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lavoro pubblicato lunedì 26 marzo 2018
ultima lettura venerdì 27 novembre 2020

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Il bidone di plastica

di Hiroshi84. Letto 479 volte. Dallo scaffale Umoristici

Racconto di matrice autobiografica riguardante la mia esperienza lavorativa in un negozio di articoli casalinghi. Ci lavorai dai 16 fino ai 20 anni, quattro anni di tedioso lavoro, mal pagato e dove la mia pazienza veniva messa a dura prova ogni giorn.....

Racconto di matrice autobiografica riguardante la mia esperienza lavorativa in un negozio di articoli casalinghi.

Ci lavorai dai 16 fino ai 20 anni, quattro anni di tedioso lavoro, mal pagato e dove la mia pazienza veniva messa a dura prova ogni giorno.

In precedenza avevo già scritto un racconto intitolato "Il negozio di casalinghi" sempre riguardante il mio incarico di commesso/magazziniere, che senz'altro approfondisce "Il bidone di plastica."

In futuro conto di scrivere altri componimenti riguardanti quel periodo della mia vita, forse ne trarrò una raccolta, del resto nel mio baule dei ricordi ho molti episodi più o meno divertenti che meritano di essere romanzati.

I nomi per questioni di privacy sono stati cambiati.

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Non c'è cattivo più cattivo di un buono quando diventa cattivo (cit. di Bud Spencer in "Chi trova un amico trova un tesoro")

Nel periodo in cui lavoravo nel negozio dei casalinghi della famiglia Palazzo, una delle leggi assolutamente da rispettare fu quella che per questioni d'igiene non era consentito di cambiare determinati articoli ai clienti benché fossero muniti di scontrino.

Ad esempio piatti, posate, grattugie, tappi e bocce di vetro per conserve di ogni tipo, orinali cioè vasi da notte come pappagalli o padelle sanitarie (eh direi!) e numerosi altri oggetti di uso comune.

I cambi potevano avvenire solo ed esclusivamente se gli articoli presentavano difetti di fabbrica oppure delle imperfezioni, cercando tutti noi di stare sempre attenti in modo tale che ciò che si andava a vendere fosse immacolato fin dall’inizio.
Avendo un carattere anche fin troppo buono, nonostante ero tenuto a seguire la loro severa egida, mi capitò a volte di sorvolare ossia di accontentare alcuni clienti in determinati contesti anche per via di una certa insistenza da parte di essi, l’importante e che il prezzo risultasse uguale.
Tornare il denaro indietro non mi era possibile per via che non potevo effettuare nessuna operazione di cassa, a tal proposito il fatto di essere dispensato dall'incarico lo ritenevo positivo avendo così una responsabilità in meno, evitando eventuali errori e magagne dinnanzi a quei ex datori di lavoro dispotici nonché tirchi.
In verità non furono molti i casi in cui appunto cambiai articoli dietro insistenze o suppliche dei clienti, a volte la passavo liscia non venendo sgamato e a volte ahimè erano cazzi amari con tanto di rimproveri con la tipica inclemenza da parte dei Palazzo.
"Perché hai cambiato quei tappi di sughero con due bacili a quel vecchio rincoglionito di poco fa? Mi pare che ti abbiamo dato una precisa disposizione o sbaglio?" fu una delle tante aspre ammonizioni che ricevetti durante quei quattro anni di tedioso lavoro e per giunta mal pagato.

Odiavo le cazziate spesso mirate a farmi rimbambinire con quelle loro voci grevi, in primis da parte dall'anziana proprietaria ovvero la signora Ada e quando ciò accadeva succedeva che, un po' per educazione e un po' per timidezza tendevo in qualche modo a sopportare, sebbene con difficoltà, insomma incassavo i colpi e sistematicamente chinavo il capo con desolazione.

Giustificarmi non sarebbe servito a nulla, se non a peggiorare le cose.

Da segnalare che i rimproveri erano all'ordine del giorno e legati tra l'altro pure su altri contesti, la sera per ovvi motivi tornavo a casa stressato oltre che stanco.

In un paio di occasioni però mi impuntai in maniera decisa con tanto di incazzatura, infatti come si suor dire la pazienza ha un limite, come in una mattina d'estate che per uno stupido bidone di plastica andai fuori dai gangheri.

Quel giorno, un abituale cliente di mezza età acquistò un bidone di plastica da 5 litri dal costo di 2,50 € per poi ritornare qualche ora dopo proponendo una sostituzione poiché a casa si accorse di averne già uno conservato nello sgabuzzino e se ne era quindi dimenticato.

«Ragazzo» mi disse «lo posso cambiare prendendo due bottiglie in vetro da 1,00 € ciascuna?»

Cercai in tutti i modi di spiegare a quell'uomo che i titolari non accettavano cambi e che rischiavo tediose discussioni se non avessi rispettato il loro ordinamento, ma non ci fu nulla da fare, mi assicurò inoltre che il bidone non l'aveva affatto utilizzato, anzi, per la precisione gli aveva dato solo una sciacquatina utilizzando dell'acqua corrente dal lavabo di casa sua.

In quel preciso istante dal momento che il negozio era abbastanza pieno di gente, pensai:

«Ma si, questo tizio mi sta simpatico, poi all'appello mancano tre dei quattro titolari, c'è solamente la signora Ada, non credo ci farà caso visto che sta servendo alcune ragazze per l'acquisto di alcuni stampini per biscotti.» ipotizzai tra me e me.

Accontentai quel signore che mi ringraziò sorridendo con una bella stretta di mano, mi disse che ero molto gentile e in maniera discreta cercò di defilarsi.

Sfortunatamente per l'ennesima volta ebbi la conferma di come la signora nonostante avesse quasi ottant'anni oltre ad avere un occhio di lince non le mancava un buon udito, difatti seguì in qualche modo tutta la trafila malgrado come già accennato il negozio non appariva proprio vuoto.

Appena il locale si svuotò, partì un sonora sgridata da parte della "vecchia" (così soprannominavo la tirannica proprietaria del negozio) che inizialmente cercai pazientemente di resistere finché una frase mi ferì nell'orgoglio facendomi ricordare cosa volesse dire la parola rispetto.

«Perché glielo hai cambiato quel bidone? Uh? Ti pare che sono una vecchia babbiona? Pezzo di scimunito! Ormai quel bidone è come se fosse usato, ho sentito benissimo che quello lì gli ha messo dell'acqua, deficiente che non sei altro!» gracchiò fastidiosamente.

Diventai rosso in viso, strinsi i pugni e i coglioni cominciarono a girarmi come le eliche di un aeroplano.

«Signora Ada, guardi che quel signore ha messo semplicemente dell'acqua non gli ha mica ficcato la minchia!» dissi alzando la voce.

«Come ti permetti? Villano e bifolco!» urlò la "vecchia".

Non ne potevo più, scagliai con violenza e con tanto di bestemmia il maledetto bidone a pochi metri da me, presi una rincorsa e alla Roberto Baggio lo calciai a mò di rigore colpendo involontariamente un espositore di tazzine in fine porcellana frantumandone cinque o sei, non prima di farle cascare a terra.

«Disgraziatooooooooo!!!!!!!» sbraitò la signora Ada e a passo veloce uscii infuriato dal pubblico esercizio per tornarmene a casa.

Nel pomeriggio fui contattato al cellulare da Pino, uno dei figli della signora Ada, per tornare al negozio per dei chiarimenti, seppur titubante accettai, in fondo ritenevo giusto fornire delle spiegazioni riguardo il mio gesto.

Una volta al “Palazzo Ada Casalinghi” pensai di trovarmi davanti la Santa Inquisizione, invece a sorpresa la proprietaria con gli occhi visibilmente lucidi mi porse fin da subito le sue scuse, per poi infine raccontare la mia versione agli altri tre Palazzo che stranamente riuscirono a comprendere.

Avrei voluto licenziarmi, ma riflettei che a breve sarei partito militare, mi servivano dei soldi da mettere da parte e poi quell'episodio mi fece addirittura guadagnare 10 euro in più in quanto mi diedero un leggero aumento, dalle 50 € settimanali passai alle 60 €.

Alla fin fine sapevano che risultavo un grande lavoratore, oltre che bravo ragazzo e che le sfuriate sono una tipica condizione umana.

E il bidone che fine fece?

Siccome venne valutato come "usato" e soprattutto ammaccato dopo la poderosa calciata gli avevo dato, Gino, il marito della signora, lo sfruttò per uso personale ogni qualvolta scendeva nella tenuta di campagna per prelevare del vino dalle botti della sua cantina.

Chissà, forse ancora oggi l'ho conservano o per utilizzarlo oppure come ricordo del sottoscritto.



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