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lavoro pubblicato sabato 24 marzo 2018
ultima lettura domenica 15 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Di me, me

di Th3ap. Letto 336 volte. Dallo scaffale Pensieri

La pioggia scende fredda su di me. Mi sento dentro l'inizio di una canzone, ma, forse, ho cambiato qualcosa. Non mi interessa molto, ora come ora.  Passa una macchina e i fari lampeggiano fiochi tra la foschia di inizio primavera. L'ora sull'orolo...

La pioggia scende fredda su di me. Mi sento dentro l'inizio di una canzone, ma, forse, ho cambiato qualcosa. Non mi interessa molto, ora come ora.

Passa una macchina e i fari lampeggiano fiochi tra la foschia di inizio primavera. L'ora sull'orologio non si ferma: l'autobus è in ritardo. Lo sarò presto anche io, purtroppo, ma non devo andare da nessuna parte.

Mi perdo nell'osservare gli alberi in fila nel parco di fronte. Il buio mi ha sempre fatto paura, mi sono sempre sentita in pericolo. Le ombre si muovono, credo siano reali.

Un lampo e la paura se n'è andata, l'autobus è qui.

Salgo e mi siedo nel terzo sedile della fila di destra. Fuori il sole sta tramontando sempre di più. Il riflesso sul finestrino mostra le persone intorno a me. Evito i loro sguardi, evito che le loro emozioni gravino sulle mie.

Intercetto un volto, sono io.

Il mascara è sbavato, si vede ancora il segno della lacrima di qualche minuto prima. Cerco di pulirmi, ma è tutto inutile.

Fermata numero 3, devo scendere alla prossima.

Il braccio appoggiato al sedile di fianco è intorpidito, riesco a malapena ad aprire e chiudere le dita della mano. Lo alzo, ma rimane fermo, un po' come me ora.

Sono distratta improvvisamente. Un bambino corre verso di me, mangia una caramella gommosa e poi procede. La mamma corre, lui sta per cadere nelle scale davanti alla porta "Uscita". Nella foga mi schiaccia un piede. Trattengo un gemito nel respiro appena iniziato.

"Fermata". Devo scendere.

Mi alzo e vedo che le calze si sono rotte. Per fortuna, casa è dietro l'angolo. Zoppico, il piede mi fa ancora male.

Ci sono tre ragazzi, mi guardano divertiti. Abbasso lo sguardo. In quel momento l'occhio riprende a lacrimare. "Il mascara starà colando ancora" penso.

Il braccio non regge e l'Eneide che tengo in mano cade aprendosi sul marciapiede.

Non mi guardo intorno, non sono intimorita da quei tre ragazzi, dalla signora in fondo alla strada o dal commerciante dietro l'angolo. Ho paura di me stessa.

Torno a casa, è da stamattina che sono fuori.

Lo specchio dell'ingresso riflette la mia immagine scomposta dalla vita come ogni sera.

Mi avvicino.

Sono diversa da quella che ero stamattina: occhi truccati, braccio non dolorante, calze intatte.

Ma...

Forse è quel mascara sbavato, quel braccio intorpidito e quella calza rotta sul piede che fa di me, me.



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