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lavoro pubblicato giovedì 12 aprile 2018
ultima lettura lunedì 22 ottobre 2018

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'arco sul vuoto

di AmeliaLaNotte. Letto 169 volte. Dallo scaffale Epistole

Una notte mi hai detto che è finita. Tra il buio e i cuscini mi hai detto: "domattina parto".  Il vuoto nel mio petto mi è sembrato più grande della distanza tra noi, lunga un braccio e un'eternità. Ti dicevo:.....

Una notte mi hai detto che è finita.

Tra il buio e i cuscini mi hai detto: "domattina parto".

Il vuoto nel mio petto mi è sembrato più grande della distanza tra noi, lunga un braccio e un'eternità. Ti dicevo: "Non andare via", certa che fosse invano. Il resto della notte è stata una desolante traversata del surreale. Con il lenzuolo del letto d'albergo tirato sotto il mento.

L'abbandono, la perdita dell'amore corrisposto, la dissoluzione dell'aura di pretezione e fortuna dell'averti accanto, il fallimento nel prendermi cura di te, l'impossibilità di ritrovare la tenerezza quotidiana, la durezza del dover affrontare il mondo senza il complice più prezioso. Tutte queste cose erano troppo reali per penetrare la notte dell'irreale. Ma come granelli di sabbia luminescente hanno riempito la stanza con la luce dell'alba. Hanno riempito il mio vuoto.

Non te ne sei andato. Non sapevo per quanto ancora non te ne saresti andato. Le lacrime che non erano scese durante la notte sono scese a compattare la sabbia di dolore che avevo dentro. Dovevo tener insieme il più possibile dei granelli di me. Dovevo essere in grado di lottare per sostenere la speranza che forse non te ne saresti andato.

Col passare del giorno la mia resistenza al dolore ha iniziato a cedere. Sempre più granelli mi scivolavano tra le mani, e appena ho smesso di opporre resistenza, tutto il dolore è esploso nel mio cuore.

E allora sei tornato per davvero. Con un abbraccio stretto hai fatto reincollare i pezzi del mio cuore. Mi hai fatto sentire amata mentre mi insegnavi a respirare di nuovo. Non oso immaginare quanto sia stato difficile per te tornare a starmi vicino in quel momento. E per aver superato quel muro di distanza per me, ti sarò sempre infinitamente grata.

Ma le cicatrici sul mio cuore non sono ancora guarite. Guariranno. Sarà lo stesso cuore di prima? Non lo so, ma spero sia comunque un cuore dove ti piaccia abitare.

Da quel giorno ti guardo e penso: "Non abbandonarmi più". E cerco di non dirtelo, perché è ingiusto dirtelo.

Ora sto per spiccare un volo verso di te, verso la nostra vita insieme. Niente mi fa percepire la speranza della felicità come pensare a questo. Voglio. Voglio fortemente, impazientemente, testardamente ritrovare il benessere caldo e confortante di sentirmi al sicuro, nella bolla del tuo amore. Danzare in mezzo e attorno ai tuoi gesti quotidiani ad intessere felicità e complicità. Ora devo saltare, come una trapezista.

Tu sei dall'altra parte del tendone del circo, e mi aspetti per prendermi al volo dopo che il mio trapezio avrà disegnato un arco sul vuoto. Ma ogni volta che distogli lo sguardo da me, restiamo io e il vuoto a guardarci, e le cicatrici sul cuore mi ricordano di avere un po' di paura.

Amore, guardami.

Amore, parlami.

Anche questo è ingiusto dirtelo. E allora ti guardo io. Ti fisso intensamente. E ti parlo. A volte fingendo di non capire che qualcosa ti turba, se ho l'impressione che è questo di cui hai bisogno. Per darti stabilità. Ma non credere che non registri nulla. Non pensare che viaggi lontana e superficiale, ignara di te. Cerco di darti lo spazio di cui hai bisogno, anche se mi ferisce sapere che hai bisogno di non-me. Ti osservo, e sono pronta e saltare da te, e starti vicino come tu mi vorrai.

Però Amore. Parlami.



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