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lavoro pubblicato venerdì 13 aprile 2018
ultima lettura sabato 23 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Una pennellata di vintage

di Fogliegiallenelvento. Letto 175 volte. Dallo scaffale Pensieri

Amo gli oggetti vintage perché è come se, in un certo senso, mi ricordassero un passato che forse non ho vissuto direttamente, in prima persona, ma ho assaporato, briciola dopo briciola, come si fa con le torte più deliziose, attra...

Amo gli oggetti vintage perché è come se, in un certo senso, mi ricordassero un passato che forse non ho vissuto direttamente, in prima persona, ma ho assaporato, briciola dopo briciola, come si fa con le torte più deliziose, attraverso i racconti dei miei genitori, nonni e bisnonni.

Sì, perché sono stata talmente fortunata da conoscere anche loro, un privilegio che pochi hanno, ma molti danno per scontato.

L'appartamento dove i miei bisnonni vivevano, ancora ricoperto di carta da parati a fiori, grandi e vistosi, trasudava vintage, mischiato a storie di guerra, bombe e fame. Il telefono, un piccolo gioiello tra tanti cimeli presenti, aveva ancora la tipica ruota rotonda, quella che facevi girare con il dito, sino a raggiungere la cifra desiderata, ed era color oro, così come i profili della cornetta e della base. Il salotto affacciava sulla cucina, che potevi scorgere attraverso una porta non troppo grande, che apriva la vista al tavolo bianco, dello stesso materiale dei vecchi banchi di scuola, hai presente?

Lì ci impastavamo gli gnocchi ogni venerdì di Carnevale...tra i rimproveri della mia bisnonna perché mangiavamo l'impasto, e le pressioni del mio bisnonno, che voleva sedersi a tavola, impaziente di testare il prodotto finito.

Mio fratello è sempre stato più bravo di me in questo, ha sempre avuto una predilezione non solo per gli impasti, ma anche per dare loro una forma e, a malincuore dico, ma poi nemmeno troppo, che era lui a far scorrere gli gnocchi sul dorso della grattuggia, assiema alla mia bisnonna... e s'è sempre occupato anche di disporli in fila e contarli, quasi maniacalmente, sino a raggiungere il numero perfetto.

Questo per dire che per qualche anno della mia vita ho respirato i fumi candidi uscire dai comignoli del vintage, conservandone, anche adesso, la passione.

Ora con papà ho imparato ad amare i vinili, ad ascoltare il suono graffiato prodotto dalla puntina del giradischi, che lenta scorre sui solchi di percorsi d'altri tempi. Così, anche ora che sono a Londra, una delle città principe in quanto a tecnologia, sviluppo e progresso, ciò che amo di più è andarmene in giro la domenica, agghindata come la più estroversa delle selvagge, a scovare mercatini vintage, qualcosa che mi faccia ricordare chi sono e da dove vengo, un luogo che profumi della mia infanzia, che abbia i colori bianco, nero e seppia, e grandi fiori alle pareti, ma anche mattonelle chiare in bagno e cuscini di velluto verde sulle poltrone.

E' così che mi perdo per ore, durante il weekend, carezzando le sete di cui sono composti gli abiti colorati sui rastrelli, annusando le pagine di vecchi libri un tempo appartenuti ai bisnonni di qualcuno...orecchiando e canticchiando qualche bella melodia, polverosa e semi-interrotta, provenire da qualche grammofono nell'angolo di un locale.

Ed è per questo che amo la mia Polaroid, non solo perché è un regalo di mio fratello, ma anche perché è dannatamente vintage, con la sua striscia color dell'arcobaleno su un lato, il pulsante rosso dello scatto e persino l'originale marchio, in bianco, su sfondo nero. Ma la cosa migliore, in tutto ciò, è che ad ogni immagine rubata, lei lascia sulla pellicola la sua, personalissima, impronta. E' una sorta di graffio, quasi al centro dell'immagine, che ha sembianze d'un fulmine, bianco e luminoso, ed è lì non per rovinarmi gli scatti, ma per ricordarmi di come è bello e speciale essere diversi, rivolgere la propria attenzione a ciò a cui, generalmente, la massa non presta attenzione. Mi ricorda di come è stato bello essere cresciuti tra le coccole degli gnocchi fatti in casa, l'odore del ragù che sobbolle in pentola ed una spremuta d'arancia fatta con lo spremiagrumi manuale, quello fatto di metallo grigio.

Il graffio sulle mie fotografie mi ricorda, ogni singolo istante, di pensare fuori dal coro, di distinguermi, di innamorarmi delle cose speciali, delle cose di valore, ma morale, non monetario, di cantare a squarciagola, anche se sono stonata, di andare in giro con il naso all'insù, di respirare, amare, gridare, piangere e ridere.

Quel graffio mi ricorda chi sono: una pennellata di vintage in un mondo dai muri bianchi, asettici, impersonali e troppo, troppo moderni.



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