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lavoro pubblicato domenica 25 marzo 2018
ultima lettura mercoledì 11 dicembre 2019

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Lo stupido

di SourTheme. Letto 321 volte. Dallo scaffale Amore

 L'avevo conosciuto con discrezione, era una persona molto riservata, non parlava molto, spesso quando lo faceva si metteva nei guai. Era sempre vivace, era un'anina in pena, andava ben o male ovunque, ma si vergognava, molto. Si vergognava d...

L'avevo conosciuto con discrezione, era una persona molto riservata, non parlava molto, spesso quando lo faceva si metteva nei guai. Era sempre vivace, era un'anina in pena, andava ben o male ovunque, ma si vergognava, molto.
Si vergognava del suo aspetto, della sua faccia, io l'avevo vista bene quelle poche volte che parlavamo. Aveva due profondi tagli che partivano dalla parte superiore del sopracciglio destro, arrivavano fino al labbro superiore passando sull'occhio, sembrava la grottesca raffigurazione di un fiume che parte dalla collina per poi discendere a valle. Il suo occhio vitreo pareva d'avorio, lucente come mille stelle.
S'era innamorato, a chi non capita almeno una volta nella propria esistenza. La ragazza era bellissima, la cosa che più lo conquistò erano i suoi occhi, il colore della resina, magari all'interno nascondevano chissà quale segreto sull'esitenza. Lei era circondata da persone, amici, amiche, innamorati, mentrei lui aveva solo se stesso.
Iniziarono a parlare, nessuno sa come, magari per caso, scontrandosi maldestramente in qualche piano inferiore della scuola. Lei vedeva oltre la sua faccia sfigutrata, vedeva dentro di lui, ammirava e stimava il potenziale di quell'essere. Lui me lo raccontava, era riuscito a prendere coraggio , con lei poteva essere messo alla prova di qualunque cosa, lui l'avrebbe superata con lei affinco, si erano definitavamente innamorati.
Ma la gente non l'apprezzava, non vedevano oltre, poveri ciechi. Non meritava quella fine, non meritava ciò che gli abbiamo fatto, non meritava d'essere tradito, lasciato lì a marcire, divorato dai cani e dagli uccelli.
Lo aspettarono fuori, lei gli aveva fatto credere di essere uno come noi. Lo accerciarono appena uscito, lei in cercio con lui, io muto e fermo, distante da quella circonferenza di dolore. Si strinsero come un cappio intorno a lui, rapidi come un boa che stringe la preda.
Lo uccisero. Di lui non rimase qualcosa di descrivibile. Era un ragazzo speranzoso, come martire voleva distruggere quell'incantesimo della diversità.
-Evidentemente non cadde da eroe, e neanche da martire, era uno stupido, uno come tanti altri-


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