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lavoro pubblicato sabato 7 aprile 2018
ultima lettura mercoledì 18 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

AoD - 1 - I Gendarmi dei Re [cap 20 (fine)]

di GhostWriterTNCS. Letto 352 volte. Dallo scaffale Fantasia

Raémia è un mondo ricco di magia, e i numerosi Reami, popolati da altrettante specie diverse, sono posti sotto il controllo di sei Re: persone illuminate che garantiscono pace e prosperità al mondo intero. O almeno così era un tempo.....

20. Senza ritorno

«Goldenstadt» affermò Shamiram. «Il nuovo laboratorio è nella Capitale Gialla.»

Bengal si voltò con disappunto, Alisha abbassò lo sguardo e Giako esalò una colorita imprecazione.

«Quanto è lontano?» chiese Jehanne al mezzelfo a bassa voce.

«Con i draghidi meno di una settimana, ma con gli ippolafi ci vorrà più di un mese.»

«E non è tutto» proseguì Shamiram. «Se il nuovo laboratorio è a Goldenstadt, vuol dire che i ribelli l'hanno già conquistata. Non mi stupirebbe scoprire che il Re Giallo è stato fatto prigioniero.»

«Cosa facciamo?» chiese Alisha, preoccupata. «Il laboratorio è troppo lontano, e anche se lo raggiungessimo, come faremmo ad infiltrarci nella Capitale Gialla?»

«Per prima cosa informiamo la Regina,» stabilì Bengal, «poi decideremo cosa fare.»

Mentre Shamiram prendeva il suo specchio, l'ippolafo di Giako andò dal suo padrone e gli diede una leggera musata su un braccio.

Il Gendarme lo accarezzò dolcemente. «Tranquillo, non ti lascio indietro. Però, cazzo, cerca di non schiacciarmi di nuovo.»

L'animale fece uno sbuffo di assenso.

***

Il grande orologio costruito sull'obelisco segnava la prima ora del giorno, eppure nella piazza centrale si era già riunita una grande folla. La voce della fuga del Governatore si era sparsa a macchia d'olio e tutti erano accorsi per sentire quello che Rossweisse, il capo dell'esercito nonché ambasciatrice della Regina, aveva da dire.

All'orario prestabilito, la semidea salì sul palco, decisa e solenne, scortata dalle sue compagne amazzoni. Indossava la sua elegante armatura da parata, blu e argentea, così luminosa da sembrare una stella. La sua presenza venne accolta da un brusio di ammirazione, ma non mancarono alcune grida da vari punti della piazza, per lo più domande di chiarimenti.

«Quella che sto per darvi è una cattiva notizia» esordì Rossweisse, la voce forte e chiara. «Jérome Grangér, il Governatore di Grandeforêt, ci ha ingannato.» Fissò la folla, cercando gli sguardi dei presenti. «Il suo compito era portare pace e prosperità a queste terre, invece è stato egoista: ha agito nell'ombra, ha tramato alle vostre spalle. Voleva vendervi ai ribelli per ottenere ricchezza e potere, ma siamo riuscite a fermarlo.» Nel dirlo si portò una mano al petto, là dove spiccava la corona blu della Regina: doveva sottolineare che quel "noi" includeva le amazzoni, ma anche la sovrana che loro rappresentavano. «Ora è in fuga, ma state certi che lo troveremo. Il suo tradimento verrà punito. Sarà fatta giustizia!» Allargò le braccia, e subito la folla rispose con un ruggito di assenso. Rossweisse attese che il vociare si attenuasse, a quel punto proseguì il suo discorso: «La nostra Regina nominerà presto un nuovo Governatore, così che Grandeforêt, la vostra casa, possa ritrovare la serenità perduta. Fino ad allora, l'incarico verrà assegnato alla mia seconda in comando: Persephone.»

La semidea allargò un braccio e fece un passo di lato, quindi la metarpia avanzò al suo fianco. Anche lei indossava l'armatura da parata: era meno appariscente rispetto a quella di Rossweisse, ma non per questo meno raffinata.

Anche Persephone fece un breve discorso davanti alla folla radunata nella piazza, Artemis però aveva altro per la mente. Prima di tutto: dov'era il Governatore? Molto probabilmente era volato a est su un grifone, dove i ribelli avrebbero potuto proteggerlo. Ci sarebbe voluto troppo tempo per trovarlo, e loro non potevano sprecare uomini: anche mentre parlavano, l'esercito nemico continuava ad avanzare.

«Sta andando meglio del previsto» commentò Derinoe.

Artemis le lanciò un'occhiata. Nessuna delle due poteva vantare una vera armatura da parata, quindi - come le altre amazzoni - stavano indossando le loro armature normali tirate a lucido. Per l'occasione la felidiana sfoggiava la sua claymore, imponente ma elegante, la canidiana invece portava la sua esotica katana al fianco e la spada magica del nemico dietro le spalle.

«Che vuoi dire?»

«Temevo che i ribelli avrebbero mandato qualcuno a sobillare la folla, invece sembra stia andando bene.»

«Merito di Rossweisse» dichiarò Artemis, fiera della propria maestra.

«Merito della loro ignoranza» ribatté Derinoe. «Imbrogliare una folla di idioti è un gioco da ragazzi.»

«Cerca di non farti sentire» la ammonì la felidiana. Si trovavano su una balconata ed era improbabile che qualcuno le stesse ascoltando, tuttavia non voleva creare inutili disordini.

«Rilassati, non voglio certo inimicarmeli. Se, come immagino, la guerra si protrarrà, avremo bisogno anche di loro per combattere i ribelli.»

Questa volta Artemis non ribatté. I loro nemici si erano dimostrati temibili e organizzati: nella migliore delle ipotesi ci sarebbero voluti mesi a debellarli. E di sicuro il mondo non sarebbe stato più lo stesso.

La felidiana osservò Rossweisse e Persephone. Erano alcuni metri più avanti ed erano rivolte verso la folla, quindi lei poteva vederne solo le schiene. Si disse che probabilmente non le avrebbe più viste da quella prospettiva. I ribelli stavano già marciando nei Reami Blu, tuttavia i due capi dell'esercito non sarebbero andati al fronte: la metarpia doveva occuparsi di Grandeforêt fino alla nomina del nuovo Governatore, la semidea invece sarebbe tornata alla Capitale Blu e avrebbe sfruttato i suoi poteri di Gendarme Bianca per verificare la presenza di spie. Da tutto ciò ne conseguiva che sarebbero state Artemis e Derinoe a dover guidare le truppe contro i ribelli. Quando Rossweisse e Persephone gliel'avevano annunciato, la felidiana aveva sentito un brivido di terrore, ma il suo coraggio era più forte della paura.

«Non c'è che dire: hanno scelto proprio un bel momento per darci il comando.»

Derinoe si concesse un raro sorriso. «Per prendere il loro posto dobbiamo dimostrare di saper affrontare qualsiasi difficoltà. Salvare il mondo sarà un buon test.»

Artemis sorrise a sua volta. Finalmente erano d'accordo su qualcosa.

***

Alexandr stava osservando con fare pensieroso uno dei numerosi bassorilievi che adornavano il palazzo del Re Giallo. La meravigliosa opera d'arte raffigurava una battaglia fra l'armata degli dei e uno schieramento di mortali, esaltando il coraggio di questi ultimi e il loro desiderio di libertà. In un primo momento aveva pensato di far fondere quel capolavoro di metallurgia per ricavarne preziose materie prime, ma più lo osservava, e più si riconosceva nelle figure magistralmente delineate dei guerrieri mortali.

Nonostante gli sforzi dei loro antenati, il mondo sembrava tornato a secoli prima, quando gli dei soggiogavano le persone con l'inganno e le false promesse. Solo che adesso erano le persone che soggiogavano i loro simili.

Il solo pensiero gli fece rivoltare lo stomaco.

Ma adesso le cose stavano cambiando. La destituzione del Re Giallo era solo l'inizio della loro campagna di liberazione. Niente li avrebbe fermati, soprattutto ora che era aveva risolto la sua incognita più grande: Zénon Des Rosiers. L'alchimista era un tassello fondamentale del suo piano, ma in realtà non si fidava molto di lui. Il myketis non condivideva davvero i loro ideali, di questo era ormai certo, quindi doveva assicurarsi che non li tradisse. Da un certo punto di vista la perdita del vecchio laboratorio è stata quasi una fortuna: ora che Zénon si trovava alla Capitale Gialla, poteva controllarlo in maniera molto più accurata. Non era stato facile convincerlo a trasferirsi lì, ma il nuovo accordo soddisfaceva entrambe le parti.

In quel momento una guardia entrò nella stanza. «Cezarovic, signore» lo chiamò il giovane elfo. «È arivato un mesaggio da Jérome Grangér: ha ragiunto uno dei nostri forti, tra meno di una setimana sarà qvi.»

«D'accordo. Grazie Busemann.»

«C'è un'altra cosa» proseguì il giovane, che nonostante l'accento parlava abbastanza bene la lingua degli umani. «I preparativi per abattere l'obelisco sono ultimati. Inizieranno apena li avrà ragiunti.»

«Ottimo. Vado subito da loro.»

L'umano mise da parte le riflessioni sul bassorilievo e si diresse a passo spedito verso la piazza centrale della città.

Gli obelischi erano il simbolo più evidente della presenza dei Re, quindi era fondamentale distruggerli tutti. Oltretutto l'obelisco della Capitale era a dir poco enorme, quindi abbattendolo i ribelli avrebbero dimostrato a tutti la loro forza.

Era giunto il momento di dare ufficialmente inizio alla loro guerra di liberazione.


Epilogo

«Arrivati a questo punto, è chiaro che il Re Giallo è prigioniero dei ribelli, se non addirittura loro alleato» concluse Pentesilea in tono grave.

L'uomo dall'altra parte dello specchio magico rifletté in silenzio per alcuni istanti. Era un orco dalla carnagione pallida, aveva le iridi arancioni e degli strani segni neri sotto gli occhi, simili a righe di lacrime. Aveva un fisico asciutto ed era impossibile stabilirne l'età. «Sapevamo che una cosa del genere sarebbe successa, prima o poi» affermò. «Dopo quanto successo alla Corte Gialla, non mi stupisce che il popolo si sia rivoltato.»

Nell'ultimo ventennio ben due Re Gialli erano morti in circostante misteriose, e questo aveva comportato una grave instabilità in tutti i relativi reami. Tutti sapevano che la Corte Gialla era un nido di vipere, ciononostante gli altri Re non erano potuti intervenire perché altrimenti ne avrebbero violato la sovranità. A giovare della situazione erano stati soprattutto i Governatori: la mancanza di un solido controllo aveva permesso loro di fare di fatto quello che volevano, molti avevano aumentato le tasse e quasi tutti si erano intascati buona parte delle imposte. Come sempre ad avere la peggio era stato il popolo, costretto a patire la situazione e privo di mezzi ufficiali per difendersi.

«Havard, data la situazione, è nostro dovere intervenire» affermò Pentesilea. «Quello che mi chiedo è come dovremmo farlo. Se usassimo la nostra autorità per imporre un nuovo Re, rischieremmo solo di alimentare il dissenso.»

«Lo penso anch'io» confermò l'uomo. In quanto Re Nero e Re Immortale, aveva assistito all'evolversi del mondo insieme a Pentesilea, e sapeva che le sei monarchie avevano intrapreso un processo di mutamento ormai inarrestabile. Un processo lungo e graduale che negli ultimi anni aveva subito una repentina accelerazione, tale da metterne in pericolo l'esistenza stessa. «Una cosa è certa: non possiamo prendere una simile decisione da soli. Dobbiamo convocare quanto prima gli altri Re, e dobbiamo farlo faccia a faccia. Questi specchi sono sicuramente molto comodi, ma certe cose necessitano di guardarsi negli occhi.»

«Lo so, e sono d'accordo con te. Mi metterò in contatto con gli altri Re per stabilire data e luogo dell'incontro.» Esitò un momento. «Ora, non voglio dire che non mi fido di loro, ma temo che non tutti risponderanno al nostro appello.»

Havard sapeva esattamente a cosa si riferiva la Regina Blu: così come gli ultimi Re Gialli si erano fatti egoisti, anche altri monarchi avevano anteposto gli interessi personali a quelli dei loro popoli, alimentando il dissenso e indebolendo la fiducia nei Sei Re. Ma le parole della faunomorfa avevano risvegliato in lui un'altra considerazione. «A proposito di fiducia, c'è qualcosa che vuoi dirmi?»

L'espressione di Pentesilea tradì la sua ammissione di colpevolezza. «Immaginavo l'avresti scoperto. A mia discolpa, posso dirti che è stata un'idea di Shamiram. Ho provato a dissuaderla, ma le informazioni di Moros erano troppo importanti per andare perdute. È grazie a lui se sappiamo che il Governatore di Grandeforêt è in combutta con i ribelli.»

Havard fece un mugugno di assenso. Pur avendo rinunciato al ruolo di sua madre, lui rimaneva un semidio dell'oltretomba, quindi aveva percepito distintamente la resurrezione del felidiano. Uno dei compiti degli dei dell'oltretomba, e forse il più importante di tutti, era proprio quello di impedire ai morti di tornare tra i vivi, tuttavia non intendeva perseguire Shamiram e Bengal per quanto accaduto. Non subito per lo meno.

«Tornando ai ribelli: se hai bisogno di supporto militare, posso fornirti alcune delle mie truppe» proseguì il Re Nero.

«Grazie, Havard, lo terrò a mente. Arrivederci.»

«Arrivederci, Pentesilea.»

L'incantesimo si dissolse e i due Re Immortali rimasero immobili a osservare i rispettivi riflessi, pensierosi.

Il destino del mondo era incerto, e altrettanto incerto era il futuro delle sei monarchie. Una cosa era certa: la guerra era alle porte, una guerra come Raémia non ne aveva mai viste prima.

***

Jérome Grangér, ex Governatore di Grandeforêt, corse nella stanza e si chiuse la porta alle spalle. Ansimava, aveva i capelli in disordine e i pregiati abiti da viaggio erano tutti stropicciati.

Si guardò intorno atterrito. Appena individuò un grande armadio, vi si fiondò dentro e tirò verso di sé i battenti. Il cuore gli batteva all'impazzata: aveva l'impressione che loro potessero udirlo fin dal corridoio.

Tremante come una foglia, si rannicchiò sul fondo dell'armadio vuoto, implorando di non essere trovato.

La porta della stanza venne aperta con violenza e delle voci affollarono l'ambiente. Parlavano una lingua a lui sconosciuta, ma sapeva che si stavano avvicinando. I battiti del suo cuore divennero una raffica forsennata: l'avrebbero trovato, l'avrebbero trovato.

L'armadio venne aperto e delle braccia imponenti lo trascinarono fuori.

«No, vi prego!» esclamò l'ex Governatore, in lacrime. «Farò tutto quello che volete! Vi prego, vi dirò ogni cosa!»

Gli uomini che l'avevano trovato, due robusti demoni, non gli diedero ascolto e lo trascinarono fuori dalla stanza, poi lungo il corridoio.

Il myketis continuò a implorare, a piangere e a strillare, ma il suo era fiato sprecato.

Arrivati nell'ingresso, i due demoni lo gettarono a terra. Quell'edificio era un forte di piccole dimensioni, situato in cima a una collina per controllare il territorio circostante. Un gruppo di demoni lo aveva assalito all'improvviso e aveva massacrato tutti i soldati presenti nel giro di pochi minuti.

Qualcuno prese Jérome per i capelli e gli sollevò la testa. Solo in quel momento il myketis ebbe modo di osservare il demone che torreggiava su di lui. Aveva la pelle viola e un fisico atletico, ma in realtà non era così alto. Aveva tre corna, di cui il centrale più corto degli altri, e degli zoccoli al posto dei piedi.

«È lui?» chiese il demone a uno di quelli che aveva trascinato lì il Governatore.

Il diretto interessato, un guerriero particolarmente robusto, annuì.

Non aveva parlato la lingua dei myketis, ciononostante Jérome provò a implorare pietà. Quello che aveva davanti sembrava il capo, doveva convincerlo a risparmiarlo.

Il demone però non lo ascoltò, anzi non sembrò nemmeno capire le sue parole. Sguainò la sua spada: un'arma dal filo frastagliato e con la guardia particolarmente elaborata.

Il Governatore sgranò gli occhi: quella era una delle loro spade magiche, ne era più che certo.

«Il braccio» ordinò il capo in un dialetto elfico.

Il robusto demone di prima afferrò la mano destra di Jérome e la sollevò mentre qualcun altro continuava a tenere fermo il myketis.

«No! No, vi prego!» implorò Jérome. «Vi prego, no!»

Un grido atroce esplose nella stanza quando la lama calò sul braccio, tagliandolo poco sotto la spalla. Fiotti arancioni imbrattarono il pavimento già sporco di sangue, ma nessuno batté ciglio.

Il demone con tre corna prese l'arto mozzato e andò verso l'ingresso del forte. Un terrorizzato soldato elfo lo attendeva, piantonato da un manipolo di demoni con le armi lorde di sangue.

«Ecco il mio dono per il tuo capo» affermò l'uomo. «Con gli omaggi di Drakuzan Šjtsunen.»

L'elfo non osò parlare. Con mano tremante prese il braccio del Governatore e poi partì su un ippolafo, diretto verso la Capitale Gialla. Per avere salva la vita aveva accettato di portare un messaggio: il massacro di demoni non sarebbe rimasto impunito. Tutti i clan si erano riuniti sotto la guida di Drakuzan Šjtsunen, il demone con tre corna che aveva deciso di incarnare la rabbia e il dolore dei suoi simili. Monarchici o ribelli, non avrebbe fatto differenza: in un modo o nell'altro erano tutti colpevoli per lo spargimento di sangue innocente. E tutti quanti avrebbero pagato.


Note dell'autore

Ciao a tutti!

E così siamo arrivati alla fine di I Gendarmi dei Re. Ovviamente come prima cosa ci tengo a ringraziarvi per aver letto la mia storia :D

Nell'ultimo capitolo ho fatto una "panoramica" sulla situazione attuale. Il gruppo di Giako ha scoperto che l'alchimista è nel cuore del territorio ribelle, quindi dovranno ponderare bene le prossime mosse. Per quanto riguarda le amazzoni, sia Rossweisse che Persephone hanno dei compiti improrogabili, quindi toccherà ad Artemis e Derinoe guidare le truppe. E nel frattempo i ribelli non se ne stanno con le mani in mano, al contrario Alexandr è deciso a scoprire le carte e cambiare il mondo.

Come se non bastasse, è comparso un nuovo fronte: i demoni, che fino a quel momento sono stati solo delle vittime, hanno deciso di alzare la testa e di combattere sia contro i lealisti che contro i ribelli.

Come ormai avrete intuito, non ci sarà una guerra "buoni contro cattivi", ma piuttosto uno scontro fra fazioni con motivazioni diverse (più o meno condivisibili).

Volendo metterla in maniera un po' irriverente, avremo gli "abbastanza buoni", i "tutto sommato cattivi" e i "decisamente arrabbiati". E voi da che parte state? :P

Purtroppo non vi so dire quando pubblicherò il seguito di Age of Dusk, in compenso sto già scrivendo un altro racconto. Inizialmente mi ero messo a riscrivere Senza memoria, poi però ho deciso di "riordinare" tutte le mie storie per stabilire un ordine di pubblicazione. E ho deciso che la prima storia apparterrà alla saga Age of Epic, prequel di Age of Dusk, dove spiegherò le origini di Raémia (ma non solo).

Quindi il prossimo racconto che pubblicherò dovrebbe essere il primo in assoluto di TNCS (almeno secondo questa nuova cronologia): AoE - 1 - Eresia. Come da tradizione, ci saranno vari collegamenti con altre storie, ma non voglio spoilerare.

Purtroppo sono ancora un po' indietro, quindi penso che il primo capitolo uscirà non prima del primo weekend di maggio (devo avere tempo di scrivere, riscrivere e riscrivere ancora :P).

Un'ultima curiosità: come ho già detto ad alcuni recensori, in futuro mi piacerebbe trasformare TNCS in qualcos'altro: prima volevo farci degli anime, o magari dei film, ora spero in una serie di videogiochi. Una cosa è certa: continuerò a lavorare sulle mie storie per renderle sempre più ampie e interessanti, quindi ogni suggerimento e/o critica costruttiva sarà d'aiuto XD

Bene, adesso è davvero tutto (per ora).

Grazie ancora per essere arrivati fin qui e come sempre alla prossima! ^.^

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Commenti

pubblicato il venerdì 4 maggio 2018
31243059946774, ha scritto: Ciao. E' da parecchio tempo che non "recensisco" più le tue storie. Per tutto questo tempo, avevo anch'io da scrivere. Tralasciando questo, finalmente posso dare il mio giudizio che non è molto positivo, purtroppo. Ma vado con ordine: Quando ho ripensato alla Contessa Genseldur, mi sono detto che magari ci sono altri tuoi capolavori, invece mi dovevo ricredere. All'inizio, pensavo che questa storia fosse un'aria fresca e pulita che mi accarezzava la faccia tipo lo scontro iniziale che era proprio bello fluido così come i due protagonisti: Giako e Jehanne. Una squadra perfetta. Fra l'altro molto simpatici entrambi. Mi piaceva l'idea che Giako doveva sconfiggere un mostro. I suoi ricordi di quando l'aveva affrontato e pure perché esisteva una simile creatura mi piacevano. Sono molti noiosi i loro viaggi sia da un parte che dall'altra, ma lo scontro con quel mostro era intenso. Inoltre, non mi piaceva per niente le barriere che Shamiram e Alisha devono affrontare per riportare in vita Bengal perché le ho trovate abbastanza insensate. E per fortuna, che è andato a segno questa missione, altrimenti sarebbe risultata irritante e basta. La verità mi ha stupito non poco, anche se è un po' cortina. Il demone dentro una spada è forte come idea. Il capitolo 19 è ricco di colpi di scena, peccato solo che era noiose le scene in cui si svolgevano. Un po' fatto male questo. Il presunto finale, purtroppo, non riuscivo a mandare giù perché sembrava diviso in due pezzi. Il cerchio non si chiudeva, ma rimaneva troppo aperto. Quando l'ho letto il capitolo, ho pensato che tutte quelle idee che c'erano fossero perfette per riuscire a eguagliare la Contessa. Invece sono diventate una massa d'aria calda che mi hanno dato solo fastidio. L'inizio era proprio originale. Anche le caratteristiche dei personaggi erano fatte bene, eccetto per le amazzoni che, secondo me, erano anonime. Alla fine, potevo pur capire di voler continuare e di lasciare il finale aperto, ma almeno una delle due storie si poteva concludere. Trovo il capitolo finale/panoramico un vero e proprio disastro. E la considero una cavolata in piena regola. Una cosa che proprio non mi piace sono le domande. Sono inutili! Vorrei dirlo, ma lo penso solo: mi sembra un buco nell'acqua, ma può darsi che in fondo mi sbaglio. Dopotutto, ho apprezzato molti capitoli. Non tutti, ma secondo me, il finale rovina molto forse anche troppo il resto. Mi piace e non mi piace allo stesso tempo. Inoltre, ci ho pensato un po' e non mi piace come storia perché la considero molto corta e un po' povera di contenuto. Se lo devo ammettere, però, è scritta benissima la storia. Io mi fermo qui. Ti saluto.

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