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lavoro pubblicato domenica 25 marzo 2018
ultima lettura mercoledì 20 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Racconti di una Storia Tesa..

di Pig. Letto 211 volte. Dallo scaffale Generico

"Racconti d' una Storia Tesa" è il titolo del terzo capitolo di un romanzo che scrissi tempo fa.. pian piano sarei felice di pubblicare un capitolo alla volta, anche per vedere l'interesse che v'è in ciò. Premetto di esser un nuovo membro in Ewriters..

Capitolo III "Racconti d' una Storia Tesa"

E’ una storia ciò che si vuol scriver,

ciò che si prova e si riprova a scriver,

a raccontar,

a sensar..

Più che inventiva v’è l’emozione,

forse più bastarda sensazione,

forse..

Come celato è stato quasi, forse, quasi l’archè,

..la motivazione,

dei miei pianti, dei miei manti,

velati forse..

E’ il ricordo quel balordo il mio problema,

quindi giustificato è il mio chieder perché?..

..non dico ma chiedo,

non parlo ma cedo,

non mento ma sento!

Non v’è una risposta,

mancanti furono state le parole,

codarde furono state le parole.

Scelsi di vivere..

..di viver male.

Per quanto si possa dar importanza o interesse al mio crear parole, il narrar racconta una a me gran perdita, che mi fu di lezione nell’apprender cose.. ..cose che mi fecero comprender ancor meglio un bastardo e funzionale ragionamento, o per meglio dir un’idea.. apportata in questa e forse altrui società. “Manti velati” son il ricordo, manti.. che coprivano i nudi corpi da quella più fredda brezza penetrante nelle guarnizioni ormai rotte d’una antica finestra. Forse. “Forse” come le più brutte e bastarde sensazioni dell’attesa, nel non saper, nel solo provar ad immaginar.. capii qual vero sentimento è la paura, l’angoscia, la frustrazione. Solo pochi anni più tardi, quand’ormai la pioggia v’era smarrita ed il sole conquistava abbronzature da apparenti essere umani, riflettei e capii cos’era.

A volte l’essere umano spera nella non capacità del ricordar, ciò immaginata come una mancanza del nostro interno, una disabilità ma una sensibilità in meno all’altrui, all’ideale, all’esempio.. ..che così tanto ritenuto importante poi.. quasi ad equivalersi alla figura d’un Dio. Ciò che la filosofia, o per meglio dir la logica ci porta a pensar è che l’uomo è il Dio di se stesso, ciò è il risultato di una breve ma intensa occhiata all’attuale società e come banale e povero esempio ciò si spiega nel pensar al perché oggi si tenga tanto ad uscire con un’auto nuova, pulita e costosa, se poi parlar non vogliamo d’abbigliamento etc.. Io non credo in Dio, sono un felice ateo che tiene a precisare di non esser anche agnostico.. e felice lo sono anche se non risulta dalle mie prime parole.

Tanta bellezza v’è nell’esser cavie di noi stessi, poter capir, crescer, apprender cose.. evolversi.. ciò in base a “esperimenti” da cui estrapoliamo risultati che possono esser utili solo al nostro nucleo “esistenziale”, ciò che fa sentir vivo un uomo sempre, ovunque e dovunque esso sia, quasi a parlar d’immortalità. E tanta bellezza invece è nello scriver, nel raccontar, nel giocar con lettere e parole, con la versatilità che si può procrear in ciò, che come per magia fa viaggiar da argomenti ad altri, tutti collegati ad un argomento principale, di base, che tiene il filo di tutt’altre parentesi che si vogliano aprire.

Imparai.. a conoscer uno dei più potenti eventi che può verificarsi in una mente umana, ciò appartenente a varie “fisse” che si creano nella persona.. il cambiamento radicale d’ideologie, pensieri, ideali, personalità e comportamenti.. .. ciò legato a idee immesse, trasmesse, o apprese da un apparente fascino trovato in un qualcosa di diverso da ciò che era l’ideologia di partenza d’una persona, cosa che nella maggior parte delle volte è sbagliata. Potentissimi muri in cemento armato si creano davanti ad i tuoi occhi, impedendoti la visione più chiara, più giusta, la visione di te stesso, mandandoti a far il lavoro di qualcun’ altro.. poi quando capisci son gran cazzi però.

Dico e scrivo.. e penso.. che non ci fu cosa più bella di ciò che mi capitò in quel periodo, e che davvero disabilità nel ricordar vorrei aver, per non rimpianger un giardino appassito forse per colpa mia, forse.. della mia arroganza, della mia volgarità, della mia morbosità forse.. forse. E cosa c’è di più pauroso del non saper cosa può succeder.. e forse è proprio questo che in due anni se non tre, fermò le mie parole prima che la mia mente potesse rifletterci sopra.

Siam sempre i primi a cercar giustificazioni, a trovar rifugio in paradisi artificialmente artificiali.. artificiati da noi. Un apparente star bene.. mi capita a volte di notar nelle persone con cui parlo, con cui mi confronto, con cui ho un umano approccio, che son contente, come se le rendessi felici solo con lo sguardo.. tempo fa un’amica mi disse che ero la persona più ottimista che lei abbia conosciuto.. ..Ciò è come un cofanetto.. se lo chiudi la merda che v’è all’interno non si vede. Però è bello.. è bello scriver, raccontar, sputar cose su carta, forse è come disegnar per persone particolarmente abili.. dovrei provar anch’io a disegnar a questo punto.. per non parlar della fame che ho quando mangio ultime vocali.



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