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lavoro pubblicato sabato 14 aprile 2018
ultima lettura sabato 19 ottobre 2019

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QUESTA VECCHIA FOLLE VITA

di DOMENICO DE FERRARO. Letto 316 volte. Dallo scaffale Amore

QUESTA VECCHIA FOLLE VITA    Quante domande mi sono posto  nella mia vita avrei potuto mandare tutto a quel paese,  rifarmi una nuova esistenza ,comprarmi un nuovo vestito , mettermi in proprio con una prolifica  atti...


QUESTA VECCHIA FOLLE VITA




Quante domande mi sono posto nella mia vita avrei potuto mandare tutto a quel paese, rifarmi una nuova esistenza ,comprarmi un nuovo vestito , mettermi in proprio con una prolifica attività tutta mia di robivecchi , avrei girato la città con il mio triciclo urlando a squarciagola chi compra roba vecchia, c’è qui il vostro rigattiere , c’è qui un uomo che piange per un amore senza speranza che vive d’illusione di amori lontani che giace in una fossa di passioni e cammino per la città con i mie laceri vestiti con un cuore grande come un mondo che palpita nello spirito del tempo trascorso . E passo per strade gridando: vendo cose antiche e non so cosa mi trattiene dal trasformarmi in un supereroe o in un gabbiano, in un uomo illustre.
E La mia sorte mi trascina verso questo baratro di mondi possibili. Sono cresciuto in un quartiere affumicato, alto come una pianta con tante strane idee in testa, piccole luccicanti idee, avrei voluto essere un ingegnere o un grande pittore dipingere quadri favolosi immagini divine che avrebbe lasciato a bocca aperta ogni uomo di questa terra ma il tempo e la lussuria il senso malvagio altrui mi ha reso schiavo di una umanità ingorda che gode a farti male ti costringe ad essere ciò che non sei.
Questa mia vita nata ai margini di un mondo senza nome animato da tanti assassini ed assessori gettata in pasto in varie riunione per rubare un sorriso per morire e vivere, mi hanno tatuato una morte addosso , silenziosa tanto bella che in me le passioni si sono trasformate in fiori ed allucinati viaggi verso terre sconosciute.
Mia madre poverina mi diceva sempre: figlio mio non tirare la coda al gatto.
Ed io madre non sono tanto matto
Vedi si può essere ciò che non sei per nulla
Avrebbe senso tutto ciò sé l’ avrei preso per buona
Figlio credi che io non ti voglia veramente bene
Madre sono cresciuto dentro il tuo seno incapace oggi

di credere a quest’amore
Mi tormenti
Non avrei voluto
Prova a cambiare
Avrei voluto volare via
Fai bene , ora scorri nella logica che schiude a nuovi intendimenti
Nella mia morte stagione rinasco in nuova giovinezza
Figlio, non perdere la strada del ritorno
Madre ti voglio tanto bene
Non lasciarmi in questo inferno
Sarò di ritorno alle prime luci dell’alba
Non dimenticare di uccidere il male ed il bene in te
Sarò quello che sono
Eccomi ora un bel mattino a raccattare dentro una montagna di rifiuti una morte gettata la che s’anima, prende vita davanti a me prende vita dentro i sogni di milioni di persone, si fa bella tanto bella che rischi d’impazzire di morire in rime e ritmi convulsi. Raccolgo questa morte mi faccio coraggio l’affronto come un cavaliere errante , combatto e non voglio dargliela vinta, vivo la mia vita aggrappato ad un sogno, l’attraverso con tutta la mia voglia di vivere fino in fondo dentro il cuore di una donna , dentro l’anima del mondo, dentro un bacio , dentro la passione di un gioco che mai giungerà al termine. Cosa cerco la morte , quella cosa orribile che si muove tra i rifiuti , ha mille facce ed è un mostro orribile e vorrei scappare gridare aiuto ma la cosa s’avvicina e mi dice :
Robivecchi non aver paura
Paura di te giammai
Sei carino
Grazie e faccio l’inchino
Vorresti essere il mio pupillo
Oh dio allibisco al pensiero
Perché mai io posso essere ciò che voglio
Ed io diventerei un tuo servo
Non vuoi
Beh la cosa non m’attira tanto
Pensaci robivecchi che oggi potrebbe essere il tuo giorno fortunato
Maledetta sorte penso dentro di me sono tentato dal dubbio e dalla passione.
Cosi vado in giro per la città vedendo roba vecchia , vendendo un sogno che non ha più tempo che dorme sopra i tetti della città che spicca il volo verso terre lontane si desta nell’alba poi scende tra la folla , sorride , muore fa l’amore con chi vuole. Cosi vado in giro con il cuore in gola aggrappato ad un immagine solo verso il confine di un sapere che non riserva il vano dire ne le meste ricorrenze , dedicate ai morti e nel senso di una frase che scoppia all’improvviso , tutto quello che credo , dentro me stesso in un mare di colori di giorni ingrati e navigo sul confine di un altro sogno.
Cosa mi regali oggi mondo
Ed il sogno desto nel suo sapere un po’ sbilenco bisbetico, domato con un ala rotta ed un volo mai concluso dice:
Sei rimasto fregato
Beh era prevedibile
Se avessi fatto il bravo l’avresti avuta
Sono quello che sono
T’ illudi tutto è relativo
Io non sono relativo è la mia vita questa
Bravo fesso non sai vivere
Perché m’offendi
Cerco di farti capire che la morte non aspetta nessuno
Certo due più due, fa sempre quattro
La logica conduce ad insane conclusioni
Una sana follia è quello che ci vuole
Una strana storia la tua
Con il sedere da fuori si prende freddo
Senza mutande a rincorrere una vecchia nei prati in fiori
Vengo anch’io giuro che ci sarà tanto da ridere
Beh ci vediamo domani tutti pronti
Tutti felici con il vecchio che è morto ieri sera
Non farmi piangere gli porterò un fiore sulla sua tomba
Non potresti
La malattia non conosce la soluzione al caso
Oh diamine che infamia
Questa litania lo imparato crescendo e lavorando, dunque presumo di essere stato scacciato dal paradiso degli orchi per giungere la dove demoni e donne ballano tutti insieme desti nel preludio che mi ha condotto ad una insana follia ed è cosi bello che lascio il mio furgone in angolo di una strada e cantando vado mi desto dall’invidia , vado dove il sole sorge , dove m’attende un nuovo mondo dove c’è un amore congeniale dove c’è questo e quello ed io rifletto tanto in me , scalando, scovo sopra un monte di rifiuti una vecchia lampada la strofino ed esce fuori un genio malvagio che si chiama Gigino che ha una sorella che fa la vita dalle parti della stazione centrale che non sa parlare italiano ed il padre di entrambi era marocchino e si dice facesse pure il contrabbando e chi sa quante porcate con una turca napoletana che a me poco interessa , continuo a strofinare la lampada , strofino ed esce fuori questo matto genio blu , un po’ bianco, un po’ verde che ride come un matto ed anch’io io rido e tutti ridono insieme a noi che viene anche il presidente e ci dice che dobbiamo essere più buoni.
Caro mio presidente guarda questa città
Ed il presidente inforca gli occhiali ,sembra non capire o fa finta di non capire, lui che è stato in Marocco l’attraversato a dorso di un cammello con un turbante attorno il capo che sembrava un folle nel vento del deserto , che ti conduce verso oasi felici la dove c’è una raganella c’è una donzella ignuda che ignara di una sorte malvagia , t’accompagna in questo viaggio ti conduce fino in fono alla meta.
Siete tutti invitati al mio matrimonio
Che bello dico verro anch’io
Siamo in tanti, forse un migliaio fuori la chiesa , forse un intera squadra di calcio con un allenatore che sembra una palla che rimbalza di qua e di la una palla simile ad un coglione che scivola fuori dal bordo di una vecchia mutanda.
La vita , mie cari e poco cosa senza un ideale.
Avremmo voluto vivere una sana esistenza, caro presidente
Perché mai ?
Perché mai dite, lei ha bevuto stamani
Un vecchietto dalla folla s’alza gridando: Ammazzalo.
Accusi si finisce di passare la palla ha chi ha molto amato e si fatto sempre i fatti propri e si rimane insieme mentre un vecchio si fa una radiografia all’anca ed il pomeriggio cala un sonno profondo che sembra un oscuro presagio .
Passare ad altre mete , passare da questa storia ad un'altra, senza avere nessuna cognizione del caso, senza poter interrogare nessun matto dottore , cercando di salvare capre e cavoli. Continuo a strofinare la lampada ed aspettare che mille infranti sogni e mille gioie , escono fuori all’improvviso dal capello magico insieme a tanti amori e sorrisi .
Svolto l’angolo corro con la lampada in mano vado verso l’altare della patria sembro un razzo supersonico un razzo che si chiama Ignazio ed parente di una bomba grassoccia che fa scoregge puzzolentissime , madonna che brutto odore . Non resisto alla tentazione faccio ammenda di tutti i miei peccati, della morte stagioni della patria e della liberta che ho rincorso, ancora oggi da solo tra la folla danzando come un vecchio hippy .
Ma la sorte può avere mille visi e mille domande sono sempre pronte a bussare alla mia porta. Bussano cosi forte che non riesco a capire il perché , cosa ci spinge a crescere ad odiare, amare remare contro corrente in questo mare di merda dove nuotano tanti corrotti inseguendo pappagalli che ripetono sempre la stessa litania, chiusi nella loro gabbia , nella liberta che li ha resi santi nell’ amore che ha lasciato nel corpo ferito un sogno bagnato trafitto da mille domande da insane esperienze.
Cosi continuo a correre e non so dove mai giungerò e mi sento cosi stanco con la lampada in mano che entro in un bar, là ci sono tre scagnozzi , forse tre scugnizzi che si divertono a torturare i clienti ed i piccioni si sbaciucchiano sotto questo cielo, cosi antico , cosi bello che mi viene da piangere ancora ed in molti si divertono tanto che non ci sono scusanti mezzi termini chi l’avrebbe mai detto che sarei capitato li ignaro da tanto orrore.
Mi dà una limonata
Non abbiamo alcolici
Accidenti che gentile che lei
Vada a vendere la tua ferraglia ad altri luoghi
Sono esterrefatto
Io sono sballato
Lei balla il ballo del cavallo ?
Lei vorrebbe cambiare lavoro mi dica cosa vuole fare che vedrò il da farsi
Vede io non sono molto convinto, faccia lei
Se me lo dice per favore per intercessione d’alte sfere vedrò di realizzare il suo desiderio
La ringrazio siamo alla frutta
No le offro questo cornetto con marmellata
Vi prego di capire il mio stato d’animo.
Non ci costringa ad essere severo con lei
Io sono una persona onesta
Lo sappiamo veda di mettersi in riga
Faccio quello che posso ma credo di essere giunto alla fine di questa storia
Lei vuol farci credere di essere un ateo
Non ho detto questo , però sento di essere cambiato tanto
Bene ora faccia il bravo , beva tanta acqua, faccia tanta pipi
Esco dal bar con una strana inquietudine sul dorso di un domani a cavallo di un amore che malato si rode dentro , muta in orrore ed orride deliziose parole , diventano cosi crudeli che sbocciano dalla testa di una giovane fanciulla che fioriscono sulla morte età di un tempo che non regala nulla di buono.
Andrò solo come sempre , fresco, pimpante nei miei calzoni nuovi con una nuova ragione giovane, forte come un toro da monta, più forte della vita , più forte di te e di me , vivo e nessuno mi può dire sei matto o sei morto. Tutto potrebbe essere diverso, tutto potrebbe essere questa noia, questa sorte che mi trascino appresso per sotto le scale per vicoli e grido, robivecchi chi vuole sbarazzarsi dei suoi sogni della sua voglia di sconfitta chi della morte , chi della gloria e nulla ha sapore più dolce di un bacio o di un canto che nasce di primo mattino che sale piano e ti trascino con lei verso altre dimensioni.

II
E mio padre mi diceva di essere forte che la bellezza è una chimera ed io mi sono accarezzato il viso oh preso un bel sorso di vino ed ho bevuto tanto da ubriacarmi sotto una panca che cantando mi sono trovato dentro il gioco dell’oca . Io , mio padre me lo ricorda che fumava la pipa fuori il balcone ed aveva due grandi baffi , aveva un dente d’oro zecchino ed una amante rumena che si scopava di nascosta da mamma ma questo io me lo sono sempre tenuto per me , mai avrei detto alla signora vicina di casa ,cosa mio padre facesse. Forse il partire ed il ritornare il ridere , il cercare di capire gli altri ha fatto si che questa mia vita fosse qualcosa di speciale , fosse a somiglianza di un drago che vola in cielo che sputafuoco e canta la sua canzone tanto bella che da tanta gioia , che senti battere il cuore nel corpo invaso da strani personaggi da certi stronzi borghesi da certi tristi signori come questa storia che scrivo.
Bene figliolo , cosa vorresti fare da grande ?
Oh padre vorrei girare il mondo
Bello portati un paio di mutande di ricambio
Padre confesso il mio peccato, confesso di essere un ebreo
Ma dai figliolo non dire cazzate , dimmi tutto
Vede da piccolo rubavo mele
Beh tutti l’abbiamo fatto
Ho amato tanto padre
Chi non ha amato figlio mio
Ma io ho amato una donna di un altro
Beh questo non è un problema c’è il mio sacrestano che ha sedotto la donna delle pulizie.
Vede a me non interessa sapere se lei fosse folle
Confessa m’interessa
Non ci sono mezzi termini, tutto può essere frainteso
Beh se uno viene con giusto sarcasmo.
L’ignoranza padre quella è una brutta bestia
Già ci vuole tanta esperienza
Viene a trovarmi più spesso
Le porterò caffè e zucchero , cosa ne dice di un agnello ben cotto
Non mi fare attendere molto
Cosi proseguo tra un tiro di spinello ed una lunga discussione su ciò che siamo , continuo a trascinarmi dietro questo carretto con tutti i miei dubbi , con tanta roba da buttare che in molti non vogliono più, chi mai mi avrebbe salvato dal mutismo e dall’avversa sorte, da quella donna tanto bella che si chiama Maria che vende panini farciti all’angolo di una strada , capace di farti innamorare con i suoi dolci , le sue insalate , pasticci favolosi . E canto questo amore che ti prende per il bavero, ti prende e ti porta via con lei nel suo travaglio nella sua ossessione, nel sesso che sboccia per strada e sembra un fiore selvaggio . Lungi per mia memoria per universi celesti per vicoli stretti ed infiniti io alfine sono giunto a casa sua. Busso e lei mi dice : entra io mi metto seduto , dove in genere, siede sua madre , una vecchia assai carina un po’ selvaggia che penso dio mio , questa tra poco mi sbrana e mi faccio piccolo tanto piccolo che ho paura , tanta paura.
Le vorrei spiegare chi sono
Lei mi costringe ad uscire fuori l’uscio
Le regalo questo e quello in cambio di sua figlia
Mia figlia non in vendita
Cosi ci mettiamo d’accordo che non so più ad un certo punto cosa sento ed una sirena squilla nell’aria ed io vorrei scappare, ma non so nascondermi da questo male da questo mio tormento da questo mio amore insano cosi mi sento nudo davanti a dio.
Fate presto , prendetelo
Dove mi portate ?
In una clinica psichiatrica
Ma io sono una persona perbene
Noi siamo degli infermieri folii
Questa storia me l’hanno raccontati in molti
Vede lei è un pazzo furioso
Ma io sono l’Orlando innamorato
Crede di essere l’Ariosto
Non mangi carne, cerchi di stare a dieta
Ma lei ha capito la gravita del suo insano gesto
Io non ho capito un accidente mi sono sentito offeso e vilipeso
Ma andiamo lei conosceva bene Carmela sapeva del suo trascorso amoroso
Le giuro che io ero fuori ogni logica , ignaro di chi fosse lei in realtà
Le vorremmo farmi credere di essere uno stinco di santo ma qui c’è un lettera della direzione sanitaria che l’invita a non avere nessun rapporto di ogni grado con la signorina Carmelina
Oh santo Ignazio sono rovinato
E questo è solo l’inizio delle mie disgrazie ed anche se ho cercato di perdonare Carmela del male fatto dopo aver provato a fare il finto tonto di avere un comportamento adeguato e nella norma comune sono ricaduto nei miei pregiudizi e sono finito per davvero in una casa di cura con un sistema nervoso compromesso dal caso . Ed il mio psichiatra era in realtà un vecchio ubriacone e frequentatore di bordelli che mi ha donato una sua memoria un suo libro che non mi ha fatto per nulla ridere . IL Libro lo regalato al vicino del mio letto . Ora sono dieci giorni che sto qui in psichiatria , mi hanno fatto tanti lavaggi e dato tante di quelle pillole , rosse , gialle , verdi, bianche pillole di ogni genere che mi fanno sentire tanto meglio e mi fanno vedere la vita assai diversa da come può essere, forse più bella di come si possa immaginare , incapace di credere o di poter volare di nuovo , dove ti pare, continuando a cercare roba vecchia a vendere sogni mentre il mondo non si ferma ma va avanti e con lui anche questa vecchia folle vita.



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