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lavoro pubblicato venerdì 13 aprile 2018
ultima lettura giovedì 17 gennaio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Ottobre 69 d.c. La luna su Cremona - parte 4.

di compagniadelcandelabro. Letto 469 volte. Dallo scaffale Storia

La luna con la sua placida luce appare di nuovo a specchiarsi  sul teatro della battaglia. È ormai alta in cielo. Continuiamo ad avere una migliore visuale rispetto ai vitelliani, essendo posizionata ad oriente. I combattimenti proseguono a...

La luna con la sua placida luce appare di nuovo a specchiarsi sul teatro della battaglia. È ormai alta in cielo. Continuiamo ad avere una migliore visuale rispetto ai vitelliani, essendo posizionata ad oriente. I combattimenti proseguono alternandosi a confuse ritirate, siamo gli uni a pochi passi dagl'altri. La stanchezza e lo spossamento rendono i movimenti lenti, ma non ci si può arrendere. Il nostro sangue si mescola al loro, è inevitabile e la dea che a suo piacimento decide quando e come comparire assiste indifferente alla mattanza che si consuma sotto di lei.
"UOMINI NON CEDIAMO, NON DIAMO ADITO ALLE LORO SPERANZE DI POTERCI SOPRAFFARE. AVRANNO LO STOMACO PIÙ PIENO E AVRANNO ANCHE DONNE E CIVILI CHE LI SOSTENGONO, MA NOI ABBIAMO DALLA NOSTRA L'ARDORE, LA DETERMINAZIONE, LA VENDETTA. CONTINUIAMO PER MARTE, CONTINUIAMO PER TUTTO QUELLO IN CUI OGNUNO DI NOI CREDE" grido a squarciagola, respingendo l'ennesima carica avversaria. La mia coorte, come del resto tutta la legione, si trova davanti per lo più soldati della V Alaudae, in cui si sono inframmezzati in parte i superstiti della I Italica e della XXI Rapax. Il mio gladio e la mia volontà non fanno distinzione, fanno strage di nemici. Sono in prima linea e dopo una veloce occhiata constato che alcuni miei centurioni sono caduti, feriti o morti, difficile saperlo. Intravedo il mio pari grado della III coorte, tirando un sospiro di sollievo, ma torno subito sul prossimo avversario. I primi bagliori dell'alba si stagliano dietro il fronte flaviano, riflettendo la loro luce sulle mura di Cremona, oltre che sulle loriche vitelliane.
All'improvviso un boato lontano ferma i contendenti degli opposti schieramenti. Una lontana litania in una strana lingua si alza sulla nostra destra: sono i soldati della III Gallica che a modo loro salutano il Sole che sorge. *Già il sole, il sole che riscalda, il sole che splenderà sulle disgrazie di noi esseri umani, il sole che insieme ai vermi e la terra si preoccuperà di sciogliere le nostre carni e far sbiancare le nostre ossa, come successo ad aprile, quando ne i vitelliani, né i cremonesi hanno mostrato pietà per i nostri compagni morti, preferendo lasciarli al vilipendio, alle offese, al sole sempre più caldo della primavera e dell'estate incombente. La III Gallica ci sta dando un' attimo di tregua e lo sta dando pure agli avversari.

Mi giro per fare una sommaria conta degli uomini della mia centuria, chiamando a rapporto gli altri ufficiali e sottufficiali. Velocemente mi riferiscono che tre centurioni mancano e ogni centuria accusa mediamente la perdita tra dieci e quindici uomini. Annuisco e li faccio tornare nei ranghi. *che Mitra e il Sole Invictus siano miti e facciano in modo che i miei caduti siano per lo più feriti* mi dico. Continuo a camminare tra le fila, mentre do l'ordine di appoggiare lo scutum a terra e riposare, sebbene stando in piedi. Un vuoto improvviso mi prende allo stomaco, trattenendo il respiro. Realizzo che manca il mio tesserarius. "Publius, tesserarius Statius dove ti sei ficcato? Dovevi starmi incollato al mio culo, non fare scherzi da idiota" sento dire a me stesso. Le braccia sembrano cedere sotto la scoperta dell'assenza del sottufficiale e amico. Si sentono sempre più i canti stranieri dei legionari dell'Oriente, interrotti dalle grida sempre più insistenti <Muciano è qui, Muciano è qui. Le sue legioni stanno arrivando, eccole>. Gli uomini accanto a me cominciano a esultare alzando verso il cielo i gladi per poi batterli sugli umboni degli scudi.
"Non è possibile che le truppe orientali siano qui Longinus, sono distanti da noi almeno un mese intero, essendo stati bloccati sul Danubio meridionale, lasciato scoperto dalla partenza delle legioni ivi dislocate. In ogni caso se questa falsa notizia servirà ad infondere coraggio e fiducia nei nostri e paura e smarrimento lì davanti, ben venga. Che tutti credino che Muciano con i rinforzi sia qui. Ora trovami tre contuberni, voglio vedere di persona la situazione dei feriti e dei morti della coorte." Il mio attendente ubbidisce prontamente e in poco tempo venticinque uomini vagano nel settore che abbiamo dalla sera prima occupato e difeso riuscendo ad avanzare. Con difficoltà riusciamo a camminare tra i corpi massacrati dei soldati. Recuperiamo nei primi passi fatti una decina di uomini ancora vivi, caricandoli sulle spalle o sostenendoli. In lontananza tra la foschia che si sta diradando intravedo delle sagome, sono dei capsarii che con alcuni inservienti stanno prestando cura ad altri feriti. "Centurio, felice di vedervi, stiamo battendo a tappeto tutta la zona della tua coorte. Fortunatamente ci sono pochi deceduti tra cui il centurione della VI centuria. Finora abbiamo medicato una cinquantina dei tuoi e ora ci mettiamo su questi che ci hai portato" mi dice con voce sicura. È lordo di sangue come lo sono i suoi compagni e come lo siamo tutti. L'odore di morte non li ferma nel loro lavoro di assistenza ai feriti, feriti flaviani, feriti vitelliani, per loro non fa differenza. Le loro mani curano, tagliano, bendano, mentre le loro parole tranquillizzano gli uomini a cui si stanno dedicando senza sosta. Chiedo se hanno trovato il mio tesserarius ma il mio interlocutore mi risponde negativamente.

Continuo a cercare fra gli ammassi di carne e ossa, niente. Comincio a sperare che sia vivo e salvo, disperso in qualche altra coorte, vista la confusione e il buio della notte appena passata. *È così Lucius, vedrai quel casinista di Publius sarà finito a chiacchierare con qualche neo tesserarius di un' altra coorte e magari si sarà riempito lo stomaco, raccontando di donne e lupanari con quei dannati vitelliani con cui avrà banchettato stanotte, contravvenendo ai miei ordini di rimanere nelle proprie posizioni* mi dico per convincermi. Quando la mia speranza prende sempre più piede nella mia testa sento un legionario gridare "Centurio, corri, è qui." L'immagine di Publius allegro e stanco in mezzo ad un altro reparto si frantuma davanti ai miei occhi. Mi avvicino piegandomi sulle ginocchia. Delicatamente gli sollevo la testa e le spalle. Passo le mani sul volto pieno di sangue, cercando di ripulirlo. Non si muove. "Publius, sono io, Lucius Maior, sono il tuo centurione. Apri gli occhi, dimmi che mi vedi" dico, non riuscendo a mascherare la mia ansia. Un movimento quasi impercettibile delle palpebre si fa largo sul quel viso sporco. Cerco di capire dove è ferito, ma il sangue è dappertutto. Publius apre gli occhi sussurrando il mio nome. "Va tutto bene amico mio, sono qua, ora ti faccio portare al valetudinarium e Quintus si prenderà cura di te" gli dico. Dopo pochi istanti che a me sembrano un tempo infinito vedo Publius aprire gli occhi "Lucius, Falerno. Solo Falerno" mormora, stringendomi un braccio "puro" aggiunge con una smorfia di dolore. "Te lo farò avere vecchio mio. Ti ordino di non morire e questa volta vedi di ubbidirmi con maggiore convinzione rispetto al tuo solito. Non farmi venire a trattare con quell'avido di Caronte. Ho una coorte da comandare e sono stanco, stanco anche di salvarti ogni volta la dura pellaccia che ti ritrovi, quindi non tirarmi colpi bassi, intesi? Ricorda che devi portarmi a pescare sul tuo Danubio, io e te seduti sull'argine del fiume, mi hai capito? I capsarii si prenderanno cura di te e ti porteranno al sicuro. Ora devo andare."
Tolgo le braccia da sotto le sue spalle. La mia mano destra è piena di sangue e né sento il calore. *Ecco dove è stato ferito, alla spalla, ma da dietro. Cosa gli è successo?* Mi chiedo alzandomi lentamente. Non ho tempo, raduno gli uomini per tornare alla coorte. Do un'ultimo sguardo al mio amico prima di vederlo portare via e rivolgo una breve preghiera al cielo.



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