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lavoro pubblicato lunedì 26 marzo 2018
ultima lettura lunedì 23 novembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

VIOLETTA

di Donatella61. Letto 541 volte. Dallo scaffale Amore

Come ogni pomeriggio, il campanello suonò verso le cinque. Era l’ora del the. Violetta la vicina della porta accanto, era una signora anziana gentile, che aveva preso in simpatia Benedetta, da quando aveva affittato da alcuni mesi l’appartamento sullo

Come ogni pomeriggio, il campanello suonò verso le cinque.
Era l’ora del the.
Violetta la vicina della porta accanto, era una signora anziana gentile, che aveva preso in simpatia Benedetta, da quando aveva affittato da alcuni mesi l’appartamento sullo stesso piano.
Agli squilli convenuti Benedetta si staccò dal PC sul quale lavorava per prendersi una pausa, bere un the con i biscottini da Violetta e fare due chiacchiere.
Violetta era un’arzilla signora di 82 anni, vedova e senza figli. Il curioso nome datole da sua madre che adorava le viole del pensiero e il colore viola.
Le giornate in solitudine erano lunghe e da quando era arrivata Benedetta spezzava un po’ la monotonia e la malinconia, con lei andava a fare la spesa e nel pomeriggio prendevano il the insieme, raccontandosi qualche aneddoto della loro vita.
Benedetta era una ragazza di 27 anni. Lavorava come freelance per una rivista di ecologia e natura, pubblicando articoli di vari interessi e per i quali a volte partecipava a convegni. Aveva iniziato a scrivere sin da ragazzina, le piaceva raccontare ciò che osservava e tradurre in parole ciò che percepiva con i suoi occhi e le sue emozioni, fotografie di vita viste dal suo punto di vista.
Vestiva sempre in pantaloni e abbigliamento casual, i capelli raccolti in una lunga treccia castana, i suoi occhi color miele. Era carina, ma tendeva a nascondere e minimizzare la sua bellezza.
Quando aveva affittato quell’appartamento e aveva conosciuto Violetta si era affezionata come fosse una cara nonna.
Benedetta, si alzò dalla sedia prese il cellulare e si diresse all’appartamento di Violetta che era di fronte al suo.
Bussò per annunciarsi, la porta era aperta. Toc, toc…
Permesso… eccomi Violetta.
Entrò richiudendo la porta dietro di sé.
Un piccolo ingresso con un mobile secretaire che sembrava antico, sopra alcune foto sue e del marito. Percorrendo il corridoio, appese altre foto di suo figlio.
Entrò nel soggiorno che fungeva da salottino e cucina.
Violetta aveva già preparato tutto sul tavolino, una tovaglietta e sopra il vassoio con il the e alcuni biscottini al burro.
Le poltroncine sulle quali aveva appoggiato alcuni centrini fatti da lei all’uncinetto. Nella sua vita, aveva lavorato come sarta, inoltre aveva la passione dei lavori all’uncinetto e del ricamo.
Raccontava che da ragazza aveva ricamato le lenzuola del suo corredo personalmente. E quando aveva avuto suo figlio, altrettanto aveva ricamato i colletti delle tutine e i bavaglini.
Purtroppo un triste destino le aveva portato via la sua creatura dopo pochi mese di vita, e qualche anno dopo anche il marito si ammalò e morì.
Ogni volta che Violetta osservava i portaritratti dei suoi cari disposti in ogni stanza, sentiva stringersi il cuore dalla tristezza per il destino toccato a Violetta. Non si era mai risposata anche se essendo una giovane vedova, non le mancò l’opportunità di rifarsi una nuova famiglia. Preferì restare sola con i suoi ricordi.
“Come stai oggi Violetta?”
“Eh tiro avanti, sempre in compagnia dei miei acciacchi. Questa mattina ho fatto una passeggiata, come sai tutto nei dintorni, mi ricorda i miei tempi, la mia vita. Ci sono stati molti cambiamenti nel corso degli anni, ma io rivedo tutto con gli occhi dei miei ricordi. Passa il tempo, eppure a volte sento come se tutto fosse rimasto fermo. Sarà forse la solitudine. Per fortuna che adesso ci sei tu che mi fai un po’ di compagnia. ”
“E’ vero Violetta, anch’io quando entro in casa tua ho la sensazione di un tempo che si è fermato, sembra di respirare un’altra epoca. C’è silenzio e la tua casa mi da un senso di calma e pace.”
“Sai Benedetta che sfogliando una rivista, ho notato che stanno tornando di moda alcuni abiti simili agli anni 50’-60’, uno in particolare mi ha ricordato l’abito che ho indossato quando ho conosciuto mio marito.
All’epoca non ci si conosceva su facebook, come fate voi giovani d’oggi. Ricordo che una mia cugina mi invitò per una festa in casa, e invitò alcune amiche e per caso c’era anche il fratello di una sua amica, ovviamente la festa era moderata e controllata dai suoi genitori.
Penso che abbia tentato di combinare l’incontro per me.
Ricordo le belle canzoni dell’epoca e mi batte ancora il cuore.
Ma tu cosa mi racconti Benedetta? Non ti vedo mai uscire, sei sempre a casa a lavorare.”
“E’ vero, spesso sono a casa, ma ogni tanto esco con una mia amica, quando può perché lei è sposata, anzi ora anche in dolce attesa, tra poco diventerò zia.
Anch’io sai mi sono sposata in giovane età, avevo 21 anni, un colpo di testa. Ma il matrimonio è stato di breve durata. Diciamo due anni e mezzo circa, chissà perché ci si innamora alla follia e poi quando ci si sposa, si capisce di essere talmente diversi e volere cose diverse da non riuscire a sopportarsi, da sembrare estranei. Così di comune accordo abbiamo divorziato, senza rancori quasi come due amici che si salutano e ognuno per la sua strada.
Ma quello che mi fa più male e che non gli ho mai detto è che ero incinta, purtroppo a causa di quel periodo stressante ..… forse quel bambino non si è sentito desiderato…. insomma l’ho perso.
Rimane un gran vuoto dentro, domande senza risposta, un futuro che si stava formando, sensi di colpa. Ma inutile rimuginare sul passato, sul dolore, mi sono buttata nel lavoro e ora sto bene anche da sola.
Comunque ho una novità di lavoro, l’editore della rivista per la quale scrivo mi ha chiesto di fare un articolo su una mostra mercato, che si terrà prossimamente a Torino, Ortoflora & Natura nel Parco della Cascina Vigna di Carmagnola.
E’ un evento importante per questo settore e ovviamente la rivista per cui scrivo deve assolutamente citarlo e riportare al pubblico quello che rappresenta anche con documentazione fotografica. Non sono una fotografa, ma alla necessità mi arrangio.
Ma ora vado a casa che devo finire l’articolo che stavo scrivendo e revisionarlo prima di mandarlo all’editore.
Domani mattina ci vediamo come al solito per la spesa.”
“ciao Benedetta, ci vediamo domani, grazie per la compagnia”
“E’ sempre un piacere Violetta, anche tu mi fai compagnia”
Trascorsero alcuni giorni e Violetta ricevette la telefonata gradita di suo nipote Massimo.
Squillò il telefono, drin drin drin drin….
Violetta si alzò lentamente dalla poltrona, dove si sedeva dopo pranzo, guardando la televisione, ma come al solito poi si assopiva sia per la digestione sia per il mezzo bicchiere di vino rosso che si concedeva ai pasti.
Il cibo e i dolci compensavano il vuoto nella sua vita.
Drin, drin, drin…
“eccomi, sto arrivando”
parlò col telefono avanzando mentre trascinava le ciabatte.
“pronto, chi parla?”
“ciao zia, sono Massimo, come stai?
“ciao Massimo, che sorpresa, sono contenta di sentirti, è passato un po’ di tempo. Tutti bene anche a casa?”
“Hai ragione zia, tra il lavoro e vari impegni, non ho chiamato. Comunque stiamo tutti bene.
Volevo dirti che domani pomeriggio potrei passare a trovarti, devo venire a Milano, ho un appuntamento di lavoro nella mattinata, con un fornitore tessile e quindi nel pomeriggio sarei libero, e poi andrei direttamente a casa”
“Allora ti aspetto Massimo, mi fai davvero contenta, è un po’ che non ci vediamo, così mi racconti qualcosa. Sono sempre sola. Verso che ora pensi di arrivare?”
“Non saprei, penso metà pomeriggio, magari verso le quattro e mezza”
“Bene figliolo, perfetto per l’ora del the!”
“D’accordo zia, allora prendiamo il the insieme, a domani un bacione”
“Ciao Massimo a domani”
Violetta riappese il telefono, tornando in soggiorno alla sua poltrona, sorridendo le si accese “una lampadina” e pensò ..… come ai vecchi tempi …. anche oggi si possono combinare gli incontri ….. chissà?
Il mattino dopo, come al solito Violetta e Benedetta, andarono al supermercato, Benedetta spngeva il carrello della spesa mentre ognuna sceglieva le proprie cose. Violetta con cura sceglieva ogni articolo o prodotto vagliando le offerte e il risparmio, tastando verdura e frutta, anche se non si deve!
Benedetta invece, scegliendo quanto di veloce si possa cucinare o meglio anche surgelato o da scaldare.
Chiacchierarono sino al ritorno a casa, ma Violetta non accennò alla telefonata e alla visita di suo nipote Massimo.
Si salutarono sul pianerottolo mentre aprivano le rispettive porte.
“Ciao Benedetta, ci vediamo nel pomeriggio per il the, non hai impegni cara?”
“Ci vediamo più tardi Violetta, oggi non ho impegni”
Nel pomeriggio verso le quattro e mezza, Massimo suonò al citofono della zia.
“zia sono Massimo mi apri?”
Pochi istanti dopo Massimo entrò dalla porta che la zia aveva lasciato aperta.
“Permesso .… ciao zia Violetta”
Si abbassò per abbracciarla e baciarla. Violetta era una donna robusta di statura media, ma suo nipote era alto un metro e novanta. Un bell’uomo, castano con gli occhi azzurri, di media corporatura.
“ciao figliolo, come sei bello, ogni volta che ti vedo sembri più bello. Ma vedo che ti sei fatto crescere anche la barba, comunque stai bene.”
“Ma, sì zia, per cambiare look. Oggi è di moda la barba. Poi dicono che alle donne piace”
“Hai fatto bene, l’importante è tenerla curata e non fare il barbone”
“A casa stanno tutti bene, papà e mamma?”
“Sì zia, stanno abbastanza bene, papà dopo l’infarto si è ripreso bene, ma io e mamma cerchiamo di non farlo affaticare.
Lavoriamo insieme, ma ci sono io che oltre ad essere impegnato come designer di tessuti, lo aiuto nell’organizzazione e soprattutto partecipando alle riunioni e nei rapporti con fornitori e clienti. Insomma lo faccio sentire attivo e presente lui è la mia guida, ma l’impegno maggiore lo sostengo io.”
“Sei proprio un bravo ragazzo Massimo. Siamo orgogliosi di te.
Per me sei nipote ma ti voglio bene come un figlio.
Ma cosa mi racconti? Ci sono novità amorose e sentimentali, hai amicizie femminili?”
“No zia, niente di tutto questo. Esco con alcuni amici per fare qualcosa e svagarmi, ma niente donne. Come ti ho detto lavoro molto. Non ho tempo per le ragazze. Sai anche che io sono all’antica. Se trovassi quella giusta sarebbe per fare famiglia. Non mi interessano le avventure. La maggior parte delle donne di oggi sono superficiali. Sono altri tempi, è difficile trovare la mia principessa.”
“Vedrai Massimo, dai tempo al tempo che se è destino troverai quella giusta per te”
Massimo che aveva portato un vassoio di pasticcini, li aveva tolti dalla carta e poggiati sul tavolino, erano una meraviglia, alcuni alla crema, ma in particolare le frolle con i frutti di bosco di cui sapeva che la zia era golosa.
Anche il the era quasi pronto.
Violetta disse:
“torno tra in attimo Massimo, intanto siediti che è tutto pronto”
Andò come al solito alla porta di Benedetta bussando toc, toc ..… due colpi convenuti.
Tornò in casa, e mise tre tazzine sul tavolino …..
“Abbiamo un ospite Massimo, tra poco ci raggiunge una mia cara amica”
Massimo rimase per un momento sorpreso, pensando ad un’amica anziana come la zia, con la quale prendeva nel pomeriggio il the.

Pochi minuti dopo entrò in soggiorno Benedetta.
Massimo si alzò in piedi di scatto, quasi urtando il tavolino, gli occhi azzurri spalancati per la sorpresa. Altro che anziana! Si ritrovò davanti una bella ragazza con una bella treccia di capelli.
Benedetta restò un attimo sorpresa e guardò Violetta interrogandola con gli occhi.
La scena era comica. I ragazzi sorpresi e imbarazzati.
Violetta fingendosi indifferente, fece le presentazioni.
“Vieni Benedetta, oggi ho un ospite. Ti presento mio nipote Massimo, che mi ha fatto una sorpresa ed è passato a trovarmi. Lui è il figlio di mio fratello e vive a Torino.”
“Massimo, ti presento Violetta, la mia cara amica della porta accanto. Ci facciamo compagnia ogni pomeriggio all’ora del the e al mattino mi accompagna a fare la spesa.”
I ragazzi si avvicinarono stringendosi la mano e osservandosi ammutoliti.
Poi ripresi dalla sorpresa iniziarono a chiacchierare tutti e tre.
Massimo raccontò un po’ del suo lavoro e Benedetta altrettanto spiegò che scriveva articoli come freelance, per una rivista di natura e ecologia.
Nel tardo pomeriggio Massimo si accomiatò dalla zia e da Benedetta perché doveva rientrare a casa.
“Ciao cara zia, mi ha fatto piacere vederti, prometto che passerò a trovarti più spesso.”
Quindi porgendo la mano a Benedetta:
“Ciao Benedetta è stato un piacere conoscerti, quando passo a trovare la zia, sarà un piacere prendere ancora il the insieme. A presto”
La zia lo accompagnò fino alla porta, e lo salutò strizzandogli un occhio d’intesa.
Massimo la abbraccio e le diede un bacione.
“Ciao zia, ci sentiamo presto.”
Benedetta rimase in attesa in soggiorno.
“Ma che sorpresa Violetta, ma guarda un po’, che bel nipotino che tenevi nascosto e non mi avevi detto niente!”
“Veramente mi ha fatto una sorpresa. E’ il figlio di mio fratello.
Un bravo ragazzo. Ma era da qualche tempo che non si faceva vedere, ogni tanto mi fa una telefonata.
Mio fratello vive a Torino, ha un’azienda tessile dove lavora anche Massimo. Si è specializzato come designer tessile ed ora sta affiancando suo padre impegnandosi un po’ in tutto, da quando mio fratello ha avuto un infarto.
Finché in futuro, prenderà lui in mano l’azienda. E’ figlio unico.”
“Bene, mi ha fatto piacere conoscerlo e soprattutto che sei stata contenta della sua visita. Ma ora anch’io devo tornare al lavoro”.
Alcuni giorni dopo, Massimo chiamò zia Violetta per avere notizie di Benedetta.
“Ciao zia, come stai?”
“ciao Massimo, sto abbastanza bene, tutto solito”
“Prendi sempre il the con la tua amica Benedetta?”
“Certamente, ci vediamo tutti i giorni, ma prossimamente mi ha detto che dovrà recarsi a una mostra mercato di natura che si svolgerà proprio a Torino. Dovrà fermarsi per qualche giorno per scrivere un articolo e fare fotografie”
“Ah interessante, mi piacerebbe conoscerla meglio, ma non sapevo come invitarla. Potrebbe essere questa l’occasione.”
“In effetti sembra che il destino te la porti vicino, prendi l’occasione al volo. Ricordo che mi ha detto che dovrebbe occuparsi anche di fare le fotografie ma non è un granché come fotografa, e l’editore non le ha affiancato un fotografo. Tu come te la cavi con la macchina fotografica?”
“Beh, non sono un fotografo, ma se ricordi da ragazzo avevo la passione per la fotografia, avevo fatto anche un corso, potrei rispolverare la mia Reflex Nikon e forse ne uscirebbe ancora qualche bella foto”.
“Bravo Massimo! Questa è una buona idea. Ora provo a buttare l’idea a Benedetta e vedo se riesco a combinare l’incontro”
“Grazie zia, conto su di te!”
“Tranquillo the e biscottini aiutano”
“ciao zia, ci sentiamo.”
Un paio di giorni dopo, al solito the del pomeriggio Violetta iniziò a tastare il terreno con Benedetta.
“Allora cara, non mi hai detto niente di mio nipote, nessun commento?”
“Ahahah, Violetta sei tremenda. A dire il vero non ci pensavo più. Comunque è un bell’uomo, mi sembra sicuro di sé, però mi da l’idea di uno che si dia le arie”
“No Benedetta, assolutamente Massimo non è così, forse l’impressione che hai avuto è per la sua timidezza, non certo perché si dia arie, certamente è sicuro del suo lavoro e soddisfatto di quello che fa, lavora molto.
Ma dimmi, hai novità di quell’evento di Torino che hai in programma, hai trovato un fotografo?”
“Ormai mancano pochi giorni, il tempo di organizzarmi e preparare lo zaino, mi arrangerò con la mia macchina fotografia, scatterò tante foto in modo da scegliere le migliori.”
“Ho capito. E se invece io avessi un fotografo che ti potrebbe aiutare?”
“Ahahah Violetta, dove l’hai conosciuto il fotografo?”
“Eh cara, ho le mie conoscenze. Guarda caso, mio nipote Massimo è appassionato anche di fotografia, ha anche un’ottima macchina fotografica e se sei d’accordo potrebbe accompagnarti.”
Benedetta rimase in silenzio imbarazzata. Aveva pensato in quei giorni solo un pochino a Massimo, ma subito aveva scacciato i pensieri. Di uomini non ne voleva sapere e soprattutto non cercava avventure.
Era indecisa su cosa rispondere a Violetta. Voleva evitare Massimo, ma le faceva comodo avere un aiutante e soprattutto che facesse ottime foto, l’articolo corredato da foto le avrebbe fruttato un guadagno maggiore.
Mise da parte l’orgoglio, pensando di accettare ma avrebbe mantenuto le distanze. Finito l’articolo e il soggiorno, solo un rapporto distaccato facendogli intendere che non c’era interesse.
“Va bene Violetta, se tuo nipote è disponibile per alcune ore, per diciamo tre giorni, mi farebbe davvero comodo un buon fotografo.”
“Bene Benedetta, a Massimo farà piacere e farà bene anche a lui staccarsi un po’ dal lavoro. Lo chiamo ..… anzi ti do il suo numero di cellulare così parlate direttamente e prendete accordi per vedervi a Torino.”
“D’accordo grazie Violetta, lo chiamerò”
Quando Violetta rimase sola si sfregò le mani, anche questa è fatta, questi due ragazzi sono un po’ imbranati.
Il giorno dopo Benedetta fece quella telefonata alquanto imbarazzata, mentre Massimo rimase piacevolmente sorpreso. Si accordarono per vedersi a Torino, quando Benedetta fosse arrivata.
Arrivò il giorno della partenza, Benedetta era pronta, lo zaino in spalla. Chiuse la porta dietro di sé con la sensazione di chiudere anche qualcos’altro alle sue spalle e partire verso una nuova destinazione.
Suonò il campanello di Violetta per salutarla.
“Ciao Violetta, io vado. Starò via solo tre giorni, ma sento che mi mancherai”
“Anche tu cara ragazza mi mancherai, saranno tre giorni di solitudine. Ma ti prego entra solo per qualche minuto, prendiamo un caffè insieme. Voglio raccontarti un sogno che ho fatto stanotte.”
“Va bene, tanto è presto e vado con la macchina, minuto più, minuto meno non mi crea problemi.
Che sogno hai fatto, ti ha lasciata turbata?”
“No, anzi direi strano ma credo sia di buon auspicio.”
Intanto che raccontava Violetta mise sul fuoco la moka, preparò le tazzine e qualche biscottino.
“Dunque, ho sognato che venivi nel pomeriggio come al solito per prendere il the, ma invece della solita tazzina, ti davo una grande coppa con dentro il the, nel quale avevo aggiunto anche della frutta.
C’erano diversi frutti. E tu li assaggiavi subito dicendomi che erano buonissimi”
“Carino, sembra un bel sogno. Forse avevi in mente i nostri pomeriggi, con il the e merenda, ahahah.”
“Secondo me Benedetta è un sogno propizio. Magari ti porterà fortuna. Assaggiare i frutti, potrebbe significare l’arrivo di belle novità”.
“Chissà, staremo affacciati alla finestra, come dici tu. Ora devo proprio andare. A presto”
Abbracciò Violetta stringendola e dandole un bacio sulla guancia.
Aveva prenotato una stanza on line, in una pensione B&B a Torino, valutando le migliori offerte, in modo da non spendere troppo per il soggiorno. L’editore autorizzava il rimborso di modeste spese per le trasferte.
L’arrivo a Torino in mattinata non fu in una bella giornata di sole come sperava, piuttosto era grigia e nuvolosa.
Appena sistemata, chiamò Massimo per avvisarlo di essere arrivata e pronta a cominciare. Peccato per la giornata grigia che non era il massimo per le fotografie; pensò quindi di sfruttarla per visitare e fotografare gli interni dei capannoni con gli arredi e l’impiantistica per gli orti e giardini.
Chiese a Massimo se era disponibile a raggiungerla per scattare qualche fotografia agli interni.
Mentre lei avrebbe iniziato a registrare prendendo appunti per l’articolo.
Più tardi nella mattinata, si trovarono all’ingresso principale.
Si salutarono un po’ impacciati dato che in fin dei conti, non si conoscevano bene.
Massimo molto gentile propose le sue idee riguardo alle fotografie come un professionista. Benedetta si lasciò consigliare dato che in quell’ambito non era esperta.
Mentre Benedetta girava osservando e registrando, tra arredi e impianti, Massimo scattò un paio di foto di lei di nascosto, chissà magari per tenerla in ricordo di quella giornata con quella ragazza che aveva conosciuto.
Difficile prevedere i risvolti che prende il destino, a volte sembra offrirti un’opportunità e poi tutto si ribalta e rimani con un pugno di illusioni. Ma quella ragazza le piaceva proprio. Sembrava quella giusta per lui. Semplice, lavoratrice, gentile, bella e intelligente. Peccato che sorrideva poco.
Trascorsa la mattina, avevano girato e scattato foto a sufficienza, quindi Benedetta invitò Massimo a mangiare qualcosa in un Bar nelle vicinanze.
Dopo pranzo tornarono ciascuno alle proprie attività.
Benedetta doveva iniziare a trasferire in bozza per l’articolo, le informazioni registrate.
Anche Massimo aveva molto lavoro, ma avendo preso l’impegno con Benedetta, per quei tre giorni non aveva fissato riunioni.
Amava il suo lavoro di designer tessile. Creare secondo la sua fantasia disegni da trasferire sui tessuti, confrontandosi con i suoi collaboratori.
Oltre a tutto il lavoro in azienda, deve anche visitare mostre o partecipare a Convegni dove poter rimanere aggiornato nel mercato delle tendenze di moda.
L’attività di produzione spaziava da tessuti per abbigliamento, a rivestimenti di arredi, tappeti, tappezzerie, anche biancheria per la casa.
Nei giorni successivi Benedetta e Massimo si ritrovarono a visitare il Parco della Cascina Vigna, al mattino presto e nel tardo pomeriggio, perché la luce di quelle ore dava alle fotografie un fascino in più.
Benedetta girava tra piante e fiori, erbe aromatiche e quant’altro descrivendone la bellezza, il profumo, il possibile utilizzo nei giardini e nelle case.
Mentre Massimo tra una foto e l’altra, quando notava Benedetta inquadrata in uno scatto particolare la fotografava a sua insaputa.
Quei giorni volarono, e per quanto avessero trascorso diverse ore insieme, non ebbero molto di cui parlare per conoscersi meglio.
O meglio, Benedetta si mostrava molto impegnata e cercava di evitare di approfondire la conoscenza. Tranne qualche parola durante la pausa pranzo, senza andare troppo sul personale.
Massimo però era un buon osservatore e cercava di percepire dalle espressioni di Benedetta qualcosa di lei. Inoltre aveva notato che ogni volta che vedeva un bambino si rattristava. Chissà cosa pensava?
Giunse il momento di salutarsi e Benedetta ringraziò calorosamente Massimo. Qualcosa in quel momento scattò dentro di lei. Anche se non si erano detti molto, c’era qualcosa in lui che le dava delle emozioni. Forse ricordi del passato, forse la sensazione di qualcosa che manca.
“Ciao Benedetta, ti auguro buon viaggio di ritorno. Ti chiamo quando ho sviluppato le fotografie e ti porterò le migliori, così sarà un’occasione per passare a salutare zia Violetta e per rivederti.
Questi tre giorni così diversi dal mio solito lavoro, mi hanno fatto stare bene. Sarà stato forse il contatto con la natura ..… o forse stare vicino a te ..…”
“Grazie Massimo, per la tua preziosa collaborazione e compagnia. Mi spiace essere stata molto impegnata in questi giorni, ma è stata anche per me una bella esperienza. Non ci conosciamo così bene, ma sei stato un vero amico.”
Mentre lui stava avvicinandosi per abbracciarla, lei allungò la mano per salutarlo, mantenendo le distanze.
Benedetta si voltò dirigendosi verso la sua macchina, ma non si voltò.
Al rientro a Milano, Benedetta suonò subito il campanello di Violetta.
Drin…drin….drin…drin…
Dopo alcuni squilli, sentì strusciare le ciabatte dell’amica che arrivava ad aprire.
“Ciaooo Benedetta, sei tornata!”
“Ciao Violetta, sì sono tornata. Ma ti devo sgridare, non chiedi mai chi è, quando apri la porta! Poteva essere un malintenzionato, come facevi a sapere che ero io?”
“Ma no Benedetta non arrabbiarti, entra su. Io sono abituata. Ai miei tempi si tenevano le porte aperte. Non entrava nessuno.”
“Lo so, i tuoi tempi erano ben diversi. La gente era diversa. Ma ora non ci si può più fidare. Tu sei troppo buona e fiduciosa con tutti e in giro c’è gente con cattive intenzioni. Devi stare attenta.”
“Dai Benedetta, intanto stavo preparando qualcosa da mangiare, fermati qui con me e mi racconti di questi giorni.”
Benedetta, raccontò di quei giorni e di quanto aveva visto, entusiasta dell’articolo che avrebbe preparato e accennò delle fotografie fatte da Massimo e che le avrebbe fatto avere nei prossimi giorni.
“Bene, mi fa piacere che ne sei soddisfatta. Ma non mi dici niente di Massimo?”
“Non c’è molto da dire Violetta, abbiamo lavorato, lui ha scattato le foto, a parte questo non ci siamo visti.”
“Mi spiace, sinceramente speravo che fosse anche un’occasione per conoscervi un po’.”
“Violetta, tuo nipote è un bell’uomo, gentile, intelligente, ma sinceramente non ho alcun interesse. Non per lui in particolare ma per gli uomini. E’ stata dura riprendermi dopo la fine del matrimonio e soprattutto la tristezza per la perdita del bambino e forse mi fa male questo più di tutto. Tu puoi capirmi!
Desidero un altro figlio, lo vorrei anche subito, ma il solo pensiero di un altro fallimento non lo reggo. Sapessi quanto ho pianto!”
Violetta si intenerì e abbracciò Benedetta.
“Mi spiace figliola. Ti capisco e sento che dentro di te, c’è ancora molto dolore e tristezza. Ma sei giovane, non privarti di un’opportunità di ricostruirti una famiglia se la vita te la concede.
Guarda me, che vita ho fatto! Sono rimasta sola con i ricordi. Ora sono vecchia e sola. Avrei potuto avere altri figli, ora magari anche nipoti. E invece nulla. Mi sono chiusa con il mio dolore. Ora sono come un giardino incolto.
Tu che ami la natura, non puoi non amare la vita e tutto ciò che la vita fa crescere. Rifletti cara amica.”
Benedetta con le lacrime agli occhi, abbracciò Violetta.
Dopo pranzo tornò nel suo appartamento. Una bella doccia e ovviamente subito al lavoro. Telefonò all’editore per confermare che era rientrata e provvedeva al più presto ad inviare articolo corredato da fotografie.
Un paio di giorni dopo la chiamò Massimo per avvisarla che le fotografie erano pronte e alcune erano veramente belle.
Si accordarono per vedersi il pomeriggio successivo, prendendo il the da zia Violetta.
Violetta quel pomeriggio era felice di essere in compagnia dei suoi cari.
Massimo entusiasta mostrò le foto e Benedetta che rimase sorpresa.
Erano veramente belle, valorizzavano tutto ciò che avevano visto rendendo il tutto più interessante e piacevole.
Ovviamente aveva tenuto per sé quelle scattate a Benedetta.
“Sono veramente sorpresa Massimo, per dire che non sei un professionista, hai fatto un ottimo lavoro.
Non abbiamo avuto tempo per scambiare due chiacchiere e con l’occasione per ringraziarti vorrei invitarti a cena.”
Violetta ascoltò senza intromettersi.
“Mi fa piacere Benedetta, non solo per la cena, ma soprattutto per trascorrere del tempo per conoscerci. Avrei voluto invitarti io.”
“Stai scherzando! Visto che non ti pago, e mi hai fatto il favore in amicizia almeno fammi offrire la cena.”
Quindi si accordarono per il sabato successivo.
Il giorno dopo Benedetta inviò con un Corriere all’Editore della Rivista, l’articolo e le fotografie.
Sabato Massimo arrivò all’orario concordato e prima di suonare da Benedetta, fece un saluto a zia Violetta che approvò nel vederlo vestito elegantemente.
Quindi suonò a Benedetta che aprì trovandoselo davanti con una splendida rosa rossa in mano.
“Ho pensato di offrirti una rosa, per restare in tema di giardinaggio”.
“Grazie, come sei elegante”
“Anche tu, sei favolosa”
Benedetta per l’occasione aveva indossato un abito nero semplice, ma che le stava bene e scarpe con il tacco. Per chi era abituato a vederla sempre in pantaloni, era una favola. I capelli lunghi sciolti e mossi le ricadevano fino alla vita.
Entrambi quella sera si sentivano emozionati, ma cercavano di nasconderlo.
Benedetta aveva prenotato un tavolo presso un Ristorante della zona.
Sedettero a un tavolo all’angolo, vicino alla vetrata che dava sul giardino.
Massimo la osservava con i suoi occhi azzurri come se volesse leggerle dentro.
Benedetta si sentiva a disagio.
Attendevano il cameriere che portasse il menù per prendere le ordinazioni.

Si guardò intorno notando una coppia con un bambino nel passeggino.
“Certi genitori pur di uscire, non hanno un briciolo di buon senso e portano anche bambini così piccoli a quest’ora nei locali.”
Disse seccata.
Massimo percepì che dietro a quell’osservazione si nascondeva un altro disagio.
“Forse non avevano nessuno a cui lasciarlo e avevano voglia di cenare fuori o festeggiare qualcosa.
Ma dimmi cosa mi racconti.”
“Tutto bene, ho inviato all’Editore l’articolo e mi ha chiamato.
Era entusiasta, e anch’io perché questo lavoro lo pagherà bene. Grazie anche a te.”
“E’ stato un piacere, te l’ho detto. Ho trascorso delle belle giornate e ora mi godo la tua compagnia, e anche la cena.”
Nel mentre il cameriere aveva preso le ordinazioni ed erano arrivati i primi piatti.
“Non so cosa raccontarti, oltre al mio lavoro che mi appassiona.”
“Hai un fidanzato? O hai avuto una storia?”
“Non sono fidanzata. Ma sono stata sposata anni fa. Mi sono sposata molto presto. Un colpo di testa finito male. Abbiamo divorziato. A parte questo nessun altra relazione. Mi sono buttata nel lavoro.
E tu?”
“Anch’io ho avuto un fidanzamento durato qualche anno, con una ragazza, eravamo compagni di scuola, ma non ha funzionato. Ci siamo resi conto crescendo di essere completamente diversi, desiderare cose diverse. Lei aveva voglia di divertirsi, di avventure. Nessun impegno, tantomeno matrimonio e figli.
Io invece desidero trovare una donna che come me desideri fare famiglia. Condividere la vita e desidero dei figli.”
A Benedetta vennero i lucciconi agli occhi e cercò di rimandare indietro le lacrime.
“E’ quello che desideravo anch’io, invece mio marito amava molto il suo lavoro che lo portava spesso in giro per il mondo, anche per diversi mesi. Amava l’avventura. Insomma, eravamo sposati ma ero sempre sola. Non c’era condivisione. Tantomeno lo sfiorava il pensiero di un figlio.”
Al ricordo di quel figlio mai nato, Benedetta non resse e scoppiò a piangere.
“Mi spiace scusa, sono ricordi che fanno ancora male.”
“Scusami tu, non pensavo che soffrissi così tanto per la separazione, lo amavi molto.”
“Quello che mi fa più male è quel figlio ma nato.”
Benedetta raccontò a Massimo la storia.
A fine serata rientrarono a casa, tenendosi per mano.
Quelle confidenze che si erano scambiati, avevano scavato dentro Benedetta rendendola vulnerabile e facendola sentire desiderosa di affetto.
Arrivati davanti alla porta si guardarono, come se non volessero lasciarsi.
Massimo si chinò sul suo viso baciandola dolcemente.
Entrarono nell’appartamento di Benedetta passarono ore ed ore a parlare, confidarsi, raccontare le loro esperienze, le loro vite, sentendosi dopo quelle ore come se si conoscessero da sempre, come se si fossero ritrovati e trascorsero la notte insieme.
Il risveglio al mattino fu dolce, Benedetta sentiva che forse avrebbe avuto la forza di riprovarci, di aprirsi.
Dopo la doccia ed essersi rimessi in ordine suonarono il campanello di Violetta.
Dopo qualche istante arrivò Violetta alla porta.
“Chi è?”
Benedetta scoppiò a ridere, ricordandosi di averle raccomandato di non aprire subito e chiedere.
“Benedetta e Massimo”
“Ciao ragazzi, entrate. Ma che bella sorpresa. Avete passato una bella serata? Dalle vostre facce direi di sì. Anzi vedo che Massimo ha trovato anche ospitalità per la notte”
“Tutto bene Violetta. Siamo passati a salutarti e prendere un caffè insieme. Abbiamo passato una bella serata.”
Violetta era davvero contenta di essere riuscita nel suo intento. Due bravi ragazzi che amava, dovevano per forza trovarsi.
Dopo alcuni giorni in cui Benedetta e Massimo si sentivano per telefono, le emozioni iniziarono a lasciare spazio a una sensazione di vuoto, di disagio di qualcosa che aveva già vissuto e Benedetta iniziò ad allontanarsi.
Anche Massimo percepì che qualcosa stava cambiando tra loro che le stava sfuggendo ma non capiva il motivo, cosa era successo?
Massimo chiese a Benedetta di vedersi una sera a cena e parlare, anzi voleva ricreare quel rapporto che stava nascendo, quella magia tra loro di qualcosa di speciale.
Benedetta quella sera era piuttosto agitata, sentiva un caos dentro di sé.
Cosa poteva dirgli, che semplicemente si sentiva confusa?
Uscirono a cena in un ristorante carino prenotato da Massimo.
C’era un’atmosfera romantica e a Benedetta al pensiero di dirgli che non voleva rivederlo veniva da piangere, ma doveva essere forte, anzi dura se voleva allontanarlo.
Massimo le prese la mano guardandola negli occhi
“Benedetta, cosa c’è che non va. Non capisco. E’ da qualche giorno che ti sento distante. Ho fatto qualcosa che ti ha infastidito, offeso?”
“Non sei tu Massimo, sono io ad avere problemi con quello che stiamo vivendo. Non me la sento di andare avanti e non voglio illuderti. Quello che c’è stato tra noi è stata solo una serata romantica. E’ vero mi sono lasciata andare, ma forse ho bevuto troppo non ero io, non era quello che volevo, che voglio.”
“Non ti credo Benedetta. Tu c’eri quella sera e lo volevi anche tu.
Ti nascondi dietro un muro che ti sei costruita per paura, per difesa.”
“Mi spiace Massimo, sono confusa in questo periodo, mi sento come una barchetta di carta che galleggia, finché l’acqua non ha bagnato tutta la carta e sta per affondare. Forse il mio matrimonio fallito mi ha lasciato più dolore di quanto immaginassi.
Con te mi sembra di ripetere la stessa storia. Vivendo in due città diverse crea distanza, e siamo entrambi impegnati con il proprio lavoro, ci resta ben poco per far nascere qualcosa tra noi, per creare una relazione.
Io non voglio un’avventura. Mi spiace ma è meglio interromperla qui, meglio non vederci più”
In quel momento Massimo rimase ammutolito.
“Non capisco niente di quello che stai dicendo. Benedetta io sono felice di averti incontrata e conosciuta, mi sto innamorando di te.
Non posso prometterti niente al momento, le circostanze sono quelle che realmente sappiamo, la distanza, il lavoro ..… ma dacci tempo per conoscerci meglio e vedremo.”
Benedetta finita la cena era troppo triste, salutò Massimo
“Ti prego non cercarmi più”
Il giorno dopo come al solito Benedetta prese il the con Violetta ma non accennò minimamente alla serata e a quello che aveva chiesto a Massimo.
Violetta la vide un po’ triste e taciturna, pensò fosse affaticata per il lavoro, ma non chiese nulla.
La sera Massimo chiamò zia Violetta per salutarla e raccontarle l’accaduto.
“pronto ..… ciao zia Violetta, come stai?”
“ciao Massimo, io abbastanza bene tu come stai? Come va con Benedetta, raccontami. L’ho vista un po’ giù forse è stanca per il lavoro ma non mi ha raccontato nulla.”
“Non va bene zia, non capisco cosa sia successo. Sembrava felice, poi dopo qualche giorno ho iniziato a sentirla distante, ieri sera l’ho convinta ad uscire a cena per parlare per vederci, e insomma .…. mi ha detto che è confusa …. che non vuole avventure …. che siamo distanti. Non so zia, mi sembravano un sacco di scuse, come se stesse scappando da qualcosa.”
“Come mi spiace Massimo, siete due bravi ragazzi mi faceva piacere vedervi insieme, sembrate fatti uno per l’altra.
Ma da quello che mi ha raccontato Benedetta ha sofferto molto, non so se te l’ha detto quella figliola, si è separata con un figlio in grembo, che poi ha perso. Non si è ancora ripresa. Dai tempo figliolo, intanto io cerco di starle vicino e farla parlare, incoraggiarla. Ti faccio sapere.
Ti abbraccio Massimo”
Chiuse la telefonata, per il dispiacere si sentiva un magone che le faceva mancare il respiro un senso di sofferenza al cuore.
Impaurita di sentirsi male si trascinò fino alla porta di Benedetta, attaccandosi al campanello.
Driiiiin driiiiin driiiiin driiiin
Benedetta stava guardando la tv, sul divano, pigiama e copertina, sentendo gli squilli insistenti al campanello si affrettò ad aprire.
Appena aprì la porta trovò Violetta accasciata, ansante sul pianerottolo.
“Oh mio Diooo! Violetta cos’hai, cosa è successo”
Violetta respirava a fatica, Benedetta cercò di farla alzare per stenderla sul divano. Nel mentre chiamò subito l’ambulanza.
Violetta nel frattempo stordita e respirando a fatica le chiese di prendere le pastiglie per il cuore che teneva nel cassetto del comodino.
Benedetta corse come una scheggia e diede subito una pastiglia con un bicchiere d’acqua.
In breve tempo giunsero gli infermieri e il medico dell’ambulanza ad accertarsi delle condizioni, ma preferirono portarla in ospedale.
Nel frattempo Benedetta si era velocemente vestita, prese la borsa e chiusa la porta dietro di loro.
Si apprestò a salire in ambulanza per accompagnarla, ma gli infermieri chiesero se era una parente.
“Non sono parente, sono una sua amica. Non ha parenti qui vicino, i suoi famigliari vivono a Torino. Anzi telefono subito a suo nipote per avvisarlo.”
“Va bene signorina, salga pure, meglio che abbia vicino qualcuno.”
Arrivati al pronto soccorso dell’ospedale, visitarono e stabilizzarono subito Violetta che aveva avuto un leggero infarto.
Dopo un’ora e mezzo circa le diedero notizie. L’avevano ricoverata nel reparto di cardiologia.

Le permisero di vederla per poco tempo, senza affaticarla.
“Violetta cara, vorrei abbracciarti, mi hai fatto prendere uno spavento! Non mi avevi detto che soffrivi di cuore”
“Anche tu bambina cara, non mi ha detto quanto stai soffrendo di cuore!”
“Ah però Violetta, vedo che ti stai riprendendo. Non ti ho detto nulla perché sono amareggiata e dispiaciuta non so nemmeno io quello che voglio.”
“Cara le amiche servono anche per confidarsi.”
“Ora non parlare, stai tranquilla. Tra poco sarà qui Massimo.
L’ho avvisato subito. Io però vado, non me la sento di incontrarlo. Torno domani mattina, vengo presto.”
Si chinò a posarle un delicato bacio sulla guancia e uscì.
Arrivò Massimo in reparto e chiese di poter vedere la zia.
Entrò piano nella stanza. La zia aveva gli occhi chiusi sembrava stesse riposando.
Si avvicinò e le prese una mano. Violetta aprì gli occhi e lo vide.
“Massimo sei arrivato, grazie per essere qui. Benedetta si è occupata di tutto è andata via da poco.”
“Capisco, immagino che non volesse incontrarmi. Ma tu come stai, come ti senti zia?”
“Il mio povero cuore Massimo fa i capricci. La mia ora si sta avvicinando. Mi sono sentita male poco dopo la telefonata. Forse l’emozione. Siete entrambi nel mio cuore, vi sono affezionata e vorrei vedervi felici.”
“Non ci pensare zia, così è la vita. Non essere triste. E poi, io non mi arrendo non può finire così. Farò un altro tentativo.”
“Bravo ragazzo, diamole tempo di riflettere.”
Massimo si trattenne tutta la notte fino all’alba.
Al risveglio della zia e dopo aver sentito i medici sugli aggiornamenti del suo stato, andò a salutarla.
“Zia, ora ti lascio in buone mani. Torno a casa e ci vediamo domani in serata. Mi raccomando fai la brava!”
“Massimo non farmi ridere, che sono ancora debole, io sono sempre brava. Vai pure, ci vediamo domani sera, senz’altro stamattina verrà a trovarmi Benedetta.”
“Va bene, ciao zia”
Si chinò e le diede un bacio sulla fronte.
In mattinata giunse Benedetta, gli occhi cerchiati segno di una notte passata in bianco.
“Permesso …. eccomi Violetta, come stai?”
“Ciao cara, sto meglio, ho riposato un po’ a parte il bip bip bip continuo del monitoraggio. Piuttosto tu come stai? Da quello che vedo non hai riposato molto.”
“Non preoccuparti per me. Sono io ad essere dispiaciuta per te, mi sono molto spaventata. Hai visto Massimo ieri sera?
“Sì cara, Massimo è arrivato, anche lui si è preoccupato. Ma guarda quanta gente faccio correre. Mi ha passato al cellulare anche mio fratello, che era preoccupato e voleva venire a trovarmi. Ma siamo riusciti a convincerlo a non mettersi in viaggio, tanto tra pochi giorni esco.”
“Mi fa piacere trovarti meglio e con il tuo solito spirito forte. Ma credo che la tua permanenza sarà un po’ più di qualche giorno. Immagino che Massimo essendo un parente, avrà avuto maggiori informazioni sul tuo stato di salute.”
In serata passò anche Massimo a trovare sua zia, dopo aver avuto gli aggiornamenti dal medico, informandolo che l’avrebbe tenuta in osservazione ancora per qualche giorno, ma era stato solo un leggero infarto.
“Ciao zia, oggi ti vedo meglio. Come ti senti?”
“Tutto bene, sto meglio, mi tengono a riposo e mi controllano. Vedrai che tra pochi giorni vado a casa.”
“Bene, mi fa piacere. Hai visto Benedetta?”
“Sì caro, è passata questa mattina, e non l’ho vista bene, ha proprio una brutta cera. E’ stanca, gli occhi cerchiati, non credo sia per il lavoro e nemmeno per me.”
“Mi spiace che soffra così zia, non so come aiutarla. Non mi vuole parlare. Comunque ho fatto un tentativo, se quando la vedi le dai questa busta, spero serva a farla riflettere.”
“Va bene Massimo, domani mattina quando verrà a trovarmi le darò la tua busta. Posso chiederti cosa contiene?”
“Le ho scritto due righe su un biglietto, spero serva a smuoverla dalla sua chiusura.”
“Bene, lo spero con te. Lo sai che mi sarebbe piaciuto vedervi insieme. Per me siete fatti l’uno per l’altra.”
Il mattino dopo Benedetta passò a trovare Violetta, che si stava rimettendo sempre meglio e dopo qualche chiacchiera, prima che andasse le diede la busta che Massimo le aveva lasciato.
Benedetta prese la busta incuriosita, e appena arrivata a casa l’aprì.
All’interno c’erano un biglietto e alcune fotografie.
“Ciao Benedetta,
dato che non mi lasci la possibilità di parlarti, provo a scriverti.
Non scappare da me. Stai scappando da te stessa.
Ti prego non scappare dai sentimenti, dall’amore.
Fammi sentire la tristezza che hai dentro, lasciala uscire, io non fuggirò.
Raccontami delle notti in cui tremi nel letto perché non c’è nessuno che ti stringe a sé.
Non nasconderti dietro sorrisi facendoti vedere forte, quando invece dentro piangi.
Non chiuderti nel silenzio. Urla la tua rabbia.
Mostrati a me, come sei veramente, anche le cicatrici di ferite che sanguinano ancora.
Percepisco tutto questo dietro la tua maschera, dietro il tuo sfuggirmi.
Ti prego lasciati guardare, lasciati amare qualunque sia il tuo dolore.
Nella busta hai trovato alcune fotografie che ti ho scattato di nascosto, in quei giorni in cui abbiamo lavorato insieme al servizio per il tuo articolo.
Guardati in alcune immagini, sei chiusa e distante, in quelle fotografate in mezzo ai fiori sei splendida, sei tu, quella parte di te che nascondi, guarda i tuoi occhi luminosi, il tuo sorriso, sei serena, solare.
Ecco, è così che ti voglio ritrovare.
Spero queste poche righe, ti facciano riflettere su di noi.
Sì perché io desidero un noi con te.
Dacci una possibilità ti prego, chiamami”

Benedetta lesse più volte quelle righe mentre calde lacrime le scendevano copiose sul viso e sul biglietto, confondendo le parole sulla carta, proprio come quella barchetta di carta, a cui lei si riferiva.
A poco, a poco sarebbe affondata, mentre l’inchiostro si mescolava e non restava più nulla.
Troppo dolore, troppe lacrime.
Dopo alcuni giorni Violetta fu dimessa. Benedetta la portò a casa.
Appena sistemate chiamò Massimo per comunicarglielo.
Massimo ne fu felice e promise di andare a trovarla a casa nel pomeriggio.
All’ora del the, arrivò Massimo e trovò insieme a sua zia anche Benedetta.
Abbraccio subito zia Violetta e salutò Benedetta.
“Allora ragazzi, non avete niente di cui parlare?”
Benedetta si sciolse, e si avvicinò per abbracciare Massimo.
Si misero d’accordo per cenare insieme a casa di Benedetta per poter parlare.
Benedetta preparò la cena a casa sua e una volta a tavola:
“Massimo, mi spiace per come mi sono comportata. Ho capito che sei diverso dal mio ex marito, ma la situazione è simile. Siamo distanti e siamo molto presi dal lavoro, soprattutto tu. Ho capito che non ti resta molto tempo da dedicare a una famiglia. Forse la desideri, ma non hai considerato l’impegno che chiede.”

“Se stiamo bene insieme, e c’è amore i problemi si risolvono. Si trovano delle soluzioni. Se vuoi potresti venire a vivere con me a Torino.
Da quello che ho capito il tuo lavoro di freelance, ti permette di lavorare ovunque ti trovi. Puoi comunicare con il tuo Editore con mail, trasmettere documentazione con il Corriere come hai sempre fatto e poi Torino non è in capo al mondo, puoi spostarti quando vuoi.
Quanto al mio lavoro è vero mi impegna molto, anche perché essendo stato solo finora, ho dedicato molto tempo in più.
Anch’io posso organizzarmi diversamente, posso assumere un amministratore, e avremo più tempo da trascorrere insieme.
Benedetta, io ti amo, voglio una famiglia con te. Faremo le cose con calma, come desideri, ma voglio condividere la mia vita con te.”
Benedetta, tacque per qualche istante, era felice.
“Anch’io ti amo, e vorrei subito un bambino.”
Si abbracciarono e non finirono la cena. Passarono subito al dolce.
Il mattino dopo, si alzarono felici e andarono subito a dare la bella notizia a Violetta.
“Sono felice per voi, cari ragazzi. Ormai sono arrivata a una certa età, non so quanto mi resta da vivere, mi piacerebbe riuscire a vedere il vostro matrimonio. Non aspettate a lungo.”
Nel mese successivo Violetta organizzò il trasloco da Milano nell’appartamento di Massimo a Torino.
Violetta, sentì la mancanza dell’amica, delle loro chiacchierate, e poi sapeva che se aveva bisogno bastava suonare alla porta.
Però fu felice per loro.
Massimo e Benedetta passavano spesso a trovare Violetta, e dopo pochi mesi, le diedero la bella notizia.
“Zia Violetta, abbiamo una bella notizia da darti.”
Violetta era emozionata.
“Su, ditemi, non fatemi stare in ansia. Allora, vi sposate?”
“Non subito, ma la bella notizia è ….. che c’è un arrivo una nipotina che si chiamerà Violetta.”
“Oddioooo ragazzi come sono contenta è una bellissima notizia, ma volete darle il mio nome.?”
“Sì zia, la bambina è il frutto del nostro amore, grazie a te che ci hai fatto incontrare, innamorare e ritrovare.”
“Sono davvero felice per voi, ma anch’io ho un regalo che avevo tenuto da parte per il matrimonio. Quindi ve lo voglio anticipare.”
Diede loro una busta sigillata.
“Massimo, Benedetta in questa busta c’è la copia autenticata dal Notaio del mio testamento. Non avendo figli, ho il desiderio di lasciare a voi il mio appartamento.”
Tutti e tre emozionati e felici si abbracciarono.
A volte al destino basta un the nel pomeriggio, accompagnato da biscottini, due chiacchiere e una sorpresa che bussa alla porta .….

FINE








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