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lavoro pubblicato mercoledì 18 aprile 2018
ultima lettura lunedì 11 marzo 2019

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recensione all'opera di Herman Melville Bartleby lo scrivano

di davedonn. Letto 369 volte. Dallo scaffale Pensieri

Recensione all'opera di Herman Melville Bartleby lo scrivano A cura di David Donna Considerata produzione minore del grande autore di Moby Dick. Bartleby lo scrivano è un racconto mentre Moby Dick è un romanzo. Bartleby è am...

Recensione all'opera di Herman Melville Bartleby lo scrivano


A cura di David Donna



Considerata produzione minore del grande autore di Moby Dick.

Bartleby lo scrivano è un racconto mentre Moby Dick è un romanzo. Bartleby è ambientato in claustrofobici spazi chiusi che sono gli studi forensi, in Moby Dick si respira l'ossigeno degli oceani, Melville porta a spasso il lettore per il mondo.

Esiste una buona storia di base: nello studio di un legale viene assunto uno scrivano che va ad aggiungersi a due colleghi. Il nuovo arrivato si dimostrerà un soggetto decisamente "originale", si rifiuterà di eseguire qualsiasi ordine impartito fino a costringere l'avvocato al licenziamento del suo dipendente che si ostinerà a rimanere al suo posto; sarà l'avvocato che dentro questo paradosso che ricorda le relazioni kafckiane, ad andarsene; si troverà altro locale dove esercitare la professione.

Purtroppo alla buona storia di base non è seguita la buona narrazione: più che l'intreccio che effettivamente è sempre difficile da elaborare perché entri dentro lo spazio angusto del racconto, occorre lavorare con le digressioni, voli pindarici, fughe in avanti come recuperi di frammenti del passato, tutte operazioni meglio praticabili in un romanzo, dunque più che una critica ad un mancato intreccio, comunque l'eccessiva linearità nel narrare gli eventi è da evidenziare, dico, più che all'intreccio rivolgerei l'attenzione all'intrigo cioè all'opposizione dialettica dei personaggi che consente alla storia di camminare e qui, francamente Melville è scivolato drammaticamente, perché non si verificano eventi importanti, particolari anche stupidi che messi insieme definiscono il movimento, mutamenti nelle psicologie dei personaggi che pure ci sono ma sono stati spiegati dall'autore invece che lasciati scivolare nella storia, il che si traduce come paura del dilettante, considerando che stiamo parlando di Melville, risulta una situazione inquietante. Anche sullo stesso personaggio cardine, cioè lo scrivano, c'è stata scarsa attenzione dello scrittore così tutto il mistero su questa figura rimane congelato nella scelta di immobilità: non dice niente, non fa niente, risulta interessante.

Brillante l'invenzione finale che riguarda le lettere smarrite ma è stata scritta troppo in fretta, come una voce lontana. Forse a qualcuno suonerà poetica a me è risultata una frattura con la possibilità di comprendere, rimarrò con l'atroce dubbio che l'autore non avesse un finale fino a quando non lo ha scritto. Mah! Giallo.

Cattivi fino in fondo perché dai professionisti si esige, ricorderò l'introduzione che a me è piaciuta più dell'opera e l'introduzione è di Jorge Luis Borges poiché il libro è inserito in La Biblioteca di Babele; si tratta di una collana di letture fantastiche diretta appunto da Borges.


David Donna



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