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lavoro pubblicato giovedì 12 aprile 2018
ultima lettura lunedì 22 ottobre 2018

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Riflessioni sulla crisi siriana

di Poetto. Letto 136 volte. Dallo scaffale Pensieri

La crisi siriana si trascina, oramai, dolorosamente da ben sette anni. In questi giorni, però, un presunto attacco chimico sembra aver “spaginato” le carte in tavola. Il presidente americano Trump ha minacciato di agire in Siria cont.........

La crisi siriana si trascina, oramai, dolorosamente da ben sette anni.

In questi giorni, però, un presunto attacco chimico sembra aver “spaginato” le carte in tavola.

Il presidente americano Trump ha minacciato di agire in Siria contro il regime di Assad.

Quello che non riesco a capire, davanti a tanto orrore che da troppi anni tormenta il popolo siriano, è cosa cambia un limitato attacco chimico al quadro di grande devastazione e sofferenza?

Un po' come se, ad esempio, reagissimo se un nostro vicino fosse aggredito con un coltello ma se lo stesso fosse aggredito con una pietra, per dire, lasciassimo correre.

Non è un assurdo?

In Siria, per quanto mi riguarda, si sta ragionando in questi termini.

Quello che voglio dire è cosa cambia nell'essere ucciso da una bomba, o da un proiettile, e nell'essere ucciso dal gas?

Perché mai le vittime dei bombardamenti sono “accettabili” mentre quelle dei gas no?

Perché non si è affrontato anni fa il regime di Assad?

Davvero l'obbiettivo americano è quello di far cessare l'orrore?

Anche anni fa, con Obama come presidente, si parlò di intervenire, da parte degli americani, davanti ad un presunto attacco chimico e poi non si fece più nulla, successivamente sono entrati in “gioco” anche i russi, con uomini e mezzi sul campo, e tutto è diventato più complesso.

La complessità della situazione che si è venuta a creare può rendere certe mosse il potenziale detonatore di una crisi ancora maggiore.

La crisi, inoltre, viene affrontata, da parte americana, da un presidente che non sembra capire la portata di certe sue affermazioni sui social, il che rende ancora più difficile gestire la crisi, non solo, si corre anche il rischio di allargarla a livello regionale, se non mondiale.



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