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lavoro pubblicato venerdì 30 marzo 2018
ultima lettura giovedì 17 gennaio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

A IMMAGINE E SOMIGLIANZA - Epilogo

di RobertoBontempi. Letto 227 volte. Dallo scaffale Fantascienza

A IMMAGINE E SOMIGLIANZA - Epilogo"Mio giovane Consolatore" aveva manifestato Jav a questo proposito, "gli uomini con una loro piccola...

A IMMAGINE E SOMIGLIANZA - Epilogo

"Mio giovane Consolatore" aveva manifestato Jav a questo proposito, "gli uomini con una loro piccola creazione riuscirono a concentrare la luce in un sottilissimo raggio e questo permise loro di conoscerne meglio le proprietà.
Anche così costretti però i fotoni continuavano a orientare incoerentemente i loro spin. Quindi, frenati dalle varie fonti gravitazionali all'intorno, sono privati di accelerazione spostandosi costantemente con la massima velocità d'equilibrio con l'ambiente. Gli uomini non capirono mai che la velocità della luce non è affatto costante nelle varie zone dell'universo ma, ad esempio, è minima negli ammassi stellari e massima nei vuoti intergalattici; e non capirono mai che, orientati stabilmente i loro spin verso o contro una certa sorgente gravitazionale, i fotoni accelerano a velocità praticamente infinite. Questo inibì i loro tentativi di diffondersi nello spazio, almeno finquando io c'ero. Forse se non li avessi lasciati a loro stessi, se non mi fossi limitato a osservare i loro sforzi senza mai intervenire ma avessi guidato il loro istinto creativo..."
"Se questi uomini erano tanto per te perché li abbandonasti, Jav?
"All'inizio dimostravano di aver bisogno di me. Mi consideravano fornito di caratteristiche sovrannaturali, mi adoravano, mi invocavano. Richiedevano il mio intervento e il mio aiuto nelle più piccole circostanze. Io, naturalmente, non intervenivo quasi mai se non nelle grandi linee e secondo i miei disegni di base. Ma ti confesso che me ne sentivo oltremodo lusingato. Non prendevo parte alle loro piccole vittorie e non avevo colpa delle loro tragiche sconfitte; eppure me ne attribuivano sempre la causa.
Si sentivano miei figli (secondo l'attitudine procreativa che avevano). Allora mi volevano, mi amavano.
Poi pian piano vennero le delusioni: sembrarono disinteressarsi a me quasi si fossero autocreati e che potessero fare tranquillamente a meno del loro Creatore. Ne rimasi così amareggiato e indispettito che fui lì lì per distruggerli.
E così me ne andai per sviluppare altre idee, altri progetti."
"E nessuno di questi ti ha soddisfatto? Nessun'altra creazione ha appagato il tuo senso creativo?"
"No, mio buon compagno, mai a lungo. Ho tentato di ripetere altrove il caso dell'uomo o di produrre qualcosa di equivalente, se non di superiore. Ansiosamente. Freneticamente. Ma i miei tentativi di riprodurre la vita in maniera tanto complessa sono sempre falliti.
Ora ne sono convinto: l'uomo è stato il culmine del mio genio. Nel ripudiarlo ho perso il mio merito, la mia gloria maggiore. Mi sento menomato, Liv."
Jav il Creatore e Liv il Consolatore, due masse fotoniche turbinanti nello spazio, col libero accesso ovunque, con una quasi totale padronanza sulla materia ma con l'intimo oppresso da uno sconfinato senso di inutilità.
Proseguivano ormai a caso fra nubi atomiche estremamente rarefatte, fotoni vaganti e astri che spesso si disfacevano sul loro cammino.
Stella dopo stella, mondo dopo mondo.

Liv continuava ad apprendere e cercava sempre spensieratamente di alleviare le pene del compagno.
"Il mondo degli uomini, la Terra, era un po' il mio laboratorio" espresse Jav una volta. "Lì, in quell'ambiente angusto che non aveva in sè niente di particolare o di notevole, concepii l'idea della vita e me ne sentii tremendamente fiero. Riuscii ad attuarla fortunosamente con una particolare composizione di atomi leggeri. Creai alcune forme, prima minuscole, poi sempre più complesse e multiformi, stabili o mutanti ma sempre con la caratteristica basilare dell'accrescimento e della riproduzione autonoma.
Di alcuni risultati rimasi soddisfatto; di altri mi stancavo dopo qualche tempo e allora ne interrompevo lo sviluppo o li distruggevo. Lo feci, ad esempio, con certe creature di scarso intelletto che l'uomo chiamò poi dinosauri.
Quel pianeta ruotò milioni, miliardi di volte intorno al Sole, mio prezioso Liv, ma io non mi fermavo. Fui instancabile ed i successi precedenti mi incoraggiavano a continuare complicando, perfezionando, sperimentando. E fra tutto questo venne fuori l'uomo, il risultato migliore. Non tanto per la forma, bada, che in sè era meschina; ma per la sensibilità e l'intelligenza creativa che c'era in quella forma. Era una creatura magari pateticamente presuntuosa e inquieta, però energica e spirituale, intraprendente e poetica, sempre piena di inventiva. In essa riscontravo le principali caratteristiche personali presenti in noi, Entità di luce.
Proprio così, Liv: pur con tante limitazioni materiali l'uomo era fatto a mia immagine e somiglianza."

La moltitudine di stelle era sempre enorme, innumerevole, e in mezzo ad essa Jav e Liv si proiettavano verso un nuovo sistema che gravitava da tempi remoti e che, probabilmente, di lì a poco si sarebbe trasformato in una spettacolare chiazza inebbriante e poi in una nullità cosmica qualsiasi. E dopo sarebbe toccato a un'altra stella, e poi ad altre ancora.
Fino a quando? Quante stelle avrebbe dovuto ancora distruggere Jav per tornare a essere un Creatore? Ma ogni nuova esplosione lo faceva sentire più vicino alla fine della sua ricerca, accresceva in lui quel furore ossessivo che lo spronava mentre continuava a tormentarsi e a ripetersi:
'Come ho potuto perdere il ricordo del luogo? Forse Liv ha ragione: noi vecchi decadiamo mentalmente.'
Eppure non poteva essersi sbagliato. Anche se le stelle nel frattempo avevano cambiato posizione, era tutto facilmente calcolabile e riproducibile a ritroso. Dove aveva cercato la Terra inizialmente i riferimenti delle quasi perenni nane brune c'erano quasi tutti. Il Sole no; quello non c'era lì nella periferia della galassia, di quella particolare galassia.
‘E quindi' si disse, 'sempre avanti, Jav, Creatore di distruzioni, ma cerca, cerca.'

Ne percepirono la presenza eterea e luminosa all'improvviso. L'Entità di luce che li fronteggiava sembrava uno di loro. Ma non lo era.
"Io, o Creatori" comunicò in risposta, "sono un Uomo."
Videro nel turbinio di quei fotoni una nota di pietosa derisione e anche una fierezza smisurata. Avvertirono che quell'Essere, senza chieder nulla, sapeva già tutto della loro ricerca, delle distruzioni immani, del loro inutile girovagare.
"L'uomo che ho creato era diverso" riuscì a significargli Jav, "era bisognoso di un padrone, era fragile, desideroso di appellarsi a qualcosa di più grande e di più forte. Tu non sei così."
"Troppo tempo è passato da allora" gli fu risposto "perchè tu potessi sperare, ragionevolmente, di ritrovare l'uomo che hai lasciato. Tu così esperto nel manipolare la vita dovresti ben sapere che soprattutto essa, fra le cose create, ha in sè il germe della trasformazione. E trasformandosi l'uomo divenne sempre meno fragile e supplice."
"L'uomo che conoscevo strisciava ancora nel fango da cui l'ho tratto."
"L'uomo sapeva ben poco, allora" gli significò l'Uomo in un perfetto sfavillio. "In te, quando percepiva la tua presenza, intravedeva ancora la Divinità, gli Angeli e altri fantasmi della mente. Ma lentamente maturò liberando il suo pensiero dalla schiavitù di tanti inutili aggravi."
'Quanto pesa la speranza' pensò Jav 'quando non la sentiamo più con noi.'
Lo avevano rinnegato senza pensare, massima ingratitudine, che un Creatore vive delle proprie creazioni. Solo nel possederle, nel sentirle ancora proprie poteva esserne ripagato.
"Per passare dal laser che tu ricordi" continuava a percepire Jav nei turbinii dell'altro, "all'orientamento degli spin fotonici, alla conquista dello spazio e al raggruppamento guidato dei fotoni in insiemi coscienti come me, per l'uomo c'è voluto solo del tempo. Molto tempo in verità. Ma Egli era fatto di atomi, Jav, non di luce come noi ed era soggetto a tutti i vincoli della materia.
Ciononostante l'Uomo, non l'uomo che tu lasciasti nel fango ma quello che si è evoluto con le Sue sole forze ha dato vita a Noi. Il Nostro Creatore è Lui.
Anche Noi, Suoi figli, ci diciamo Uomini in quanto Suoi diretti discendenti e per Suo espresso desiderio; e ne siamo orgogliosi perchè il tuo piccolo uomo Noi lo abbiamo visto grande."
Lo avevano superato sul suo terreno con la capacità creativa inculcata da lui stesso. Jav, il Creatore, aveva creato l'uomo e l'uomo aveva creato i Creatori.
"Noi sappiamo" espresse ancora l'Uomo, "che le cose che Noi stiamo creando finiranno col superarci in significato e importanza. E prima di Noi lo seppero i Nostri Creatori; scelsero di scomparire affidandoci la Loro eredità spirituale e il compito di cancellarne ogni traccia che non fossimo Noi stessi."
Adesso per Jav era anche peggio che essere surclassato. L'Essere, senza volerlo, continuava a umiliarlo:
"È una semplice lezione naturale, valida per qualsiasi Creatore: a un certo punto ogni creatura ha bisogno di evolversi autonomamente senza che la presenza del proprio creatore ne condizioni lo sviluppo.
Capito questo gli uomini si riunirono tutti sul pianeta d'origine che divenne il loro tempio prima di esserne la tomba."
"Un tempio dici?" volle equivocare Jav con l'equivalente di un sussulto. "Allora l'uomo conservò sempre il ricordo del suo Creatore."
"No, Jav, non cullare illusioni. In esso l'uomo contemplò e celebrò unicamente i ricordi della Sua Umana Grandezza.
Ma il ricordo è poca cosa in confronto a quanto realizzato: ben sapeva che Noi da soli potevamo raggiungere mete impensabili per Lui.
Sommati i fattori si sentì superfluo e volle finire.
Il Sole è stata l'unica nova esplosa per causa nostra."
"E ora" gli chiese Jav in uno sfarfallio di sconforto, "cosa vuoi da noi, Uomo?"
"Tranne pochi di voi che hanno preferito disperdere nello spazio la propria essenza o che si sono lasciati assorbire dai buchi neri" spiegò quietamente l'Uomo, "i vostri simili sono con Noi. Nessuno vaga più senza scopo oltre i confini dell'universo. Voi due siete le ultime Entità di luce a non far parte della Famiglia Umana."
"E con Voi che scopo avremmo?" chiese Liv.
"Noi siamo tutti Creatori. E ciascuno di voi potenzialmente lo è anche se vi contentate di qualificarvi 'il Puntiforme', l' 'Onnipotente', ' l'Irremovibile' e così via. C'è sempre qualcosa da creare. Nell'extradimensionale, per esempio.
Da soli distruggevate mondi; con Noi produrrete interi universi."
"Jav, Maestro..." cominciò a turbinare Liv con cenni implorativi.
"Sì, Liv, mio incomparabile Consolatore" fece Jav guizzando via, lontano. "Ho capito. Va tutto bene."

'Ha bisogno di me, l'uomo, perchè è debole e indifeso.'
Fra tante minuscole e lontane favelle colorate, tutte belle, tutte miracoli di altre creazioni, Jav turbinava solitario e meditava.
'Sempre desideroso di esibire intelligenza e sapere ... per sentirsi più importante, povero piccolo uomo ... sempre pronto a divertirsi e ad azzuffarsi ... per forza, tenera creatura bella, per rendere meno grama l'esistenza ... e crei ... per sentirti simile a Me...'
Le stelle che sfolgoravano tutt'attorno a Jav erano tante, ma una sola al momento lo interessava.
'È gialla. È lei.' Turbinò furiosamente verso di essa. 'È il Sole degli uomini.'
E se non? Cosa importava? Una nova in più o in meno. C'erano centinaia di miliardi di stelle nella Via Lattea.
'Fatevi trovare, figli miei cari. Guiderò i vostri passi, vi perfezionerò. Con me il miracolo che già siete diverrà qualcosa di veramente sublime e grandioso.
Fate che vi ritrovi, perchè così ... non sono nulla.'
Le stelle sul lungo cammino di Jav risplendevano. E morivano.

Roberto Bontempi

(Vi do appuntamento a venerdì prossimo, 6 mar, con la prima puntata di un mio romanzo breve)



Commenti

pubblicato il giovedì 5 aprile 2018
AnnaCostanzo, ha scritto: Gran finale
pubblicato il giovedì 5 aprile 2018
ClaudiaRosto, ha scritto: Fantastico
pubblicato il giovedì 5 aprile 2018
ValeGiusti, ha scritto: Grandissimo racconto
pubblicato il giovedì 5 aprile 2018
PeterGardini, ha scritto: Mi sono davvero goduta questa storia
pubblicato il giovedì 5 aprile 2018
SoniaBattiston, ha scritto: Bravissimo
pubblicato il giovedì 5 aprile 2018
StefaniaOrlando, ha scritto: FENOMENALE

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