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lavoro pubblicato lunedì 26 marzo 2018
ultima lettura martedì 19 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Something are changing - Qualcosa sta cambiando. Cap. 2

di FrammentiDiAmetista. Letto 311 volte. Dallo scaffale Fantasia

In coda, per salire sul pullman, avvertii quell’irritante formicolio alla nuca. Kyle era dietro di noi. Domani gliene avrei cantate sicuramente 4 anzi meglio 8, ma ora no di certo mi faceva male la testa. Che rabbia… sicuramente aveva ...

In coda, per salire sul pullman, avvertii quell’irritante formicolio alla nuca. Kyle era dietro di noi. Domani gliene avrei cantate sicuramente 4 anzi meglio 8, ma ora no di certo mi faceva male la testa. Che rabbia… sicuramente aveva approfittato della situazione che si era creata e aveva volontariamente lanciato la palla verso di me. Salimmo sul pullman, Astrid ed Austin trovarono posto davanti, mentre io mi diressi sul fondo del pullman e trovai gli unici due posti liberi. Prima che potessi chiamare Astrid o Austin, Kyle prese posto accanto a me: << Non farti strane idee, il pullman è tutto occupato; l’unico posto libero è questo.>>

Cercai di mantenere la calma. Mi aveva appena tirato una palla in testa ed ora sedeva accanto a me come se nulla fosse successo, senza nemmeno chiedermi scusa. Ma infondo lo sapevo, non avrebbe mai chiesto scusa.

Mi guardò per qualche istante e fece una risatina << Che bel bernocolo, dovresti metterci un po’ di ghiaccio.>>

Mi voltai e lo guardai con occhi sgranati; che bel bernocolo? Che bel bernocolo aveva detto? Volevo urlare, urlare a più non posso e rompergli i timpani. Cercai di calmarmi, se avessi urlato saremmo finiti fuori strada. << Sai, questo bel bernoco, è tutto colpa tua >>, dissi con tono di rabbia.

<< Hey,calmati! Mica è colpa mia, io sono caduto, poi dove sia andata la palla non è di certo colpa mia. Potevi schivarla sai? >>

<< Idiota patentato, lo sai benissimo che andava troppo veloce. L’hai fatto apposta. Volevi farmela pagare per il mio comportamento di prima in mensa e ci sei riuscito. Ma, immagino che delle scuse siano fuori questione. >> mi voltai e guardai fuori dal finestrino senza attendere risposta.

<< Mi dai dell’idiota patentato? Non hai nulla di meglio da dirmi idiota? E le mie scuse te le puoi anche scordare, la colpa non è mia. È colpa tua che non hai schivato la palla.>>

Adesso avevo davvero un’ insaziabile voglia di prenderlo a calci e a pugni, aveva raggiunto il limite. Anzi l’aveva oltrepassato chiamandomi idiota.

<< Idiota a me ? ma ti sei visto? Giri sempre con la barbie della scuola solo perché te la da e sei un menefreghista del cazzo. >>, dissi urlando. Ero particolarmente arrabbiata.

Si voltò di scatto e cominciò a fissarmi intensamente negli occhi, non vedevo rabbia, non vedevo odio, non vedevo nulla a parte quegli occhi color miele. Era rapita da quegli occhi. Diamine son così belli, lui è così bello… Mi fece un sorriso appena percettibile continuando a fissarmi. Mi stavo letteralmente perdendo in quegli occhi color miele. Provai una lieve scossa in tutto il corpo; era così che percepivo il pericolo. Gli occhi di Kyle erano cambiati, da color miele ora, erano blu come l’oceano; stupendi pensai, ma poi scossi la testa e ritornai in me.

<< Non provarci nemmeno, Kyle! >>

<< A fare cosa ? >>, chiese lui continuando a cercare i miei occhi con quel sorrisino furbo stampato sulle labbra e gli occhi sempre più blu.

<< Non provare ad ipnotizzarmi, chiaro? Anche perché non ci riusciresti. Quindi ora torna in te se no urlo e finiamo tutti fuori strada.>>

<< Urla pure. Sai cosa mi frega? >>

<< Sei proprio uno stronzo, smettila subito.>> dissi tirandogli un pugno sulla gamba. Fece una finta smorfia di dolore ed i suoi occhi tornarono normali. Alzai gli occhi al cielo, non ne potevo più. Mi chiesi dove fosse Natasha, sul pullman non c’era. Fortuna tra nemmeno due minuti sarei scesa alla fermata con Austin. I successivi due minuti passarono in silenzio. Guardavo fuori dal finestrino e cercavo di percepire se provasse odio, ma nulla. Forse i demoni erano immuni al mio potere. Austin suonò per far far capire all’autista di fermarsi alla prossima fermata. Mi alzai in piedi e misi lo zaino in spalla, ma Kyle non accennava a muoversi.

<< Puoi alzarti ?>>

<< Non ci penso nemmeno. Dovrai trovare un altro modo. >> disse in tono ostile fissando il sedile davanti ed allungando le gambe per non farmi passare. Lo fissai per diversi secondi, ma non successe nulla così decisi di scavalcarlo. Una gamba aveva già oltrepassato quelle di Kyle, stavo per alzare l’altra, quando Kyle mi afferrò per i fianchi e, facendo pressione, mi mise a cavalcioni su di lui. Ora mi guardava con un sorrisetto malizioso e mi mise le mani dietro la schiena avvicinandosi a me fulmineo. La mia fronte era a pochi centimetri dalla sua, i nostri nasi per poco non si sfioravano. Cazzo quegli occhi e quelle labbra… Mi morsi il labbra inferiore per reprimere la voglia di baciarlo. Cazzo perché era così bello?

<< Lo so che mi desideri, ma così sei un po’ spinta non ti pare ? >>, disse Kyle di punto in bianco alzando la voce, in modo che l’intero pullman potesse sentirlo. Gli rivolsi un sorriso tirato e levai le sue mani dalla mia schiena. Poi mi rimisi in piedi, lo scavalcai e mi avvicinai a lui con il viso; lui sosteneva il mio sguardo, ma io faticavo a reggere il suo e se volevo dirgli qualcosa dovevo farlo al più presto prima di crollare.

<< Sei uno stronzo! Mi fai schifo!>>, la mia voce era arrabbiata e gli tirai uno schiaffo bello forte facendogli girare la testa. Mi voltai per andare verso le porte che si aprirono proprio in quel momento. Ero rossa come un peperone in viso, un po’ per l’imbarazzo, un po’ per il nervoso; tutto il pullman mi stava fissando, ma cercai di scendere il più disinvolta possibile. Il pullman ripartì ed Austin prese a fissarmi come sotto shock.

<< Che c’è ? >>, chiesi mentre mi incamminavo verso casa. Lui aumentò il passo e mi raggiunse.

<< Nulla, solo … ti ho vista a cavalcioni su Kyle e… mi è sembrata una cosa strana, molto strana… >>

<< No nulla di strano, sempre lo solito stronzo che pensa di poter fare quello che vuole, quando vuole. >>

<< Che è successo Beth? >>

<< Dovevo scendere e quello stronzo non si spostava…. Così ho dovuto scavalcarlo… ma appena la mia gamba ha superato le sue mi ha afferrato per i fianchi e mi ha tirata giù, facendomi passare per una totalmente pazza di lui. >> Ero così arrabbiata con lui, l’avrei preso a pugni, giuro.

<< Kyle è uno stronzo, ha tutte le ragazze ai suoi piedi e le tratta come zerbini; ma con te non può… tu non cadi ai suoi piedi e riesci a tenergli testa…Credo che questo lo infastidisca particolarmente. >>

<< Perché ? >>

<<Non lo so perché, ma la cosa lo infastidisce. >>

<< Gli spaccherei le ossa se solo potessi.>>

<< Non credo sia possibile…>>

<< E perché no ?>>

<< Perché, con la forza che possiede Kyle, ti sbriciolerebbe in un secondo.>>

<< Hai ragione….Io sono arrivata>>, dissi sorridendogli e poi aggiunsi << Grazie di tutto Austin, sei il mio migliore amico, non so come farei senza di te. >> e lo abbracciai. << Figurati Beth, a domani >> e mi diede un lieve bacio sulla guancia.

Entrai in casa << Mammaaaa… sono a casaaa.>>

<< Bethany, finalmente… vieni ad aiutarmi un attimo, per favore.>>

Lasciai lo zaino sulle scale e la raggiunsi in cucina.

Stava tentando di spostare un mobile, ma senza nessun risultato, così le diedi una mano ed in due minuti il mobile era dall’altra parte della cucina. Mamma mi guardò con aria preoccupata. Mi ero totalmente dimenticata della botta in testa.

<< Bethany, che hai fatto alla tua fronte? >>

Istintivamente me la toccai ed il dolore riaffiorò.

<< Ah… Nulla di grave mamma, tranquilla. Ero alle selezioni di lacrosse e mi sono beccata la palla in testa. >>

Mi guardò con aria di rimprovero, ma non era colpa mia… poi apri il freezer, prese il ghiaccio e lo avvolse in un panno. << Tienilo sulla botta, domani dovrebbe già essersi sgonfiato un po’. >>

<< Grazie mamma>> presi il ghiaccio e filai in camera, erano già le cinque e mi distesi sul letto. Cominciai a pensare. Che cavolo gli era preso a kyle, non ci eravamo quasi mai neanche parlati in tre anni e oggi, tutto d’un tratto, ci stavamo scannando. Proprio non lo capivo; era un demone ed il caos era il suo elemento ma proprio non lo capivo. Poi ripensai al pullman, hai suoi occhi, alle sue labbra, a ma a cavalcioni sulle sue gambe, alle sue mani poggiate sulla mia schiena, a noi due a pochi centimetri l’uno dall’altra… mi mancò il fiato. Mi alzai dal letto e mi diressi in bagno. Forse una bella doccia calda mi avrebbe aiutato a rimettermi in sesto.

Poco prima di cena mi chiamò Austin per sapere come stava la botta.

<< Sta meglio, ora è meno gonfia di oggi. >> gli dissi.

È un tesoro di ragazzo e si merita una ragazza con i fiocchi, pensai.

Ci salutammo e mi disse che l’indomani sarebbe passato lui a prendermi per andare a scuola.

<< Beth, scendi la cena è pronta >>, urlò mamma dalle scale.

La raggiunsi in cucina e come ogni sera ci sedemmo e parlammo di svariate cose. Quando finimmo la aiutai a sparecchiare. Le voglio bene, ma dovrebbe rifarsi una vita; dopo che papà se n’era andato con un’ altra era sempre a lavoro la sera e durante il giorno se ne stava rintanata sempre in casa. Mi dispiaceva per lei, vorrei trovasse un uomo che possa renderla felice.

Erano le nove e la tv di certo non faceva per me, soprattutto la sera, così salutai mamma, le diedi la buonanotte e mi catapultai in camera.

Presi il libro dal comodino:” Paul Hoffman – La mano sinistra di Dio” e cominciai a leggere da dove avevo interrotto la sera prima.

Quel libro mi piaceva particolarmente… ogni pagina, ogni capitolo, mi lasciava con il fiato sospeso. L’ Autore, Paul Hoffman, sapeva perfettamente come creare suspence e più leggevo, più desideravo arrivare alla fine del libro per scoprire come sarebbe finito. Ma quella sera, leggendo, mi imbattei in una lettera particolarmente bella e romantica che l’ amato avava scritto alla donna che amava:

Mia cara Stella,

ci sono forti segnali che attaccheremo ancora tra qualche

giorno, forse domani stesso.

In caso non fossi in grado di scriverti ancora, mi sento in dovere di vergare qualche riga che potrebbe giungere ai tuoi occhi quando io non ci sarò più.

Stella, il mio amore per te è immortale.

Sembra che mi leghi a te con cavi potenti che nessuno, tranne Dio, potrebbe spezzare.

Se non farò ritorno, mia cara Stella, non scordare mai quanto ti amo.

Quando esalerò l’ultimo respiro sul campo di battaglia, esso sussurrerà il tuo nome.

Se i morti possono tornare su questa terra e muoversi invisibili

tra coloro che amavano, io ti sarò sempre accanto; nella luce abbagliante del giorno e nell’oscurità della notte, nei tuoi momenti più felici e nelle ore più tristi, sempre, sempre; se una brezza leggera ti sfiorerà le guance, sarà il mio respiro; se l’aria fresca porterà refrigerio alla fronte pulsante, quello sarà il mio spirito che ti passa accanto.??

Diamine quelle parole, quelle fantastiche parole mi fecero venire la pelle d’oca. Volevo continuare ma, ormai, erano già 3 ore che leggevo e cominciava a farsi tardi. Posai il libro sul comodino e mi infilai nel letto mettendo la sveglia per la mattina seguente. Quando chiusi gli occhi, la prima cosa che vidi furono gli occhi di Kyle e fu con quest’immagine fissa in testa che mi addormentai profondamente. Non volevo addormentarmi pensando ai suoi occhi ma, per quanto bizzarro e strano possa sembrare, mi facevano sentire più tranquilla ed al sicuro.



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