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lavoro pubblicato mercoledì 11 aprile 2018
ultima lettura sabato 20 ottobre 2018

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Giovanna e Giorgio due persone

di Giorgio. Letto 197 volte. Dallo scaffale Amore

 Giovanna e Giorgio due persone   -         Giovanna ti vedo pensierosa. Stai forse male? Non stai leggendo i tuoi libriccini, non parli. Che cosa ti sta succedendo? -     ...

Giovanna e Giorgio

due persone

- Giovanna ti vedo pensierosa. Stai forse male? Non stai leggendo i tuoi libriccini, non parli. Che cosa ti sta succedendo?

- Giorgio è da un po' di tempo che un pensiero mi assilla e non riesco a venire a capo.

- Giovanna, mettimi al corrente di questo tuo cruccio e vedrai che, parlandone, troveremo la soluzione.

- Giorgio, ma noi contiamo qualcosa o siamo solo dei numeri da sommare all’attuale moltitudine che popola la terra?

- Giovanna, noi contiamo per quello che siamo, per quello che siamo stati e per quello che saremo.

- Giorgio, in quello che hai detto esisto solo il verbo essere, nel tempo presente, passato e futuro che vorrebbe dire tutto ma non dice attualmente nulla. Non entra nello specifico delle tre realtà elencate.

- Giovanna, perché mi hai ubbidito, perché, perché, perché.

-

- Bene Giorgio, allora facciamo la valutazione delle due situazioni che conosciamo, quella passata e quella attuale. Poi, per quella futura, possiamo basarci solo su supposizioni e null’altro.

- E no’ Giovanna, quella futura si baserà inevitabilmente su quello che siamo riusciti a seminare cosicché i frutti che riusciremo a raccogliere saranno dolcissimi da gustare.

- Giorgio, ma cosa dici. Non siamo agricoltori. Non abbiamo seminato niente, abbiamo solo calpestato il suolo quando si cammina. Io la zappa non l’ho mai usata, usavo solo le padelle in cucina anche se, non lo nego, qualche volta mi veniva voglia di usarle sulla tua testa.

- Giovanna, non in quel senso ma nel senso delle nostre azioni e dei nostri comportamenti verso gli altri.

- Giorgio. Se è per quello allora tu era meglio che andavi a zappare e a seminare la terra. Nei tuoi 36 anni di lavoro, hai sempre difeso i tuoi compagni e colleghi, ti sei inimicato i capi e dirigenti, non hai fatto nessuna carriera lavorativa, eri sempre imbronciato e preoccupato quando non riuscivi a risolvere contrasti a situazioni contrattuali che non venivano rispettate o applicate a beneficio di chi gli spettavano.

- Giovanna non era facile, pur in presenza di norme sottoscritte, controllare che tutto venisse applicato nel rispetto degli accordi. Da ambo le parti, c’era sempre chi voleva svincolare a seconda delle proprie convenienze e, così, io mi ritrovavo inevitabilmente in mezzo per cercare di appianare le cose e richiamare le parti avverse al rispetto reciproco. E così Giorgio, chi doveva apprezzare il lavoro che facevi e darti il giusto riconoscimento di carriera, se ne è altamente fregato.

- Lo so Giovanna, sono finito addirittura in tribunale per avere il riconoscimento di 1.500 lire per la sostituzione di una categoria superiore e solo per un giorno come stabiliva il contratto di lavoro.

- Giorgio e poi com’è finita la faccenda?

- Il giudice sentenziò di non procedere ed io non ebbi le 1.500 lire che mi spettavano. Poi una circolare interna vietò le sostituzioni di categoria superiori con altre più basse ma solo con quelle dello stesso livello.

- Allora un risultato lo hai ottenuto, più morale che sostanziale.

- Giovanna, è vero però la macchia nera divenne sempre più larga.

- Macchia nera? Con questo cosa vuoi dire Giorgio?

- Giovanna, così ero definito dalla dirigenza perché tutte le rivendicazioni messe in atto, erano giudicate una pecca da aggiungere alla mia già cospicua fedina dei contrasti chiamata: “macchia nera”.

- Mah Giorgio, erano così cattivi nei tuoi confronti? E le altre organizzazioni sindacali, non ti difendevano?

- No’ Giovanna, perché vedevano in me’ un avversario che sottraeva a loro gli iscritti facendogli calare le adesioni. Pensa che si è scoperto che un componente del consiglio di fabbrica, dopo ogni riunione, andava in direzione a raccontare tutto quello che si era discusso cosicché la direzione prendeva le opportune contromisure.

- E quando lo avete scoperto, non gli avete fatto niente? Nemmeno un calcio nel didietro?

- No Giovanna, era troppo protetto anche all’interno del consiglio. Me ne sono andato io. Ho dato le dimissioni che sono state immediatamente accettate.

- E i tuoi compagni di lavoro, cosa hanno detto?

- Niente, non si sbilanciavano. Si limitavano a farmi solo lievi cenni d’intesa e intanto la macchia nera si allargava.

- Giorgio, ma anche se ti eri dimesso e non ostacolavi più i voleri dei capi, eri comunque in colpa? Perché?

- Eh Giovanna, di nascosto venivano continuamente da me’, alle volte anche a casa, ad espormi le loro situazioni chiedendomi cosa dovevano fare e come comportarsi. Io naturalmente cercavo di dare consigli positivi. Solo su rivendicazioni certe e non su assurdità.

- Ah, ecco perché la macchia nera si allargava sempre di più. Adesso ho capito mio bel cavaliere delle cause impossibili.

- E tu Giovanna, quando lavoravi come era la situazione?

- Giorgio, noi andavamo d’amore e d’accordo. Tutto procedeva abbastanza bene. Il nostro principale era comprensibile e sempre disponibile ad accettare ed appianare positivamente le rivendicazioni e le divergenze che avvenivano in fabbrica. Poi, prima che l’azienda chiudesse, sono riuscita ad andare in pensione.

- Certo Giovanna, ma per limiti di età e con una pensione integrata al minimo.

- Giorgio, meno male che c’è la tua altrimenti non so’ come potremmo arrivare a fine mese.

- Eh sì Giovanna, con la tua misera pensione c’è poco, anzi molto poco, da stare allegri. Con il valore della tua non riusciamo nemmeno a coprire l’affitto di casa. Poi per tutte le altre spese attingiamo al mio reddito e alla fine del mese ci resta pochissimo nelle scarselle e, alle volte, addirittura nulla.

- Giorgio allora smetti di fumare che così, oltre a guadagnarci in salute, ci avanzerà qualcosa in più.

Ecco una soluzione l’ha trovata. Tocca a me’ rinunciare a qualcosa. È vero, fumare fa male e io cerco di limitare il più possibile il vizio ma’ non è facile. Quando lo sconforto mi assale, devo mettermi in bocca una cicca e solo così, dopo un po', mi calmo.

- Giovanna, perché non usciamo a fare una bella passeggiata? Passiamo nei quattro parchi che circondano il quartiere che così respireremo un’aria diversa, più ossigenata.

- E io come faccio a passeggiare visto che sono in carrozzina?

- Giovanna, e io che ci sto’ a fare? Ti spingo io vedrai che uscire un po' ti farà bene.

- Va bene Giorgio, usciamo pure però stai attento alle cunette e non stancarti troppo che domani devi entrare in ospedale per farti operare.

- Giovanna, vedrai, che starò attento alla guida e andrò piano così non mi stancherò affatto.

Usciamo finalmente da casa e vedo che Giovanna inizia a sorridere, con lo sguardo assaporava tutto quello che mostrava la natura. Alberi, fiori, cespugli, uccelli, farfalle e erba lucente.

- Giorgio, che uccello è quello bianco e nero con la coda lunga?

- Giovanna, è una gazza. Ce ne sono diverse che hanno nidificato nei nostri parchi.

Dopo due ore di lenta passeggiata, ritorniamo a casa. Giovanna aveva riacquistato un bel colore sul viso e anche gli occhi rilucevano di contentezza. IL suo sorriso era radioso. Non poteva essere diversamente perché era il sorriso di Giovanna.

Giovanna, non dovevi ubbidirmi, non dovevi farlo

Poi venni ricoverato per essere operato e dopo quattro giorni tornai a casa con fastidiosi bruciori che non volevano saperne di abbandonarmi. Naturalmente Giovanna se ne accorse e, inevitabilmente:

- Giovanna, sono tornato a casa. Per ora tutto bene a parte qualche bruciore.

- Giorgio, lo so.

- Giovanna, come fai a saperlo? Tu non c’eri.

- Giorgio, da quassù vedo e so quello che ti succede, ma ora su raccontami tutto che stai morendo dalla voglia di farlo.

- Giovanna, sono stati di una cortesia meravigliosa e, come tè, ero sempre sorridenti, specialmente le infermiere.

- Eccoci, e quanto ti sorridevano gli avrai fatto l’occhiolino, vero?

- No Giovanna, io capivo che il loro sorriso era ed è parte integrante del loro operare. Fanno bene ad agire così perché mettono i pazienti al loro agio.

- Allora Giorgio, non hai fatto il molle con nessuna? Io lo so, ma voglio sentirlo da te.

- No Giovanna, non potevo far altro che ringraziarle e mettere in pratica le loro indicazioni.

- E adesso Giorgio, visto che il bruciore non ti è ancora passato prenderai gli antibiotici prescritti dall’urologo?

Non ancora Giovanna, ma a te chi te lo ha detto?

- Lo so, lo so. Devi prenderli perché queste medicine uccidono tutti i batteri e i virus dannosi alla salute.

- Ma questo è descritto nel bugiardino. Tu non puoi leggerlo.

- Giorgio, ho visto anche che hai dovuto prendere la lente di ingrandimento per leggere tutte le indicazioni descritte.

Oh santa Rita da Siracusa protettrice dei non vedenti, fammi la grazia, falla diventare come una dei tuoi protetti così smette di spiare, però amorevolmente, su tutto quello che faccio.

- Per forza Giovanna, sono talmente scritte in piccolo che con solo gli occhiali non ci riuscivo a leggerle.

- Giorgio, secondo te lo faranno apposta a scrivere così in piccolo? Forse perché la difficoltà nella lettura spazientisce i pazienti che così sono rassegnati e costretti ad assumere comunque le medicine?

- Ma no Giovanna, cosa vai a pensare. Le medicine sono necessarie però bisogna leggere bene a cosa servono e come vanno assunte. Solo che la mia vista ormai è scaduta di livello e, per le parole troppo piccole, ho bisogno di altro aiuto oltre agli occhiali.

- Eh sì Giorgio. Fosse solo a vista sarebbe un discreto successo. E tutto il resto, deve lo metti?

- Giovanna, guarda che sono ancora arzillo, gaudente e piuttosto pimpante. Cosa credi che non ce la faccio più a competere con gli altri? Allora tu che dici di vedere tutto, sei piuttosto disattenta quando mi guardi. Forse hai gli occhi socchiusi appena appena e non vedi tutto molto bene.

- Giorgio, se dovessi fare l’elenco delle tue magagne fisiche e mentali, sarebbe un elenco lunghissimo. Altro che arzillo, gaudente e pimpante. Immobile, strascicante nel verbo, sempre sonnolente, cliente fisso e amorevolmente accolto nelle farmacie dove i consigli per i dosaggi si sprecano. Alle volte anche inutilmente perché comunque, poi, fai di testa tua. Per te dovrebbero stabilire l’off limits.

- Giovanna, Giovanna, ma cosa dici? Io riesco ancora a fare tutto quello che devo fare in modo solerte e preciso.

- Ma se è una settimana che devi stirare e tutto è ancora appeso sullo stendino. Guarda che i panni sono straasciutti e poi dovrai inumidirli se vuoi che lo stiro sia efficace e che le pieghe dei pantaloni siano perfette. Su Giorgio, datti una mossa e esci da questa apatia. Dammi retta, ascoltami e poi agisci in modo utile e costruttivo. Te ne stai quasi tutto il giorno seduto sul divano a leggere i tuoi libri e esci da casa solo per venire a trovarmi per poi tornare alle tue lunghissime letture, a fare le parole incrociate e i rebus. Non fai altro. Ti stai in poltrendo e così non va bene.

Penso che Giovanna, abbia ragione a spronarmi. È vero, mi sto in poltrendo ma cosa ci posso fare se chi mi riempiva la giornata ora dorme il lungo sonno e io non ho più nessuno a cui dedicare il mio tempo?

- Giorgio, sei andato a ritirare la lettera di dimissioni con l’esito definitivo di quello che ti hanno trovato e di quello che ti aspetta d’ora innanzi? (Glielo chiedo ma lo so).

- Si Giovanna, mi hanno tolto ancora un coso di quelli là senza che il tessuto connettivo ne sia stato interessato. Però adesso devo fare una T.A.C. per vedere se il problema si è ripresentato e se sì, mi devono ricoverare e procedere, a altra soluzione. Giorgio vai tranquillo che non ti succederà. Il problema è sicuramente risolto e vedrai che tutto procederà nella normalità. Non angustiarti più di tanto anche se vedo che sei un poco preoccupato.

- Eh sì Giovanna, certo che sono preoccupato, ma non per quello che mi succederà ma per il dolore che dovrò sopportare. Sai anche tu che la mia soglia del dolore è percepita a livelli bassissimi e non riesco più a sopportarlo.

- Giorgio, lo so. Ma se ti dovesse capitare, pensa che io sono con te, che ti sostengo, che ti accarezzo e che ti mando tantissimi baci d’amore perché sei il mio amore e se penserai intensamente a ciò, la tua sofferenza sarà inevitabilmente sopportabile.

- Giovanna sarà proprio così o me lo dici tanto per dirlo?

- Giorgio, ma allora tu non vuoi ascoltarmi. È possibile che non credi a quello che ti dico? Vuoi farmi arrabbiare? Guarda che se succede divento piuttosto mordace e dopo le parole necessarie contro il tuo demordere, passo ai fatti fino ad arrivare ai morsi. Perché sai che con i morsi ero piuttosto tenace e persistente fino a farti uscire il sangue.

Ricordo che quando Giovanna doveva esternare il suo malcontento su alcune cose fatte da me e che non erano di suo gradimento, era sollecita a prendermi un braccio di solito il destro, e affondare i denti nella mia carne. Ma lo faceva con poca forza quasi come un bacio, lasciandomi solo dei piccoli segni che sparivano subito. Solo una volta che era arrabbiata più del solito, riuscì a farmi uscire una goccia di sangue, per poi precipitarsi a prendere il disinfettante e il cerotto per medicarmi. Poi mi fece una carezza, un sorriso e tutto finì lì. Giovanna è stata proprio un amore. Il mio amore.

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Giovanna, ieri sono andato al nuovo camposanto per trovare Fabrizio e Ginetto. Entrando dalla parte dei fioristi, ci si trova davanti alle tombe dei bambini con date che partono, per la loro dipartita, dagli zero ai cinque-sei anni. Su tutte le lapidi di questi innocenti vi sono incise delle parole di dolore e d’amore dei loro genitori.

- E allora Giorgio? Normalmente è così che i genitori esprimono i loro sentimenti per la perdita prematura. Ora sono con gli angeli e sorrideranno di gioia tutte le volte che le loro mamme e i loro papà andranno a trovarli.

- Però Giovanna non c’era una sola tomba in ordine. Solo fiori di plastica e, per la maggior parte, rovesciati a terra. Giocattoli tutti sporchi e coperti di foglie, come se fossero state subito abbandonate all’indifferente decadimento. Altro che sorrisi dovrebbero rivolgere ai loro genitori ma sguardi di rammarico per la loro indifferenza.

- Davvero Giorgio, le hai trovate in queste condizioni? E tu cosa hai fatto? Non dirmi che ti sei messo a piangere di rabbia non potendo rimproverare gli assenti.

- Giovanna, mi sono dato da fare e impiegandoci un paio d’ore, ho pulito tutte le lapidi e i giocattoli, raddrizzato e ricollocato i fiori, purtroppo di plastica, al loro posto. Naturalmente parlavo a queste giovani anime cercando di rassicurarle sul fatto che i loro genitori, dopo aver assolto i loro gravosi impegni quotidiani, settimanali, mensili e annuali, sarebbero tornati ad esternare il loro grande amore e dolore per la prematura scomparsa. Spero tanto che mi abbiano creduto.

- Ecco Giorgio, hai sicuramente fatto un’opera di bene e per quello che hai compiuto, ne sono orgogliosa. Ora vai amore mio e sappi che sei sempre in me. Un amoroso bacio. Ciao.

Ciao Giovanna, anche tu sei e sarai sempre in me.

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- Dormi Giovanna. Chiudi gli occhi e dormi. Io sono qui accanto a te che ti stringo la mano e ti accarezzo la fronte. Dormi amore mio. Dormi.

E per una volta nella nostra vita insieme Giovanna mi ubbidisce. Si addormenta.

- Giovanna, come avrei voluto che tu non mi avessi dato ascolto. Che tu non mi avessi obbedito. Che tu invece avessi spalancato gli occhi sorridendomi.

Così non è stato.

Ciò non è avvenuto.

E io continuo a piangere per la ormai mia vita vuota senza di te, Giovanna.

Amore mio non dovevi ubbidirmi.

Dovevi fare di testa tua, come tutte le altre volte.

Non dovevi ubbidirmi Giovanna.

Dovevi solo sorridermi come hai sempre fatto.

Ora dormi Giovanna, perché il fato ineluttabile così ha voluto e contro di lui non vi è alcun ostacolo da poter anteporre.

Riposa amore mio, riposa. Quando ci rincontreremo dovrai essere in forza per intraprendere il lungo cammino che ci attende. Sognami amore mio, come io sogno te tutte le notti aspettando con impazienza il nostro incontro.

Ciao Giovanna, ciao amore, ciao mio sorriso. Tuo Giorgio.




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