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lavoro pubblicato lunedì 9 aprile 2018
ultima lettura venerdì 12 aprile 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Momenti difficili

di nottesenzaluce. Letto 387 volte. Dallo scaffale Generico

Momenti difficili 1 La pioggia cadeva giù fitta fitta, aspettavo Massimo riparato sotto il tendone del bar chiuso. Stava diluviando di brutto. Ad un passo dall'estremità del tendone gettai il filtro della ca...

Momenti difficili






1





La pioggia cadeva giù fitta fitta, aspettavo Massimo riparato sotto il tendone del bar chiuso. Stava diluviando di brutto. Ad un passo dall'estremità del tendone gettai il filtro della canna nel ruscelletto che tra la strada e il marciapiede, correva veloce gettandosi a cascata alcuni metri dopo, dentro ad una griglia di ferro cementata nell'asfalto. Se il temporale persisteva, avrebbe allagato ovunque, mi chiedevo se quell'imbranato del mio ragioniere ce l'avrebbe fatta ad arrivare. Soffriva di grandi emicranie... a suo dire. La marijuana gli arrecava sollievo, il suo lavoro pur essendo redditizio lo prostrava. I conti... . In verità non era più il mio ragioniere. La ditta' “Idraulica Meira “ chiudeva saracinesca e scompariva nel niente. La vita mi aveva preso per le caviglie e sbattuto dentro ad una lavatrice. Ora possedevo solo quello che stava nel mio portafogli, logoro e semivuoto. Stasera avrei intascato qualcosa nella transazione. I conti li avrei fatti io. Ero riuscito a trovare un buon contatto, un amico di un amico di un amico. Persona affidabile. Così dicono... .

Il ragioniere accosta con la sua Mercedes lunga quanto il mio ex furgone da lavoro, mi fa cenno di entrare in macchina. Sono senza ombrello aggiro di corsa l'auto e salgo grondando acqua e bagnando i sedili in pelle. Lo vedo che gli dà fastidio la cosa. Cerco di asciugarmi con dei fazzoletti di carta. Tiene il motore acceso e non parte.. mi fissa negli occhi.

“ Sono senza ombrello.. scusa mi dispiace... “ gli faccio.

“ Ormai... piuttosto indicami la strada, già non ci si vede un cazzo con questa pioggia e non voglio impiegarci tutta la sera “.

“ Va bene... conosci il Quartiere dei Frati, la zona vicina al parco... “.

“ Dove ..? ” .

“ A Marina di Penea... nella parte sud..nel Quart... “ m'interrompe.

“ Ok fermo un attimo, mi indicherai la via mentre andiamo “.

Mette la freccia e al semaforo svolta a destra. Poco dopo imbocchiamo il viale che costeggia la spiaggia, corre sinuoso fino alla nostra destinazione. Ogni tanto in lontananza, oltre la spiaggia nel mare, cade un fulmine, abbaglia con la sua energia il cielo scuro e nuvoloso. Proprio una buona serata per certe cose.





2




Incrociamo poche auto per strada, è un tempo da lupi. Un lunedì d'autunno oscuro e tempestoso. Il ragioniere guida con cautela, ci becchiamo tutti i semafori, appena scatta un arancione rallenta si ferma e attende il rosso. Faccio per accendermi una sigaretta, di nuovo incontro il suo sguardo contrariato. La rimetto nel pacchetto. Penso alla cucina di casa mia... non è pulita e profumata quanto l'interno della sua auto. Lasciamo il viale e prendiamo la strada provinciale che porta nell'interno. Poco dopo svoltiamo a destra passiamo il mercato coperto ed entriamo nel Quartiere dei Frati. Ci siamo. Gli indico dove parcheggiare. La strada attraversa una lunga serie di villette, sembrano tutte uguali, case a due piani con un piccolo giardino intorno, niente male. Ho il numero di telefono del tizio, lo chiamo. Abita al 318, mi aspetta. Il ragioniere estrae dalla tasca una busta, me la porge ma non la molla.

“ Sono 1600 euro contali “ mi fa.

Li conto son tutti, li rimetto nella busta e metto tutto al sicuro nella tasca interna del giubbotto.

“ Fai presto mi raccomando non perderti in chiacchiere, non mi piace aspettare, non siamo a comprare un gelato “.

“ Guarda che faccio tutto io, vado io dal tipo a far la storia, tu aspetti e basta “.

“ Lo so ma non mi piace lo stesso star qui, i soldi non sono tutti miei quindi non ti far fregare, mi hai promesso due etti e due etti devono essere. Abbiamo un accordo tu fai la cosa io ti faccio uno sconto su quei soldi che ancora mi devi” .

“ Va' tranquillo non l'ho dimenticato, tu e i tuoi amichetti sarete contenti “.

“ Va bene dai muoviti, prendi il mio ombrello che fuori diluvia ancora “.


Chiusi il cancellino d'ingresso alle mie spalle. Piccoli faretti rasenti il terreno illuminavano il vialetto piastrellato che portava sotto la veranda. Ad ogni passo le mie scarpe gracidavano come ranocchie in uno stagno, avevo i piedi completamente zuppi d'acqua. Potevo morire fulminato dalla corrente, pensai... non accadde, raggiunsi la porta e suonai il campanello. La porta si aprì e apparve un uomo sui cinquant'anni, robusto e basso con dei capelli lisci lunghi fino alla cintura dei pantaloni.

“ Ciao sono Fernando entra, fuori c'è un tempo cane... “ disse porgendomi la mano.

“ Ciao io sono Cesare l'amico dell'amico... “ mi interrompe.

“ Entra entra ho il tè sul fuoco “.

Entro lui si volta e corre in cucina. Faccio un passo e le ranocchie partono con il concerto, faccio altri due passi e noto che perdo acqua sul parquet. Decido di rimanere immobile, non mi azzardo a calpestare il tappeto che ospita tre poltrone e un massiccio divano in pelle bianca. Al centro del tappeto un tavolo da fumo in vetro accoglie due enormi posacenere zeppi di filtri, qualche pacchetto di sigarette e un'ampolla di vetro.

Ritorna con due grandi tazze fumanti, le deposita sul tavolo e m'invita ad accomodarmi. Gli spiego il problema delle mie scarpe gracidanti. Mi porta un asciugamano un paio di pantofole e mi prega di togliermi scarpe e calzini. Ho i piedi troppo gelati per rifiutare. Mi accomodo sul divano mentre lui scompare con le mie scarpe e calzini. Mi guardo un po' intorno, una vasta libreria occupa tutta una parete, è inchiodata a terra sotto il peso dei libri, si curva un poco per resistere. Tutto è in ordine e pulito a parte la cenere sul tavolo. Alla mia destra tende viola ampie come vele di velieri nascondevano forse una grande porta a vetri che dava sul giardino dietro casa. Ne ebbi conferma scostando le tende e sbirciando all'interno. Così mi trovò Fernando.

“ Ti ho messo ad asciugare scarpe e calzini, che fai lì in piedi accomodati bevi il tè prima che diventi freddo “.

“ Ah sì grazie, ma sarei di fretta, vorrei concludere l'acquisto “.

“ Cos'è vuoi andare via con le mie pantofole, non ci vorrà molto, intanto ti faccio sentire il prodotto, eccellente direi “.

“ Mi aspetta un amico fuori in macchina... “.

“ Ha un cellulare... chiamalo e fallo venire qui “.

“ No... non importa.. “.

“ Aspetterà allora... non lo ucciderà pazientare un pochino “.

Me lo immaginavo, il ragioniere, seduto in macchina a pensare perché ci mettessi così tanto tempo.

Magari mi malediva tamburellando con le dita sul volante, se la faceva sotto ogni qual volta passava un'auto. L'illegalità a noi onesti ci procura ansia e anche paura, almeno fin quando non siamo tornati a casa. Avrebbe controllato l'ora ogni cinque minuti. E avrebbe continuato a pensare perché ci impiegassi tanto tempo.

Intanto io mi sorbivo caldo caldo il tè di Fernando. Davanti a me alcuni quadri senza cornice appesi al muro, senza pudori mostravano corpi nudi maschili e femminili, la prosperità non mancava, l'autore non si era risparmiato. Solo un quadro stava su di un cavalletto nell'angolo vicino alle tende, e anche in quello le proporzioni intime turbavano non poco l'osservatore, mostrava un uomo seduto a gambe incrociate col pene in erezione che gli tocca quasi il mento. Forse era lo stesso Fernando a dipingerli. E a proposito di Fernando, era ormai da qualche minuto che era scomparso a recuperare l'erba. Ma quanto ci metteva.





3





L'ampolla sul tavolo non era una semplice ampolla, era un narghilè. Non lo avevo mai provato, per fumare avevo sempre usato le cartine lunghe. C'era molta più erba che tabacco nel braciere. Dopo due tiri intensi, Fernando mi passa il giocattolo, faccio lo stesso e glielo ripasso. L'effetto thc mi esplode in testa, mi scappa una risatina orribile, da clown malefico o giù di lì. Senza pensarci due volte afferro di nuovo il giocattolo e aspiro a pieni polmoni.

Fernando non si ferma più svuota il braciere e di nuovo lo riempe. Mi trapana i timpani con la sua vocetta squillante, a profusione spara nomi vari di tipi di marijuana con relativi dati tecnici. Annuisco cerco di fargli capire che non è il mio ramo. Sono un bevitore non sono un sommelier. Con delicatezza lo porto a parlare del nostro affare, ci siamo mi chiede quanta ne voglio... cambia direzione, gonfia il petto sospira. Sua moglie lo ha lasciato. Mi dice che è per via dell'erba. Non si può vivere con una persona che fuma spinelli da quando è sveglio fino a quando va a letto. Se ne è andata. Sembra non frequenti nessuno. Ma lui crede che abbia un'altra relazione.

Fernando insegna in un liceo artistico. Mi racconta di una certa bidella che pulisce il suo laboratorio. Scopa bene... in tutti i sensi. Parte con il rendiconto della prima e unica volta che lo hanno fatto. Io penso al ragioniere spero non mi lascia a piedi... no... non gli conviene. Torno ad ascoltare Fernando e la bidella già gli stuzzica il pennello. Lo guardo negli occhi socchiusi mentre gesticola l'amplesso. Si danno da fare sulla cattedra, si ribaltano si avvinghiano... lui la prende da dietro... poi la sdraia sulla cattedra e gli zompa addosso... ci dà dentro come non mai mentre lei geme stringendo in bocca le proprie mutandine nere... mugola a denti stretti. I clandestini nell'estasi si ribaltano e giù dietro la cattedra... pim pum pam... entrambi rovinano sul pavimento... il fragore dell'impatto echeggia nello stanzone... si propaga nel corridoio silenzioso. Uno sputtanamento totale...finiscono all'ospedale tutti e due... lui ha la spalla destra lussata... lei ha la spalla sinistra lussata. Al momento è sospeso, attende disposizioni, probabile un trasferimento. All'improvviso diventa triste. Ripensare a fare l'amore a quel modo... gli ricorda di quando lo faceva con la moglie... sopratutto da fidanzati e subito i primi anni di matrimonio. Amore sesso spensieratezza.

Carica il giocattolo pesantemente... prende un fiammifero accende il pipone e dà due belle aspirate...ne fa tre quattro e me lo passa... lo uccido...aspiro come se fosse l'ultima riserva d'aria del pianeta... quasi aspiro anche il braciere... finito... ucciso... morto. Appoggio il giocattolo sul tavolo. Quanta ne vuoi mi fa mentre cerco di capire se l'ultima fumata ha fatto effetto o no, forse sono talmente pieno da non rendermene conto... mi scappa la risatina malefica... mi vergogno e nello stesso momento scoppio a ridere perché mi vergogno. Ti piace la mia erba eh... quanta ne vuoi? Due etti e gli faccio con l'indice e l'anulare un due romano. Va bene mi fa mentre si alza, vado a pesarla in cucina... un attimo e arrivo. Torna con un sacchetto del supermercato, lo appoggia sul tavolo davanti a me... è la stessa erba che hai fumato stasera... ti va bene 1200 euro... buonissima qualità ad un prezzo congruo. Conto i soldi... due volte... per sicurezza. Mentre sto per darglieli mi blocco...non mi vien in mente di tirargli un cazzottone da starnacchiarlo a terra e scappar coi soldi e l'erba... mi prendo uno schiaffetto leggero sulla guancia... che fai stai bene... sì sì gli faccio... e lui... va bene... dammi pure i soldi... l'ho visto ci sono tutti. Io prendo l'erba... lui prende i soldi.

Ci salutiamo, mi accompagna alla porta... ci stringiamo la mano e torno dal ragioniere.





4





Guardo fuori dal finestrino, non piove più. L'asfalto è coperto da una sottile distesa d'acqua. Navighiamo la strada. Mentre il ragioniere incazzato fa rotta verso casa. Tiro fuori due scuse penose per giustificarmi. Mi guarda... non si trattiene.

“ Ti ho aspettato più di un'ora... dovevi solo fare uno scambio... lui ti dava l'erba e tu gli davi i soldi, semplice... ci hai impiegato un'ora... ti sei fermato a fumare cazzo! “.

“ Mi dispiace... il tempo è volato... lui ha iniziato a parlare e... “.

“ Ehh... un cazzo! È buona almeno... ne hai presi due etti... “.

“ Tranquillo amico... eccoli qua “ e gli sventolo il sacchetto davanti agli occhi.

“ Mettilo via stupido!... anzi dallo a me! “ me lo prende dalle mani e lo nasconde sotto al sedile.

Gli sfugge un sorriso al ragioniere. Sembra più tranquillo. Penserà a come si divertirà con i suoi amichetti. Anche io sono tranquillo, per la prima volta in vita mia, in una sola ora di lavoro ho guadagnato 400 euro. Tanti soldi per trascorrere un po' di tempo a fumare con uno sconosciuto. Prendere un sacchetto e consegnarlo ad un'altra persona. Intascare il malloppo. Mi crogiolo nel sogno di una carriera fuorilegge... erba... denaro... donne.

Siamo quasi arrivati, il ragioniere mette la freccia e svolta. Il bar è davanti a noi, percorre gli ultimi metri e accosta la Mercedes vicino al marciapiede.

“ Ci vediamo in ufficio la prossima settimana “ mi dice.

“ Va bene... allora buonanotte “ e apro lo sportello.

“ Il mio ombrello? “.

“ L'ombrello... non l'ho messo dietro...? “ gli dico poco convinto mentre scendo dall'auto.

“ No! Non c'è... l'hai dimenticato a casa del tipo “.

Accende la luce interna e perquisisce con gli occhi tutto l'abitacolo.

“ Che cazzo! Non c'è! “ mi guarda con la faccia perplessa, scuote la testa.

“ E poi... perché cazzo hai delle pantofole ai piedi? “.












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