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lavoro pubblicato sabato 7 aprile 2018
ultima lettura venerdì 15 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Odi et amo

di LadyBrett. Letto 192 volte. Dallo scaffale Pensieri

Odi et amoAmo un flusso di coscienza, scrivere di getto, quasi alla James Joyce. Odio non tutti possono capire, cos’è che stai facendo, e...

Odi et amo

Amo un flusso di coscienza, scrivere di getto, quasi alla James Joyce. Odio non tutti possono capire, cos’è che stai facendo, e poi chi era James Joyce?

Amo i gesti sinceri, le cose semplici, gli sguardi complici. Odio quelle cose mai dette, che poi diventano macigni, che poi è troppo tardi e forse è meglio lasciar stare.

Amo iniziare cose nuove, ma odio non finirle mai.

Amo “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale”, odio “E ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino”.

Amo Ernest Hemingway, Ernesto Che Guevara, L’importanza di chiamarsi Ernesto. Odio: “tuo figlio non puoi chiamarlo Ernesto, è un nome pesante, è un nome difficile, ma poi che razza di nome è?”

Amo Cent’anni di solitudine, amo moltissimo Macondo e soprattutto amo Gabo, ma odio che nemmeno Amaranta la puoi chiamare: “è un nome pesante, è un nome difficile, e poi… che razza di nome è?”

Amo il mare, le risate incontenibili, i gabbiani, gli aperitivi d’estate. Amo la sabbia, anche quando brucia, i piedi scalzi, i capelli al vento, la doccia il pomeriggio, l’abbronzatura evidente. E di tutte queste cose, davvero, non c’è nulla che io odi.

Amo la lingua italiana e anche quella straniera. Amo farne buon uso, le parole gentili, sentirne il loro suono ed anche quello del silenzio. Odio le parole offensive, ancor più se necessarie.

Amo Cortázar, il modo in cui scriveva, quello in cui pensava. Amo il forte accento, starei ore ad ascoltarlo, ma odio saperlo morto.

Odio: ho sbagliato qualche cosa; “oddio che cos’è che ho detto!?”; partire il giorno prima oppure quello dopo… Amo non prendermi troppo sul serio, ho fatto un’altra gaffe, riderne di gusto e sentirmi proprio io.

Amo i miei nipoti e ne amo proprio tutto. Odio un giorno soffriranno, perché la vita è questo, perché tutti poi soffriamo e nessuno può impedirlo.

Amo pizza e birra bella fresca. E poi amo “a me piaci così tanto, che se mi parli di Borges poi mi piace anche lui”, e forse questa è la cosa che amo più di tutte; però odio chissà se te lo ricordi e poi quelli come Borges non li capisce mai nessuno.

Amo la buona musica, tutta. Odio la musica non buona.

Amo gli abbracci, le serate d’inverno, il fuoco acceso, leggere un libro. Odio il libro non mi prende, fa davvero troppo freddo, l’inverno mi ha stufato e poi qui non c’è nessuno.

Amo “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, ma poi odio, e se ci pensi questo è un po’ bizzarro, una notte d’inverno trascorsa in viaggio. Odio l’Intercity, odio quell’odore, sentirmi un po’ osservata, non riuscire mai a dormire.

Odio Sanremo. Lo odio davvero! Ma amo quella storia del divano, col pigiama color glicine, commentare la puntata, Jen che era disponibile e anche il frigo "riempito bene".

Amo certe cose che iniziano e poi non finiscono più. Odio certe cose che iniziano e poi non finiscono più.

Amo gli animali, amo i loro occhi e l’immensa ingenuità. Odio l'auto che li investe, la mano che li tortura e quella che li uccide.

Amo lasciare agli altri la presunzione di sapere e capire tutto; odio c’è chi è convinto che gli altri non sappiano oppure non capiscano.

Amo potrei continuare a scrivere ore senza mai stancarmi. Odio: le cose lunghe non c’è nessuno che le legge.

Odio tutto ciò che è retorico e banale e odio ancor di più: Vale, questo scritto un po’ lo è...

Eppure, sai, va a finire che lo amo.


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