ventunesimo secolo in una strada così antica, proprio vicino a un buco della fogna. Qualcuno, forse uno studente dell’università li vicina, lo aveva perso. O gliel’avevano scippato, e nella fretta dell’attimo gli era sfuggito di tasca al ladro. Il sorriso mi sparisce dalla faccia, mentre vedo Ciccio Benzina che riprende il suo, di cellulare. Non si è ancora accorto di niente. Un I-phone modello 6plus da 128 GB in ottimo stato.

Niente. In quell’attimo catartico ho pensato che se non me lo fossi fregato io, se lo sarebbe fregato un indiano di passaggio, o magari Ciccio Benzina, arenato lì a due passi e noncurante del tesoro, mentre giocava a Subway Surfer con l’espressione smongolata. Così me lo sono preso io, proprio io! Sì, io! Michele Aldovino! Punto e basta.

Con la massima tranquillità possibile, mi piego sulle ginocchia e faccio finta di allacciarmi la scarpa. La mano raccoglie l’I-phone da terra con una precisione e delicatezza assoluta, nonostante l’handicap delle buste, e lo infila nella tasca dei miei pantaloni da ginnastica, prima di serrare la cerniera. E poi aurevoir, mes amis! Missione compiuta!

Mi reco subito nei bagni della stazione dei treni che sono lì vicino. Poso la busta del cinese a terra, sopra le mattonelle sporche di piscio. Analizzo l’I-phone, gli tolgo la scheda e la butto nello scolo, poi ci piscio sopra. Cerco di prendere il buco alla turca, un wormhole dell’inferno da dove fuoriescono zaffate di piscio potenti come schiaffi in faccia. Riprendo il prezioso oggetto a forma di piccolo vassoio, lo osservo sotto la lampadina ad intermittenza, mentre mi sgrullo l’affare. Prendo il mio cellulare NOKIA3330 e contatto il Mosca, il mio coinquilino. Undici squilli prima di rispondere. “Ei!...Mosca? Mi senti?”

La voce del Mosca non mi ispira fiducia. “Mmh… Chi sei?”

“Mosca, sono vent’anni che c’hai il mio numero in rubrica!”

“Mmh…Sei Mohammed, l’amico di Haafiz? ”

Scuoto la testa: “Si, io essere Islam Ahmed pezzo di merda! Tu scopato una di mie sette mogli! Io vengo a uccidere te! Io negro cattivo e tu uomo morto, as salam aleicoum!”

“Oddio, no! Perché fai così Islam? Per favore…Guarda che ci dev’essere un errore, io non trombo da…”

Riattacco il cellulare, perché non ce la faccio più a tenere il gioco. Rido per quello sciocco, ma la situazione è grave. Gravissima. Mosca ha già il delirium tremens alle undici di mattina, pertanto resto arenato nel conflitto con me stesso se sia stata una decisione ragionevole farlo rimanere nel mio appartamento.

In questo momento l’I-phone è tutto. La sorte è girata. Carpe diem. Ho bisogno di cash e questo apparecchio potrebbe rivelarsi molto utile a portare un po’ di acqua in quei pozzi essiccati che rappresenta il mio libretto postale. Sputo sul display e lo pulisco con un pezzo di carta igienica. Lo nascondo di nuovo nello zaino. Sorrido a me stesso, orgoglioso di quella presa da manuale, effettuati davanti a Ciccio Benzina, un tipo a cui di solito non sfugge niente. Esco dal vespasiano della stazione tutto soddisfatto. Dopo aver lasciato una moneta nella vaschetta dell’africano, gli dico: “Mi piace come pulisci, Diarra, inserirò questa toeletta tra le preferenze di Trip Advisor. Diventerai famoso!”

Il vecchio Diarra non batte ciglio, continua a leggere Porta Portese sul suo desk. Seleziono il brano Non è per sempre degli Afterhours a volume massimo. Prima che l’uomo delle pulizie replichi qualcosa, io sono già uscito fuori e sto cantando a squarciagola, dalla felicità: “DICI CHE I TUOI FIORI SI SONO ROVINATI, NON HAI ABILITAAA’! QUESTA NAZIONE E’ BRUTTA, TI FA SENTIRE ASCIUTTA, SENZA VOLONTAAAA’!”

Due agenti della Polfer si avvicinano subito a me. Mi spingono in un angolo. Mi chiedono dove sto andando, da dove sto venendo e se ho precedenti penali. Io rispondo a tutto senza smontarmi, fornisco documenti e informazioni. Cerco di risultare uno normale, parlando di calcio ai poliziotti. Per qualche minuto gli parlo dei bei tempi andati, ormai un decennio fa quando la nostra squadra comandava la classifica di Serie A.

Dopo un quarto d’ora, gli agenti della Polfer mi lasciano andare.



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